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Una storia di DomenicoDeFerraro

FANTASIA FATTA D'AMORI E FANTASMI

SCENEGGIATA

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14 minuti

Pubblicato il 15 febbraio 2019 in Storie d’amore

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FANTASIA FATTA D’AMORI E FANTASMI


Sceneggiata





La lengua oggi si attorciglia come un verme attuorno a una lenza di pesca , scenne, saglie se mette a ridere . Mi ricredo questo non un verme è un ragno fellone che vuol fare lo maccarone .

Se messo pure lo cuppulone tale e quale al commendatore tromboni che in questa commedia non ha nulla da dire in merito ma essendo guardiano del portone e una brava persona apre il sipario per questa breve ilare commedia. Là dove il sole nasce, dove siamo rimasti soli. Si rimane sulo con tutti i suonni con tutti lacrime che ci hanno accompagnati, stritto e mazziati , sulagni dentro a un cesso, sperando in una bona novella sotto la pioggia con le lacrime appese agli occhi lucidi . Increduli per dove siamo cresciuti, come sciuri scippati , strappati dalla terra cruenta marrone terra beata, figlia della sciorta figlia dello padrone che tene lo bastone che comanda lo rione fa quello che gli passa per la capa lo mette culo alle creature lo metto in culo a nostro signore. Tra quei quartieri grigi , dove un cane abbaia e balla , dove un canto sale lento fino al cielo la vita non conta niente , non conta se messo allo sbaraglio se messo fore allo balcone se messo coppe allo fuoco insieme alla polenta insieme alle salsicce.

In tutto ciò mi ritrovo solo con il mio cuore non saccio che voglio ne dove voglio ire.

Con il mio signore e l’immagine di una vita diversa, che vedo trasparire per rime tra le righe di un pentagramma ,rido , suonando il mio malinconico blues.

Questa storia è incominciato per caso, quando conobbi per la prima volta Alberto .

Lui era alto come un cane bassotto , grasso come una palla di bigliardo , furbo come una lepre dall’orecchie a sventola . Alberto che piange dentro l’autobus mentre lo riporta a casa, Alberto che sogna un nuovo amore, una vita diversa fatta di tanti versi e merletti , metri, altre cretinate . Sogna di essere più grande suo padre. E gli angeli del cielo sfrecciano nell’aria, trasportano in volo l’autobus delle sette con tutti gli operai che si recano a lavoro , con la signora clementina che non porta mai le mutandine e se la ride quando la saluti. Alberto era un bravo guaglione , sapeva suonare la chitarra e fare degli assoli prodigiosi. Sapeva suonare e cantare , ma non sapeva cuocere un uovo fritto con la pancetta. Ed una volta per poco non incendiava il piccolo appartamento dove viveva mentre si preparava pollo e patatine fritte . Quella volta prese fuoco la cucina , corsero i pompieri e la guardia municipale, corse il nonno con la sua sedia a rotelle e la madre disperata si mise le mani nei capelli , chiamò il padre di Alberto che lavorava in Belgio. Il padre nelle miniere di carbone era un capo bastone dopo lavoro frequentava una rossa russa, dalle gambe lunghe e sinuose, dalla bocca color ciliegio. Ma ad Alberto non importava un fico secco di cosa facesse il padre per vivere, ne quanti amanti avesse. A lui non andava giù l’ essere riconosciuto in televisione come quella volta a causa dell’incendio andò a finire su tutti giornali nazionali ed anche la rai trasmise la notizia dell’accaduto con la sua faccia sconvolta.


Alberto piccolo uomo , amico di una cagna in calore. La vizia gli compra crocchette e palloncini colorati , la porta spasso nel parco pubblico. E la cagnetta abbaia e piscia sotto l’ albero della vita. Sotto l’albero del bene e del male , poi scendono dalle nuvole gli angeli , fanno giro, girotondo intorno alla cagnetta e al suo padrone ed una nuova aurora traspare nel cielo. Il cielo si tinge di calori soavi, delicati come lo scorrere del tempo che passa e vince sul male. Alberto faccia di schiaffi , sempre depresso , perfino dentro al cesso. Sempre alle prese con tutte le sue domande esistenziali , con il suo pene perennemente diritto , pendente come la torre di Pisa , alto come la torre di babele.


Sono qui che cerco un po’ d’ammore

Dopo amato potremo volare insieme

Pensa per poco non bruciavo l’intero appartamento

Non si è salvato niente , solo questo pupazzo

Il mio cuore batte nell’ora cupa della notte

Non prendere ansiolitici, non bere troppo vino ti ubriacherai di nuovo

Non voglio finire come mio nonno impalato all’obitorio

Non dirmi che sei stato di nuovo al camposanto

Ero felice di essere tra coloro che riposano in silenzio

Non posso biasimarti

Apri questa porta, non chiamarmi mostro

Non voglio ferirti , sono qui con te, sono il tuo angelo custode

Io non credo che possa digerire tale mostruosità

Siamo condannati a volare bassi

Si ma in due si vola meglio

Già le ali sono due

Io e te all’inferno o forse in purgatorio

Ma dai saremo spinti dal vento infernale , verso il paradiso degli orchi

Mi prendi per la gola con questo pasticcio di oca

Sai lo comprato in centro da Giovanni Rosapepe

Non ci posso credere, chi sa che bontà.

Ricoperto di pasta sfoglia, con tanta carne macinata dentro

Una delizia, una bontà che t’avvolge, ti rapisce l’animo in una sensazione d’infinito piacere culinario.

Non voglio morire proprio adesso .

Ho voglio di passeggiare con la mia malinconia verso un nuovo giorno.

L’inferno ci aspetta .

Il paradiso è lontano lassù sulla montagna delle beatitudini.

Vorrei spiccare il volo nel nulla.

Cantare a squarciagola , mangiare poi addormentarmi felice su una panchina all’aperto

Non dire altro qui siamo in tanti che aspettiamo.

Angeli e demoni in attesa tu salga in cielo

Avete d’aspettare io mi faccio un bel pisolino

Sogna ragazzo, sogna le gambe della donna dal seno prosperoso sogna il suo sedere, la sua bocca color mirtillo.

Non voglio avere altri incubi , sono ad un passo dall’essere santo

Tu santo.

Perso nel canto che a sera viene , risuona per quartieri decrepiti, in vecchie case fatiscenti .

Nel vento vado e nel sogno trasmigro , sono quello che sono.

Sono me stesso a dispetto del male.

Le sirene squillano nell’aria ed il canto del capro copre il pianto della donna . Un urlo disumano s’ode in tutta la città mentre la signora cambia il pannolino al muto pargolo , mentre il suonatore ambulante appende la sua chitarra al muro.

Tutto scorre. Alberto è stato preso in giro dalla sua stessa vita . E stato assalito, preso a calci , sputato in faccia , mentre correva contro il suo destino. Alberto che ha tanto amato e mai stato ricambiato. Ora è solo in pizzeria, forchetta e coltello in pugno, mangia la sua pizza arcobaleno, mentre una musica sinfonica scorre nelle vene del cuoco. Mentre la donna si spoglia nella camera da letto , mostrando la sua nera vulva infuocata, bocca dell’inferno, sedere tondo, seno minuscolo che fa uscire fuori di senno il giovane che sfoglia le pagine del bel libro dei mostri . Se la ride il mostro dei suoi sogni chiuso in gabbia . Un mostro che ha divorato la sua coscienza ha condotto la madre ed il padre ad un centro di salute mentale. Quella pizza profumata, ove galleggia una barchetta con tanti pirati dove sta un piccolo uomo con la benda sull’occhio destro, pronto a fare la guerra ad un pomodoro maturo, quasi bruciaticcio. Il profumo del basilico , esala un essenza di bellezza , in perla le lacrime della bianca mozzarella . Una piccola madre , gira la frittata nel piatto, mentre Alberto spera di riconquistare la sua innocenza . Spera di rimanere non più solo , con i suoi incubi , con quel mostro color caramello che lo perseguita che gli tira la giacca ed i baffi che a volte l’implora di giocare tre numeri a lotto.

Alberto non avresti mai dovuto capire

Perché non dovevo ?

Questo male è l’aspetto cruciale della tua anima

Oh signore sono all’inferno .

Avrò mangiato troppe pizze ripiene.

No ,sei , dove devi essere. Aldilà del bene e del male,

oltre lo steccato, dentro il giardino dell’ Eden

Giardino , oddio non voglio più coltivare alberi ne erba

Hai tanta strada ancora da fare.

Sei quasi giunto al pio monte delle beatitudini.

Sono quassù , mi dispero nel verso, nel canto del cane che si morde la coda.

Potresti fare di meglio , essere un pittore geniale , un grande poeta un vate dell’età contemporanea .

Non voglio essere un istrione , ne un giocoliere, ne stare in bilico sopra una corda.

Sei destinato a cadere giù , come un angelo ribelle.

Nella mia bellezza vivo , in mezzo a questa pazzia , aspetto qualcosa di buono accada.


Alberto voleva vivere una vita tutta sua ed aveva un caro amico che non era proprio una persona normale, ne tanto meno si poteva dire viva , una specie di fantasma che a volte compariva e trascinava il poveretto per la città tra castelli , case desolate . Lo faceva assistere a commedie buffe a scene raccapriccianti , come quella del marito mentre inchioda ad una croce la povera moglie. Lo trascinava per vicoli decrepiti nell’alito di un vento fetido che odora di fagioli e bugie, di echi di un tempo remoto di quando c’era un re ed una regina. E la sera nel palazzo incantato si danno balli in maschera. Qualcuno che lo ha lungo, ma proprio lungo , conquista le vezzose damigelle con la sua grazia e la beltà d’un amore ribelle. Ed il canto malandrino dal mandolino s’ode memore nei rancori di un povero topolino ballerino che sa fare caprioli e giocare a guardia e ladri con un prode gatto. La vita di Alberto era tutta segnata in quelle frasi lugubre, che egli amava trascrivere segretamente. Alberto dagli occhi celesti , con il suo amico fantasma sempre in giro per la città in giacca e cravatta, che se la ride dei gatti e degli assassini. Poi invita il suo amico a bere un caffè, sotto la galleria Umberto, da Bellavita. Vede passare un angelo che smonta dal suo turno di lavoro con poca voglia di parlare , poiché è stato per l’intero pomeriggio da solo con un povero diavolo la giù all’inferno. Ora un attimo felice, un momento dolce, poter assaggiare gustare quella tazza di caffè caldo che riscalda il cuore, l’animo. Fuori c’è un tempo cupo , un tempo senza alcun domani, che continua a bussare alla sua porta lo conduce ad un punto ignoto , lo conduce dove tutto è incominciato. Ed il suo amico fantasma, porta pesanti catene ai piedi e quando cammina s’odono nell’aldilà come sulla terra.


Vedrai il mondo ridursi ad una stecca

Che ridere non riesco a pisciare

Tienilo ritto, poi lasciala andare

Che bello zampilla che è una meraviglia

Come sei dolce mi sembri un gianduiotto

Tu una fragola sopra una torta

Come è buono lei

Domani sono a teatro, recito la mia commedia

Vengo a vederti

Come vuoi , io sono l’altra faccia di questa farsa

Sai che festa

Mi piace sapere d’essere ancora vivo

Ma quanti anni hai ?

Anni , secoli non sò

Non sai quanto amore posseggo, ne i baci , ne carezze

Conosco l’odore dei fossi , conosce le tombe vuote.

Che spasso avremmo dovuto conquistare il mondo invece cadiamo insieme nella tomba

Beh non ridere, stai attento non farla cuocere troppo questa bistecca

Credi che io non sia in grado di fare un esame decente

No per carità, ma sai il gioco è crudele non vale la candela

Beh domani sarò a piazza dante

Io a teatro


Il fantasma era uno strano soggetto più bianco di un lenzuolo lavato di fresco e steso fuori al balcone ad asciugare. Non aveva nome e nessuno sapeva da dove fosse mai uscito fuori. Chi diceva d’essere l’anima migrante di uno marocchino approdato sulle coste itale nel lontano Ottatre, chi diceva di essere un marchese sporcaccione , chi un poveraccio con la bava alla bocca. E un fantasma è fonte di paura, di timore per i poveri fanciulli , sue vittime predilette, mentre le vecchiette l’adorano poiché capace di stimolare in loro sogni erotici , lasciar riemergere in loro vecchie porcate ,tenute al caldo tra le gambe . Ossessioni che diventano un panino cotto a legno. Una merenda mangiata anni addietro in compagnia della propria anima gemella , dietro il vecchio steccato, dipinto da Carlo con mano veloce. Un panino morbido, lungo, ripieno di ogni leccornia che quando l’addenti , diventa un cammello, diventa la fata turchina. E tutto l’amore che il fantasma sapeva dare , era d’altri tempi andati, era un lungo incubo fatto durante un lungo viaggio a ritroso nel tempo che conduce per sommi capi oltre l’immaginario in un luogo imprecisato della propria memoria. Ed il fantasma formaggino si chiama in vero Gigino e sapeva fare tanti scherzetti ai tanti vecchietti e vecchiette . Sapeva tirare su la camicetta e sapeva usare la bacchetta , comandare e cercare di raddrizzare il mondo che va sempre di corsa non si ferma mai neppure se casca l’asino dalla sommità delle scale sante. Che paura vedere un ciuco cadere, che bello sedersi ad ascoltare il mondo , sentire raccontare il vecchio fantasma delle sue scellerate sceneggiate. Il fantasma sapeva recitare a soggetto, in genere con un lenzuolo nuovo , era capace di stupire tutti , proprio tutti che una volta una signorina che faceva la vita a via Chiaia s’ impacchettò dentro un grazioso scatolino e si fece spedire per posta celere accompagnato da un bacio che lo colse assai di sorpresa.


Vieni con me dolce fiorellino

Non posso sono una signorina educata

Che significa la marea sale e porta via il male

Ma io sono già impegnata , non vedi porto la fede al dito

Non voglio credere che sia una cosa seria

Una cosa serissima

Una serenata

No per carità

Un gelato

Nooo

Un manicaretto

Toglie le mani dalla brachetta

Che carina

Sporcaccione

Ci hanno visto che vergogna

Sei proprio un fantasma maleducato

Già mi chiamo formaggino

Non sei Gigino l’idraulico

Chi te la detto

Quelli della muta assicurazione

Per carità dio mi liberi da quei ladroni, bagordi , imbroglioni

Tu tergiversi il caso

No mi piace gustare la istanza con poco sale

Cosa bevi

Io non bevo, io vivo baby

Accidenti sei proprio un romantico

Ottuso chi dice che i fantasmi non esistono

Già . In fondo saremo tutti fantasmi alla fine


Il fantasma è una fantasia, un utopia che nasce nella notte, attraversa le strade fa le boccacce, rincorre un pallone, grida goal , poi si mangia un panino con le cotiche in un bar insieme ad altri fantasmi. E quando giunge la sera ascolta il cuore d’ognuno , accarezza l’animo che abbiamo che racchiude il senso di una vita per poi dolcemente naufragare tra le onde dei ricordi. Un fantasma cosi non s’era mai visto capace di fare strane cose . Capace di parlare inglese e tailandese ed uscire seminudi con un amante dell’alito fetido , perversa fino all’osso . Una dama dagli occhi verdi, uno spettro delizioso che vive nel diroccato castello in alto sul golgota della città. Un castello che non ha più nome, che ha visto crescere tanti uomini , tante domande, ha visto nascere un amore ed un canto elevarsi nella notte, un sogno che ha l’aspetto di un drago dalla lingua di fuoco . Tutto quello che desidera il nostro fantasma e vivere in pace, andare a volte a far l’amore dalla sua dama dagli occhi verdi che giace in una fossa profonda, mille piedi , una fossa che arriva dall’altra parte del mondo.


Dimmi dove sei amore in questo momento ?

Sono a prendere un caffè

Sei a piedi

Sono nuda per te

Mio dio che libidine

Sei invitato alla festa

Non voglio friggere tutta la notte e poi raccogliere le tue scarpette rotte

Cretino io non sono cenerentola , sono la dama del castello

Accidenti mi sono sbagliato , chiamo la polizia mortuaria

Siamo rimasti da soli , me lo dai un bacio

Non posso ho la lingua avvelenata

Io il pene a ciclamino

Che delizia, che sfizio

Non chiamarmi coglione

Per carità ci mancherebbe, siamo fidanzati da cento anni

Ti faccio la corte da duecento

Che pazzi che siamo

Già, ero un fantasmino quando ti vidi la prima volta

Io una spiritosa spettrale donna tutta sesso e poca ossa

Quanti ricordi

Quante lacrime

Non dirmi ti prego mi viene da piangere

Non piangere , apri le finestre andiamo via nella notte attraverso i sogni dei fanciulli , attraverso un viaggio che ci conduce più in la di ciò che vorremmo essere.



Alberto l’altro giorno lo hanno ritrovato in una pozza di sangue, trafitto da una coltellata al petto . Lo hanno ucciso, malgrado tutto per derubargli il portafoglio contenente quei suoi pochi averi, quei pochi ricordi di un amore disperato. Alberto che non avrebbe mai fatto del male neppure ad una mosca che amava cantare e sognare. Ora giace dentro un fosso senza un fiore con una croce sopra. Un segno questo d’un infame destino una linea poi il nulla ed il povero Alberto continua a vivere nei nostri racconti nel nostro canto . Nei racconti della povera gente . Alberto figlio dell’amore e della sorte , che ha reso la nostra vita assai simile ad un dramma ad un delirio sensuale . Assai simile ad una canzone che continua a trascinare le sue colpe tra pesanti catene verso un orribile precipizio . Un fantasma il povero Alberto lo era sempre stato anche prima che nascesse uomo qualunque . Lui era contento di vivere la sua vita di povero derelitto senza dover dar conto a nessuno , senza che qualcuno gli porgesse il braccio o una mano per essere tirato su da quell’inferno ove era finito . Felice di essere quello che era , senza neppure dover pagare il biglietto d’ingresso per il camposanto in quest’insolito sabato sera.


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