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Una storia di MassimoZamboni

LA SCIMMIA BAGNATA

Ipotesi sulle origini e sulla comparsa dell’uomo e della andatura bipede

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5 minuti

Pubblicato il 09 aprile 2019 in Scienza

Tags: #acqua #evoluzione #scimmia #teoria #uomo

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Sono convinto che l’uomo, quando non si distingueva ancora dalle scimmie,

abbia vissuto in strettissimo contatto con il mare (o con un ambiente acquatico):

pur rimanendo sempre un animale terrestre esso passava in acqua gran parte

della sua vita.


Con questa mia convinzione vorrei spiegare le cause di alcune caratteristiche

fisiche dell'uomo.

Caratteristiche come l’andatura eretta, la posizione copulatoria, la disposizione

dei peli e dei capelli sono prettamente umane, atipiche e uniche

tra le specie dei mammiferi terrestri.

Mi scuso sin da ora se di ciò che andrò di seguito ad esporre, per esigenze

narrative, trascurerò troppo il principio selettivo che è alla base della teoria

dell’evoluzione.


Espongo qui di seguito le mie intuizioni e la mia storia.

Andiamo con la mente a circa 10 – 15 milioni di anni fa nella meravigliosa terra

dell’Africa, dove frequenti e intensissime variazioni climatiche hanno diviso la

comune famiglia degli antenati delle scimmie e degli uomini in due gruppi:

coloro che vivevano ancora nelle foreste e continuavano ad usufruire della loro

specializzazione arboricola e coloro che, privati del loro ambiente naturale,

vagavano indifesi in perenne ricerca di cibo nell'arida savana.

La vita di questi ultimi non doveva certo essere facile: oltre ad una costante

difficoltà nel procurarsi il cibo, per difendersi dai tanti predatori sempre in

agguato l’unica loro via di salvezza era fuggire mantenendo un’andatura

quadrupede che, per quanto lenta fosse, era comunque più veloce dell’ancora

incerta andatura bipede.

Quando, un giorno, videro il mare, quella immensa distesa d’ acqua che ai loro

occhi appariva tremendamente ostile, il loro interesse si concentrò soprattutto

su quella insperata fonte di cibo che era la battigia.

La loro capacità manuale li favorì nella raccolta di molluschi e crostacei e

quant'altro era commestibile sulla battigia, così cominciarono ad ambientarsi in

quello strano ambiente che era l’acqua sfruttando la loro già sviluppata capacità

di procedere in modo eretto e di utilizzare gli arti superiori per procacciarsi il cibo. Capacità già presenti in loro data la loro precedente vita arboricola.

La grande spinta che li aiutò e li fece familiarizzare con l’acqua fu l’esigenza di

difendersi dai grandi e sempre presenti predatori, quali ad esempio i

grandi felini, i quali non si sentivano a loro agio in acqua e, qualora vi si

avventurassero all'inseguimento della loro preda, erano costretti a nuotare

cercando di raggiungere un “animale” che fuggiva loro camminando, e forse anche in seguito, quando i nostri antenati iniziarono ad utilizzare i primi utensili quali bastoni e pietre, questa situazione, che potremmo definire acquatica, dava loro una insperata e reale capacità di difesa.


Lo studio dei resti ossei ha mostrato il progressivo cambiamento dei

componenti degli arti inferiori fino alle modificazioni che permettono la

“andatura a grandi passi” esclusiva dell’uomo.

Queste modificazioni ossee sono avvenute, sembra, prima per le articolazioni del

piede e della caviglia che non per quelle dell’anca come se il peso del corpo fosse

spesso sorretto dall'acqua.

Quel tipo di vita semi-acquatica portò, oltre al più appariscente effetto dell’uso

della posizione eretta, ad altre modificazioni che non essendo ossee non sono

riscontrabili nei resti fossili ma solo nell'uomo moderno e perciò sono ben lungi

dal poter essere considerate prove ma non per questo sono meno interessanti: prima per stranezza e unica tra gli animali terrestri è la disposizione dei peli nell'essere umano e cioè la quasi completa assenza di pelo sul corpo ad esclusione della zona ascellare e pubica e la presenza dei capelli.

Alcuni studiosi in passato avevano già notato una corrispondenza dei peli nella

zona ascellare e pubica con altri mammiferi marini ma per, quanto l’origine del

fenomeno possa essere stata comune, sono convinto che la causa di questo

fenomeno nei mammiferi marini sia quello idrodinamico che non ha ragione di

essere nei nostri antenati.

Un’altra motivazione di questo fenomeno può derivare dal tipo di vita

semi-acquatica: il nostro “ominide” era probabilmente sottoposto a

frequentissime fughe in acqua e tornando a riva doveva affrontare la fredda

notte caratteristica delle zone aride, al ché l’evoluzione poteva seguire due vie: o

il pelo si impermeabilizzava o tanto valeva perderlo potendo così asciugarsi più

in fretta e subire lo shock termico del corpo bagnato per meno tempo.

Verificatasi questa seconda possibilità il fenomeno non ha colpito quelle zone

del corpo che non hanno problemi termici (ascelle e pube) e soprattutto le zone

del capo che spesso non si bagnavano durante le fughe in acqua.

La seconda caratteristica comune nei mammiferi marini e negli esseri umani è la

posizione della copula considerata (in parte dall'anatomia e in parte dall'antropologia) come usuale: essa è quella anteriore e personalmente penso che la causa di questo fenomeno sia la stessa anche per i mammiferi marini poiché quando la copula avviene in acqua la posizione “del retro” comune a tutti i mammiferi terrestri creava enormi problemi respiratori alla femmina.

Considerando l’immenso periodo di tempo, riusciamo a comprendere anche il

procedimento casuale della maggior caratteristica umana: “l’intelligenza” che

partendo dall'uso degli arti superiori passando dalla estrapolazione degli oggetti

come utensili ha portato allo sviluppo delle capacità intellettive dell’uomo;

procedimento e causalità confermate dalla constatazione che il costante

sviluppo della massa celebrale è un fenomeno conseguente alla deambulazione

bipede (o eretta).

Come dire: l’intelligenza ha creato la capacità di usare utensili ma l’uso degli utensili ha creato l’intelligenza.

Altri spunti interessanti, che meriterebbero di essere sviluppati sono: la

concomitanza di depositi di resti di organismi marini (conchiglie, gusci di

tartarughe, etc.) nei siti ove sono stati ritrovati resti dei nostri antenati. Questi

resti possono essere anche interessanti per considerare quanto il cambiamento

alimentare abbia potuto aiutare lo sviluppo delle caratteristiche umane (dieta

ricca di proteine animali, iodio, etc.).

Ancora molto interessanti da studiare, sono altri fenomeni presenti nell'uomo

moderno che lo avvicinano ai mammiferi marini aiutandolo nell'apnea in acqua:

il concentrarsi del sangue negli organi centrali soprattutto polmoni e cervello, e

ancora l’abbassarsi del ritmo cardiaco al contatto con l’acqua.

Questi ed altri fenomeni comuni sia con i mammiferi marini, sia con animali che

ipotizzano abbiano avuto una “parentesi” acquatica (forse gli elefanti) sarebbero

interessanti da studiare più approfonditamente.

Vi trasmetto copia della mia tesina di scienze della maturità scientifica dell’anno

1976.

Alcune teorie simili sono state pubblicate prima, molte altre sono state

pubblicate dopo.

Sperando soltanto che la presente non annoi troppo porgo i miei più distinti

saluti.



Massimo Zamboni

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