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Una storia di lrsrtrl

Chiamami col tuo nome

André Aciman

221 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 19 novembre 2018 in Recensioni

Tags: #amore #persone #relazioni #tempo

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Ho letto Chiamami col tuo nome tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre di quest’anno; incuriosita dal fatto che l’autore sarebbe stato ospite a Pordenonelegge, sono andata ad ascoltarlo.

Raramente mi capita di vedere un film prima di leggere il libro da cui è tratto, ma per Chiamami col tuo nome è stato così. Avevo già visto il film in febbraio, conoscevo la storia e avevo già avuto modo di apprezzarla, ma sono state le parole dell’autore, il modo in cui parlava di Elio e Oliver, e del loro amore, e dell’amore in generale, a far scattare qualcosa dentro di me, quel tanto che bastava per convincermi a leggere anche il libro.

Ho trovato l’inizio lento e un po’ caotico, mentre leggevo mi rendevo conto che riuscivo a seguire la trama principalmente perché ricordavo le scene del film.

Ciononostante, a mio avviso è proprio questa lentezza iniziale che riesce a rendere al meglio il pigro susseguirsi delle giornate estive, i ritmi allentati e il caldo soffocante di una tipica estate italiana, durante la quale Elio Perlman, un ragazzo adolescente appassionato di musica, trascorre le giornate ascoltando e componendo brani, uscendo con gli amici, fino al momento dell’incontro con Oliver, giovane studente americano ospite della famiglia Perlman per l’estate.

Anche lo sviluppo del rapporto che Elio instaura con Oliver, il punto centrale su cui si basa l’intera storia, nasce lentamente, quasi in sordina. Nonostante l’apparente indifferenza, Elio si rende presto conto di essere affascinato da questo ragazzo americano alto e bello, che piace a tutti, talmente sicuro di sé da apparire arrogante, ma paradossalmente fa di tutto per negare prima, e nascondere poi, questo sentimento che cresce, cresce, fino a diventare quasi un’ossessione, quando diventa ormai chiaro che Elio si è innamorato. Ogni momento passato lontano da Oliver è una tortura, ogni momento in cui Oliver non è in casa è motivo di continue supposizioni su con chi sia, ma soprattutto su cosa stia facendo. Forse con Chiara, l’amica di Marzia con cui si frequenta, forse con qualche altro sconosciuto.

La storia procede con questo tenore, spendendosi ampiamente nella descrizione introspettiva dei tormenti e del desiderio di Elio verso il giovane americano, fino alla seconda parte, quando i due finalmente cominciano ad avvicinarsi, a parlarsi, a uscire insieme per qualche commissione in paese, e il loro rapporto si fa sempre più stretto fino a culminare nel loro primo bacio, a seguito del quale la gioia e il sollievo di sapere che l’amore di Elio è ricambiato prendono il sopravvento, ogni sospetto e patimento svaniti come se non fossero mai esistiti.

E poi ancora, l’esperienza del loro primo rapporto sessuale, che lascerà quel sapore dolceamaro in Elio, inizialmente incapace di comprendere quanto accaduto, come se fosse qualcosa di sporco, impuro, sbagliato, e che riuscirà a superare solo grazie all’aiuto di Oliver.

La terza parte della narrazione è quella che si concentra maggiormente sul consolidamento del rapporto tra Elio e Oliver, grazie ad un viaggio a Roma durante il quale i due ragazzi riescono a vivere e sperimentare il loro amore liberamente, lontano da costrizioni, silenzi e pregiudizi.

Questa parte è anche quella più emotivamente dirompente, con un rush finale durante il quale l’autore racconta cosa succede ai due ragazzi dopo la fine dell’estate e il ritorno di Oliver negli Stati Uniti. Un finale ad alto impatto emotivo, incentrato sui ricordi di quell’estate italiana di metà anni ’80 e sul trascorrere del tempo, e grazie al quale si viene a sapere che entrambi i ragazzi sono apparentemente andati avanti con le loro vite, perdendosi di vista per anni prima di ritrovarsi, ormai adulti, in occasione di un breve soggiorno estivo di Oliver in quella stessa casa dove tutte ebbe inizio. Elio diventa grande, sperimenta l’amore con altri uomini, prova a rimpiazzare il suo primo amore, andandoci vicino senza però riuscirci mai del tutto. Oliver invece, sposato e con due figli, sembra essere riuscito ad andare avanti e dimenticare, ma si tratta solo di una triste apparenza.


Ho letto questo libro in un momento particolarmente difficile della mia vita, e forse la fragilità di quel periodo ha contribuito a renderlo meraviglioso ai miei occhi.

Credo però di essere abbastanza obiettiva nel dire che Chiamami col tuo nome è una bellissima, emozionante, straziante celebrazione dell’amore tra due persone.

Un amore puro, di quelli che passiamo una vita intera a cercare e che è difficile dimenticare, se siamo abbastanza fortunati da incontrarlo.

E poco importa il fatto che si tratti di un amore omosessuale. I patimenti di Elio sono gli stessi che prima o poi sperimentiamo tutti, perché l’amore è uguale per ognuno di noi; ci rende folli, ossessivi, ansiosi, felici e disperati al tempo stesso e nonostante questo, non possiamo farne a meno, perché forse è l’unica cosa che sappiamo fare veramente bene.

A mio avviso, è un libro che non ammette mezze misure: o lo si ama o lo si odia. Mi sento di dire però che è una storia che, in un modo o nell’altro, non può lasciare indifferenti e che, se letta dalla giusta angolazione, può offrire molteplici spunti di riflessione.


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