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Una storia di Mistral

Sergej e l'ansia da relazione

Storia di una tela che non s'adda fare

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4 minuti

Pubblicato il 03 marzo 2019 in Altro

Tags: #ansia #psicologia #seduta

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“Ma quanto diavolo si lamenta” pensava il dottor Bertand dietro la sua scrivania. Camicia blu, gilet grigio chiaro, e penna in mano. Non prendeva mai appunti durante le sedute, ma la penna lo aiutava a concentrarsi. Il suo ex supervisore, un’analista di vecchia scuola, diceva che era un oggetto che usava come un scettro, per imprimere un distacco con il paziente, quasi a voler dire “Sono io il dottore, ho la penna”.

Probabilmente aveva ragione. Ma fanculo.

Intanto Sergej parlava. Era un fiume senza fine. Aveva una lamentela per tutto. Era davvero insopportabile, sembrava di vedere un uomo bambino e la resistenza di Bertrand ad ascoltarlo si acuiva ad ogni minuto.

Questo non andava bene, dopo 10 minuti, ormai alla terza seduta non aveva ancora trovato il modo di placare quell’uomo. Stava sbagliando qualcosa. Non è mai un buon segno essere infastiditi dal paziente, molto spesso succede perché nell’altro vediamo qualcosa che non accettiamo in noi stessi. Se avesse continuato così, con questi pensieri, avrebbe finito per odiarlo e quest’odio sarebbe finito per passare al povero Sergej, che già raccontava di come la moglie mal ingerisse le sue continue lamentele. Cosa avrebbe pensato “Cazzo, mi odia anche il terapeuta.”

“Dottore, mi ascolta?! Ah sisi, mi scusi. Dov’ero rimasto… ah sì, mia moglie. Guardi io la amo, ma non la capisco. A volte non è presente, sparisce per ore ed è sempre così fredda e poi mi rimprovera come un bambino perché mi lamento, ma io dico Cavolo, se mi lamento c’è un motivo.”

Bertrand girò il suo scettro/penna tra le mani e prese la parola: “Signor Sergej, è indubbio che tutta questa situazione la stia facendo soffrire infinitamente. È travolgente quest’ansia, la sta divorando. Da quello che mi racconta, ha paura che stia iniziando a gravare anche sulle persone che le stanno attorno (compreso me, pensò). Quindi partiamo da questa, me la descriva.”

Sergej sorrise. In tre sedute quel giovane dottore aveva parlato poco. E iniziava a sospettare che fosse un peso per lui, come diceva sua moglie. “D’accordo Dottore. Guardi è terribile, penso sempre che mia moglie mi voglia lasciare o che non mi ami abbastanza. Quindi cerco conferme e più le cerco più mi dice che le ho ma non le voglio vedere. Si sta stancando dottore, lo vedo e più faccio per riconquistarla e più la perdo”

(Riconquistarla lamentandoti?! C’è qualcosa che non mi torna. Pensò Bertand.) “Temo di non capire bene una cosa, abbia pazienza signor Sergej. Perché sta cercando di riconquistare sua moglie?”

“Perché ogni volta che mi lamento per cercare conferme, lei si allontana ed io devo riconquistarla”

“E ci riesce?”

“Si alla fine facciamo di nuovo pace, finché non ci arrabbiamo di nuovo e riprende la giostra”

“Quindi se ho capito bene, lei cerca conferme da sua moglie, le fa presente che non le riceve. Lei a sua volta afferma il contrario. Litigate. Poi lei la riconquista. E questo dura sino alla successiva ricerca di conferme?”

“Più o meno sì, dottore”

“Sembra la storia del telo di Penelope di Ulisse. Di giorno tesse il lenzuolo funebre per il marito e la notte lo disfa. Per non arrivare mai al punto di doverlo abbandonare e sposarsi con un altro pretendente.”

Sergej rise “Dottore è vero sembra proprio così, vista in questo modo”

Dov’era l’ansia adesso? Magicamente sparita con una battuta. I pazienti reagiscono molto bene quando si sentono accolti ma qui c’è qualcos’altro sotto. Meglio tentare una domanda.

“Chi è il suo Ulisse, Sergej?”

“Come dottore? Non capisco...”

“Intendo dire, lei sta aspettando Ulisse o sta evitando di sposare un nuovo pretendente? Tradotto, cosa succederebbe se provasse a rompere questo ciclo. È sicuro che sua moglie non le dia conferme? Ci rifletta bene”

Ci pensò, un minuto di silenzio passò… Il silenzio in seduta di un fiume in piena come il signor Sergej era un successo, sia per le orecchie sia per la reale situazione del pover’uomo.

“Davvero dottore, sono uno stupido. Mia moglie mi dà molte conferme, ma io non so perché, ho paura.”

“Ottimo signor Sergej, questo è un grosso passo”

“Dice dottore?”

“Se lei riesce a comprendere che sua moglie in realtà fa molto per lei, vuol dire che può alleggerirla. L’ansia non è generata da lei ma dalla relazione con lei. Lei ha un ansia da relazione. Lavoriamo su questa dalla prossima volta.”

“Ma questo vuol dire che non devo lamentarmi con mia moglie?”

“Lei ha disfatto la tela e continuerà a farlo. Ma adesso possiamo spostare la nostra attenzione. Per ritornare alla metafora di prima, non prendiamocela con il telaio. Vediamo chi è il nostro Ulisse che non ci rassegniamo ad abbandonare e chi sono gli sposi che ci aspettiamo fuori dalla porta”

“In parole povere, non è colpa di mia moglie, ma io mi lamento perché cerco qualcosa che non può darmi lei.”

“È una buona interpretazione signor Sergej. La seduta è finita, ci vediamo la settimana prossima.”

Sergej sorrise e rimase in un silenzio confuso. La grande conquista che non vedeva, era che per la prima volta non subiva la sua ansia, ma la osservava in maniera confusa. Alla terza seduta il signor Sergej ha iniziato la terapia.

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