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Una storia di lisa1949

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L'ultimo saluto

Evita #unastoriaunacanzone

271 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 23 novembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #Argentina #Donna #Evita #forza #passione

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L’ultimo saluto.

(Don’t cry for me Argentina)


Vedere il film "Evita" mi ha coinvolto in modo particolare. Sarà per questa ragione che la canzone mi tocca l'anima nel profondo. Forse percepisco la voce di Madonna sinceramente struggente, o il modo in cui si è calata nel personaggio di una donna che non ha temuto le critiche, ma ha sempre camminato a testa alta sino alla fine, dimostrando che una moglie intelligente, può cambiare se stessa e il mondo che la circonda se è alimentata da un sentimento forte e sincero...



Mi sono trasferita qui appena quindicenne, tra mille peripezie. Abbandonata la misera periferia ho tentato l’avventura di abitare in una grande città alla ricerca di una nuova realtà. Non è stato facile, credetemi, per una ragazzina ignorante, ma ero ambiziosa.

Ascoltate la mia canzone, le sue note penetrano malinconiche nel cuore e raccontano di me, dei miei sogni di bambina, degli errori che mi hanno forgiato, dell’amore per la Terra in cui sono cresciuta..

Quale immenso Paese è l‘Argentina! Vitale e straripante di passione, vero. Proprio come i “descamisasos”che hanno appoggiato le mie lotte. Esiste forse un altro luogo o popolo così ricco di emozioni?

E i colori accesi e sgargianti delle case di “La Boca” sul Riachuelo, quel fiumiciattolo ormai inquinato che divide la periferia, il cammino del quartiere e le milongas. Per mezzo di un maestro di tango sono arrivata in questa città straordinaria.

Tanti ipocriti berbenisti, conformisti dell’alta società, hanno giudicato disdicevole la mia condotta spregiudicata e arrivista. Sono, nonostante tutto, divenuta signora proprio per voi, per ottenere il conquistato rispetto. Far intendere agli uomini, che il posto di una compagna è al loro fianco è complicato. Una donna sottomessa farà comodo, ma non sarà mai in grado di offrire sostegno, né consigli. Non saprà incoraggiare il suo uomo a fare scelte importanti, non lo ascolterà nelle notti in cui dovrà prendere una decisione definitiva. Potrà, forse, pulirgli le scarpe e dargli dei figli, ma resterà inesorabilmente nell’ombra.

Da tempo, invece, è giunto il momento che le “femmine” diventino donne vere, che sappiano amare e farsi desiderare. Aspiro sia questo il messaggio indirizzato alle donne del popolo, che adoro.

Oh Dio, aiutami! Mi si annebbia la vista, la debolezza mi prende, la voce si fa fioca, la commozione si trasforma in musica e nella mente vi canto: “Non piangere per me, Argentina”, per il mio discutibile passato, per i giudizi altrui, né per questo nemico feroce che mi consuma.

Alcune parole mi hanno ferita, ma ho sempre tenuto alto il capo, forte del mio amore sincero per un grande uomo.

Accanto a una persona vera sono diventata quello che sono e il mio cuore è ancora più generoso. Per lui e per voi soltanto ho vissuto. Tutto ciò che mi appartiene sarà suo e vostro.

Ho ricevuto consensi e amore, non piangete per me amiche e amici, siete stati il senso della mia breve vita.

Partirò, consapevole che il ricordo di me rimarrà qui, nei luoghi in cui ho trascorso le mie giornate, immersa tra la gente, tra il profumo di fiori delle vostre case, nei cambiamenti che ho fatto modo venissero portati a termine.

Mi ritroverete nei sorrisi dei bambini, negli occhi degli amanti, in questo splendido sole che bacia tutti, senza distinzione alcuna di ceto sociale, né di colore della pelle.

“Non piangere per me, Argentina”, ho talmente tanta vita dentro, da portarla con me e diffonderla dove ancora c’è chi non ne conosce il sapore, o non ha mai provato una gioia.

Vorrei affacciarmi alla finestra e sorprendervi qui, davanti a questo palazzo dalle pareti rosate, ad ascoltare i miei pensieri. Vorrei abbracciarvi uno ad uno e percepire il vostro cuore emozionarsi sotto la carezza sincera della mia mano.

Parlate, fatemi sentire viva un attimo ancora. Per voi ho lottato fino a che ne ho avuto la forza, per offrirvi il mio affetto, quanto più fosse possibile. Ho conquistato la dignità e il rispetto degli altri Paesi. L’eleganza che ho indossato l’ho sfoggiata per questa ragione. Alcuni mi hanno contestato, erano i segni dell’invidia. Mai ho provato per loro rancore, non ne sono capace. So che, con il tempo, si sono ravveduti.

Fatemi ascoltare le vostre voci, e con la forza che mi resta, vi dedicherò per l’ultima volta la mia canzone: “Non piangere per me, Argentina” . Cantate insieme a me e partirò felice di questo vostro dono: mi mancheranno le vostre voci, gli aperti sorrisi.

Ogni nota sarà una stella pronta a illuminare il vostro cammino. Il mio viaggio terreno sta per concludersi, ma proseguirà tramite voi e i miei insegnamenti, le mie raccomandazioni.

Conducetemi domani nella tanto amata “Plaza de Mayo” e sarò di nuovo io “popolo” insieme a voi.

Asciugate le lacrime adesso, amici… il fiato è esiguo, mi resta un alito per l‘ultimo saluto.

Vi ho amato profondamente, fermate il pianto e congedatemi semplicemente cantando la mia canzone preferita, vi supplico: “Don’t cry for me Argentina!”




Buenos Aires, 25 luglio 1952


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