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Una storia di paulolden

Questa storia è presente nel magazine Cronache dalla fine del mondo

Lo sguardo del mago

126 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 11 febbraio 2019 in Fantascienza

Tags: #apocalisse #del #fine #fusione #mondo

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Lo stronzo astioso arrivò davanti alla pizzeria e fermò la macchina di punta, dritta contro la porta d’ingresso. Guardando dritto avanti a sè, come in una trance scaturita dall’odio, fece rombare tre volte il motore. Poi fece scendere la moglie, o compagna che fosse.
Lo stronzo fece una rapida retromarcia, poi una manovra, poi un’altra manovra, e ripartì a razzo, circumnavigando la pizzeria. Si ritrovò di nuovo davanti alla porta d’ingresso, ma stavolta messo di fianco. Sgasò ancora. E ancora.

Fu a quel punto che incrociammo gli sguardi. Lo sguardo di uno stronzo astioso e il mio si scontrarono come protoni nell’acceleratore del CERN. Con gli occhi della mente vidi nascere particelle infinitesimali d’energia, leggermente luminescenti e a carica negativa. Poi, le particelle evaporarono.
Lo stronzo gridò qualcosa al bambino che era seduto sul sedile posteriore. Il bambino tacque. Io guadai di nuovo. Scaturirono altre particelle. Lui iniziò a picchettare sul volante con le dita della mano. Sembrò prendere un respiro, poi iniziò a guardarmi di sottecchi. Distolsi lo sguardo e camminai più avanti, lungo il marciapiede fino a giungere davanti al muso della sua macchina blu scuro.

Realizzai che mi ero ficcato dentro ad un gigantesco campo negativo. Non era la prima volta che incontravo uno stronzo astioso, ma questo esemplare era particolare: generava cortocircuiti nella mia mente. Scacciai il pensiero, e ripresi a camminare.
Poco dopo, però, non potei fare a meno di voltarmi: il mio autocontrollo era in ritirata.
Lo fissai ancora. Lui, attraverso il finestrino dell’auto, sostenne il mio sguardo per interminabili secondi.
Fu subito dopo quella lunga occhiata che il cofano della sua macchina iniziò a fumare. Tentò di partire, gracchiando la marcia. L’auto si imballò e sussultò goffamente, senza però spegnersi del tutto. Il fumo che furiusciva da cofano aumentava rapidamente di intensità e si potevano vedere piccole fiammelle.
Lo stronzo trasalì. Aprì la portiera, uscì dalla macchina e fece segno di scendere alla donna e al bambino. Bestemmiò in diversi modi coloriti. Poi tornò a fissarmi, come ringhiando.
Non riuscii a trattenere un accenno di sorriso, che lui sicuramente interpretò come un ghigno sadico.

Proprio mentre stavo per chiedere se aveva bisogno di aiuto notai i suoi capelli prendere improvvisamente fuoco. Il calore era diventato insopportabile.
In quel momento mi accorsi che le suole delle mie scarpe si stavano sciogliendo, impastandosi con l’asfalto. Gli urli dello stronzo astioso che ardeva come una torcia umana mi giungevano come da un’altra stanza: ormai ero in uno stato confusionale prossimo alla paranoia.
Pochi secondi dopo la temperatura dell’aria raggiunse i trecentodieci gradi. Dello stronzo astioso non c’era più traccia. E non c’era più alcuna traccia di me.

In fondo, fui contento che la mia vita fosse finita in bellezza: il giorno della mia morte avevo vissuto l’elettrizzante sensazione di essere un mago dallo sguardo inceneritore.
Nessuno avrebbe mai saputo che non le cose non stavano affatto così, anche perchè nessuna forma di vita animale o vegetale sopravvisse al trasporto del Pianeta Terra verso quel tranquillo punto della galassia Alpha Centauri dove è situato il Grande Reattore Sociale Intergalattico che fornisce energia costante e a basso costo a più di cinquemila pianeti abitati facenti parte dell’universo civilizzato. Con un pianeta perfettamente rispondente allo Standard dei Carburanti Autorizzati come la Terra, sì possono rifornire almeno trecento pianeti civili per una unità-anno convenzionale, producendo pochissime scorie inquinanti.

Ed è assolutamente chiaro che questo ottimo risultato energetico val bene il sacrificio di quelle piccole, insignificanti forme di vita primordiale che lo abitavano prima che la crosta fosse purificata a caldo.

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