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Una storia di Nico22

A Whiter shade of pale

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5 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2018 in Altro

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A WHITER SHADE OF PALE


“We skipped the light fandango…..”
Le bizzarre parole della vecchia “A whiter shade of pale” e la dolce musica risuonavano nel luminoso corridoio del nuovo ospedale.
Laura era seduta insieme ad altre donne, in attesa, come lei, di essere visitate o ritirare risultati di precedenti esami.
Apparentemente dai volti non traspariva particolare trepidazione, l’atmosfera era serena:
alcune leggevano, altre chiacchieravano a bassa voce, altre ancora si guardavano intorno distrattamente.
“Turned cartweels cross the floor…”
Laura si era chiesta spesso nel passato il significato di quel testo, del quale riusciva ad afferrare solo qualche parola qua e là.
“I was feeling a kind of seasick….”
Ecco questo l’aveva capito: “mi stava venendo il mal di mare” cantavano i vecchi Procol Harum, ed era un po’ quello che anche lei stava provando in quel momento: un malessere che le stringeva lo stomaco e le impediva di pensare con lucidità.
Meglio lasciarsi trasportare dalla musica e dal testo bislacco, la testa si faceva più leggera, i pensieri quasi sparivano, la mente tornava ad un tempo lontano. Serate passate con gli amici ascoltando musica dal juke-box , il ragazzo più bello che arrivava a cavallo della nuova moto, le feste a luci spente, le prime cotte, i timidi baci, estati in campagna, voglia di divertirsi.
“ A Whiter shade of pale “ era uno dei pezzi allora più in voga, vera e propria colonna sonora di quella bellissima e spensierata estate. La musica riecheggiava antiche armonie, niente a che vedere con il rock o il pop di moda in quel periodo.
Eppure tutti erano rapiti da quelle note, dall’organo, dalla voce roca del cantante, anche se non si capiva un’acca di quello che diceva, anzi forse proprio questo rendeva l’atmosfera ancora più affascinante e misteriosa.
“The crowd called out for more, the room was humming harder….” la canzone continuava ad aleggiare nel lungo corridoio, medici e infermiere passavano lievemente, i suoni erano ovattati, rarefatti, tutto concorreva a creare un’atmosfera rilassata e tranquillizzante.
La donna seduta accanto a Laura le si rivolse sospirando un “ Quanto ci sarà ancora da aspettare?”
“Mah, non so….” Rispose lei, riemergendo dai ricordi in cui si era persa, e lesse negli occhi della vicina un rassegnato disappunto unito ad una sommessa pena.
Non poteva far altro che attendere, non mancava probabilmente molto al momento in cui avrebbe sentito chiamare il suo nome, al momento in cui finalmente avrebbe saputo.
Improvvisamente sentì l’angoscia, fino a quel momento sopita, aggredirla e opprimerla , si svegliò dolorosamente dal sogno rassicurante e realizzò il motivo per cui si trovava in ospedale.
“As the ceiling flew away….” Quando il soffitto volò via… recitava la canzone in quel punto.
La settimana precedente era stata contattata telefonicamente dalla segretaria del centro diagnostico:
“I medici che hanno controllato la sua ultima lastra hanno un dubbio, sarebbe bene che venisse presso il nostro centro per un’ulteriore verifica….” Laura aveva cercato di mantenere la calma, ma il cuore se ne andava all’impazzata .
Ed oggi eccola lì, in attesa del responso finale, dopo essere stata sottoposta ad altri accurati e fastidiosi accertamenti.
Cristo, non lo voleva ammettere, ma la paura se la stava portando via, le mangiava l’anima.
“But I wander through my playing cards…” Ma io vagavo fra le carte da gioco…..continuavano a cantare.
Già, chissà che carta sarebbe uscita? Quella che le avrebbe fatto perdere la partita con la vita?
Beh, è un po’ presto, ho solo cinquanta anni, voglia di vivere, cose da fare, un marito che amo.
“Cara signora, purtroppo gli esami a cui si è sottoposta hanno evidenziato cellule maligne, aggressive, inizieremo subito le terapie adatte per il suo caso…….”
Era ormai sicura che queste sarebbero state le parole del medico. E per lei sarebbe iniziato il solito straziante viaggio fra inutili cure, speranza disilluse e tormentose angosce fino all’inesorabile fine .
Che rabbia, Cristo, possibile che sia già finita? Si, è possibile, perché no? E’ già successo a tante donne e ancora succede e ancora succederà. E lei sarebbe stata capace, avrebbe avuto la forza di affrontare un futuro così oscuro? Sarebbe riuscita a non far pesare la malattia ai suoi cari? Che pensieri orribili!
L’ansia aumentava, i pensieri si facevano sempre più cupi e una diversa alternativa non veniva nemmeno presa in considerazione.
“Her face at first just ghostly, turned a whiter shade of pale.” …Il suo volto….si fece anco più pallido…. Così si concludeva la canzone.
In quel preciso momento sentì chiamare il suo nome: ” Prego si accomodi, il dottore la sta aspettando”
Laura si alzò dalla sedia e si incamminò verso la porta aperta, mentre la donna seduta accanto a lei sorrideva incoraggiandola con lo sguardo.
Entrò timidamente nello studio, e si sedette di fronte all’uomo in camice bianco che in quel momento stava esaminando alcune carte.
“Bene, sono pronta, accetterò quello che mi verrà detto, devo farlo” si ripeteva mentalmente, mentre il medico aveva iniziato ad esporre i risultati degli esami.
“Sarò forte, devo esserlo, affronterò tutto con dignità, ormai la mia vita è finita, devo accettarlo” continuava a ripetere, e il medico parlava, parlava.
“Signora, mi sta ascoltando? Ha capito che cosa le sto dicendo?”
“Si, certo, i miei esami….”
“I suoi esami, cara signora, sono risultati completamente negativi, il problema che destava perplessità è in realtà una patologia del tutto normale e assolutamente benigna .
Quindi è tutto a posto. Ci rivediamo fra un anno, niente di più.”
Niente di più.
Era uscita la carta della vita.

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