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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

Cantico di Natale / 2

Tradizione e leggenda di una cultura sempre viva.

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19 minuti

Pubblicato il 05 dicembre 2020 in Spiritualità

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Presepe nordico. Paesaggio natalizio. innevato.
Presepe nordico. Paesaggio natalizio. innevato.

Cantico di Natale / 2

Tradizione e leggenda di una cultura sempre viva.



“...E metterò in movimento tutte le genti, perché verrà il desiderato da tutte le genti, ed empirò di gloria qeuesta casa, dice il Signore degli eserciti.”.


Aggeo II,8 – Antico Testamento.


La festa del Natale è nell’aria e raccoglie unanimi consensi fra le genti dell’Europa tutta e gran parte del resto del mondo. Il suo significato è comunitario, dovuto principalmente all’espandersi fra le genti, di condizioni di vita similari, ed al cumulo di medesime esperienze artistico – culturali - religiose, determinatesi all’interno del processo di assimilazione delle forme ‘espressive’ e ‘suggestive’ popolari che ne hanno permesso infine la secolarizzazione.
L’intensa e ricca costumanza fiorita intorno a questa festa, indubbiamente più gioiosa della cristianità, si può sfogliare, usanza per usanza, e leggere negli antichi riti agresti sopravvissuti in moltissime varianti ampiamente riconoscibili, e che ritroviamo in quelli che oggi formano la tradizione di molti popoli dell’Europa.

Nella cattolicissima Spagna, dove sorsero addirittura altari dedicati alla Natività del Signore, almeno pari in numero a quelli edificati con grande sfarzo per la Sua morte durante la ‘Seimana Sancta’, sono dedicate alla Natività alcune delle più belle “Cantigas de Sancta Maria”, attribuite ad Alfonso X el Sabio, (1221-1284) re di Castiglia e León, che fanno parte della più vasta raccolta medievale di canti e musiche esistente: 400 composizioni strutturate sul ‘virelai’ provenzale e in parte alla ‘laude’ italiana, oggi patrimonio di una vasta area musicale che dalla Spagna si estende, attraverso l’Occitania, fino alla Lombardia e consente di cogliere gli effetti di un avvenuto interscambio musicale che ancora la Spagna alla cultura del resto d’Europa.


Come le Laudi medievali umbre, troviamo numerosi altri ‘canti’ natalizi in molte parti del mondo: Noëls francesi, Weihnachtslieder dei paesi germafoni, Carols inglesi, Koledy polacche, Villancicos spagnoli, che troviamo vantati nelle rispettive lingue, che pure qualche volta è capitato di ascoltare. Suggestive, quanto ispirate, le canzoni riferite al Natale appartengono di fatto a quei popoli, ognuno nella propria lingua, che partecipano uniti nel giubilo del canto, che dobbiamo alle tradizioni di ogni singola nazione. I canti davanti al Presepe, le luci fluttuanti delle candele accese, le decorazioni floreali, l'albero addobbato, i dolci tipici, i doni, sono parti insostituibili del rituale della festa di quanti si preparano a celebrare il Natale nella celebrazione liturgica, l’invito a ritrovarsi, nel canto comunitario che si leva con partecipazione cristiana.

Interno con famiglia che festeggia il Natale.
Interno con famiglia che festeggia il Natale.

Riuniti, come in passato e ancora oggi è in uso in gran parte del mondo, le popolazioni nordiche levano un ‘canto’ all’abete illuminato e addobbato per l'occasione, quale simbolo della felicità duratura. La ricorrenza ha origine espiatoria ed è legato ad un tempo arcaico in cui le tribù germaniche della Foresta Nera, festeggiavano il Solstizio d’Inverno agitando i rami verdi dell’albero, in una danza rituale in cerchio che stava a voler simboleggiare la nascita del 'primo sole' del tempo ancestrale. Un usanza non necessariamente cristiana, entrata nella tradizione di molte genti diverse, a simboleggiare il risveglio della natura "..affinche questa continui a regarci i suoi doni".

E già le voci si rincorrono in ogni casa da una stanza all’altra, festose nel fervore dei preparativi dell'albero, e sono voci lontane, sommesse: una chiama l’altra e un’altra ancora, fino a confondersi, come se giungessero da ricordi lontani. E come dietro i vetri appannati, ogni cosa si perde nell’irrealtà, per divenire oggetto di un desiderio che attraversa il tempo, che forse Natale vuol dire... il passato e il presente nell’affermarsi di antichi ritorni. L’infanzia che mai ci abbandona e che riporta la passata allegrezza, dove ognuno diventa personaggio dello scenario immaginario che s'apre al Natale.
Allora fuori dalla finestra, il paesaggio, il piccolo borgo, la città merlata, il borgo medievale, sono il Presepe di ieri, di oggi, di sempre: alcune stecche di legno, qualche foglio di carta, i colori, le forbici, la colla, le puntine, ed ècco nasce un ruscello di carta stagnola, un ponte di sughero, un albero di stoppa, alcune case di cartone abbarbicate su finte montagne come sospese sotto un cielo racchiuso fra delle tavolette, dove la luna, muta, lascia il posto a una stella che brilla al di sopra di una profonda notte incantata.

Questa notte, quando la luna spunterà
la cambierò in moneta sonante.
Ditelo pure se volete. Non m’importa
che si sappia.
Per quanto, essa sia un vecchio ricordo
di famiglia
”.

È questa una poesia di Jorge Guillén (1893-1984) che ho ritrovata in un vecchio diario che di tanto in tanto apro senza un vero perché, ma forse in segreto lo so, lo faccio per riappropriarmi del significato della festa che il Natale da sempre significa per me, risentire i suoi profumi, riempirmi gli occhi dei suoi colori e la testa di sogni, o forse, solo il cuore di mille piccole illusioni.

ALbero addobbato (GioMa)
ALbero addobbato (GioMa)

Tipico della regione dello Schwarzwald troviamo il canto “O Tannenbaum” tradotto in italiano in ‘O albero’:


O abete, come sono verdi le tue fronde
Nel gelido inverno il tuo
Verde abito m’insegna che la speranza
E la costanza, danno
Coraggio e forza in ogni tempo..
.”.

Il canto, scandito sulla musica di “O Tannenbaum”, che molti di noi hanno cantato sui banchi di scuola, è di per se molto interessante dal punto di vista della creatività che s’avvicina molto al ‘meraviglioso’ che ho voluto fin qui narrare e che, va esattamente nella direzione popolare dei ‘vangeli apocrifi’ che si rinnova, a distanza di duemila anni, nel proporsi e riproporsi nel segno della natura. O meglio, calcando le orme dell’arcano e del magico, sulla scia del ‘verosimile’ interpretativo, talvolta ancor più bello ed entusiasmante del ‘vero’.

È così che il “Grande Libro della Natura” affida ad ogni pianta una precisa funzione deducibile dalla conoscenza; come un fiore, un’erba o un albero, hanno assunto nel tempo significati allegorici che l’essere umano ha tradotto in un ampio vocabolario simbolico, nel quale, ad ogni singola pianta, vengono riconosciute proprietà intrinseche al profumo, alla forma delle foglie, al fatto di essere più o meno sempreverdi e altre.
L’ ‘agrifoglio’ è, ad esempio, il più gradito, se bene sia anche il più austero. Insieme al ‘vischio’ spartisce il fatto di essere tipicamente augurale per l’anno che deve arrivare. Simbolo di difesa, si vuole che le sue foglie, dotate di aculei, scaccino gli spiriti maligni.
L’ ‘alloro’ è invece simbolo di regalità ed anche allegorico della poesia; mentre il ‘biancospino’, il ‘caprifoglio’, l’ ‘edera’, il ‘ginepro’, il ‘pungitopo, il ‘rosmarino’ e alcuni tipi di ‘rosa selvatica’, sono considerate piante tipicamente natalizie per il fatto che, essendo sempreverdi, si spartiscono l’onore d’essere di buon auspicio della continuità della vita. Usate per lo più nella preparazione di semplici ghirlande e festoni, per via dei loro fiori che gemmano in inverno e non appassiscono, si vuole servano a stabilire una sorta di continuità, un sotterraneo contatto tra gli uomini e lo spirito della natura.

Lo spirito della natura.
Lo spirito della natura.

Con l’Epifania di Nostro Signore si conclude il ciclo delle festività legate alla Natività. Il Natale e l’Epifania sono infatti interscambiabili, perché storicamente, calendarmente, liturgicamente dicendo, fissavano un tempo, e in qualche modo ancora oggi, la medesima festa solstiziale, che abbraccia quindi i giorni e le notti incluse dal 24 dicembre al 6 di gennaio del nostro Calendario attuale.
È utile sapere che il calendario riferito al Natale, fa parte di un ‘ciclo’ di dodici giorni, le cui date d’inizio variano sostanzialmente, sebbene siano scandite dalle ‘calende’ che vanno: dal 13 novembre al 4 dicembre; dal 25 dicembre al 5 gennaio; dal 1 al 21 gennaio; in rapporto con le credenze arcaiche di trarre buoni presagi per il futuro. Recita un vecchio detto popolare ancora in uso:

Le Calende della festa del Sol
le mostra al mondo quel che
Crist’vol
”.

La fantasia popolare ha avuto, indubbiamente, parte preponderante nel costituirsi dell’alone ‘meraviglioso’ che circonda la festa del Natale e ovviamente l’Epifania che la Chiesa celebra nel giorno calendariale del 6 gennaio, con la quale si commemora la visita che i Magi federo, passati tredici giorni dalla nascita del Bambino a Bethleem, e con la quale si stabilisce la continuità del racconto evangelico che riafferma la contemporaneità della realtà storica e la tradizione popolare dell’evento miracoloso.

I ceppo di quercia.
I ceppo di quercia.

Ma è al ‘ceppo’ di quercia che forse dobbiamo una delle più antiche tradizioni italiane, tipica delle regioni del settentrione ma che ritroviamo anche in Svizzera, in Belgio, così come in Bosnia ecc. :

Era detto ‘ceppo’ il grosso tronco d’albero tagliato e messo a bruciare il giorno della ‘vigilia’ di Natale e che di solito si faceva durare fino a Capodanno e, in alcuni casi, se l’inverno era molto rigido, anche fino all’Epifania. Il nonno, lo spegneva durante le ore tiepide del giorno: «...per farlo durare più a lungo» - diceva. E non perdeva occasione di rammentare, a noi bambini di casa che stavamo ad ascoltarlo, il significato di quelle che egli diceva essere la più antica tradizione della nostra regione. Era così che abbinava la durata di dodici giorni del ‘ceppo’ ai dodici mesi dell’anno, cioè al giro che la terra compie attorno al sole, da cui gli auspici e gli influssi benefici per tutta la famiglia.
Egli, Inoltre, era anche solito rammentare la potenza purificatrice del fuoco, la cui cenere egli in parte conservava, considerandola detentrice di arcane virtù alchemiche. La tradizione voleva che si tagliasse il ‘ceppo’ qualche tempo prima dell’Avvento. Poi, nel giorno stabilito dal Calendario lunare, veniva deposto su uno speciale alare di ferro, battuto e acceso tra la gioia di tutti quanti. Noi fanciulli venivamo bendati e fatti girare intorno al ‘ceppo’; si doveva picchiare con le apposite molle il ciocco ardente e recitare una filastrocca augurale: l’Ave Maria del Ceppo, alla quale si attribuiva la virtù di farci arrivare ogni sorta di doni.
" (GioMa)

Ave Maria del Ceppo
Angelo benedetto
L’angelo mi rispose
Portami tante cose
”.

Il rituale qui sopra descritto si completava nella notte della Natività del Bambino di Bethleem, allorché, il nonno per primo, versava un bicchiere di buon vino sul ciocco acceso nel focolare; dopodiché ad ognuno della famiglia, era permesso di gettare nel fuoco le briciole del pane consumato, bucce di mele e di mandarino. Allora il fuoco crepitava e la fiamma avvolgeva il ‘ceppo’ per intero. La luce improvvisa della fiamma illuminava tutt’attorno, le facce perplesse di noi fanciulli, le rughe espressive dei vecchi, della mamma e del papà, che ci osservavano crescere con amore.
Animava, per così dire, il piccolo Presepe nell’angolo in ombra della stanza, dove la ‘favola’ diventava per un momento realtà. Il fatto ‘meraviglioso’ della nascita del Bambino, suggellava la saggezza antica di tutto un popolo che in quella Notte di Natale si raccoglieva nelle proprie case a suggello di una tradizione agreste di fecondità e di buon raccolto, che restituiva al fuoco il significato ancestrale di espiazione e di rinascita”.

Gentile da Fabriano - L'adorazione dei Magi.
Gentile da Fabriano - L'adorazione dei Magi.

Più che ad ogni altra memoria, l’avventuroso quanto misterico cammino dei Magi, trova nella “Legenda Aurea” del XII sec., di Jacopo da Varagine (1228-1298), e nella successiva “Historia Trium Regum” del XIV sec., di Giovanni da Hildesheim (1310/20-1375), quella immediatezza di linguaggio tipica del racconto popolare, umanamente accettabile, capace di affascinare e stupire dopo quasi un millennio. Il cui significato, trascende il confutabile della storia, per avvicendarsi nell’inconfutabile della narrazione fantastica e che, tiene ‘la vicenda’ come sospesa al filo incantato della ‘favola’ bella.
Il ‘ciclo’ delle leggende riferite all’arrivo dei Magi a Bethleem è indubbiamente tra le cose ‘meravigliose’ riservate dalla tradizione all’evento del Santo Natale. L’arrivo dei Magi va quindi legato ai doni che questi portano al Bambino dall’Oriente: l’oro, l’incenso e la mirra, entrambi simboli della missione ‘divina’ del Signore fin dalla sua nascita. La fantasia popolare, che nulla lascia di intrapreso, ha trasferito l’atto del portare i doni al Bambino di Bethleem, come un gesto d’amore che si ripete ancora oggi, portando in questo giorno calendariale i doni ai bambini, ripetendo così un ‘atto’ divenuto catartico nella storia, delle vicissitudine (leggi colpe) a cui si legano i genitori nel metterli al mondo.
Cercando fra i personaggi della realtà cui si attribuisce l' incombenza laica dei significati, si deve far riferimento alla figura del ‘Buon Padre’, talvolta riconosciuto in uno dei Magi, che torna dal suo viaggio; ed alla Befana nel personaggio della vecchia o la nonna, appartenente in origine al mondo delle fate. Comune a molte genti, la figura del Buon Padre, detto Babbo Natale in Italia, domina oggigiorno la scena natalizia: in Gran Bretagna, ad esempio, ha assunto il nome di Father Christmas, in Francia di Pere Noël, Sinter Klaas in Olanda, Santa Klaus in Germania, Samicklhaus in Svizzera ecc.

L'arrivo di Babbo Natale in famiglia.
L'arrivo di Babbo Natale in famiglia.

Bonario e sorridente, soccorritore dei bisognosi, vescovo o santo, è più semplicemente un buon nonno allegro, dallo sguardo cordiale. La sua figura di vecchio si presenta con una folta barba bianca che ne nasconde l’età. Piuttosto lo si direbbe il ritratto dell’antica saggezza contadina, se bene il suo vestire adorno, il suo arrivare a cavallo o trainato da una muta di renne, ce ne diano una raffigurazione elegante e ricercata. Una certa iconografia lo vede con un enorme sacco in spalla dalla capacità inesauribile dove sarebbero contenuti i doni che egli distribuisce con relativa prodigalità un po’ a tutti, soprattutto ai bambini.

Qui di seguito trascrivo una canzone natalizia dedicata al 'Buon Padre' cantata dai più grandi nomi del panorama musicale mondiale, da Bing Crosby, Frank Sinatra a Elvis Presley; da Bruce Springsteen a Michael Boublè e tantissimi altri. Ha dell’incredibile il fatto che moltissimi artisti e gruppi rock, a un certo momento della loro carriera abbiano sentito la necessità di misurarsi con una canzone natalizia e mi piace pensare che non sia stata sempre una operazione prettamente economica.


Santa Claus is coming to Town” (J. Fred Coots, Henry Gillespie, 1934) è oggigiorno considerata forse la più conosciuta canzone natalizia entrata nella tradizione anglosassone:

You better watch out
You better not cry
Better not pout
I'm telling you why
Santa Claus is coming to town
He's making a list,
And checking it twice;
Gonna find out Who's naughty and nice.
Santa Claus is coming to town
He sees you when you're sleeping
He knows when you're awake
He knows if you've been bad or good
So be good for goodness sake!
O! You better watch out!
You better not cry.
Better not pout, I'm telling you why.
Santa Claus is coming to town.
Santa Claus is coming to town
”.

"Faresti meglio a guardar fuori / Faresti meglio a non piangere / Faresti meglio a non fare il broncio / Adesso ti dico perché / Babbo Natale sta arrivando in città / Sta facendo un elenco / E la controlla due volte; / Troverà che è bravo e chi è birichino / Babbo Natale sta arrivando in città / Lui vede quando dormi / Lui sa quando sei sveglio / Lui sa se siete stati buoni o cattivi / Allora fai il brano / Oh! Faresti meglio a guardar fuori / Faresti meglio a non piangere / Faresti meglio a non fare il broncio / Adesso ti dico perché / Babbo Natale sta arrivando in città / Babbo Natale sta arrivando in città".

La slitta di Babbo Natale.
La slitta di Babbo Natale.

Originariamente non erano niente di più che giocose giaculatorie che, in seguito, hanno assunto l'asptto più aulico di liriche ispirate e di canzoni popolari entrate a far parte delle festività natalizie, un po’ come lo sono le luminarie, gli addobbi, i biglietti augurali, le candele colorate, i cibi appositamente confezionati e i pacchetti regalo. Il tutto a conferma della trasformazione di una festa dalle origini umili e contadine in ‘fatto’ esclusivamente speculativo e commerciale. All’origine, infatti, 'lo scambio dei doni rientrava nei ‘gesti di costume’ e prendeva esempio dall’usanza romana delle ‘strenne’, cioè dai rami d’alloro in segno di regalità, e di ulivo in segno di pace che la gente si scambiava come augurio di prosperità e di abbondanza, durante le 'calende' del mese di gennaio.

Oggi assistiamo a un 'revival' musicale ancora una volta felicemente ispirato alla natura;

ed ecco l’eco ritorna silente, come limpido e silenzioso scorre il fiume della vita, che riporta sempre a un altro Natale di molto tempo prima, quando ancora Cat Stevens cantava


“Morning has broken”:

Morning has broken, like the first morning
Blackbird has spoken, like the first bird
Praise for the singing, praise for the morning
Praise for the springing fresh from the world
Sweet the rain's new fall, sunlit from heaven
Like the first dewfall, on the first grass
Praise for the sweetness of the wet garden
Sprung in completeness where his feet pass
Mine is the sunlight, mine is the morning
Born of the one light, Eden saw play
Praise with elation, praise every morning
God's recreation of the new day
Morning has broken like the first morning
Blackbird has spoken like the first bird
Praise for the singing, praise for the morning
Praise for them springing fresh from the world
”.

"L'alba è sorta".


"L'alba è sorta, come la prima alba / L'uccello nero ha cantato, /come il primo uccello, / Lodate il canto, lodate l'alba / Lodate la frescura che sorge dal mondo. / Dolce cade la nuova pioggia, luce dai Cieli, / Come la prima rugiada, sulla prima erba, / Lodate la dolcezza del giardino umido / Che nasce già completo dove i Suoi piedi si posano. / Mia è la luce del sole, mia l'alba, / Nata dall'unica luce che l'Eden vide giocare, / Lodate dal cuore, lodate ad ogni alba / La nuova creazione divina del nuovo giorno. / L'alba è sorta, come la prima alba / L'uccello nero ha cantato, come il primo uccello, / Lodate il canto, lodate l'alba / Lodate la frescura che sorge dal mondo".

Entrata, seppure solo di recente, nella tradizione inglese delle ‘Carols’ natalizie, ascoltiamola aspettando che il giorno dell'Avvento, nella ‘speranza’ che il Natale ritrovi infine un suo posto nel mondo a completamento del mosaico di ‘pace’ che noi tutti andiamo componendo. I più giovani mi scuseranno se nelle mie parole troveranno un tono un po’ malinconico e un po' 'nostalgico'; che posso farci, è colpa dell'età, e a volte mi tornano all’orecchio le melodie e le canzoni che non si dimenticano.
Quella che segue è invece una canzone relativamente moderna che non ha bisogno di presentazione: “Do they know It’s Christmas?” di Bob Geldof, ed è stata qualche anno fa, uno dei maggiori successi discografici; forse l’unica, fra le numerose che di tanto in tanto entrano nell’orbita della canzone natalizia, ad affrontare il tema scottante della fame nel mondo:

It's Christmas time; there's no need to be afraid
At Christmas time, we let in light and we banish shade
And in our world of plenty we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world at Christmas time
But say a prayer to pray for the other ones
At Christmas time
It's hard, but when you're having fun
There's a world outside your window
And it's a world of dread and fear
Where the only water flowing is the bitter sting of tears
And the Christmas bells that ring there
Are the clanging chimes of doom
Well tonight thank God it's them instead of you
And there won't be snow in Africa this Christmas time
The greatest gift they'll get this year is life
Oh, where nothing ever grows, no rain or rivers flow
Do they know it's Christmas time at all?
Here's to you, raise a glass for ev'ryone
Here's to them, underneath that burning sun
Do they know it's Christmas time at all?
Feed the world, feed the world
Let them know it's Christmas time again
Feed the world
Let them know it's Christmas time again
”.

"E' Natale
Non c'è da aver paura
A Natale
Lasciamo passare la luce e aboliamo le zone d'ombra
E nel nostro mondo di abbondanza
Possiamo diffondere un sorriso di gioia
Butta le braccia intorno al mondo
A Natale
Ma dì una preghiera
Prega per gli altri
A Natale è difficile
Ma quando ti stai divertendo
C'è un mondo fuori dalla finestra
Ed è un mondo di terrore e paura
Quando l'unica acqua che scorre
È la puntura amara delle lacrime
E le campane natalizie che suonano là
E’ lo scampanellio del loro tragico destino
Beh stanotte grazie a Dio tocca a loro e non a te
E quest'anno in Africa non ci sarà neve a Natale
Il miglior regalo che riceveranno quest'anno è la vita
Dove niente cresce
Non scorrono né pioggia né fiumi
Hanno una minima idea del fatto che sia Natale?
Un brindisi a te, alza un bicchiere per tutti
Un brindisi a loro stare sotto il sole cocente
Hanno una minima idea del fatto che sia Natale?
Sfama il mondo
Fa loro sapere che è Natale.
"

Presepe  (GioMa)
Presepe  (GioMa)

Propongo qui un testo letterario che Roberto Vecchioni ha trasformato in canto natalizio in prosa dal risvolto sociale: “Dalle Stelle Alle Stalle”:

È notte, un'ombra sorvola furtiva la vecchia fattoria. Qui le cose non vanno molto bene, mormora tra sé e sé, inventerò un giorno per metterle a posto e sarà un gran bel giorno per tutti, lo chiamerò Natale. Se pensi che è difficile un anno da formica, sapessi a far la volpe, rubare è una fatica! E a noi farfalle allora? Dicono che siamo leggere, un fiore dopo l'altro, è proprio un bel mestiere! E a un topo? Mai che capiti una giornata al mare! E a chi interessa un'orsa che piange per amore o una cicala povera col vizio di giocare o un grillo senza musica e case discografiche? Ma noi balliamo, e poi balliamo e poi balliamo ancora. La stella che ci illumina in fondo è quasi nuova e l'anno nuovo è nuovo per una volta sola. Le chiocciole da tempo ormai si affittano la casa. Se le galline mancano, i lupi vanno in chiesa. I coniglietti aumentano tanto da far spavento e i millepiedi scappano, insomma qui è un tormento! Ma alla formica toccherà il seme nella neve, al topo niente trappole, alla farfalla il fiore, al grillo la sua musica, alla cicala i dollari, ai coniglietti "pillole", e all'orso un grande amore. E noi cantiamo, e poi balliamo e poi balliamo ancora. La stella è tanto bella che sembra quasi finta e l'anno nuovo è nuovo, la notte adesso canta. Ma noi balliamo, e poi balliamo e poi balliamo ancora. La stella che ci illumina in fondo è quasi nuova e l'anno nuovo è nuovo per una volta ancora”.

Aspettando Natale.
Aspettando Natale.

Lo scambio dei doni avveniva e avviene tutt’ora in segno di amicizia e quindi di fratellanza, quale simbolo augurale e significativo nei rapporti conviviali, di unione, di lieta dipendenza, come segno di affabilità e di felicità raggiunte; ed anche di stretta intimità che da sempre caratterizza il ‘tempo della festa’. Tempo in cui si esprime il ‘senso’ del quotidiano vivere comunitario, e del ‘meraviglioso’ reciproco scambio augurale di ‘pace’ e rinnovata ‘speranza’.

Alla ‘pace’ è dedicata un’altra canzone scritta da L.Lopez /G.Ullu / C.Vistarini e portata al successo da Riccardo Fogli:

Pace

Pace a voi
uomini, fabbriche di favole
chi non ha amato non lo sa
che luce fa una stella
in notti come questa qua;
io vorrei prendere
tutti i sogni in vendita,
credere nel tempo che verrà
a mezzanotte il mondo
un po' di pace troverà.
Girotondo di bambini
pace porterà
une mano nella mano
che ci guiderà.
Suonano musiche di tanto tempo fa
la notte di Natale un po' d'amore porterà;
cercami, chi non ha amato non lo sa
che luce fa una stella
in notti come questa qua;
anche noi credere nel tempo che verrà
a mezzanotte il mondo
un po' di pace troverà.
Anche noi credere nel tempo che verrà
la notte di Natale un po' d'amore porterà
”.


Albero (GioMa)
Albero (GioMa)
Buon Natale a tutti.
Buon Natale a tutti.

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