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Una storia di Ametista

La Teoria dei Giocattoli rotti

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4 minuti

Pubblicato il 19 dicembre 2018 in Altro

Tags: #dio #giocattolirotti #morte #teoria #vita

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Prima o poi li incontri.
Sono lì.
Dietro l'angolo.
Vivono la loro vita tranquillamente.
O quasi.
Più che viverla se la distruggono.
Ma non è colpa loro.
Sono nati così.
Sono nati per questo.
O meglio... sono destinati a questo.
Hai presente il mondo ?
Beh tienilo bene in mente.
Ora mettilo da parte e immagina dei giocattoli.
Tanti.
Vari.
Di tutte le dimensioni.
Di tutti i tipi.
Beh ora immagina il mondo di prima abitato da questi oggetti.
Soggetti.
Dei veri e propri esseri umani.
Si muovono per le strade.
Vanno a fare la spesa.
Cantano.
Ballano.
Suonano.
Insegnano.
Imparano...
Vanno a scuola.
Si sposano.
Insomma, fanno tutto ciò che facciamo noi.
Hanno persino un Dio.
O comunque un'entità.
Qualcuno che li protegge.
Che li sorregge..
Loro, infatti, non temono la morte.
È solo il momento di ricongiungimento col loro caro Dio.
Bravo e buono.
Non ha creato il male.
Non ce n'era bisogno.
I giocattoli sono esseri innocenti.
Bravi e buoni.
Perché punirli ?
Le giornate passano in fretta.
Il tempo un'invenzione fittizia.
E i giocattoli trascorrono la loro vita come meglio possono.
In questo esatto momento, uno di loro sta passeggiando.
La strada della città gli si stende davanti.
Liscia e luminosa.
Limpida e sgombra.
Un invito.
Un richiamo a percorrerla.
Una corsa ad ostacoli.
Senza ostacoli.
E lui...
Sorriso smagliante
Occhi lucidi
Labbra tremanti
E lui...
Decide di percorrerla.
Perché sì.
Perché è una giornata bellissima.
Perché il sole splende come non mai.
Perché gli uccelli cantano.
Quasi fosse un percorso interiore.
Tra sé e sé...
Abbraccia quel dono tanto caro che gli è stato concesso.
La vita.
E cammina a testa alta.
Perché è felice.
Perché sì.
Ma poi...
Ma poi boom !
Il cielo si scurisce all'improvviso.
Niente più canti.
La strada è in penombra.
Le nuvole si stagliano minacciose nel cielo poco prima sereno.
Sopra la sua testa.
E lui, spaventato, comincia a tremare.
L'ambiente di prima non è più tanto amichevole.
Un tuono sembra voler squartare il cielo.
Due nuvole si separano.
Dal loro interno una luce fortissima fuoriesce.
S'intravede la sagoma di una mano.
Una grande mano.
Dita grosse.
Rugose..
E un martello.
Il giocattolo guarda verso l'alto.
Impaurito da tutto ciò.
Guarda la mano avvicinarsi sempre di più.
Sempre lentamente.
Fino a scagliargli un colpo.
Uno bello forte.
Proprio sulla gamba.
Quella sinistra.
Un colpo.
Un grido.
Un pianto.
Lamenti.
Poi niente.
Silenzio...
La mano era tornata su.
Le nuvole scomparse.
Il cielo di nuovo sereno.
Il sole brillava come non mai.
La strada illuminata.
Gli uccelli cantavano.
E lui era lì.
Steso per terra in una pozza di lacrime.
Si guarda intorno notando i cambiamenti.
Spaesato.
Frastornato.
La gente comincia a diffondersi un po' ovunque.
Un po' dal nulla.
E sembra non vedere.
Sembra non vederlo.
Passano oltre.
Guardano oltre.
Parlano.
Scherzano.
Ridono.
E lui è ancora lì.
Per terra.
A guardarli.
Occhi lucidi.
Labbra tremanti.
Serrate...
Occhi che parlano.
Invocano aiuto.
Chiedono una mano.
Chiedono spiegazioni.
Chiedono amore...
Ma niente.
Nessuno lo guarda.
Nessuno lo vede.
Nessuno lo vuole.
Un lampo improvviso attraversa il suo sguardo.
Perché non lo aiutano ?
Perché fanno così ?
Perché gli è successo tutto ciò ?
Perché loro ridono e camminano e scherzano e parlano e lui sta lì ?
Tutto solo.
Per terra.
Isolato.
Una luce diversa negli occhi.
Perché a me e non a loro ?
La strada di prima non è più un viaggio interiore.
Il fantastico percorso di una splendida giornata.
L'orrenda meta di un terribile incubo.
Un'inquietante storia vera.
La realtà..
Il male esiste.
La punizione.
Il dolore.
La sofferenza.
L'invidia si fa spazio nei suoi pensieri.
L'odio.
Sguardo verso l'alto.
Pugni stretti.
Un passo alla volta.
Si alza.
Da solo.
Si muove con difficoltà.
Ma si muove.
Un piede dietro all'altro e riesce a percorrere la strada di prima.
Il percorso interiore.
Un invito all'inferno.
Una maledizione.
Ma lui continua.
Non si arrende.
Loro lo fanno, e anche lui lo vuole.
In fondo, è giusto un po' ammaccato.
In fondo, è ancora vivo.
Ancora in piedi.
Ancora lì, vero ?
È tutto come prima.
O quasi..
Non è tutto perso.
Non è ancora morto.
La morte sarebbe stata peggio.
Oh si, molto peggio..
Può ancora camminare.
E ridere.
E parlare.
E va avanti così.
Si trascina a stento per le strade della città.
Parla da solo.
Scherza coi bambini.
E loro, affascinati, si avvicinano.
Li avvicina.
Il diverso attira..
Racconta favole.
Racconta storie.
Racconta avventure.
Con gli occhi lucidi.
Le mani tremanti.
Le labbra costrette in un sorriso storto.
Uscito un po' male.
Quasi malato.
Ma forte.
Una carezza sulla testa.
Un bacio in fronte.
Una stretta di mano.
Come a lasciare una traccia di sé.
Una macchia di sé...
Poi arrivano le mamme e li portano via.
Portano via i loro figli.
Bambini perfetti.
Puri.
Innocenti.
Eppure attratti dal male.
Ma ancora non macchiati dalla punizione.
Io sono uno di loro.
Sono un giocattolo rotto.
E giro così, per la città.
Occhi lucidi.
Labbra tremanti.
Sorriso storto.
Ma felice.
Perché sì.
Perché vivo


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