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Una storia di Albert5454

Questa storia è presente nel magazine Pillole di pensieri.

Una sera.

Incontri, casuali, piacevoli, in una sera autunnale.

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4 minuti

Pubblicato il 04 novembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #citt #caso #incontri #autunno #sera

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Una sera...
E da sempre la amo, la terza stagione dell’anno.Sarà, perché riesce, con la calma che diffonde, ad intridermi il cuore.Sarà questo suo stendere, il buio con anticipo costante. Sarà il giusto calore, della giacca, che sa diffondersi fra cuore e spalle. Oppure, saranno semplicemente le mura di casa che riescono di colpo ad essere sentite protettive. Un tempo stranamente, placido. Spinge a ripensamenti, sul trascorso, su questa età, sui giorni di ora. Un taglio di tempo cosi. Coperta irrinunciabile e preziosa, nelle sere oramai lunghe.Sera precoce che ci stuzzica, quando la osserviamo, esplodere con colori inaspettati.E lui, il signore dei secoli e degli anni. Ingovernabile gestore di ogni secondo di vita. Libero, senza padroni, sembra da sempre giocare con noi. Con astuzia, ci stimola a distillare, lievi malinconie, a stenderle in ogni nostro anfratto. Stasera, anche questa piazza sembra ridisegnata, con gli stabili lineari e puliti. Da anni senza più gli alberi attorno, che ne limavano l’aspetto. Al centro, quell’obelisco, proteso, tornato splendente. Li ad osservarci. Sembra voler ascoltare ogni discorso. Lo immagino pronto, a raccogliere, e poi lanciare le nostre speranze, verso il cielo. Certo, il primo freddo, regala pizzicore a guance e naso, riesce a far lacrimare gli occhi.


La tua presenza, il tuo essere qui stasera, riempie di senso questo inizio di serata. Riuscirà di certo, a rallentare, ogni nostro tentativo di precoce di rientro. In fondo il Dio della notte è stato da sempre, un nostro alleato. Dal cielo, stende il suo lenzuolo velocemente, affinché la nostra vista accetti di confrontarsi con il buio. I rivoli disegnati dal tempo sul tuo viso, sembrano offuscati, spariti. I tuoi capelli, restano lunghi, chiari, tu il bianco lo hai sconfitto. I miei sembrano scuri, le tracce di grigio sparite, ma è solo l’effetto dell’oscurità. Già, avevamo trent’ anni in meno, quando ci incontrammo nel locale di fronte. Gia …trent’anni di meno. Tu che cercavi i tuoi bambini, con calma austera, gli parlavi. A volte era difficile già allora, per me capirti. Dicevi loro, non correte, che ne avrete di tempo. La tua borsa era a volte un fortino. Per calmarli estraevi soldatini di piombo di epoche strane, incompatibili con la storia. A volte, sceglievi piccole automobili, cariche di ogni colore, ricche in ammaccature... Ricordi già allora ti dicevo, guardali bene, stampali nel cuore, perché cresceranno. Ed ora credo che quel ricordo lo hai fatto tuo, te lo si legge in volto. Quanti treni disegnavi per loro sui fogli… e lui il piccolo cercava i finestrini, su cui disegnava, strani, semplici, piccoli volti. E poi eri bella, mentre raccontavi loro, storie lievi, leggere come la prima nebbia d’autunno. Ed eri la prima a ridere, di quelle storie inventate, assurde in logica, ma speciali nella voce del racconto. Mi parli di quante sere trascorse in casa ad aspettare allora, chi tardava ad arrivare. Delle notti a mettere a letto i tuoi figli, dicendo loro, “dormite, che la vita è bella”. Poi in bagno sotto l’acqua a nascondere, confondere, le tue lacrime. E lui, che un giorno, non tornò mai più, non rendendosi conto di chi perdeva. E poi questo tempo che passa sopra noi, spazzato stasera dai ricordi e dalle illusioni.


Con un brindisi, ci sorridiamo, dicendoci : “ Quel futuro sognato, ci ha raggiunto ora.” Ed abbiamo amato tanto entrambi, e quasi ci viene la voglia di non amare più. Amato persone, idee. Amato il disegnare quel domani, che sarebbe stato nostro. Amato, quei sorrisi che ora sembrano quasi scemi, ma a cui non rinunciamo e rinunceremo mai. Lo so, esistono sere, in cui sembri guardarti il palmo della mano. Sembri intravederci, un pugno di monete d’oro. Senti che non è oro finto, ma quanto hai dato, quanto trovato vicino. Ogni moneta resta, un pezzo della tua vita. Lo chiudi in fretta, lo tieni stretto quanto hai costruito.
Ed alla fine, sai, è stato bello sentirti dire: “In fondo un po` mi manchi”. Resta inutile sai, truccare il tempo, alterarlo, per sentirsi ancora, quelli che giocavano, che vivendo, cambiavano. Sai, la distanza degli anni, di quegli anni, ora, è troppa. Resterà questa serata… Oh sì, che resterà. Peccato, non trovare più il Bon Pêre ed il Franzini, ti dico, mentre abbracciandoti ti saluto. Ridi… ne sono felice. Albert.


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