scrivi

Una storia di Partenope

Sultans of Swing

Una cascata di note trasparenti

235 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 19 agosto 2019 in Arte

Tags: #Rock #ClassicRock #DireStraits #SultansOfSwing #MarkKnopfler

0

You get a shiver in the dark,
It’s a raining in the park but meantime
South of the river you stop and you hold everything.
A band is blowing Dixie*, double four time
You feel all right when you hear that music ring



You step inside but you don’t see too many faces
Coming in out of the rain to hear the jazz go down
Competition in all the places
Uh, but the horns they’re blowing that sound
Way on downsouth
Way on downsouth London town



Check out Guitar George, he knows all the chords
Mind he’s strictly rhythm, he doesn’t want to make it cry or sing
They said an old guitar is all he can afford
When he gets up under the lights to play his thing



And Harry doesn’t mind if he doesn’t make the scene
He’s got a daytime job, he’s doing alright
He can play honky tonk like anything
Saving it up for Friday night
With the Sultans
With the Sultans of Swing



Then a crowd of young boys they’re fooling around in the corner
Drunk and dressed in their best brown baggies and their platform soles
They don’t give a damn about any trumpet playing band
It ain’t what they call rock and roll
And the Sultans
Yeah, the Sultans play creole



And then the man he steps right up to the microphone
And says at last just as the time bell rings:
“Goodnight! Now it’s time to go home”
And he makes it fast with one more thing:
“We are the Sultans,
We are the Sultans of Swing”




Avverti un brivido nell’oscurità
Sta piovendo nel parco, ma nel frattempo
Tu ti fermi a Sud del fiume e trattieni il respiro.
Una band sta suonando un Dixie* al tempo di due quarti
E tu ti senti bene quando ascolti il suono di quella musica.



Entri, ma non vedi molti volti sottrarsi alla pioggia
Per ascoltare la musica jazz che stanno suonando.
Competizione ovunque.
Ma per fortuna i corni stanno emettendo quel suono
A Sud
A Sud di Londra.



Guarda “Guitar George”, lui conosce tutti gli accordi
Fai attenzione, lui è rigorosamente ritmo,
Non vuole farla piangere o cantare.
Dicono che una vecchia chitarra sia tutto ciò che ha da offrire
Quando si alza sotto le luci per suonare.



E ad Harry non importa se non fa scena
Ha un lavoro giornaliero e gli va bene così.
Può suonare l’honky tonk come qualsiasi altra cosa
riservandolo per il venerdì sera
Quando è con i Sultani,
I Sultani dello Swing.



E una folla di ragazzi sta cazzeggiando nell’angolo
Ubriachi e vestiti con i migliori pantaloni larghi marroni
e con le suole piatte
E non gliene frega di qualsiasi gruppo che suoni la tromba.
Non è ciò che chiamano “rock and roll”.
E i Sultani
I Sultani suonano creole.



E poi l’uomo sale i gradini per arivare dritto al microfono
E dice, mentre suona la campanella:
“Buonanotte! Adesso è ora di andare a casa”
E lo fa velocemente, aggiungendo:
“Noi siamo i Sultani,
Noi siamo i Sultani dello Swing”.




Scritta da:


Mark Knopfler


Eseguita da:

  • Mark Knopfler – Voce, chitarra solista
  • David Knopfler – Chitarra ritmica
  • John Illsley – Basso
  • Pick Withers – Batteria





Vi siete mai innamorati di un musicista?
A me è successo tante volte.
Ma il primo sei stato tu, David.
Questa recensione è dedicata a te.






Salve a tutti!



La canzone di oggi è stata suggerita da Camilla ♥, e si dice che narri un episodio realmente vissuto da Mark Knopfler!
Sultans of Swing, pubblicata per la prima volta nel 1978 come singolo d’esordio dei Dire Straits, compare anche come sesta traccia del primo, omonimo, album della band.



Il pezzo si apre con un riff dalla delicata intensità in pieno, unico e personalissimo, stile Straits, ma prende una piega diversa con l’entrata della voce sfumata di folk del cantante.
E’ notte e fa freddo, perchè sta piovendo a Sud di Londra. La solitudine e la malinconia ci pervadono, ma una speranza c’è: musica. La musica come rifugio. Proviene da un locale.
Senza indugiare, entriamo. Non ci sono molte persone, probabilmente (purtroppo) a causa dell'onnipresente competizione che investe la sfera dell'arte (e non solo); o forse siamo noi a non vederle, poiché il gruppo che si sta esibendo cattura la nostra attenzione. Ne riconosciamo due membri: “guitar George” e Harry.


33 e 45 giri, si tratta di George Young, fratello maggiore di Angus e Malcom Young (AC/DC), e di Harry Vanda. Sia George che Harry suonavano la chitarra in un complesso chiamato The Easybeats.
Il primo, nonostante sia un musicista competente, non si lascia andare. Non vuole far piangere o cantare la sua chitarra, e si limita così a portare il ritmo con il suo strumento consumato dal tempo.
Sappiamo che anche il secondo è un buon musicista versatile, ma il suo difetto sta nell’atteggiamento distaccato e noncurante che assume; rimane nell’ombra, neanche fosse John Paul Jones dei Led Zeppelin.
L’amarezza dell’intera scena è aggravata da un gruppo di ragazzi ubriachi. A loro non interessa una band jazz in cui sia presente il suono di una tromba, semplicemente perchè non è rock and roll bensì, appunto, creole (un altro tipo di jazz particolare suonato a New Orleans). Rockers, avete mai sentito nominare Alan Freed?
Nei primi anni ’50 coniò e diffuse, grazie alla sua radio, l’espressione “Rock and Roll”. Pochi sanno che quello stesso Alan Freed, anni prima, suonava il trombone in un gruppo chiamato proprio… Sultans of Swing.


Eh, Mark, Mark… queste citazioni.



Per quanto riguarda la musica, il tocco morbido di Knopfler ci culla verso una dimensione sospesa, impalpabile, con malinconica precisione. Possiamo notarlo soprattutto dal limpido assolo. In questa canzone tutto è gentile, tenue, ma venato di tristezza, a partire dai cori, per finire alle percussioni.
La parte che preferisco è quella finale, in cui una campanella (o una sveglia) segna il tempo scaduto, e un membro della band augura la buonanotte al pubblico. E poi, mentre sotto la musica si anima, si affretta ad aggiungere il nome del complesso.


L’assolo conclusivo è più movimentato rispetto al resto della canzone: unisce la tecnica pulita e la dolce razionalità di Mark in una cascata di note trasparenti.



Mi raccomando, se vi è piaciuta la recensione, condividetela dove volete e fatela leggere ai vostri amici!

Ciao!




artenope

*Dixie sta per “Dixieland”, un singolare modo di suonare il jazz tipico dei bianchi di New Orleans.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×