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Una storia di BrunoMagnolfi

Questa storia è presente nel magazine Villi

4 giugno - Villi.

Certe volte (1 di 9)

71 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 09 gennaio 2021 in Altro

Tags: #Villi

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Certe volte si pretendeva che tutto fosse chiaro e tranquillo, e intanto si sguazzava nella complicazione più alta senza riuscire a ritrovare il nesso delle cose. Si fingeva controllo, e c’era sempre chi riusciva ad essere più credibile di altri, ma in generale era evidente il vuoto atteggiarsi di molti, senza alcun aggancio al concreto. Tutto ciò permetteva una leggerezza e una facilità di pensiero superiori al normale, e in questo comportarsi uscivano fuori idee e spunti creativi, quasi a getto continuo. Le amicizie spesso erano finte o superficiali, ma in certi casi ci si aiutava a vicenda in modo insperato, senza chiedere niente, senza farsi neppure domande o porsi dei dubbi. Si sentiva che il cemento comune era la sconfitta continua dell’ovvietà, e si cercava di rifugiarsi tra le cose scontate solo a patto di coniugare questo comportamento con una dose massiccia di autoironia. Infine si cercava di essere veri, ed era rara la mancata sincerità, e in questo modo, anche da soli, si riusciva a sentirsi solidali con gli altri. Non si parlava quasi mai dell’amore, sentimento troppo egoistico, però ci si innamorava continuamente, e spesso delle persone sbagliate.

Lungo la strada, quando ci incontrammo, Villi per prima cosa mi chiese se mi ricordavo di lei. Non sono mai stato un fisionomista, così risposi di si, ma soltanto per non sembrarle scortese. Di fatto qualcosa forse mi ricordavo di lei, adesso che mi rammentava l’occasione d’incontro, però l’avevo vista soltanto una volta assieme ad altre persone, e la sua faccia non mi era proprio rimasta nella memoria. Prendemmo assieme un caffè dentro a un bar, si parlò in generale di noi, e lei continuò a sorridere molto, a parlarmi come fosse realmente contenta di avermi incontrato, e contemporaneamente a comportarsi come fosse agitata, preoccupata di qualcosa che io non riuscivo minimamente a comprendere.

Poi disse che da poco erano tutti partiti coloro che avevano abitato fino ad allora in casa con lei, e lei aveva paura a rimanere da sola, forse per un suo vizio mentale, forse perché troppo grande quel suo appartamento, e così si stava facendo ospitare per quel periodo in una casa diversa, da una sua amica, insieme alla quale stavano preparando la loro tesi di laurea. Erano i primi giorni di giugno, ricordo, e le cose sembravano scorrere leggere in quel lungo periodo. Così quando mi chiese se per un po’ volevo andare a stare a casa da lei, in modo da permetterle di riprendere i suoi comportamenti di sempre, a me sembrò quasi normale, ma riflettevo dentro me stesso che quella era soltanto una delle tante possibilità che potevano normalmente accadere in quegli anni vivaci.


Bruno Magnolfi



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