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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Articoli e recensioni

I concorsi letterari

La mia esperienza

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3 minuti

Pubblicato il 18 luglio 2020 in Giornalismo

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Io partecipo ai concorsi letterari perché mi piacciono le sfide. Come quando da ragazzina disputavo le gare di nuoto con gli esordienti. Si vincevano medaglie di latta dorata. Ma vuoi mettere la gioia di salire sul podio, stringere la mano del giudice di gara, ricevere i complimenti dell’allenatore e festeggiare in allegria coi compagni di squadra?

Perciò quando, girellando su internet, ho incontrato questo mondo, poiché mi è sempre piaciuto leggere e provare, a mia volta, a scrivere, mi sono detta: «Perché no?»

Ho iniziato coi concorsi gratuiti per verificare di essere all’altezza o se, invece, non mi convenisse lasciar perdere.

Il primo concorso a cui ho partecipato, bandito da una piccola casa editrice, prevedeva l’acquisto di una copia dell’antologia, se il mio racconto fosse stato selezionato.

Be’ in quel caso l’avrei comprato comunque, anche solo per inserirlo nella raccolta dei miei ricordi più belli, insieme alle medaglie di latta dei miei trascorsi natatori! Sono stata felicissima di ricevere, dopo circa quindici giorni dal termine di invio del materiale, la lettera che mi confermava che il mio racconto era stato scelto per essere inserito nel libro di prossima pubblicazione. Aprendo la mail ho potuto verificare che i vincitori erano davvero molti. Allora mi è venuto il dubbio che non ci fosse stata una vera selezione, ma che fosse soltanto un’operazione editoriale per avere la certezza che la stampa dell’antologia avesse un riscontro economico per la casa editrice. Mi è dispiaciuto verificare che non c’era stata una reale competizione, ma sono stata ugualmente felice di vedere stampato il mio lavoro.

In ogni caso hanno dato voce a chi, come me, altrimenti non l’avrebbe mai avuta!

Il secondo concorso prevedeva la pubblicazione di un e-book e l’eventuale stampa dei soli primi dieci racconti selezionati, perciò sono stata contentissima di essere compresa nella decina vincente. Ne ho ordinato una copia e atteso con trepidazione l’arrivo con la posta.

È stata una bella spinta che mi ha convinto a continuare: ho perciò deciso di partecipare ad un concorso per racconti brevissimi bandito da una rivista.

Con gioia ho saputo di essermi classificata terza. Finalmente sul podio! Ancora più gratificante è stato constatare che i primi due classificati erano scrittori di una certa esperienza con svariate pubblicazioni alle spalle.

Questi primi timidi successi mi hanno indotto a pensare che forse avrei potuto concorrere anche in quelle selezioni che prevedevano una tassa di lettura.

Non sono del tutto d’accordo con chi considera questo contributo iniquo, perché l’autore produce e il banditore incassa. Fare parte di una giuria può essere un lavoro, talvolta anche pesante, se devi scegliere tra centinaia di scritti spesso poco interessanti e raramente avvincenti. In fondo se vuoi cominciare una qualsiasi attività devi mettere in conto un investimento iniziale e spendere dieci euro per sperare di vincerne quattrocento ci può stare. Senza contare a come sarebbe bello partecipare alla kermesse che ti proclama vincitore!

Però sono dell’idea che se la richiesta di contributo supera i quindici euro comincia a diventare discutibile e non più giustificabile.

Ho cominciato partecipando al concorso bandito da un circolo ricreativo. Non sempre si può vincere ed ero pronta alla sconfitta. Due giorni prima della prevista premiazione ancora non veniva pubblicata la classifica. Ma se il vincitore fosse risultato abitare in un luogo lontano come avrebbe potuto organizzarsi per raggiungere la sede dell’evento e ritirare il premio così come previsto dal bando, pena l’esclusione?

Questo mondo non è così trasparente come quello delle mie gare di nuoto, dove la vittoria è decretata unicamente dal cronometro, perché molto dipende dalla formazione culturale e dai gusti dei giurati.

Ma ho scoperto che scrivere ha un effetto catartico e terapeutico. Molto meglio delle sedute con l’analista. Perciò continuerò a scrivere e a partecipare ai concorsi letterari. In fondo costa molto meno!

P.S. Poi ho trovato, nel vasto mondo del web, alcuni siti che pubblicano i racconti, le poesie o altri scritti di grafomani come me. Perciò ho colto l’occasione per incontrare, seppure solo virtualmente, degli amici di penna con cui condividere questo interesse. E questo è ancora più gratificante…


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