scrivi

Una storia di Elegantstork

Preperception

della Prepercezione e dell'Uomo

110 visualizzazioni

15 minuti

Pubblicato il 18 dicembre 2019 in Fantascienza

Tags: #dejavu #viaggioneltempo #sangue #azione #fantascienza

0

"Avanti!" esclamò l'uomo, ripiegando le gambe in modo da riaccomodarle in una posizione più consona al momento. Si sistemò frettolosamente il nero cravattino, lievemente sbilanciato sulla camicia bianca, e irrigidì il collo e le spalle, schiarendosi la gola. Controllò quindi il lucchetto dell'armadio di grigio metallo di fianco a lui, che in quel momento custodiva la valigetta gonfia di venti milioni di dollari per l'affare delle cinque. Fece infine tempo a gettare un'ultima occhiata ai feticci che custodiva gelosamente sopra la scrivania, una sfilza di scaramantici portafortuna in metallo e plastica, quando la porta si aprì timidamente.

"Buongiorno, signor Caldwell" gracchiò il figuro, entrando ansimante nell'ufficio ricevimenti. Richiuse la porta dietro di sé con noncuranza, e sorrise alacremente all'importante finanziere, che ora era finalmente davanti a lui.

"Con chi ho il piacere di parlare?" domandò con cortesia il signor Caldwell, ricambiando l'artificiale sorriso a trentadue denti, e drizzando la spina dorsale per apparire più composto.

"Non voglio fare troppi giri di parole, signor Caldwell." rispose l'altro, quasi interrompendo l'elegante uomo nel mezzo della sua cordiale domanda "In ogni caso... Sono il dott. Scott Sharp, e sono l'uomo che l'ha uccisa oggi stesso."

Subito quella frase spiazzò l'uomo d'affari. Dopo quell'imbarazzato intervento, risultò difficile al signor Caldwell mantenere il falso sorriso sul proprio viso. Capì subito che l'uomo che tanto aveva insistito per incontrarlo nella sua torre, quel giorno preciso e in quell'ora esatta, non era altro che uno squilibrato. Forse uno schizofrenico. Ora aveva ben due scelte: toglierselo elegantemente di torno con raffinate perifrasi e fasulli impegni improrogabili, o semplicemente chiamare la sicurezza, dato che la pagava profumatamente, e questa quasi mai aveva opportunità di intervenire e guadagnarsi la pagnotta.

Il pazzo sembrò accorgersi dell'imbarazzato travaglio che stava ora tormentando l'equilibrato uomo d'affari, e, dopo qualche annoiato sospiro, disse: "È inutile chiamare la sicurezza, signor Caldwell. Ho già tagliato i cavi del telefono tra sette secondi.".

"Come scusi?" l'uomo d'affari si riscosse dai suoi futili pensieri, e assistette incredulo alla scena che gli si presentò davanti. Lentamente e senza indugi, come se lo avesse fatto mille volte, il matto mosse qualche passo verso la sua lucida scrivania, si avvicinò al telefono dell'uomo, estrasse un coltellino svizzero dalla tasca del giubbotto, e, senza una parola, tagliò l'arricciato cavo che collegava l'apparecchio alla linea telefonica dell'edificio. Dopodiché se ne tornò dove stava prima, in piedi, a fissare il confuso uomo d'affari.

"Come... Come ha fatto a portare quello qui dentro?" domandò il signor Caldwell, storcendo il sopracciglio per la perplessità.

"Non è quello ciò di cui deve preoccuparsi, signor Caldwell" rispose il figuro, incrociando le mani dietro la schiena, come se dovesse esporre qualcosa di importante "Mi sembra di doverle un paio di spiegazioni, intanto."

"Spiegazioni?" l'uomo d'affari stava cominciando a maledire quel pazzoide, che non stava facendo altro che rubargli tempo prezioso "Lei mi deve parecchie spiegazioni. Ha idea di quanto costa un telefono del genere?".

Per nulla turbato, l'uomo davanti a lui fece un cenno con la mano, quasi a calmare l'altro, poi si schiarì la gola ed incominciò a parlare.

"Le ho già detto chi sono e che sono l'uomo che oggi l'ha uccisa" iniziò, mentre l'uomo d'affari lo fissava infastidito "Ma non le ho detto perché l'ho uccisa."

Il signor Caldwell alzò gli occhi al cielo e sbuffò, rimuovendo dall'espressione e dalla postura ogni traccia di contegno che fin prima aveva trattenuto elegantemente.

"Per favore, può uscire da questa stanza prima di arrecarmi ulteriori danni? Non so di cosa lei stia parlando" disse, interrompendo il pazzo con stizza e nudo disprezzo. L'uomo, tuttavia, sorrise imbarazzato, e continuò imperterrito il suo soliloquio.

"Ha mai avuto un déjà-vu?" continuò, dondolando il torso avanti e indietro con eccitazione "Certo che l'ha avuto. Ebbene, io, il dott. Scott Sharp, ho passato tutta la mia vita a studiare i déjà-vu, con approccio scientifico e rivoluzionario. Ora le porrò un'altra domanda. Lei crede nel destino?".

Il signor Caldwell squadrò con sospetto e titubanza il pazzo in piedi davanti a lui. Era abbastanza giovane, sulla trentina, e parlava con sicurezza velata di noia. Sul suo capo era impossibile distogliere lo sguardo dalla zazzera arruffata, un nero covone di paglia, e dagli occhi di un color azzurro pungente, che sembravano non aver dormito da secoli. Quel pazzo ora lo stava davvero infastidendo, e avrebbe dovuto tirare fuori ogni sua abilità per levarselo dai piedi.

"No" rispose infine, decidendo di stare al suo gioco per un po', con la speranza che prima o poi si sarebbe levato di torno.

"È strano che un uomo d'affari come lei, maniaco dell'ordine e della matematica, non creda nel destino." rispose il pazzo, fissando profondamente negli occhi l'interlocutore "Ma glielo assicuro io, il destino esiste. Altroché se esiste.".

"La prego di uscire dal mio ufficio. Per favore. Mi sta rubando tempo prezioso." insistette spazientito il signor Caldwell, ma l'altro lo ignorò nuovamente.

"Ha mai pensato cosa sarebbe potuto succedere se un importante evento della Storia fosse cambiato alla radice? Per esempio, signor Caldwell, ha mai immaginato come sarebbe il mondo adesso se il nazismo avesse vinto la guerra?".

L'uomo d'affari distolse l'irritato sguardo dal figuro, e cercò di controllare la collera che gli stava lievitando nel petto.

"Glielo dico io. Non sarebbe potuto succedere. Perché il destino lo ha evitato, e ha scelto la strada migliore per la razza umana affinché proliferasse florida. Tutto ciò che è successo durante la Seconda Guerra Mondiale era mirato alla caduta di Hitler. Magari una battaglia in più vinta dagli alleati avrebbe fatto perdere la guerra a questi, per una sorta di effetto farfalla. Invece tutto è confluito nella sconfitta di Hitler, e niente è casuale nell'ordine del Tempo." continuò l'uomo.

Il signor Caldwell cominciò a sentirsi a disagio per gli inutili blateri di quell'uomo, e fissò l'orologio. Mancavano otto minuti alle cinque, e voleva concludere un affare importante prima di tornare a casa per mangiare con tutta la famiglia.

"Come le ho detto," riprese a cianciare l'uomo, dopo una breve pausa "io ho studiato a lungo i déjà-vu. Ho fatto anche degli studi approfonditi sui sogni e sui viaggi astrali. Questo lavoro di ricerca ha impiegato oltre dieci anni della mia vita. E allora ad un certo punto mi sono detto: perché non collegare le cose e vedere che viene fuori? Sa che le dico, signor Caldwell? Che molta gente pensa che i sogni riflettano gli eventi passati e li rielaborino per immagazzinarli. Ma glielo dico io, che li ho studiati per anni. I sogni non mostrano il passato. Mostrano il futuro.".

L'uomo d'affari si voltò nuovamente verso l'interlocutore, ancora più perplesso di prima. Che stava blaterando, ora? Perché continuava a fissarlo come se stesse tessendo un complesso piano dentro il suo bacato cervello? Il suo sguardo azzurro lo stregava e ammutoliva, e l'uomo si maledisse per non riuscire ad evitare di fissare quell'individuo.

"Quando lei ha un déjà-vu, le pare di aver già visto, o vissuto, un evento che però accade nel futuro. Solo che non ricorda di averlo vissuto fino al momento in cui accade. E spesso la prima volta che lo vive è in un sogno. In un sogno precognitivo" l'uomo sorrise di nuovo "Non è sbalorditivo? Il cervello riesce a prevedere degli eventi che devono ancora succedere, e in prima persona. Ed è allora che mi sono chiesto: perché? Come facciamo a vedere nel futuro? Sembra un film di fantascienza. Sembra pazzia, è vero. Ma la risposta c'è, signor Caldwell. E questa risposta è il destino.".

Il signor Caldwell era ormai terribilmente rapito dalla retorica martellante di quel pazzo. Non gesticolava parlando, ma seguiva un discorso lineare e ammaliante, col tono di qualcuno che si è preparato a lungo un discorso, ma ora lo sta esponendo seriamente per la prima volta. Non sapeva se essere impaurito o estasiato da quel bizzarro figuro. Allungò involontariamente la mano a pigiare il pulsante del telefono che comunicava con la sicurezza, ma lo ritrasse sussultando dopo pochi secondi, ricordandosi del cavo reciso.

"È un concetto davvero difficile da spiegare, il destino. Lo sa, signor Caldwell? È stato incredibilmente difficile da capire anche per me. Va assorbito, intuito, non capito. È una specie di ordine supremo, che incastra ogni evento in modo da scegliere tra le possibili linee temporali una specifica. Se adesso io, per esempio, le dessi uno schiaffo, lei reagirebbe bloccandomi la mano. Lei non può decidere far rimanere ferma la mano e lasciare la guancia scoperta per farsi colpire dallo schiaffo, perché il suo cervello è rudimentale, e agisce in risposta agli stimoli. Allora lei potrebbe dirmi che, ora che le ho fatto questo discorso, lei potrebbe decidere di ricevere lo schiaffo, e questo non sarebbe il destino. Ma anche quest'altra decisione sarebbe la risposta ad uno stimolo. E questo stimolo è il mio discorso per metterla alla prova. In questo modo io posso esattamente prevedere cosa lei farà nel momento in cui io le tirassi uno schiaffo. E allora lei potrebbe ribattere che, anche dopo il mio discorso, potrebbe sostenere di lasciarsi schiaffeggiare, ma in realtà bloccare la mia mano. Ma anche questa è la risposta ad uno stimolo, e questo stimolo è il suo carattere, o il suo temperamento. Se conoscessi nel dettaglio il suo carattere, e vedessi che è una persona che ama confondere il prossimo e dire bugie, potrei prevedere questa mossa in ogni caso. Quindi ho il pieno controllo e la piena conoscenza di quello che succederà se le tiro uno schiaffo. E per avere questo controllo basterebbe conoscere il suo carattere, sapere i tipi di reazione possibile allo schiaffo, e dunque combinare ogni piccolo elemento per prevedere cosa lei farà nel momento in cui le tirerò uno schiaffo. Ecco cos'è il destino. Immagini se tutto quanto fosse concatenato in un oceano di reazioni e azioni. Io, se conoscessi alla perfezione il suo carattere e il suo passato, potrei prevedere con precisione massima cosa lei farebbe in ogni circostanza. A questo punto la libertà dell'uomo cade. Lei non è più un uomo libero, perché è solo un oggetto meccanico che risponde a degli stimoli in una maniera che ha sviluppato negli anni, e che, seppur complessa, è prevedibile. Il suo carattere si è plasmato a partire da tutti gli eventi a cui lei ha assistito nella sua vita, e che sono andati a confluire nel suo cervello, in particolare quelli avuti nell'infanzia. E questi eventi che hanno formato il suo carattere a loro volta sono stati conseguenze di stimoli applicati ad altri individui, che a loro volta hanno risposto agli stimoli lasciati da altri individui, ognuno matematicamente attenendosi ai canoni descritti dal proprio carattere. Questo è il destino, signor Caldwell."

Ammaliato dal carisma di quel pazzo, che ormai gli sembrava davvero un bambino eccitato di raccontare le proprie esperienze, seppur con tono adulto e insano, il signor Caldwell si tirò il colletto, deglutendo profondamente. Quel personaggio, entrato nel suo ufficio con noncuranza, e che ora gli stava dando una schizofrenica lezione di filosofia, lo turbava profondamente. Per la prima volta, dopo molto tempo, percepì un'aura di pericolo che saturava l'atmosfera della stanza. Il suo cervello era in allerta, e studiava ogni parola e movimento di quel pazzo, quasi fosse una bestia in agguato, pronta ad attaccare senza preavviso. Per togliersi da quell'impiccio doveva scegliere cautamente ogni parola, e districarsi dalla turbolenta follia di quello con serietà e maestria. Aveva affrontato di peggio, per arrivare fino a quel punto della sua vita, e non lo avrebbe certo fermato un matto armato di coltellino svizzero.

"Non capisco perché mi sta facendo questo discorso." disse cautamente, cercando di mantenere un tono neutro e senza velature di fastidio o timore.

Il pazzo inspirò profondamente, come se l'affiatato discorso di prima gli avesse prosciugato energia, poi continuò sorridendo il monologo.

"Gliela farò breve, dato che non manca molto tempo." disse, facendo un cenno col capo verso il costoso orologio che l'uomo d'affari portava al polso "In questi cinque anni di pratica, sono riuscito a controllare i ricordi che il cervello immagazzina durante il sonno. È come fare un sogno lucido, ma lasciando scorrere la logica onirica di fondo del cervello. Si procede poi mediante passi, comunicando all'encefalo cosa immagazzinare e cosa no. Ogni volta che vedo qualcosa di interessante o inconsueto in un sogno, posso decidere di ricordarlo. È una dote estremamente difficile da far germinare, e che richiede anni di pratica per essere acquisita, mi creda. Il problema è che non sempre il cervello nei sogni comunica linearmente. Spesso usa simboli, immagini, emozioni che corrispondono a qualcos'altro. Nulla è casuale, ma tutto è incredibilmente difficile da interpretare. Come una gigantesca bibbia onirica che è anche manuale di matematica. Ogni tanto, però, sognamo anche eventi, possiamo dire, futuri, con abbastanza concretezza e precisione da diventare déjà-vu. E sono quelli che interessano a me. Per questo sono qui.".

"Continuo a non seguirla." rispose il signor Caldwell, sforzandosi di alzare gli occhi al cielo e terminare subito quella conversazione.

"Ho avuto, la settimana scorsa, un déjà-vu particolare. Abbiamo poco tempo, quindi glielo racconto velocemente. Lasciando fluire il materiale onirico che il cervello mi presentava, ho cominciato un lungo sogno cinematografico. Era molto chiaro, e lo ricordo bene anche adesso, dato che mi ha sconvolto abbastanza. Ma ora glielo racconto."

"Senta, non m'interessa sentire i sogni che lei fa di notte. Ha detto di avere poco tempo? Anch'io ho poco tempo, esattamente come lei. Quindi, perché non esce e non torna a trovarmi in un momento migliore? Entrambi ora abbiamo impegni più importanti, e non conviene a nessuno dei due sprecare tempo. Il suo sogno lo vorrei sentire nei particolari e lentamente, quindi perché non incontrarci un altro giorno migliore?" lo interruppe il signor Caldwell, volgendo un sudato sorriso cordiale al figuro, mentre questo sollevava il sopracciglio, evidentemente contrariato della scelta dell'interlocutore di interromperlo.

"Lei mi crede pazzo, signor Caldwell. È da un pezzo che l'ho capito." rispose, storcendo l'angolo della bocca "Ma non posso contrariarla. Non posso tuttavia incontrarla un altro giorno. E ora le spiegherò il perché.".

L'uomo d'affari aprì la bocca per ribattere, quando l'uomo alzò improvvisamente il tono di voce, incitandolo a lasciar perdere.

"Il suo impegno delle cinque è un affare con Jim Kimano, sbaglio? L'acquisto di un nuovo immobile nel centro di Detroit." disse l'individuo, incrociando le braccia. Il signor Caldwell rimase spiazzato dall'intervento del pazzo, e dilatò le pupille dalla sorpresa.

"Come fa a saperlo? Queste sono informazioni strettamente confidenziali." rispose. Ora stava davvero trattenendo la rabbia e il terrore a stento. Tese i muscoli delle gambe per alzarsi dalla sedia, ma l'improvvisa paura di quel figuro lo immobilizzò, gonfiandogli gli occhi, e facendo pulsare la vena sulla tempia scoperta.

"Lo so perché l'ho visto, signor Caldwell. In questo déjà-vu." ribatté l'altro, rimanendo fisso e in piedi davanti alla scrivania "Ma la cosa interessante arriva dopo.".

Il signor Caldwell fulminò il pazzo con lo sguardo. Era più accigliato adesso, sì. Ma era ancora fastidiosamente serio e concentrato, come un calcolatore elettronico che si divertiva a prenderlo in giro.

"Ho visto poche cose in quel déjà-vu, ma molto chiare. E dopo che lei ha concluso l'affare delle 17:00 ho ricevuto solo fugaci percezioni. Bombe. Esplosioni. Sangue. Morte. I suoi alberghi in tutta l'America presi di mira dal terrorismo. Lei è il carente simbolo di un capitalismo che non può più soddisfare il popolo. In un climax di fugaci ombre di distruzione, stermini di innocenti, attentati ad intere metropoli, nulla fermerà il corso del Tempo. Questo affare è ciò che sigillerà per sempre una delle pagine più nere della Storia dell'Uomo. E dopo queste apparizioni non c'è più niente. L'ultimo déjà-vu è il suo proiettile che saetta verso la mia fronte. Nel futuro, lei mi ucciderà, dopo una serie di violenze di cui lei non ha nemmeno idea.".

"Ora basta!" gridò il signor Caldwell, sbattendo il pugno sulla scrivania. La vena sulla tempia scricchiolò pericolosamente, pulsando dalla furia.

"Lei ha finito con tutte queste fesserie! La porterò in tribunale, cazzo! Sicurezza! Sicurezza!" strillò l'uomo d'affari, con tono incrinato da terrore e rabbia. Provò ad alzarsi e fermare quel pazzo, ma ancora le gambe lo tenevano inchiodato alla poltrona. Lo sguardo gonfio di terrore e fastidio inquadrò il pazzo mentre armeggiava con qualcosa nelle sue tasche, posandosi prima sui feticci, ancora fermi a fissarlo sulla sua scrivania.

"La smetta di agitarsi! Le devo ancora dire il pezzo peggiore del puzzle." esclamò l'altro, il braccio contratto dietro la schiena ad afferrare qualcosa che l'uomo d'affari non poteva vedere.

Il signor Caldwell ringhiò, udendo un suono gutturale, intriso di rabbia e fastidio, che nemmeno sapeva fosse capace di emettere, poi aprì la bocca per sfogare finalmente tutte le sue grida, quando venne interrotto. Un suono metallico e regolare riempì ogni centimetro dell'ufficio. L'orologio secandiva fatidico le 17:00.

"Mh..." mugugnò il pazzo "Ormai è troppo tardi.".

Detto questo, tese il braccio, estraendo dalla cintura una nera pistola, e sparò al signor Caldwell, il quale aveva sgranato gli occhi per la sorpresa. Il proiettile lo colpì in testa, e la fronte dell'uomo d'affari iniziò a sgorgare caldo sangue sulla scrivania, bagnando inesorabilmente i feticci di plastica, ancora disposti ordinatamente sopra i documenti.

Scott sentì dei passi eleganti e frettolosi dietro la porta dell'ufficio. Probabilmente Kimano era a pochi metri dal corridoio quando aveva sentito lo sparo, seppur silenziato.

La porta si aprì, rivelando l'acida faccia del giapponese.

"Hai fatto?" domandò l'uomo, sorridendo bieco, poi il suo sguardo si spostò sulla salma, che ancora zampillava fresco sangue tutt'intorno sulle candide carte "Eccome se hai fatto!".

"Sono perfettamente puntuale come sempre. Pover'uomo. Mi sembrava una brava persona questo." rispose Scott, finalmente spostandosi dal luogo davanti alla scrivania, dove sembrava avesse messo radici.

"Questi milionari non hanno mai l'anima pulita. La valigetta dov'è?" chiese il giapponese, cominciando a rovistare nei cassetti della scrivania, intrisi di scuro sangue.

"Ti ricapitolo il tutto. Alle 17:01 e 21 secondi scatta il black-out nell'isolato. Alle 17:01 e 45 secondi sale dalle scale una guardia da sola, e guarda a destra, nasconditi nella segreteria a sinistra. Alle 17:02 giuste passa una volante sulla strada qui davanti, quindi non dobbiamo farci vedere dalla vetrata, ma è facile. E infine alle 17:03 e 39 secondi riparte la corrente e scendiamo. A proposito, alle 17:02 e 51 secondi ti sporchi la mano destra con il sangue, quindi mettiti un guanto, ok? Ah, e la valigetta è dentro l'armadio. Questa volta sono arrivato con un paio di minuti d'anticipo, quindi ho pensato di intrattenere il nostro amico con un bel monologo. Devo dire che non ha apprezzato. Ma lo sai, a me è sempre piaciuto fare questi scherzi.".


Copyright ElegantStork 18/12/2019, Tutti i diritti riservati


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×