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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine La sposa in grigio perla

La sposa in grigio perla

Prima Parte

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7 minuti

Pubblicato il 26 gennaio 2021 in Altro

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Buongiorno e ben ritrovarti. Dopo un periodo di astensione dal sito, sono tornata in questo posto dove tutto ebbe inizio qualche anno fa.

LA SPOSA IN GRIGIO PERLA è un romanzo pubblicato in selfpublishing dopo cinque lunghi anni. Su Intertwine ho scritto molte storie, Paola, la protagonista del romanzo vorrebbe far conoscere a voi tutti la sua storia. È una storia tormentata, non vi deluderà. Cercherò di pubblicare una volta alla settimana un capitolo, spero di avervi tra i miei lettori.

A volte la vita sembra prendersi gioco di noi. Ci invia messaggi che non possiamo, vogliamo, comprendere. Il destino già segnato di Paola non attendeva altro che entrare in scena. Il palcoscenico stava per essere allestito. Attori e comparse pronte a salire sul palco per la loro unica interpretazione. Il copione in mano al Grande Regista. Il sipario può aprirsi.



- Vado subito a farmi una doccia, queste scarpe mi hanno massacrato i piedi, non ce la faccio più!

Il pesante portoncino si chiuse con un tonfo sordo lasciando fuori il caldo di una giornata sul finire di un settembre ancora estivo.

In una mano le scarpe, nell’altra un lembo del lungo vestito tenuto con naturale eleganza, Paola si diresse verso la stanza da bagno nell’interrato della sua lussuosa dimora.

Nello stesso momento, l’ingegner Enrico Marini infilava l’elegante scala di legno che conduceva al piano superiore.

La zona notte era dotata di tre ampie stanze da letto con rispettivi bagni. Ogni camera era un mondo a sé. Paola, appassionata di arredamento, aveva voluto che ogni ambiente fosse diverso dall’altro.

Nella camera padronale dominava il colore azzurro; dal blu intenso delle pareti, alla gradazione più tenue delle due poltroncine.

La mobilia, composta da armadio in noce, cassettone in ciliegio, due comodini anch’essi in noce e il letto matrimoniale, risaliva al tardo Ottocento veneto. Il mobile che Paola amava di più era il cassettone appartenuto alla nonna, così come il prezioso copriletto.

Il letto matrimoniale, invece, lo aveva acquistato in un negozio di antiquariato. Paola se ne era subito innamorata pensando che il candido copriletto della nonna sarebbe stato perfetto per ricoprirlo.

Ricordava quel copriletto quando bambina andava a dormire dalla mamma di suo padre. Il grande lettone le appariva maestoso, mentre, da sotto lo strato di coperte, sbirciava per guardare la nonna aggrapparsi faticosamente alla testata per potersi coricare.

Un buon odore di borotalco aleggiava nella semplice camera di nonna Elsa. Da quei ricordi, probabilmente, nasceva l’ossessione che Paola aveva per i profumi.

Una porta scorrevole divideva la stanza matrimoniale dall’elegante bagno totalmente rivestito di marmo, così come il ripiano del lavabo, che ospitava una generosa varietà di boccette di ogni forma e fragranza e delle immancabili orchidee bianche.

La seconda stanza era stata pensata come camera per gli

Due letti singoli in ferro battuto, separati da un vecchio comodino, stavano di fronte all’armadio in abete. Alcuni mazzolini di lavanda essiccata adornavano la cassettiera di recupero, verniciata in una tenue tonalità lilla.

Completava la zona dedicata agli ospiti un piccolo bagno con le piastrelle decorate a mano.

La terza stanza da letto chiudeva il lungo corridoio. Ampia e soleggiata, era l’ambiente ideale per farne la cameretta dei bambini. Le pareti tinteggiate in un allegro giallo pastello risaltavano nella totale assenza di arredo. La scelta di un colore neutro risultava obbligatoria in attesa di conoscere il sesso del bambino che Paola portava in grembo.

Enrico aprì la porta della camera matrimoniale immersa nella penombra del tardo pomeriggio. L’unica cosa che l’ingegnere desiderava fare in quel momento era togliersi l’elegante abito da cerimonia e farsi una doccia; dopodiché, rinfrescato e rilassato, si sarebbe steso sul copriletto di nonna Elsa.

Con gesto meccanico sfilò la cravatta in seta grigio perla. Seduto sul bordo del letto, tolse le scarpe con una smorfia di dolore.

Detestava indossare scarpe nuove, soprattutto nel giorno del suo matrimonio. Lo aveva detto a Paola che non era necessario acquistarne un altro paio giacché ne possedeva a decine, usate, già collaudate e che di sicuro non gli avrebbero procurato il dolore ai piedi che lo aveva assillato per tutta la cerimonia.

La testardaggine della sua compagna, anzi, ora si doveva abituare a chiamarla moglie, lo disorientava ma della tenacia di Paola si era innamorato, così come del suo seno prosperoso e della bocca carnosa, un po’ imbronciata, da bambina capricciosa.

Enrico s’infilò nella stanza da bagno; la luce del tramonto filtrava attraverso le tende di pizzo. L’ampia cabina doccia lo accolse con il getto tiepido dell’acqua. Allungò una mano verso il ripiano che straripava di svariati tipi di bagnodoccia, ne prese uno a caso, mise una dose abbondante sul palmo della mano che si passò con vigore sulla pelle; il profumo sprigionato era forte, pungente, maschile.

La schiuma densa gli scivolava addosso come una carezza. Iniziò a sentire quella smania sessuale che lo prendeva sotto la doccia. Pensieri maliziosi lo tentavano. Attivò il miscelatore cercando di smorzare il suo impulso nell’acqua più fresca. Il pensiero divenne meno bramoso riportando alla mente giorno in cui conobbe la donna alla quale da poche ore aveva infilato all’anulare sinistro la preziosa fede.

- Ingegnere, mi scusi, c’è una chiamata per lei...

La signora Antonella, storica segretaria della Ditta E.T. Costruzioni S.p.A., informò il suo datore di lavoro di avere messo in attesa una persona che per tre volte quella mattina aveva chiesto dell’ingegner Marini.

Non aggiunse che la signorina in questione aveva cercato di contattarlo insistentemente anche nei giorni precedenti.

- Chi sarebbe?

Dalla linea telefonica interna del suo ufficio, Enrico rispose alla segretaria con un tono che non lasciava ben sperare.

Antonella era riuscita a temporeggiare per l’intera settimana con la signorina Paola Tonello. Con professionalità e cortesia aveva inventato di volta in volta scuse sempre diverse nel tentativo di dissuadere l’interlocutrice. Ma Antonella non poteva conoscere il temperamento caparbio di cui Paola era dotata e di sicuro non era a conoscenza del fatto che lei, quando si metteva in testa una cosa, raramente demordeva. Anzi più rifiuti riceveva, più si intestardiva.

Era così anche da bambina, sua madre le diceva sempre che quella cocciutaggine sarebbe stata la sua fortuna e la sua disgrazia.

Quanto detestava dare ragione a sua madre!

- Ingegnere, la signorina Tonello si occupa della vendita di spazi pubblicitari per un quotidiano locale.

Enrico, con una smorfia di disappunto, distolse lo sguardo da alcune fatture che lo stavano mettendo in difficoltà.

- Antonella, lei sa bene che di queste cose se ne occupa mio fratello.

Così pure di queste dannate fatture.

- Sì, certo, ingegnere, ma l’ingegner Tommaso, come sicuramente lei sa, è in viaggio di nozze e tornerà tra dieci giorni, la signorina è… è… una settimana che telefona.

Enrico tolse lentamente gli occhiali appoggiandoli sui fogli ai quali, da alcuni giorni, dedicava la sua attenzione. Lo sguardo stanco oltrepassò la vetrata. La primavera era nell’aria e una bella giornata di sole aveva delle ottime chance per metterlo di buon umore.

L’idea di conoscere una nuova donna lo allettava. Si passò una mano sulla fronte. Con le donne fino a quel momento si era solo divertito, non si sentiva ancora pronto per una relazione seria, tanto meno per il matrimonio, ma da qualche tempo avvertiva una sensazione di vuoto che cercava di colmare con viaggi di lavoro e avventure di poco conto.

- Enrico, sarebbe ora che anche tu pensassi di sposarti come ha fatto tuo fratello; hai quasi cinquant’anni, è ora che tu metta la testa a posto!

Nell’ultimo periodo sentiva sua madre ripetere spesso questa nenia. Fortunatamente i loro incontri non erano così frequenti, ma tanto bastava per infastidirlo.

Fare due chiacchiere con una sconosciuta lo avrebbe distratto dall’enorme mole di lavoro che in quel periodo era costretto a sobbarcarsi.

Si sentiva inoltre solleticato da una certa curiosità come spesso gli accadeva ogniqualvolta aveva modo di fare nuove conoscenze femminili.

- Va bene. Antonella, fissi un appuntamento... ehm, con la signorina?

Il tono di Enrico sembrò arrendevole, rassegnato. Merito di quell’inizio di primavera o stava invecchiando?

-Tonello... Paola Tonello.

La segreteria stava per chiudere la comunicazione quando dall’altro capo del telefono:

- Antonella!

- Sì, ingegnere.

- Per favore, chiami mio fratello al cellulare. Non ne posso più di fatture, bollette e fornitori da pagare. Se non risponde, insista!

- Va bene, ingegnere, lo faccio subito...



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