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Una storia di DomenicoDeFerraro

IL CANTICO DELLA PICCOLA CREATURA

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13 minuti

Pubblicato il 18 marzo 2020 in Fiabe

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IL CANTICO DELLA PICCOLA CREATURA

​​​​​​​DI DOMENICO DE FERRARO


Raccontare , abbandonati su una panchina nel vago dire dei giorni terribili che viviamo nella dolce eletta morte , che mi sovviene nell 'attimo che corre tra mesti pensieri ed incivili orrori , in ore poche allegre , in una realtà dove regna incredulo il male sotto tante forme che leggiadro ,volge il suo mesto sguardo per altri lidi . Altre leggende invadono l’animo mio ignaro di ciò che saremo domani , declamo i bei versi sopiti nel mio petto . Vado , verso mondi sconosciuti , aldilà di questo universo , in diverse forma mi spingo ad essere diverso fino a divenire come un alieno che frigge le patate sopra un barbecue terrestre . Già , ammirare terre senza mare , dimensioni parallele ove noi diveniamo strani esseri , forse mostri pari a tanti virus in circolazione. Ed il mondo va alla deriva nella disperazione degli innocenti . Correre in balia di tanto male , di tanto ingrato vivere. Tra genti incivili et ignoranti che divorano la città e c’è chi non dorme beata nei suoi pochi averi in imprese eccelsi in altre sfere. Si fugge ignaro di cosa voglia dire il male ed bene di cosa significa cadere nel nulla in quel luogo ameno dove non c’è amore, non c’è la speranza che illumini la tua anima . Volare è dolce cosi dolce che t’aggrappi alle vesti di un angelo voli via e vedi il mondo laggiù, distrutto da tante epidemie , vedi il santo padre benedire le salme in fila sotto il sacro colonnato di Pietro. E l’amore è come la morte , prima o poi arriva con il suo passo lento. Ti conduce giù all’inferno , ti fa visitare il purgatorio e poi lassù sul monte del paradiso, ti lascia vedere , tutti insieme il magnifico panorama del sorgere del sole sull’ umane sciagure . L’ azzurro del cielo , la purezza delle nuvole , come la grazia che scende nel nostro animo. Andare per questi lunghi in pena per mondi sovrumani, in altre conclusioni , perduti, nel ben dell'intelletto , insicuri , travestiti d’ ameni pentimenti ,nel bel dire che zittisce gli spettri , fuggire verso altre congiunture , che non hanno forma. In quella passione lasciata sola , sotto la panca dove iniziò questo breve racconto .

Perduto , turbato ora non rinnego la mia vita passata , nè la mia ideologia nè questa mia riverenza , non m’aspetto nessuna ricompensa , ne glorie , accidenti intrisi di nostalgia, ogni cosa scema nel passare del tempo come il buio, ingoia ogni dilemma, Così avanzo per vari intendimenti , maledizioni, che non sò come descrivere e non sò narrare l’ingrata sorte che m’allaccia a questa sciagura e mi sento sconvolto oltre ogni logica , giaccio in fondo ad un fosso.

Vicino allo foco ognuno si riscalda , la fiamma racconta accussi nù cunto antico , scontroso , scapricciatelo , maccarunciello , niro come lo gravone , janca come la neve. Tanto tiempo fa c’è steve una bona figliola assai bella di nome Caterinella , grazziusella assai , aspettava una bona sciorta una promessa di matrimonio , aspettava , arrivasse lo frutto dell’ammore e nell’attesa, tanto tempo passò , che la pelle soia un tempo di velluto se facette arrappatta e sgraziata come nu pireto affugato nella panza di una vecchia . Grazia , che ella la poteva sentire dentro all’ossa soia , sussurrare una parola bona. Dargli un buono cunsiglio . Caterinella teneva nu sciore dentro a un vaso, fore allo balcunciello suo , ed ogni giorno ci metteva l’acqua santa , la riscaldava con lo sciato suo. Ella era asia contenta e rideva caterinella , la coltivava cantando arie ed amori che gli passava per lo capo e lo munno era ancora tondo è la gioia rossa come lo sangue dei santi , nera come la morte che trase sotto la porta e ti porta lontano. Tanto lontano che la voce di nostro signore chiù non si sente. Lo coltivava chillo sciore ,l’ annaffiava ogni giorno , l’ annaffiava la sera , accossi lo sciore cresceva rosso , come il sangue dei martiri , peloso , spinoso senza paté e senza madre, sciore ciancioso, tosto come lo ferro ,loquace come una vajassa , ingrassava dentro lo vaso e quando la luna chiena apparve una sera di marzo . Egli spalancò i suoi petali ai raggi della luna , tutte le stelle nel vederlo accussi , si misero a cantare alleluia , alleluia . In quella bella notte piena di stelle , non si senti piangere , nè morire per nulla , da quell’incanto all’interno dello sciore , nella soia corolla , nascette una creature piccirella , piccirella che a vederla ignuda accusi rosea ti metteva dentro lo core tante speranze facendoti gustare i tanti ricordi come se fossero cioccolatini .

Quanto era bellino, piccirillo quella creaturella piccola come una capocchia di spillo, ciancioso come una pezza di straccio , piccolo , come la vita che segue a gran passi la morte .La figliola quando lo vide se mettete le mani tra i capelli dicette : Aiuto, correte a vedere , Alluccai assai Caterinella ma nisciuno la sentì .

Ma che vedene chist’uocchio mei , chisto è un miracolo. Non c'è posso credere , non ho mai visto, una cosa del genere oh meraviglia del creato ò luce dell'universo , sono forse asciuta pazza , ò sono troppo affaticata , sono forse imbambolata , sono forse mezza briaca alle cinque della mattina. Ho le travecole , male panza, nun me faccia capace. Questa è stregoneria , ò mi sono forse rincoglionita , povera creatura , fragile ed indifesa, malatella , tiene mente ,forse tiene la febbre, forse è morta.

Parla anima mia , dimmi qualcosa non me lassare accussi sola con questo core insanguinato , fatto a pezzi oh che strazio non riuscire a fare niente per salvarti. Chiamate lo dottore, lo miedeche de pazze , presto ,aiutatemi ad uscire da questa tragedia .

Caterinella , accuminciai ad accarezzarla , lo pigliai dallo sciore e se la mise miezzo allo palmo della mano. Incominciò a cantare una canzone accusi doce , accussi chine de passioni , accussi bella che pure l'orco che alberga in ogni animo umano si commosse a ch'ella voce che te faceva scevolì . Chiagnette tante lacrime , amare , lacrime morte, lacrime vive. Poi disse come si bello piccirillo mio. Mò ti canto questa ninna, nonna ,ninna bella creaturella. Che tutte gli angeli dello paravi so sentendola scennettere sopra la terra a sentire quel laido canto. Accussi doce che mille lacrime solcarono lo volto di tutti i presenti. L’anima si strignette dentro ad una morsa , ed una gran voglia di alluccare di dire basta a chesta infamia , l’afferrai e tutti quanti si guardano , accussi la terra per rendere merito a tanta bellezza , si facette fredda, fredda è un manto di neve dagli angeli fu posato sopra ad ella.

Piccirillo come si bellino, quanta strada abbiamo fatto insieme dentro a chisto dolore, dentro a chisto vico, funno lungo e scuro, che ci porta in mezzo ai pazzi, in mezzo a tanti guai a tante esperienze che non si possono sommare , ne elencare . Tu ci fa conoscere il domani , un'altra lingua , un'altra fede e se giri l’angolo vedo quello che hanno visto tanti prima di te e provo cosa hanno provato , amato , sperato in tanti prima di me . Ora capisco cosa si prova a perdere un figlio , cosa si prova ad essere ciuccio, cane, surucillo , ti balla tutto intorno. Mi portassero all’inferno . Mi facessero santo, papa , credimi la vita è cattiva quando lo vuole essere come si bello, pulcinella mio , come si doce caramella , come si bello core mio, piccirillo mio , spina della corona di Gesù Cristo, luce delle stelle, cielo infinito, meraviglia delle meraviglie, quanta ne ho passato , quante ne ho raccontate , a piedi , sopra questa terra infame , perduto nei vicoli lunghi e lugubri di questa città, dentro questa memoria collettiva ,ignaro di cosa sarebbe potuto succedere domani. Forse la colpa e dei padri ? ma che colpa hanno le madri, che colpa ha questa nostra vita , se storia è storia dello munno intero , storia dello cielo e dello mare. Signore , che colpa abbiamo noi , figli di questa terra maltratta , arrabbiata, maligna, peggio della gramigna, dolce come le barbabietole, come la canna da zucchero, ognuno si scava la propria fossa, ognuno si costruisce la propria croce, ognuno persegue il proprio destino, il proprio nome .

Ma come la fai difficile Caterinella non t’arridare

Oh Signore mio io m’arrabbio

Non ti arrabbiare cambia canale

Mo’ mi metto di nuovo a cantare

Ecco potrebbe essere una buona idea

La vita è nu male e panza

Io , faccio quello che posso

Tu sai sempre tutto , mo’ non puoi nulla ?

E che debbo fare ?

Posso girare canale . Ma tu ti rendi conto quanta gente stamattina e venuta a bussare alla mia porta per poco non rompevano il campanaccio

Fanno sempre accussi, sono quelli della Sanità e di Scampia

Pe carità io non giudico . Sono il signore, come signore ci metto sempre una pezza.

Fai bene , prima o poi l’ammore arriva

L’ammore non è un palloncino , Caternella mia ragiona

Io non voglio ferire nessuno . Ma chesta creaturella che ne faccio?

Beh tienitela , vogligli bene come si fosse una creatura toia.

Cammina, cammina sotto la pioggia , sotto le bombe, dentro questa storia, che nisciuno conosce, mentre esce la schiuma della bocca, uno vorrebbe vomitare tutto il male che ha ingoiato. ma tu accusi piccirillo fa chicchirichì , pulcino , svolazzi, lontano dagli artigli del gatto. Pazienza non si può avere tutto dalla vita, non se può avere , rose e spose sopra a chesta tomba, sopra a chisto fosso , dove sono sepolte tutte le mie aspirazioni , tutte le mie speranza , ed uno vorrebbe cambiare, sperare che lo jorno appresso tutto sia finito che finalmente venga preso in considerazione , per ciò che sei , per ciò che non hai mai fatto.

Trase, trase , chiudi chesta porta , ascolta cheste parole senza lengua , senza rispetto. Curre , curre guagliò ,curre contro ò male contro i potenti , contro chi tene tanto. Contro chi nun tene niente .

Teh lo scemo se magna a pizza , miezzo a piazza che la visto crescere. Curre , fino in fondo allo cielo, tra i pensieri cattivi . Tra le schiere d’angeli , vieni core mio, anima pecorella, bella tra tutte le belle.

Storia ,storiella ,nuvella luna pucurella , storia nera come l’africa , nera , come la notte che porta ‘nzine tutte le sciagure , come l'acqua che lava la terra . Lava la faccia dello diavolo, come lo canto dello pavone che venne magnato dallo Falcone. Diavolo con tante corna, russo come ò fuoco dell'inferno . Fatto di odio, invidia, tarlo che ti rosica lo cervello , prigioniero d'una maledizione, mezzo a questa via in lacrime , circondato da un branco di canaglie che ti fanno a pezzi , ti trascinano dentro ad una grotta, là tra sevizie e vessazioni d'ogni genere , te tagliamo a fette , te squartano come lo porco appeso ad una corda, poi fanno scorrere lo sangue per farne sanguinaccio .

Povera Caterinella sola con questo Piccirillo che ride come Gesù bambino, tutto nudo, tra le braccia soia , tra lo sciato della vacca e dello asino. Mondo infame che non tiene rispetto , che crede non crede , si magna le creature in un sol boccone , si bea , si ubriaca, dice d'essere giusto , onesto, intanto la vita passa , si diventa vecchi , scartellati , sotto lo peso degli anni , degli errori commessi.

Caterinella continuò a stregere allo pietto ò piccirillo , ciciriniello , ignaro del male, sceso sopra la terra . Perché chi conosce il male? chi siamo noi per davvero , cosa c'aspetta domani , cosa saremo andando avanti, cosa potrà succedere , vivendo? Siamo parte d’un popolo , incredulo che s'alza quando il padrone s'alza. Caterinella vistasi circondata da mille diavoli e mille streghe , spaventata ,provò a fuggire , nello sciato di un vecchio diavolo , tra mille domande e mille perché .La vita la condusse verso altri giorni , verso soluzioni impensabili . Un diavolaccio con due ali di pipistrello , corna lunghe come un bufalo africano , pigliai a tentarla le disse :

Dammi la creature, dalla a me che ti sono padre.

Vattene via , cosa sei ombra fetente , sciato dello sciacallo

Non guardarmi accusi io sono la peste

Malattia , pustole sanguinanti , che dolore che provo

State accorta Caterinella , solo io ti posso salvare , ti regalo palazzi, oro, diamanti, ti regalo una bellezza , senza pari sù questa Terra . Dammi la creature, che ne faccio cosa bella , che ne faccio chelle che me pare , che la porta poi a lucifero al gran maestro e lui decide cosa farne. Ti giuro ti facciamo regina, signora bella , bona con due zizze toste, culo tondo , grasso, grosso.

Che tutti gli uomini , che ti vedranno , diranno quante è bona .

Io ti voglio poi sposare. Io ti voglio vita mia.

Che dici tu ? bestemmi quante sei brutto

Non sono brutto è la vita ad essere brutta

Io non voglio bere questo veleno

Io non ti dico di bere , vieni con me dentro lo boschetto

Io con te non vengo , te lo puoi scordare

Io ti regalo una anello di brillanti

Deve essere gruosso e russo

Ti prometto chiù grusso della capa dello leone

Madonna aiutami non voglio morire

Io sento la notte fonda

Io le stelle muoversi

Mo’ tu vieni con me all’inferno poi andremo in paradiso te lo prometto , dammi la creatura

No, non l’avrai manco per cinquanta milioni

Mo’ , tu vuoi morire ?

Si io muoio ma poi rinasco

Allora sei indisponente ?

Ti credevi , che io ero cretina

Ma tu non ti chiami Caterinella ?


Povera Caterinella visto il male tentarla , scappa, fugge fin fondo ad un'altra storia ed in una fiaba si fa bella , schiarisce la voce e recita tutto quello che sente , non sapendo dove andare, né con chi parlare ,né con un prete , né con un vescovo, né con lo papa che tiene sempre da fare a portate la varca della chiesa verso altri lidi sicuri. Caterinella, incominciò a cantare l'unica cosa , che sapeva fare , si lasciò andare alla dolce melodia echeggiante nel suo animo , come una sirena sopra la terra ferma , la voce soia , s'alzò sincera , sopra alle tante disgrazie , in mezzo alle tante malaparole. Mentre arpie , streghe, e diavolacci s'avventarono sopra a lei. Dacci , dacci la creature , peccerella, , né facimme sasicelle , la friggiamo dentro alla padella. La metteremo in mezzo ad un panuozzo , ne faremo un lauto pranzetto per lo signore degli inferi. Daccela , che ti facciamo regina de partenopea, signora, marchesa, contessa. Chelle cattive voce Caterinella nù voleva più sentire, provava, scacciare dalla mente soia , appilandosi le orecchie continuai a gridare: Scinne , scinne angelo benedetto , dammi la forza per sconfiggere questo male. Scinne, scinne dalle stelle, angelo dello cielo . Chiara , fresca, assai gentile, la sua voce incantò tutti quanti. Viene, viene dolce libertà , voce de napoli, popolo poverello . Lazzari maledetti, belli, brutti, figli dello fruttivendolo, dello nobile, dello zotico, figli d’operai, di chi nun sape addò sbattere la cape , figli di zoccola e di scarrafone , figli di chistu munno infame. Crescente, passione meia che tutto squaglia, brucia, mette in bella mostra . Scinne , scinne dalle stelle, mio dolce salvatore . Dammi la forza , dammi la pace cercata, dentro a chisto core appucundruto . Viene , viene , scinne, angiulillo , benedetto, pigliatela chesta vita meia , pigliatela chesta sciorta, chiu nera della notte, chiu scura dello sciorta d'un puviriello. Portami lontano ,mano nella mano, nel giusto, nella pace , aiutami a passare la nottata , fai sparire diavoli, e dannati, aprimi le porte verso la salvezza.

Passato il tempo ciciriniello crebbe bello e beato , più lungo d’un gambo di sedano. Caterinella mamma soia, l’accompagna a scuola, gli compra lo mantesino, la cartella per la scola , gli compra le caramella. E in una bella giornata di sole , mentre tutto fiorisce , tutto passa, tutto scorre come il tempo ogni cosa s’aggiusta e s’invecchia noi ritorniamo indietro a quando lo munno era tutto alberi et animali . Acqua che scorre , cielo azzuro , fino a giungere a quando tutto incominciò quando, nascette ninno , quando iniziò il nostro viaggio assieme a Noe e jafet . In quel giorno in cui caterinella strignette in seno ciciriniello suo il piccirillo rise accossì forte che tutti risero appresso a lui . Ma ora noi ora cosa siamo ? abbiamo assistito a questo miracolo, abbiamo imparato qualcosa? In questo raccontare ora noi siamo, non siamo, questa vita , questa morte , noi siamo Caterinella , siamo Ciciriniello, noi fuggiamo dal male che ci perseguita che molte volte noi perseguiamo con le nostre azioni , con i nostri ideali, con il nostro credere d’essere a pari di Dio . E che il signore ci perdoni per quanto noi facciamo, per quanto noi crediamo d’essere, d’avere nel divenire che ci conduce all’idea prossima alla morte poi all’amore eterno.


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