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Una storia di Iniziodaqui

Farina quanto basta

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2 minuti

Pubblicato il 03 dicembre 2020 in Altro

Tags: #vissuta #Vita

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Mercoledì, ore 17.15.

Sono appena rientrata a casa dopo una giornata di duro lavoro (beh, adesso non esageriamo!) e mi è venuta una brillante idea: sperimentare una nuova ricetta! Ne avevo vista una poco tempo fa in un libro sullo scaffale, in cucina. Eccola qua: farò la torta salata ai funghi (visto che ho anche dei funghi in casa).

Guardo gli ingredienti. “Vediamo, uhmmm, farina, prezzemolo, burro, uova, aneto, ……………. ANETO? E chi lo ha mai usato l’aneto?!” Esco e vado al supermercato a comprarlo.

Dopo circa 20 minuti rientro a casa e, dopo aver pesato tutto scrupolosamente, inizio a leggere la lavorazione. “Allora vediamo cosa dice: lasciare il burro a temperatura ambiente. Ecco ho già sbagliato perché me lo sono dimenticata in frigo. Speriamo che vada bene lo stesso scioglierlo sulla fiamma”.

“Mamma, cosa stai facendo?” interrompe Nicholas (mio figlio, 6 anni) e inizia a parlare e a fare domande (a “chiacchiera” ha preso dalla mamma, purtroppo). “Vai da papà, che oggi mamma è impegnata” e stranamente mi ubbidisce subito.

Ore 18.15. Ho già preparato la pasta base. Leggo: “mettere la pasta a riposare in frigo per almeno venti minuti”. Intanto pulisco, lavo i funghi e li cucino, seguendo scrupolosamente il libro.

Ore 18.40. Quando penso di dover farcire questa “santissima” torta salata leggo: “Pre-riscaldare il forno e stendere la pasta nel tegame, tra due fogli di carta oleata. Mettere la pasta in forno. Mi correggo: mettere la pasta in FRIGO a RIPOSARE!!” “Questa pasta è più stanca di me!” penso.

Ore 19.00. …..“Far cuocere prima la pasta da sola in forno e …..” eeeeeeeee io mi sono già stufata! Possibile che ci voglia più tempo per fare una semplice torta salata che una torta di compleanno farcita a tre strati, completa di guarnizioni, ghirigori, fronzoli etc…?

Già, perché la torta di compleanno che faccio è una vecchia ricetta di mia nonna. Mi sembra ancora di vederla all’opera, mentre lavora, vestita del suo immancabile grembiule bianco e di un inconfondibile sorriso. Ricordo che le sue ricette avevano delle dosi ben precise: 6 uova fresche, un po’ di burro, non troppo altrimenti la torta diventa troppo “carica” Io chiedevo: “sciolto sul fuoco o tenuto fuori dal frigo?” E lei diceva: “Come ti pare! L’importante è mescolare bene gli ingredienti e sempre in una sola direzione”. Per finire, farina “quanto basta”. La cosa strana è che seguendo queste dosi, la ricetta riesce sempre bene.

Allora non capivo quanto fosse questa farina ma oggi so che “quanto basta” è proprio la dose giusta! Quanto basta per essere un po’ meno nevrotici e un po’ più felici nella vita di tutti i giorni.

Ore 19.40. Guardo quello che esce dal forno: non è che il risultato mi piaccia particolarmente. Chiamo marito e figlio a mangiare e vedo enorme perplessità sui loro visi così penso “mi sa proprio che domani farò le polpette che mi ha insegnato mia nonna!”.


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