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Una storia di Gian2901

FREMANTLE

Con una sua logica

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3 minuti

Pubblicato il 30 dicembre 2019 in Storie d’amore

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Di fronte a lui, un’infinita distesa d’acqua ruggiva potente, scossa da un vento piuttosto freddo proveniente da ovest. Dietro, la luna si vedeva chiaramente, alta nel cielo, quasi completamente piena. Tutto attorno, il cielo aveva dei colori meravigliosi, così caldi che quasi sembrava che volessero abbracciare tutto quello che giaceva sulla terra. Quello che prima era un azzurro intenso e senza nuvole, piano piano lasciava il posto ad una tonalità di rosso molto acceso, forte e delicato allo stesso tempo, quasi come se il sole, tuffandosi dolcemente nell’oceano, avesse deciso di colorare il cielo. Gli ultimi raggi andavano perdendosi oltre il limite dell’orizzonte: era il tramonto, il momento che preferiva di tutta la giornata. La calma che accompagnava quel momento gli dava la possibilità di fermarsi, anche solo cinque minuti, a fissare il mare e il sole, ascoltando il vento. Era in quel momento che lei gli tornava in mente. Sempre, puntuale come il giorno di Natale.

Ricordava tutto di lei: i lunghi capelli biondi le scendevano lungo la schiena, delicati come una carezza, e si muovevano con lei, in una maniera tanto sensuale quanto elegante, che avrebbe potuto osservarli per ore senza mai staccare gli occhi.

Ricordava la sua pelle, chiara e profumata, così morbida da non sembrare vera. I suoi occhi erano blu come l’oceano, un blu profondo e vivo; tutte le volte che la guardava, aveva la tentazione di tuffarcisi dentro.

Poi le labbra, la sua parte preferita. Aveva una bocca piccola e gentile, contornata da due labbra piuttosto chiare, non troppo grosse, e morbide, molto morbide. Ricordava il loro sapore: era un sapore dolce, un leggero sapor di frutta gli pervadeva la bocca tutte le volte che si baciavano. E i loro baci erano così carichi di passione, ma non erano frenetici. Era una passione che si consumava molto lentamente, come una candela che non accenna a diminuire nonostante stia bruciando da ore.

La prima volta che fecero l’amore sembrò non finire più: era come se fosse successo per sbaglio, lo sbaglio migliore della loro vita. I loro corpi si abbracciavano senza mai staccarsi, si rotolavano sopra l’erba bagnata dalla rugiada mattutina come se fossero una cosa sola. Erano stati fermi li, su quella piccola collina sull’oceano tutta la notte a parlare. Si amavano, ma nessuno dei due aveva il coraggio di ammetterlo. Le loro labbra si sfiorarono quasi per caso, e si staccarono solo quando il sole si stagliava alto nel cielo. Fu la notte più bella della loro vita. Il pensiero che notti come quella non si sarebbero ripetute più, mai più, quel giorno era più doloroso che mai. Perché, quel giorno di quattro anni prima, le era stato portato via l’amore della sua vita. E lui, come tutti gli anni, quel giorno tornava li, su quella piccola collina sull’oceano, la loro collina, al tramonto.

Si accese una sigaretta. Non c’era anima viva nel raggio di miglia. Erano solo lui, l’oceano e il sole. Tirò fuori la chitarra e iniziò a suonare la canzone che forse rappresentava di più il suo stato d’animo; la canzone che cantava la più forte dichiarazione ad un amore ormai perduto: “… and I will wait, I will wait for you…”. Spense la sigaretta e, dopo aver riposto la chitarra, si girò e se ne andò, nel momento esatto in cui il sole sparì oltre l’orizzonte, per tornare ad una vita che, ormai, non avrebbe più potuto regalargli un vero amore.


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