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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

PAOLO DONINI "LA SCATOLA DI LATTA"

… alchimia di una fiaba moderna.

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8 minuti

Pubblicato il 30 agosto 2020 in Recensioni

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Copertina del libro - Voland 2019
Copertina del libro - Voland 2019

Paolo Donini “La scatola di latta” … alchimia di una fiaba moderna.

Edizioni Voland - Finestre 2019


"Nello sperduto paesino di Ics, fra morbide colline ondulate come le pagine di un libro..."


Quando l’amico Armando Bertollo mi ha suggerito di leggere il libro di Paolo Donini mi sono chiesto che cosa avesse mai trovato in una 'scatola di latta' in cui di solito si riponevano i ricordi d’infanzia o al massimo le vecchie foto di famiglia? Poi mi sono ricordato che anch’io in passato avevo riposto in una di quelle ‘scatole’ alcuni oggetti che mi erano stati cari. E allora mi sono detto di andarla a cercare e a curiosarvi dentro, 'chissà non si sa mai?' Comunque mai avrei pensato di trovarvi ‘sorpresa! sorpresa!’ un ‘vuoto da colmare’ con dentro tante lettere dell’alfabeto, qualcuna davvero inusitata, che si presentavano a me per la prima volta: segni, interpunzioni, simboli astrali, 'e che dire delle parentesi?' Che oltre a quel che stava al di 'fuori', quanto vi era contenuto 'dentro' significava qualcosa di inconsueto, di strano, o magari di eccezionale, 'e perché no di straordinario?'

Così, al contrario della delusione, mi sono chiesto se non fosse possibile riempirla di fantasia? 'Certo che sì'. Come dire che un ‘vuoto’ (che vuoto non è) potrebbe raccogliere una, cento, mille storie, che non si è avuto il coraggio di scrivere (e/o di raccontare). Di quei ricordi che ci portavamo dietro fin dall’infanzia: le filastrocche, i ritornelli, le storielle che inventavamo per tenerci compagnia, le piccolissime bugie che raccontavamo a noi stessi per nascondere le delusioni (piccole o grandi che fossero) dell’età.

E già solo quel ‘poco’ èccolo diventato un ‘molto', finanche un 'troppo’ che non stava più dentro la scatola. Ma poi, giungeva sempre il momento che bisognava richiudere il coperchio, nascondere la ‘scatola di latta’ in un luogo sicuro, 'sì ma dove? In cantina? Brrrr!' No, troppo fredda e umida, col timore che i ‘ricordi’ (quei ricordi) potessero arrugginirsi. 'Nella soffitta dei nonni?' Ops! Troppo polverosa e stantia per il troppo caldo. E se qualcuno, per caso, l’avesse trovata?

Scatola di latta da collezione.
Scatola di latta da collezione.

"Mette conto però annotare, a questo punto , uno sgradevole inconveniente..."


No, ricordo che infine decisi di riporre il ‘tutto’ nella ‘scatola’ che sempre portavo con me: la mia testa. Mi dissi che in fondo anche la scatola cranica era una scatola, decisamente la più sicura, la più attendibile, dove avrei potuto attingere in ogni momento, cercando, rimestando, avvalendomi della mia capacità intellettiva, non solo fra i ricordi, i possibili segreti e le verosimili bugie, e tornare a giocare, come avevo fatto in passato, mescolando ogni cosa vissuta nell’insieme degli anni: le emozioni, i sentimenti, le scoperte che col passare del tempo avevo accumulate fin dai tempi dell'andata a scuola.

Solo allora mi tornarono alla mente la maestra C. che per prima mi aveva insegnato a trasformare i suoni in ‘vocali’ e ‘consonanti’; il maesto B. che per primo mi aveva insegnato a trasformare in ‘segni’ i numeri ed a giocare con essi. Scopersi così che si potevano addizionare, sottrarre, dividere, moltiplicare, farci persino un ‘quadro’ unendone gli estremi.

Tutto aveva dello straordinario, così come adesso ha dell’eccezionale la tastiera del computer con le nuove ‘forme’ e i ‘simboli’ evoluzionistici con i quali costruire un personale ‘avatar’ fantastico: @&”- %§ …Ɣ. Ww*

Scommetto che non ci avevate ancora pensato? Ci ha pensato invece l’amico Bertollo (con un nome così sembrerebbe uscito da una fiaba di Gianni Rodari). Sì che nel propormi “La scatola di latta” di Paolo Donini forse non sapeva di farmi un regalo, e che regalo! Perché è dall’amore per le fiabe che prende spunto la mia passione per la scrittura, l’alchimia che mette in simbiosi la ‘parola detta’ con i ‘suoni onomatopeici’ che ne derivano, e con le ‘forme sempre magiche’ che assumono i caratteri nello scrivere, e/o quelle che vogliamo dargli.

Una immagine del Museo delle Scatole di Latta
Una immagine del Museo delle Scatole di Latta

"In quei giorni così gravidi di dubbi e forieri di conseguenze..."


Così come ha fatto l’autore di questo ‘delizioso’ piccolo libro (nel formato), ma grande per contenuto che è “La scatola di latta”, enome, immensa quanto l'universo.

Tuttavia più che raccontarvi la ‘fiaba’ adatta a grandi e piccini, ho scelto di parlare delle ‘tavole sinottiche’ (i disegni) che Paolo Donini ha incluso nel suo libro a incominciare dalla copertina … la storia narrata verrà poi da se e/o potrete sempre leggerla direttamente, ma non senza esporvi a un qualche ripensamento sull’evoluzione della vostra crescita, sulla maturità acquisita, sul rapporto con gli altri e col mondo che vi sta attorno.

'Siete pronti? Allora andiamo a incominciare!'

Tutto ha inizio con un punto, anzi da 'il punto' (((.]]] Certo così incorniciato può sembrare di stare a parlare di un’opera d’arte. Ma è così, forse non avete considerato che ‘lui’ è all’inizio di tutte le cose, il ‘punto’ focale di ogni dimensione: in algebra, in geometria, in architettura, nell’arte più in generale, ma anche nel linguaggio scritto e/o in qualche modo sottinteso, allo stesso modo del linguaggio parlato, di cui 'il punto' sta al centro dell’Universo. Si pensi per un istante a come Michelangelo Buonarroti ha suddiviso in riquadri, vele e rombi la Cappella Sistina, se non fosse partito da un punto 'iniziale' del suo capolavoro (?), c’è da rimanere sbalorditi.

Il pregio di Donini (così come pure dell’amico Bertollo che di queste cose se ne intende), sta nell’aver individuato una ‘formula grafica’ che coglie l’occhio e ci dice che siamo approdati in territorio alieno: analogico, semiotico, ermeneutico, simbolico, filosofico, immaginale.

Non c'è niente di più significativo dell’anima cosmica cui il ‘punto’ appartiene, nel suo insieme ordinato che si esplica nel significante, pur restando nei limiti dell’interpretazione linguistica e della scrittura grafica.

Un 'significare' le cui coordinate si dipartono “..frementi di virtualità, suscettibili di prendere forma” (*) nell’ordine del linguaggio che compongono, dando luogo a una sequenza e a una dipendenza ritmica: mettere/levare – pieno/vuoto – presenza/assenza: quale oggetto e/o soggetto di un sostantivo che apre a nuove prospettive simboliche, e che rimandano “..come suggeriva la definizione classica, ad una facoltà del conoscere”. (*) Dacché ‘il punto’ prima ancora d’essere un segno grafico ha un potere figurativo da cui nascono le figurazioni costruttive della nostra creatività.


"Quella sera il piccolo poeta cenò prima del solito, si infilò a letto e si addormentò ..."


È qui che l’immaginale creativo riflette della genesi polimorfa dei segni/simboli che appaiono oggi sulla nostra tastiera visiva, fuoriusciti dall’ “ermeneutica formale” con cui abbiamo riempito il ‘vuoto’ (solo apparente) della nostra “scatola di latta”. Ma torniamo per un momento al ‘gioco’ iniziale: cioè all’interpretazione del ‘punto’ nell’immanenza del senso, e concepirlo come qualcosa che va oltre il significare di ogni contenuto concreto. Proviamo dunque a leggere la ‘tavola sinottica’ di copertina, incrociandone e traducendone i simboli contenuti, pertanto:


“Quando @ incrocia sulla sua strada asterisco * gli sovviene qualche dubbio …. che fin da subito si trasforma in domanda? V vuoi vedere che dalle parentesi ( ) sono fuggite le doppie virgolette " " cui fa seguito, in percentuale %, che @ si preoccupa non poco di dove siano andate. V vuoi vedere che certi loro compagni & un poco birichini, veduta la bella giornata di sole hanno boicottato la Scuola per andare a giocare sui prati delle colline di Ics? Ò, che qui sta per ‘ops’, e si vuole che sia proprio così. E mentre di notte c'è un Poeta che s'ispira all'amata luna, di giorno c'è un grillo che canta senza posa. Così, fra una nuvoletta bianca che vaga nel cielo, c'è un certo Vento che arriva a scombinar le fila delle Parole, e volendo, compare un aquilone Д (intravisto di profilo) che zigzagando innalza i loro cuori e rende festosa l’allegra & compagnia.” ©

Locandina della presentazione/evento.
Locandina della presentazione/evento.

Potete anche non crederci ma “Ics” (non X), la bella ‘favola di latta’ di Paolo Donini esiste davvero, ma non cercatela in nessuna cartina geografica, perché non la troverete. Anche se, per un giorno, come recita la locandina sopra riportata, sarà possibile fermarsi a meditare nel "Bosco con l'Autore" in località Angelo di Monte Summano. Altrimenti, cercatela nella soffitta dei ricordi, allorché sfogliando le pagine, forse solo un poco impolverate, v’accorgerete di non aver mai smesso di scrivere di voi, dei vostri sogni, delle illusioni, delle sconfitte e delle risalite, e che infine converrete con me, che il confronto con le brutte favole di oggi, vale una rilettura critica, per quanto benevola su ‘chi siamo?’ e ‘dove stiamo andando?’ in questo nostro mondo altero.

Paolo Donini
Paolo Donini

L’autore, Paolo Donini


Scritore di saggistica e critica d'arte e letteraria per monografie, riviste, blog. Si occupa di curatela di mostre e di spazi espositivi, è inoltre autore dei disegni presenti nel volume, e che bene si incastrano con la grafica, il formato, nonché la cura editoriale di questa pubblicaszione. Ha pubblicato tre raccolte di poesia “Incipitaria” (Genesi Edit. 2005); “L’ablazione” (La vita felice 2010); “Mise en abîme” (Anterem Edizioni 2016). È vincitore inoltre del del Premio Lorenzo Montano ‘Opera Edita’ 2011.


Note:

(*) I corsivi sono di Carlo Di Legge in Stanislas Breton "Simbolo, schema, immaginazione" - Ripostes Editore 2020.


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