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Una storia di GianlucaDiMatola

L'uomo coi baffi

la leggenda di un eroe che da solo vinse la guerra

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3 minuti

Pubblicato il 31 maggio 2019 in Fiabe

Tags: #famiglia #napoli #pap #western

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L’uomo coi baffi, secco e lungo che quando oscillava con le mani in tasca pareva assecondare il vento, scrutava come un faro in mezzo al mare la fila di macchine allungarsi per tutto quanto il Corso Ponticelli.

Per i tanti che lo conoscevano lui era pure il messicano, sì, per via di quei grossi baffi color ruggine che gli affollavano il labbro superiore. Qualcuno, i più ingenui, pensavano che nelle sue origini c’entrasse lo Stato dell’America Latina. Mentre lui, in verità, si era allontanato assai assai di qualche chilometro dal suo quartiere a Est di Napoli.

Quando l’uomo coi baffi, o il messicano, schiacciava le spalle contro la parete esterna del bar Texas, e dal jukebox partiva la voce graffiata dall’alcol di Fred Buscaglione, di riflesso iniziava a picchiettare sull’asfalto la punta del piede sinistro. Poi, a bassa voce, ne mimava solo le parole, sussurrava: t'ho veduta.T'ho seguita. T'ho fermata. T'ho baciata. Eri piccola, piccola, piccola,così!

Quelli erano gli anni Sessanta, e l’uomo coi baffi galoppava in sella a una fiammante Alfa Romeo rossa. Accanto a lui, inseparabile manco fosse la sua Calamity Jane, l’amore di una vita, Cristina.

In rapida successione arrivarono baldanzosi gli anni Settanta, gli Ottanta, i Novanta, il Duemila che doveva sterminare le generazioni tecnologiche, infine il Duemiladieci. Stagioni in cui l’uomo coi baffi, mai stanco o avvilito, solcò i cieli, esplorò numerosi e turchesi fondali marini, e pedalò, e conquistò euforiche platee con esibizioni esilaranti. Ogni volta che l’uomo coi baffi faceva ingresso in un saloon si alzavano i bicchieri al cielo e scoppiava una gran festa. Era lui l’uomo della baldoria.

Nel corso delle sue mirabolanti avventure l’uomo coi baffi lottò contro mille avversità. Conobbe l’oscurità della vita che gli fece sprofondare il terreno peggio dei campi di battaglia. Ma lui era un valoroso. Non temeva eserciti. Lui era un prode con la schiena sempre dritta.

Allora affrontò ogni cosa. E lo fece con stile. Spalle larghe e testa alta. Fu così che l’uomo coi baffi piegò gli ostacoli. Con fierezza vinse contro tutto e tutti.

In un giorno di maggio, però, in punta di piedi, l’uomo coi baffi stabilì che ognuno di noi porta avanti una missione ben precisa. E quando questa si è compiuta, ne aveva sentito parlare ma non c’aveva mai creduto, bisogna spostarsi sul versante più alto della collina. “Ci si trasforma in sentinelle” spiegava a chi lo stava a sentire.

Sui titoli di coda, proprio come in una pellicola con John Wayne, l’uomo coi baffi, o il messicano, disse che lui, nei confronti del tempo, non avanzava rimorsi. Per questo, comodo nella sua Alfa Romeo rossa, a velocità moderata, si sarebbe allontanato di poco, e non avrebbe mai smesso di controllare ciò che di prezioso possedeva: il suo fortino.

Prima di farlo, sfoderando un leggendario sorriso che gli increspava i baffi, alla famiglia, agli amici, lasciò in eredità i versi di un poeta russo: voi che restate siate felici.


A nostro padre Ferdinando,

in sua memoria.

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