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Una storia di BrunoMagnolfi

Vicino limite.

Quando infine giunse a salire sopra al vagone ferroviario, lei si sentì già stanca

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3 minuti

Pubblicato il 05 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve

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Quando infine giunse a salire sopra al vagone ferroviario, lei si sentì già stanca, nonostante la luce del giorno non si fosse ancora del tutto diffusa nell'aria fredda della mattina. Era comunque sufficiente un'ora circa di treno locale per arrivare a destinazione, e lei confidava di trovare un buon posto caldo e comodo nello scompartimento, dove riposarsi e magari prendere anche lo slancio di cui aveva bisogno, e che in quella giornata pareva mancarle. Il suo sonno leggero della scorsa notte, difatti non le aveva permesso di riposare come avrebbe voluto: troppi pensieri avevano proseguito a svegliarla più volte e a circolarle a lungo dentro la testa per riuscire a concederle di dormire bene come avrebbe desiderato. Ma in fondo tutto questo adesso non aveva alcuna importanza, perché lei, mentre il treno già ripartiva dalla piccola stazione del suo paese, una volta seduta accanto ad un finestrino da dove avrebbe potuto osservare pur senza grande interesse il semplice panorama ordinario di quella provincia, si sentiva capace di darsi la spinta di cui c’era bisogno, nel concentrarsi pienamente su quanto era richiesto da lei, e riprendere così, insieme alla sua determinazione, anche il fiato, l’energia, il coraggio, la fiducia in se stessa, proprio per essere pronta ad affrontare al meglio anche quella giornata.

Dal letto dell’ospedale il bambino era già stato svegliato per la colazione, insieme a tutti gli altri, più grandi e più piccoli, che affollavano quel grande reparto, e se qualcuno di loro era rimasto provvisoriamente a digiuno, era soltanto perché era previsto che l’infermiera gli facesse un prelievo di sangue, sempre antipatico e purtroppo non rinviabile, come tutte le cose organizzate da una volontà non propria, provocando comunque nei ragazzetti di turno una evidente piccola sofferenza, a volte quasi una vera tortura, almeno per alcuni. Diversi di loro nella camerata già parlavano a voce più alta, come cercando dall’attenzione degli altri un sollievo alla costrizione di essere ancora in un letto di tutti, senza gli oggetti ed i giochi della loro abitazione, senza l’ambiente per loro più abituale, e soprattutto senza le loro mamme ed i loro papà lì vicino. Tutti sapevano che era più tardi l’orario del passo ospedaliero, a fine mattinata, e per questo motivo, ed in funzione proprio di quello, cercavano di distrarsi e resistere, come per essere pronti ad aspirare tutta la felicità di quel prossimo attimo magico.

Lei rifletteva: certe volte dei pensieri pessimistici le transitavano improvvisi dentro la mente, ma quasi sempre riusciva a ricacciarli subito indietro, concentrandosi piuttosto sulle terapie da affrontare, i medici che doveva consultare, le cose importanti di cui soprattutto doveva ricordarsi. Però non era facile tenere insieme la famiglia in una situazione del genere, ed anche se le era stato concesso un periodo di aspettativa al lavoro, a lei sembrava che il tempo per occuparsi di tutto le mancasse continuamente, tanto da sentirsi ogni giorno più stanca, spossata, priva di qualsiasi energia. Poi si scrollava rapidamente di dosso quelle sensazioni negative, e subito ricominciava ad occuparsi dei suoi familiari, senza mai mostrare a loro la sua sofferenza, il proprio disagio, a volte anche il dolore. Infine, carica di questi pensieri, era giunta lì, in ospedale, come ogni giorno, in attesa dell’orario giusto per poter essere ammessa in reparto. E per un attimo si sentì quasi svenire, tanto da doversi sorreggere ad una parete: era vicino il suo limite, lo sapeva benissimo. Dopo un attimo però si riprese, così assunse subito il suo sorriso migliore, e poi infine entrò, radiosa come una mamma, per il suo bambino.


Bruno Magnolfi


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