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Una storia di Katzanzakis

IL ROMANTICISMO E' MORTO

Elogio della buona lettura

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2 minuti

Pubblicato il 27 dicembre 2018 in Altro

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Mi sono svegliato, una mattina…”il romanticismo è morto”, ha detto il radiogiornale, mentre aspettavo che si scaldasse l’acqua della doccia.

Fuori il buio si accompagnava ad un silenzio stagnante, privo d’inflessioni, niente a che vedere con quel silenzio pieno che riempie le orecchie, nelle mattine in cui la neve ti sorprende di bianco, alla prima occhiata dalle finestre…Per strada, il nero della notte ad indugiare d’ombra negli angoli, il bianco ghiaccio dei fari ed il grigio informe dei pochi ciclisti rumeni.

“Il romanticismo è morto”, ripete la radio, mentre, a poco a poco, un chiarore senza sfumature espande l’orizzonte…Gli alberi spogli affiorano ad ogni curva improvvisa, come testimoni inerti del giorno, non il cinguettio d’un uccello né un volo improvviso, a ricordarci la vita. Solo il rumore indifferente del motore…

Guardo nello specchietto inquieto, inserisco un CD e una polacca di Chopin esplode improvvisa, ma è illusione di un attimo, le note si perdono nell’abitacolo senza arrivare al cuore, improvvisi tratteggi d’accordi che sfumano inconsistenti, come avvertissero il peso degli anni…

“Il romanticismo è morto”, ce lo dice la voce inerte della De Filippi, è la stagione delle passioni, le tue, vissute per interposta persona da casalinghe, studenti, giornalisti logorati dall’uso, scrittori d’accatto, insopportabili voyeur di vite da telecamera…

“Il romanticismo è morto”, troppo faticoso nell’era di internet, in cui tutto si consuma in fretta, dove si scambia il sesso per amore, e l’affiorare del desiderio con il diritto imprescindibile al suo soddisfacimento…disfacimento, in orgasmi senza comunione, anche rabbia a volte, tra le pieghe complesse di affetti imprecisi, che hanno paura di guardarsi dentro e di rischiare, per riscoprire colori e sofferenza, talora quella inesprimibile agonia che è l’abbandono del proprio corpo, per smarrirsi nell’altro, anche solo per un attimo, fuori dalla consapevolezza e dal tempo…

Eppure…eppure esiste un luogo dove sopravvivono i colori, dove i sentimenti si parlano senza parole, dove il pudore affiora nella leggerezza di versi senza tempo, dove ancora si apprezza un temporale, anche se ci bagna dentro, dove non si ha paura di mostrarsi fragili, anche se le telecamere sono lontane, perché in fondo, ma proprio alla fine di tutto, anche dei sogni, là dove gli sguardi si venano di tristezza, perché non rimane più nulla da conquistare, c'è sempre la poesia di un libro e di parole che sopravvivono al tempo.




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