scrivi

Una storia di Ivanbavuso74

L'importanza di insegnare "letteratura" nelle scuole

162 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 02 febbraio 2019 in Altro

Tags: #giovani #insegnamento #italiano #letteratura #scuola

0

Più di una volta, in questi mesi, da quando insegno in una scuola di formazione professionale, mi è stata rivolta questa domanda: «Professore, ma a che cosa ci serve studiare l’italiano o leggere dei libri?» La domanda non è per nulla banale o scontata e quindi neppure la risposta può esserlo.

Questi ragazzi studiano per diventare operai meccanici o elettricisti e pertanto materie come la storia, la geografia la letteratura appaiono loro come discipline astratte, prive di utilità e attrazione. Il problema è che quella domanda me la sono posta anch’io, senza scandalizzarmi, cercando non tanto una risposta che andasse bene a me, ma che fosse convincente per gli studenti.

La risposta che loro cercano io la ho, ma non so ancora come fargliela “mangiare e digerire”: questa è la vera sfida che mi trovo davanti.


Quando avevo più o meno la loro età, in seconda superiore, un bravissimo professore di italiano (alle scuole superiori, benché fossi stato iscritto da mia madre a un Istituto tecnico, ho sempre avuto docenti di italiano illuminati e appassionati) ci fece leggere il romanzo breve Una storia semplice di Leonardo Sciascia. Ricordo che avevo una decina di giorni per finirlo, ma un paio di ore dopo averlo preso in mano lo avevo già letto tutto.

Quel libro è ancora nella mia libreria. Sono andato a riprenderlo e ho cercato il brano del colloquio tra il questore e il professore. Il questore era stato, ai tempi del liceo, uno studente del vecchio insegnante, e prima di interrogarlo in merito a un caso di presunto omicidio, gli chiede:

«… Nei componimenti d’italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?»

«Perché aveva copiato da un autore più intelligente.»

Il magistrato scoppiò a ridere. «L’italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui procuratore della Repubblica…»

«L’italiano non è l’italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto.»


Ecco come dovrei parlare ai miei studenti: come ha fatto il mio professore con me, attraverso Sciascia.


Ma ora qual è il motivo che mi ha spinto a scrivere queste considerazioni che pochi leggeranno fino alla fine? Semplicemente perché, leggendo su “Internazionale” un editoriale di Giovanni De Mauro, il buio che avvolgeva la domanda dei miei studenti si è dissipato; rischiarato da una luce.

Anche l’editoriale di De Mauro iniziava con una domanda: “Perché ci piacciono le notizie false?”. Nel breve articolo il giornalista forniva la spiegazione data da alcuni studiosi di fake news, tra le quali si presupponeva una certa pigrizia intellettuale, ma anche quella che esaminava le paure della gente: le fake news possono essere la risposta positiva alle sfide complesse e terribili (pensate ai cambiamenti climatici) della nostra epoca. I giornalisti devono quindi continuare a fare bene il loro mestiere “smascherando le notizie false ed evitando che entrino in circolazione”. Ma questo potrebbe non bastare e quindi De Mauro suggerisce un possibile “antidoto”: la letteratura, in ogni sua forma. E cita un’autrice e giornalista americana:


“Abbiamo più che mai bisogno di scrittori e scrittrici, dice Jennifer Egan. Perché la letteratura come la democrazia è costruita a partire da una pluralità di idee. E perché leggere ci ricorda l’importanza dell’empatia, delle sfumature e delle contraddizioni.”


È questo che mi chiedono i miei studenti. Anche se non leggono libri o giornali, anche se spesso mi fanno arrabbiare perché non ascoltano, anche se sembrano superficiali e persi dentro ai loro smartphone, i miei studenti cercano di essere sintonizzati ed io, con i miei inutili studi umanistici dopo quelli tecnici, devo aiutarli a capire che fare ordine nei propri pensieri e stati d’animo può aiutarli anche quando si guadagneranno da vivere lavorando su un tornio.



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×