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Una storia di silvia_capra

VIAGGIO IN LAOS

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4 minuti

Pubblicato il 23 marzo 2018 in Viaggi

Tags: #asia #laos #viaggiare

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È notte. La notte del 31 Dicembre 2015. Sono da qualche parte sulla linea ferroviaria Bangkok Vientiane, direzione nord e il ragazzo aggrovigliato sul sedile accanto al mio mi sveglia e mi augura buon anno. Non so se essere felice o irritato. A dire il vero non so proprio come mi sento. Ventiquattro ore che non dormo e la voglia di cambiare di nuovo Paese.

Gli auguro buon anno e mi rimetto a dormire.

Niente da fare. Lui ha voglia di parlare. Rispondo yes e no e la conversione si accende. Altri passeggeri thailandesi si uniscono al dialogo ed è così che arrivo al confine tra Laos e Thailandia senza aver chiuso occhio.

Vientiane finalmente. Il fiume Mekong me lo immaginavo più grande, più imponente, più hollywoodiano. Mi accontento perché da queste parti l'immaginario sorprende per altre ragioni.

Prendete la frutta ad esempio. Banane, manghi, avocadi, noci di cocco. Assaggiateli ed è come assaporarli per la prima volta.

E il caffè? C’è quello italiano certo, ma il Laos è uno dei maggiori produttori di caffè al mondo, altopiano di Bolaven e non ha nulla da invidiare ai blend più celebri.

E poi c’è la questione degli spostamenti. Guardo sulla mappa. Calcolo la distanza. Sono trecentocinquanta chilometri tra Vientiane e Luang Prabang. Raddoppio il tempo e il viaggio sembra on finire mai. Perciò mettetevi comodi e godetevi il paesaggio.

Faccio una tappa intermedia a Vang Vieng. Un villaggio circondato dalle montagne e il paesaggio attorno pieno zeppo di grotte carsiche. Ce ne sono di tutte le dimensioni e nelle vicinanze sono spuntati cartelli con la scritta “Let’s see my caves”, “the most beautiful caves in Laos”, qualcuno perfino con la scritta “the darkest cave in the Laos”. Scelgo questa. Dopo i primi dieci metri torno indietro. Al chiosco all’entrata noleggiavano torce. Spilorcio che non sono altro ho declinato l'offerta. Ci ho aggiunto qualche kip in più perché il tizio mi accompagnasse. Avevo paura. Completiamo l'escursione in una mezz’ora. Che dire: emozionante.

Luang Prabang è l’antica capitale del regno laotiano. Trovo alloggio in una vecchia casa dove madre e figlio mi accolgono come se fossi uno di famiglia. Incontro un professore di francese che insegna in città e due turiste tedesche. Organizziamo per il giorno successivo un'escursione. Grotte, tanto per cominciare e poi laghi carsici e fiumi che attraversano grotte e sbucano in lagune da sogno. Se amate la speleologia il Laos del nord è il posto che fa per voi.

Tre giorni di pace a Luang Prabang. Tre giorni per riprendermi da strade dissestate e furgoncini stipati di viaggiatori locali e turisti e poi di nuovo in viaggio verso sud. Fianco a fianco di un ragazzo canadese . Dopo sette ore di viaggio facciamo amicizia. Decidiamo insieme di andare verso Pakse e il Plateau di Bolaven: lui per fare trekking, io per assaggiare il caffè più buono del Laos direttamente dove lo producono.

In viaggio spesso interessi diversi finiscono col coincidere, se non altro per quanto riguarda la meta.

A metà viaggio ci fermiamo a Savannaket. Scendere tutti, ordinano gli autisti. Faccio un po’ di storie perché ho trovato un buon posto, prima fila secondo piano e non voglio perderlo. Raggiungo un accordo con l'autista, scendo ma lascio una felpa al mio posto per non perdere il diritto acquisito. Velleità occidentale, direte voi, ma provate a fare tredici ore di viaggio in un posto scomodo.

C’è un ricambio di viaggiatori e sui sedili di fianco al mio e a quello di Bertrand, il ragazzo canadese, iniziano a parlare di Savannaket e del baccarat. Baccarat di qua e baccarat di là. La cosa mi incuriosisce, immagino qualche piatto tipico laotiano, una meta da visitare, una nuova grotta da esplorare, magari e chiedo spiegazioni. È un gioco, uno dei più popolari di tutta l’Asia mi rispondono: semplice, veloce e divertente. Mani da due carte distribuite al giocatore e al dealer: l’obiettivo è quello di raggiungere il punteggio il più vicino possibile al nove.

Il bus è già in viaggio e mi dico che la prossima volta, chissà magari ci provo pure io.

Arriviamo a Pakse a tarda notte. Troviamo alloggio grazie a Bertrand in un hotel più che decoroso e mi addormento immaginando il giorno successivo e la nostra avventura sul Plateau di Bolaven. Sento un vago odore di caffè prima di addormentarmi, chissà che non stiano già preparando la colazione.

L’ascesa all’altopiano sembra non finire mai e i motorini cinquanta arrancano sulle salite. Attraversiamo fiumi e coltivazioni di caffè, ci fermiamo ad ammirare cascate che diventano sempre più imponenti mano a mano che ci avviciniamo al centro dell’altopiano. Mi sento come Russel un esploratore della natura selvaggia: eccitato, stupito e commosso.

Perché quassù al Plateau di Bolaven il paesaggio attorno a me sembra davvero non avere confini.


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