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Una storia di Writeingalice

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Pubblicato il 28 marzo 2020 in Viaggi

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‘Aline, vieni per favore.'

'Allora, la crostata e il succo alla pera vanno al tavolo tre, il tè freddo alla pesca invece è per il sette’.

‘Ricevuto capo’.
Risero entrambe. Aline si divertiva a chiamarla così, perché sapeva che Monia si imbarazzava un sacco. Tra le due c’era un rapporto bellissimo, non era certo un freddo rapporto dipendente-datore di lavoro, loro erano amiche.

Lo erano state da subito, da quel pomeriggio di maggio quando Monia, coperta di vernice dalla testa ai piedi sentì la voce della ragazza: ‘per caso serve una mano?’

Si era appena affacciata dalla porta e Monia vide subito i suoi occhi grandi e felici. Anche in quel momento scoppiarono entrambe in una fragorosa risata e da allora Aline è stata parte della vita di Monia e di quella del suo locale.


‘Allora come lo chiamerai?’. La domanda di Aline era sempre la stessa, lo chiedeva mentre dipingevano le pareti interne e le sedie in legno per i tavolini esterni, mentre sistemavano nei vasi colorati i fiori appena acquistati insieme o mentre passeggiavano per il mercatino alla ricerca di oggetti curiosi e magici.

Piano piano, plasmato dalle loro mani e dai loro cuori, “La Recherche” prendeva forma. Era questo il nome che Monia aveva scelto, Aline lo scoprì solo quando vide la stupenda insegna dipinta dall'amica proprio sopra l’ingresso.

Ovviamente da quel momento la domanda cambiò. ‘Ma perché la recherche? E poi recherche di cosa?’. Monia si divertiva a non rispondere, Aline era la sorella che lei non aveva mai avuto, i suoi genitori erano stati un disastro, lei probabilmente era stato uno sbaglio e non hanno voluto commetterne un altro simile. ‘Lo saprai quando troverò quello che sto cercando’, le rispondeva. ‘Perché io lo so che prima o poi lo troverò’, pensava.


L’inaugurazione fu una festa, un evento per Bonnieux. Tutti gli abitanti del villaggio erano curiosi di provare la nuova caffetteria che avrebbe animato la piazza principale, e soprattutto di conoscere la nuova concittadina che veniva dall'Italia.
In breve tempo il sorriso di Monia, i suoi modi gentili e soprattutto le sue stupende torte conquistarono tutti. Nel locale il viavai era continuo, ricche colazioni, pranzi sani e gustosi e merende da leccarsi i baffi.

Per fortuna il destino aveva portato lì Aline, senza di lei sarebbe stato davvero impossibile gestire una clientela così numerosa ed entusiasta. Tutto girava finalmente nel verso giusto per Monia, si sentiva realizzata, apprezzata e felice.


Mancava solo un pezzo per completare il suo puzzle, ma nel suo cuore sentiva che sarebbe riuscita a completarlo, sapeva che la sua ricerca avrebbe avuto esito positivo.


Era un sabato e Monia si era svegliata prima del solito, fuori dalla finestra c’era un sole stupendo, così si vestì e uscì per una corsa nel parco. Rientrata a casa, giusto il tempo di una doccia e un buon caffè e alle sette in punto era nella cucina de “La Recherche”. La mattinata trascorse veloce, il sabato i clienti erano molti e a Monia piaceva intrattenersi con alcuni di loro per ascoltare i loro racconti e, perché no, i loro pettegolezzi.

Qualcuno ogni tanto le chiedeva del suo passato, il paese è piccolo e le notizie corrono velocemente di bocca in bocca, ormai tutti conoscevano la sua storia. La storia della bella addormentata, risvegliata dal coma dopo oltre quattro mesi.

Risvegliata non dal bacio di un principe, ma dalla sua forza e dalla fiducia e l’affetto di medici e infermiere, li ricordava tutti con riconoscenza. Claudia in particolare, durante il periodo della degenza e della riabilitazione le aveva fatto da madre.


Aveva appena sfornato i biscotti alla cannella quando Aline arrivò al bancone con gli ultimi ordini: ‘la signora Moreau ha fiutato la cannella, vuole 3 biscotti. Due cappucci con cacao al tavolo cinque e il solito tè freddo alla pesca per il solito ragazzo del tavolo sette’.

‘Il solito?’.

‘Sì, è una settimana che quel tipo strano arriva, tira fuori un libro dallo zaino invicta che sembra uscito dagli anni novanta e se ne sta un’ora a leggere bevendo il suo tè freddo alla pesca, se almeno qualche volta si mettesse a suonare la chitarra che si porta dietro potremmo farci due passi di danza!’.

Due biscotti andarono in mille pezzi cadendo sul pavimento ai piedi di Monia.

‘Che succede capo?’. Aline non aveva mai visto il sorriso di Monia spegnersi così rapidamente e, oltretutto, non ne capiva il motivo. La vide spostarsi e superare il bancone, avvicinandosi all'uscita lentamente, con uno sguardo strano, spaventato ed emozionato allo stesso tempo.


Monia non sapeva nemmeno come o perché ma le parole di Aline le avevano provocato una forte emozione, a metà tra un ricordo ed una speranza, l’avevano riportata con la mente al suo viaggio, le avevano ricordato Lui.

Appena superata la porta Monia si fermò, non riusciva a trattenere le troppe emozioni di quel momento, cercava di mettere a fuoco l’immagine ma i suoi occhi erano pieni di lacrime e il cuore le batteva sempre più forte.

Le sembrò esplodesse quando infine sentì la sua voce: ‘vedo che mi hai dato retta. Sei arrivata in fondo e sei stata finalmente libera di volare.'

‘Lucio…’.


Aveva aspettato tanto quel momento e, ora che finalmente lo stava vivendo, Monia non riuscì a pronunciare nient’altro.
Lui si alzò e si avvicinò a lei, sorrise teneramente e abbracciandola forte le disse: ‘alla fine ci sono arrivato anche io, ho raggiunto il giù. E ora finalmente ho raggiunto anche te.'


Monia sorrise, si asciugò le lacrime e lo baciò.

‘Bentornato’, sussurrò.


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