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Una storia di DomenicoDeFerraro

LA FAVOLA DEL CONIGLIO PASQUALINO

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12 minuti

Pubblicato il 13 aprile 2020 in Fiabe

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La Pasqua stamane ha bussato alla porta del mio cuore , vestita di rosa, santa come un uovo sodo. Un ramo di pesco fiorito all’improvviso ha destato in me tanti ricordi , mentre ogni cosa moriva , causa di questo coronavirus. Una malattia , che attraversa questa vita , attraversa il nostro essere , nasconde tante sorprese. Il coniglio Pasqualino lo ricordo sempre alla ricerca di tante glorie a volte simpatico, altre volte più brutto di una disgrazia. . Amava saltellare , correre a perdifiato nei campi in fiore, con le sue orecchie al vento , con la coda all’insù , nell’aria dolce , cantare canzoni rock e neomelodiche . L’ira placa l’animo , capovolto nella propria ignoranza , in mezzo a tanto ossesso, sono sulla fermata dell’autobus in attesa passi questo dolore . Pasqua un giorno di pace , un uovo che contiene tante sorprese , tante elette schiere di santi , modi di dire, mutande sporche , ciabatte rotte. Una nuova dimensione , una nave galattica che passa oltre questo spazio grigio, dove c’attende una nuova vita, un nuovo amore . Il coniglio Pasqualino , era piccolo e assai buffo , dai denti lunghi con uno strano modo di fare , vestito da pagliaccio , era figlio unico di una coniglia vedova, il padre fu ucciso dentro un macello per essere cotto poi nel vino bianco, mangiato nel giorno di pasquetta da una comitiva di gitani d’Afragola . Il coniglio Pasqualino era un gioco , un lungo racconto , una fiaba allegra che si perdeva nell’immaginazione di mille uomini e di mille donne, il coniglio Pasqualino , era assai carino con una gran voglia di mandare a quel paese tutti quelli che erano disonesti ed amava essere il re di un pianeta abitato da galline.

E vedrai , diceva chi la sa lunga, ascolterà chi non capisce un fico secco .

Si ma poi saremo, capace di risorgere

La vita ha molte facce, alcune possono essere belle , altre brutte , molti s’appendono al tram.

Ed alla cassa del supermercato , sedeva una signora che da poco aveva perso il marito.

Una disgrazia disse il signore senza capello.

Ma non dire parolacce , queste non son cose stupide

Perché noi chi siamo ?

Nessuno, cercavo di ricucire lo strappo all’interno di una commedia andata male.

Ora non facciamo come al solito, mettiamo a cuocere

l’uovo e poi vogliamo mangiare la gallina.

Io sarei d’accordo , farlo al tegamino.

Ma ci predi per dei cretini , credi sia una barzelletta

No , ma di cambiali ce ne sono tante a bizzeffe

Vorrei capire , perché hai cambiato partito?

E tu perché , non hai tirato il discarico

Questa pasqua è pazzesca

Io non voglio mangiare carne

Anche noi , siamo vegani

Abbasso l’abbacchio

Evviva la cioccolata

Che beffa , ti sei messo in un bel guaio

Non facciamo gli indifferenti ti ho visto , c’eri anche tu

Amico , l’importante è partecipare , non essere in prima fila

Certo, ma cosa serve guardarsi allo specchio e non avere la minima idea di chi essere, mette in se una strana sensazione

Non è la prima volta che ti vedo in giro a vagabondare

Certo io sono il coniglio Pasqualino

Io sono l’agnello

Io l’abbacchio , quello che verrà mangiato durante il banchetto

Ci sarà da leccarsi i baffi

Facciamo ammenda dei nostri peccati

Non dire t’amo , se non sai d’essere salvo

Se mi daresti un bacio

Un vaso azzeccuso

Tu mi contagi

Il virus è in agguato

Aprite le porte, spalancate le finestre

Non voglio essere violentata

Non è violenza ma allenamento quotidiano

Me lo chiami allenamento , tagliare cipolle poi mettere

del peperoncino nella minestra

Certo sarebbe bello essere il padrone dell’ uovo

Perché non dividiamo il contenuto

E la forma, amico mio ad essere il traguardo finale.


La Sera scorre leggiadra , vestita da sposa , dentro il profumo dei fiori d’arancio , la pasqua della resurrezione, esala in ogni anima , vive di un amore saffico. Uno slancio lirico , un unire le mani , si corre a perdifiato , verso un traguardo , una idea che illumini il proprio credo . E tutto cambia , distratto il coniglio pasquale al bar sorseggia un drink con ghiaccio, parla , parla della sua vita , di quando fu coraggioso , di quando, saltò il fosso della morte , quando conobbe l’amore e capi di non d’essere un coniglio qualunque. E la madre

l’ attese fino alla fine , là in quella grande fattoria, che ritornasse con le sue mutande un bel giorno ed ella chiacchierava spesso con il fattore e nel suo vecchio cuore , non voleva più scappare dalla mannaia e voleva conoscere finalmente la morte . Rime dopo rima, amori dopo amori , siamo giunti vicino al mare e alla felicità sperata. Siamo li sulla strada deserta in attesa che passi questo autobus pieno d’immigrati , contagiati dal male di questa società, travestiti da leopardo , con il cane zoppicante . Si va di corsa in attesa, ritorni quel fremito amoroso , quella speranza di baci suoi sognati sotto la luna , sotto questo cielo . Ed il coniglio pasquale aveva una gran voglia di partire , di raccontare di nuovo belle novelle, dolci come uova di cioccolate, ripiene di piccoli scrigni di una morale legata alla vita , che riassume in se una certa convinzione . Una certezza , una strana bellezza , un ballo con la fatina dei denti.


Questo mattino , mi fa pensare alla pasqua di sangue . Chi dice sia una festa inutile , chi una brutta sorpresa con in giro questo virus . La pasqua che mi porto dentro e come l’uovo di colombo. Che bello navigare lontano in mezzo al mare trasportato dalle onde, navigo, vado controcorrente , credo che ci sia una nuova terra, verso questo orizzonte , oltre questo giorno che ritorna a nascere , timido alle prime luci dell’alba.

E ti chiesi di capirmi

Ma tu non avevi voglia , girasti la frittata poi ti calasti le braghe

Che nero avevi

Che paura in quel fosso c’era tutto il sesso ed il senso dell’universo

Non per dire ,io continuai ad ammirare la luna

Avresti voluto essere salvo

Io essere un sogno

Ma io sono il coniglio pasquale .

Cosa facciamo saltiamo la corsa

E tutti ti credevano un bravo coniglio , invece eri uno scansafatiche

Non per dire , ero assai bello, quando ero giovane

Mi ricordo la carota ed il bastone del padrone

Rimane il ricordo della cioccolata la cosa più buona che ci sia

Io sono del tuo stesso parere , noi siamo figli di un Dio d’amore.

Un dio minore

Una mezza cartuccia

Non dire fregnacce

Perché, ti inquieta , sapere di dover morire

No, ma dopo fatto marcia indietro e non mi abbasserò mai i calzoni

Questo ti fa onore , ma non ti farà santo

Capire è cosa vana , tanto la sorpresa siamo noi

Forse siamo stati traditi ,causa essere nati lontano dall’odio

Eravamo fratelli

Oggi mangiamo, tutti insieme questo agnello




Il coniglio pasquale era un grande oratore , sapeva narrare tante di quelle balle, frutto di una fantasia raminga che si irradia nel cosmo fino a diventare un idea fissa a volte, una verità , una sospirata certezza. Ed il coniglio non sapeva parlare bene il cinese , ma conosceva molto bene il napoletano. E portava mutande rosse , verdi e sapeva suonare l’armonica a bocca. Il coniglio pasquale era stato in galera, aveva passato molto tempo della sua vita, in una cella con strani personaggi che si chiamavano : mazza di ferro , baffo lesto e sturalavandino . Quest’ultimo non aveva mai ammazzato nessuno , ma sapeva rapinare banche e negozi con il suo stappa bottiglie. Ed era un vero spasso, vederlo in giro , quello strano coniglio , raccontare un sacco di fandonie alla gente la in quella piccola piazza alberata, dove una volta passò suo nonno coniglio pazzo. E la gente rimaneva li ad ascoltarlo e lui si faceva grande , si massaggiava la pancia e diceva di conoscere la formula magica della giovinezza. Ma ogni cosa è destinata a perire , tutto il tempo passato in quella maledetta galera , l’ aveva reso un coniglio pasquale, insensibile ad ogni dolore. Incapace di ogni cambiamento ed ogni promessa . E non per criticarlo e sbeffeggiarlo il coniglio pasquale la sapeva veramente lunga ed amava una gallina dalle uova d’oro. E tutti al paese, conoscevano la storia del loro amore, tutti si giocavano i numeri a lotto, chi non si perdeva notizia in merito. Il mondo non conosce limiti, innanzi alla decenza , non conosce i santi , spesso li scansa. Poi chi siamo per davvero ,siamo come le onde della radio viaggiano nello spazio profondo. Le domande, si diffondono , si infittiscono , diventano elastiche, metriche , figlie di una tema inappropriato.


Il coniglio pasquale in molti l’avrebbero fatto arrosto. Ma il sapore di un coniglio, non è simile al sapore dell’agnello e carne bianca sulla brace, profuma come un fiore reciso alle radici. Un fiore che avrebbe voluto spingere le proprie corolle verso il sole. Poi fare la frittata con quell’uova , divenne in poco tempo un vero problema. Farle addirittura con l’uovo della gallina innamorata del coniglio, divenne una gran dilemma , una vera vigliaccata come tirale in faccia al primo che incontri. E come strappare l’uovo dal sedere , alla stessa gallina e cercare dentro di esso, questa vita, il senso della vera poesia. Infondo il coniglio era un personaggio ragionevole , capace di riempire dei vuoti profondi , era sempre lì in attesa di vedere , cadere una stella dal cielo. Proibire di amare ad un coniglio , era una vera rogna , era come gettare l’acqua sul fuoco e non riuscire a spegnarlo . Cosi in breve il coniglio imparò a volare e lo fece con la sua bella gallinella dalle uova d’oro . Che lui adorava e difendeva , gelosamente , come si sa gallina vecchia fa buon brodo , ma una giovane scioglie il sangue nelle vene.


Il povero coniglio aveva compreso che essere saggi serve a poco che forse era meglio seguire il cuore , quanto ti comanda . Ma essere conigli , comporta un duro compito, una cosa inaccettabile, troppo rischiosa come una stretta di mano , come un cigno nello stagno che ammira la sua bellezza, specchiandosi la nel magico laghetto. E tutto può essere sostanza , una azione, una balla colossale ma non ha importanza alla fine del gioco , l’importante e continuare a vivere oltre la propria ignoranza, oltre l’’incerto dire, oltre ogni convenzione.

Certo l’arroganza non avanza.

Chi provò far fesso il coniglio, fu fatto fuori dal gioco.

L’idea , fu vendere tutte le uova della gallina d’oro

Io mi ero preparato ad una santa pasqua da trascorrere in campagna.

A Meditare ?

A Dormire

Passeggiare e pensare

Una bella giornata , pensa se non viene a piovere

Sei convinto , amare servi a qualcosa ?

Non dico rotondo , fin quando non lo ricordo

Ma il quadrato è balordo

Sarà , ma me mi piace mangiare leggero

A pasqua si mangia la colomba

Io il salame quello troppo lungo, non riesco a digerire

Ma avete visto Andrea?

Forse stava con Maria Luisa

Erano fuori nel giardino

Cosa facevano li abbracciati ?

Mi sembra ovvio

Siamo rimasti in pochi

Che serata

Non ho mai mangiato tanto in vita mia

Era tutto squisito

Delizioso

Quella panna con le fragole , una golosità

Il colpo è stato , quando è caduta con il paracadute quella bottiglia di vino in mezzo alla tavola

Hai visto come ballava Andrea ?

E Giovanna ha mostrata pure la mutanda

Il mazzo di fiori è andata ad Adalgisa

Che fortuna , allora si sposerà ?

Ma che vuoi che ne sappia a me le seppie con i piselli non sono piaciute

Quella storia della nera e della bianca è una menzogna ?

Siamo ad un passo dal capire ogni magagna

Avete mangiato bene ?

A più non posso, mi sono bevuto tre litri di vino

Ti vedo brillo

Hai un alito fetido

Che vergogna , che tristezza

L’agnello era un angelo

Il coniglio il figlio del peccato

Quante rime

Tutto ben condito , pochi versi , molte strofe

Forse non siamo soli nell’universo

Forse mio nonno , aveva ragione la pasqua è un trampolino di lancio per giungere dalla redenzione alla resurrezione

Mio nonno era avvocato

Il mio un rivoluzionario

Piove , accidenti

Ho ancora tante cose da dire


Il povero coniglio pasquale ne ha passate di tutti i colori. Ha conosciuto il bene ed il male, ha conosciuto il grande fratello, il signore dell’universo e quando giunse il tempo della libertà, il sole ed il vento , spinsero le nuvole nel cielo dentro un buco nero . Alcuni santi , scesero sulla terra, chi portando seco una palma , chi un mazzo di fiori e tanto bella era quella città che sembrava un miraggio. La santità prese consistenza , diviene una storia intessuta di tante storie . Una vita che racconta la sua triste vicenda. L’ amore era un uovo pieno di sorpresa , un agnello che ama giocare con la palla con altri agnelli , contro gli scugnizzi che continuano a giocare a zecchinetta dentro il vicolo dopo aver mainato le zizze di Antonietta . La pasqua è il riscatto degli uomini umili, di chi non può pagare il pigione di casa, di chi cerca fortuna nel gioco delle carte, di chi attraverso la storia , cerca una salvezza sociale. E una lunga militanza, una povera canzone quasi incomprensibile, fredda , falsa che ti mette nell’animo una strana sensazione . E se li per cantarla per essere un tutt’uno con quella sostanza. Una resurrezione, una liberazione dal male di questa società. Un liberarsi dalla sofferenza , che non è mai stata cotta nel forno a dovere.

E mentre cerchi un senso a tutto ciò

Io mi gioco l’animo in mille tormenti

Rammenta, moriremo poi risorgeremo

Speriamo che sia come dici

Ho un panino da dividere

Io questo sogno da condurre oltre questo peccato

Siamo in tanti a sperare

Manca poco e mettiamo nella pentola il coniglio

A me non piace farlo bollito

Oh mio Dio ,perché non me lo hai detto prima

Pensavo che lo sapessi

Faceva parte di una logica perversa

Di verso in verso

Fatti ad immagine e somiglianza

Senza baffi

Senza testa

Sono allibito , non ci posso credere

Non ridere il coniglio se nascosto dietro alla pentola

Starà pomiciando con la sua gallinella dalle uva d’oro

Non fare il finto tonto

Che spasso , non posso dire che mi sia stancato di capire

Come una vecchia storia finita male

Non tirare troppo la corda

Dai ricominceremo, tutto da capo domani

Saremo uniti nel corpo del peccato

Nello spirito della salvezza

Avremmo potuto convolare a nozze

Mettere un ragno nel buco , un negro nell’uovo

Che centra ?

Perché il coniglio sa volare?

Ma questa è un altra storia


Ed io vivo , attraverso i tuoi sogni, passo e mi perdo nella notte , nella voglia di continuare a vivere ancora, come un coniglio pasquale con la sua gallinella dalle uova d’oro, là in quella piccola casa illuminata dalla luna. Vicino al mare, ascoltando il suono delle campane giulive in un din ,don, dan che s’ode per tutta la città , per i monti e valli. Nella pasqua risorge il santo benedetto , risorge dalla morte, scende dalla croce per essere in mezzo a noi come uno qualunque. Come ieri tutto è possibile , tutto cosi sincero come l’acqua del ruscello che scende giuliva , verso il mare, verso l’animo ,afflitto, verso di noi. E siamo in molti , ad attendere , timidi , una nuova rinascenza, una nuova canzone d’ amore che ci liberi dal male . Ci liberi dal peccato commesso , dagli errori e da quell’orrore del vivere , che non guarda in faccia nessuno, che passa e ti dona una sua idea , un immagine che si scioglie in un lungo viaggio, dentro il suo passato con in sè una sorpresa per chi spera di rinascere ancora.



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