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Una storia di Raffaele

L'uomo del gas

(Seconda parte)

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6 minuti

Pubblicato il 04 giugno 2020 in Thriller/Noir

Tags: #Racconti

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Era stato difficile avere le autorizzazioni, ma alla fine l’Ispettore ce l’aveva fatta. L’intuizione era buona, ma le prove tutte da verificare. Il fatto che non avessero ancora indizi concreti lo aveva in un certo senso agevolato.

“È una possibilità che vale la pena sfruttare visti i risultati ottenuti” aveva detto qualche giorno prima al Giudice che seguiva le indagini e adesso si ritrovavano tutti nel lotto vuoto.

Si trattava poco più di un centinaio di metri quadri di erba e fiori selvatici tra cui risaltavano quelli della camomilla. I tecnici della Scientifica, disposti in linea con tute, guanti e calzari isolanti, nonché mascherine e cappucci con occhiali, sembravano alieni. Dalle abitazioni circostanti i curiosi seguivano le operazioni riprendendo con i cellulari. Sul lato della strada, un cordone di sicurezza teneva lontano i giornalisti accorsi dalle prime ore del mattino grazie ad un tam tam via social che aveva monopolizzato la rete. La singolarità degli omicidi, la persistenza degli stessi e soprattutto l’incapacità di risolverli aveva generato un calderone mediatico e attenzioni da parte dei media internazionali.

Ancora una volta l’Ispettore si chiese se le popolazioni stufe di sentire parlare ancora di virus, quarantena e crisi connesse, non trovassero più stimolanti omicidi di massa con tanto di serial killer come nelle migliori tradizioni cinematografiche e romanzesche di successo.

“Abbiamo qualcosa” disse il dirigente del gruppo tecnico mostrandogli alcune piantine di camomilla. “Come può vedere sono state tagliate. Sembra proprio che qualcuno si sia fatto una bella scorta”.

“In che senso?”.

“C’è un area nella parte più alta del lotto, circa dieci metri quadri, che è stata praticamente mietuta”.

L’ispettore fissò la zona che gli veniva indicata e portò poi lo sguardo alla strada su cui si trovavano. “Abbastanza a riparo da passar inosservato, direi”.

“Esatto. Come hanno rilevato le indagini fin ora fatte in zona, questo lotto è preda dei bambini della zona o animali da compagnia. Per questo l’erba è quasi sempre calpestata e poca alta. La camomilla però resiste e lì, nella parte alta, non sembra ci sia tanto andirivieni. Questo lotto è ben tenuto, nel senso che la gente del posto lo tiene pulito. Abbiamo trovato residui di vetro, carte o plastica, ma sembrano più trasportati dal vento che veri rifiuti abbandonati”.

“Avete trovato qualcosa nei cassetti lungo la strada?”.

“Solo i rifiuti odierni. Nulla di rilevante”.

“Mmm…” fece l’Ispettore fissando la gabbia di case che circondava il lotto.



“Ispettore” disse il Giudice, “capisco l’entusiasmo, ma cosa abbiamo veramente? Qualcuno si serve di questa camomilla e non credo sia reato, a meno che il proprietario del lotto non abbia sporto denuncia e non mi risulta”.

“Vede signor Giudice” replicò l’Ispettore, “i residui di camomilla sono presenti in alcune delle vittime. Ho sentito chiaramente quell’aroma quando ho fatto il primo sopralluogo nel locale del massacro e sebbene almeno uno dei tecnici abbia notato la stessa cosa durante le indagini – non lo ha messo per iscritto, ma me lo ha detto a voce quando ho sentito la squadra intervenuta sul luogo - entrambi abbiamo associato la cosa a un profumo d’ambiente o a un profumo su una delle vittime. Però ci sono due coincidenze non da poco: il bigliettino da visita falso riporta l’indirizzo di quel lotto e in quel lotto qualcuno coltiva o quanto meno raccoglie la camomilla”.

“Non fa una piega, Ispettore, ma la camomilla non è tossica”.

“La Scientifica sta elaborando tutte le combinazioni possibili con i suoi principi attivi per stabilire l’interazione con altre sostanze. In pratica, è possibile che una qualche tossina combinata alla camomilla, una volta nebulizzata, provochi un intossicazione mortale?”.

“Capisco”.

“Nel frattempo”, continuò l’Ispettore, “vorrei poter insistere sugli abitanti del quartiere, ma questa volta operando delle perquisizioni”.

“Come le giustifichiamo? Ammesso che la teoria della camomilla combinata con sostanze letali sia concreta, come facciamo a sapere che non sia qualcuno estraneo al quartiere che la raccoglie?”.

“Abbiamo le deposizioni. Si conosco e nessuno ha dichiarato di aver visto nelle ultime settimane estranei aggirarsi da quelle parti. Possibile che mentano per coprire qualcuno sotto minaccia o perché complici. Questo in realtà trascende il profilo del serial killer, ma una caratteristica di questi soggetti, come sa, è quella di confondersi tra le persone cosiddette normali. Magari la minaccia è psicologica e la complicità non voluta. Tenga presente, inoltre, che quel lotto è una sorta di giardino pubblico. Anche se è privato, il proprietario non ha problemi a lasciare che i bambini del quartiere ci giochino o che altri vi portino gli animali di casa a fare i loro bisogni. È pulito, ben tenuto, proprio come fosse un giardino pubblico”.

“Va bene, Ispettore, autorizzo le perquisizioni. Mi raccomando, però, con discrezione e cerchiamo di tenere la stampa più lontano possibile.

Ormai siamo assediati e per quanto stia difendendo il nostro lavoro, non credo ci resti più molto tempo. Abbiamo bisogno di risultati concreti prima che ci silurino entrambi. E Dio ci scampi da un altro massacro, perché in quel caso…”.


L’uomo sembrava sfidarli con lo sguardo.

“Trovato qualcosa?”.

“Ci stiamo lavorando”.

L’anziano li guardava affaccendarsi per la casa seduto nella poltrona del salotto sotto lo sguardo vigile dell’Ispettore. Era stato ostile dal primo momento, fin da quando avevano varcato la soglia di casa con il mandato di perquisizione.

Era uno degli abitanti del piccolo condominio a tre piani situato alla destra del lotto vuoto. Vedovo, pensionato e il solo abitante della casa, mostrava loro i denti ogni volta che ne aveva la possibilità.

“Piano con quello! È di porcella e non credo vi convenga rompermelo”.

Quando l’Ispettore gli aveva spiegato che le perquisizioni riguardava tutto il quartiere ed erano in relazione alle indagini sui recenti omicidi, l’uomo aveva sbottato: “Siete degli incompetenti! Da mesi girate in tondo e adesso ve la prendete con la gente del luogo per trovare un capro espiatorio!”.

L’anziano si era preparato poi una camomilla – così mi rilasso, aveva detto – e si era accomodato alla sua poltrona aggiungendo che non avrebbe fatto la cortesia di offrirlo ai presenti perché erano in servizio e in servizio non si beveva. Sogghignando, aveva rumorosamente sorseggiato la sua camomilla.

L’ispettore non aveva battuto ciglio. Tra le cinque abitazioni che dalla mattina avevano visitato, questa era la prima in cui trovava, finalmente, la camomilla. Era poco, lo sapeva, e ancora una volta irrilevante se non ci fosse stato altro.

“Abbiamo trovato questi” disse un tecnico della Scientifica avvicinandosi e porgendogli un barattolo pieno di camomilla essiccata.

“Questa?” chiese l’Ispettore all’anziano cercando di sembrare solo curioso.

“La sto bevendo” rispose secco l’altro.

“Non vedo etichette, dove la compra?”.

“Non ho lo scontrino per quella, è un problema?” insistette l’anziano con un velato sorriso.

“Se continua in questo modo, la denuncio per intralcio” ribatté serio l’Ispettore.

“Calma, Ispettore, calma” disse l’altro posando la tazza e avviandosi verso la finestra del soggiorno che dava sul lotto vuoto. “Cresce spontaneamente là” disse indicando il prato. “La prendo, la faccio essiccare e mi faccio le tisane”.

“Come mai?”.

L’anziano alzò le spalle. “Ci deve essere un motivo? Ah! Lei si riferisce agli usi terapeutici. Nulla di particolare, Ispettore. Mi rilassa”.

“A me sembra tutt’altro che rilassato. Eccessive dosi producono l’effetto contrario, lo sapeva?”.

L’anziano sorrise. “Ammetto di abusarne, ma non è l’irritazione ad infastidirmi come effetto collaterale”. Così dicendo, si mise palesemente la mano destra sull’addome piegandosi in avanti e scoreggiando rumorosamente. Sogghignando, subito dopo, aprì la finestra dietro di lui.

L’ispettore lo fissò rosso in volto senza dire altro.


(Continua…)


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