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Una storia di CinziaMarchese

Sotto le foglie

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4 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2019 in Storie d’amore

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Sotto le foglie…

Laura si affacciò, furtiva alla finestra :lo sguardo passava in rassegna ogni minimo anfratto del giardino di fronte. Quasi avesse paura di perdersi l’odore emanato dai boccioli risvegliatisi, gli alberi di pesco tingevano di tenue rosato il ruvido tronco contorto, e le margheritine vezzose tappezzavano il manto verde ,bagnato di brina.

“ Dai corri , prendimi se ci riesci. Ora ti faccio vedere come riesco ad arrampicarmi fin lassù”.

Si rivide monellaccia, unaPippiCalze lunghe con l’ amichetta del cuore Sara : dietro di loro trotterellava il buffo Pucci , meticcio caffellatte dalle orecchie a sparviero ed il musetto ,striato di rosa.

“ Aspetta, ho il fiatone e poi Pucci rallenta il passo” .

Sara gli tirò la coda: abbaiava forte da allertare il vicinato e i loro genitori.

“Ecco, ce l’ho fatta !” disse Sara , aiutata dalla mano tesa dell’amica.

Si ritrovarono in due, strette sul ramo dell’albero di pesco, ad osservare il mondo dall’alto e le orecchie del Pucci sembrarono un po’ meno sproporzionate del solito.

“Ne vuoi una? “ Laura tirò dalla tasca dei pantaloni un candito sapor di fragola e le sembrò già estate: era fine maggio, quasi in chiusura di scuola. Sara sarebbe partita per le vacanze con i suoi e lei invece, non aveva progetti. Tutto era incerto : la mamma , ormai, scappato il papà, non faceva altro che dividersi tra lavoro e pomeriggi con le amiche. Laura era indipendente, si cresceva alla buona: come se il suo istinto di sopravvivenza avesse programmato un percorso, un piano dettagliato da seguire.Si sentiva forte, adulta, molto più di un adulto vero .Le piacevano le sfide, le situazioni pericolose:molte coetanee la canzonavano ” Sei un maschiaccio! “. Ma non Sara: avevano diciott'anni in due e tanta voglia di fuggire .

“ Sai che ti dico Laura? Quasi quasi dico alla mamma se possiamo farti venire a Viareggio con noi quest’estate, vuoi?”. Laura la guardò felice, ma dopo pocole rispose:

“ Non credo che la mia mi lasci venire ,mi vuole con lei, almeno in ferie. Dice che dobbiamo recuperare il tempo perduto, conoscerci meglio ma, è troppo tardi “.

Poggiò la testa sulla spalla dell’amichetta e in quel momento si sentì vulnerabile:nove anni e tanta voglia di giocare con le bambole, imbrattarsi il viso di trucco con le amiche…

Invece era una finta adulta costretta a qualcosa più grande di lei.

Una famiglia sfaldata, una madre squinternata e tanti sogni nella testa.

Dopo aver girovagato, appena maggiorenne, in lungo e in largo all'estero, si era stabilita nella parte più fiabesca della Francia, per gestire un Bed and Breakfast .

Qui aveva incontrato Sophie, dove il feeling provato si era trasformato in una convivenza stabile, confermando le sue vere tendenze sessuali.

Ora che era ritornata in Italia, per stare al capezzale della sua mamma ammalata, lì, vicino a quella finestra scolorita , come i ricordi buttati alle spalle, pensava a lei…. dolce Sara.

Pucci le era venuto incontro sulla soglia, con tutto il peso dei suoi anni canini, anche le orecchie si erano abbassate : la coda spennacchiata accennava un birbante scodinzolio, in segno d’affetto.

“ Eccomi mamma, sta tranquilla ,sono qui ora…lo sai che ti voglio bene”.

“ Non volevo perderti, non ho saputo trattenerti….perdonami”. La mamma le strinse forte la mano e ,chiuse gli occhi spirando.

Laura si sentì vuota… un baule colmato alla rinfusa.Era ora di fare ordine, custodire le cose più care della sua vita.

“ Laura, non piangere…sono con te”.

Da lontano udì una voce familiare, forse imprigionata in quel giardino primaverile .Sara era sopraggiunta alle spalle, con la dolcezza di sempre: l’ incarnato trasparente , occhi verdi e ciglia lunghe come i capelli raccolti sulla nuca.

Le sussurrò nell’orecchio : “ Se vuoi puoi venire a stare un po’ da noi : sistema le tue cose, non te ne andrai scappando come l’ultima volta. Non come un emarginata, ti voglio bene, lo sai, così come sei….”

Laura appoggiò la testa sulla spalla dell’amica, come allora nel giardino, sentendosi di nuovo a casa.

Poi mise una mano in tasca ai pantaloni, estrasse un pacchetto di Winston blu, dicendo a Sara : “ Andiamo in giardino, vieni…fumiamo una sigaretta“ Parleremo di noi se vuoi.. Sotto le foglie nasce il frutto maturo di un legame: quello mio per te”.Sorrise allora il prato verde, costellato di margheritine giovani ,in quel frangente di morte dove ricomincia la vita ,quella vissuta senza finzioni.

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