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Una storia di GiovanniFerraroHN

La pioggia blu

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6 minuti

Pubblicato il 07 dicembre 2018 in Thriller/Noir

Tags: #famiglia #fratelli #newyork #padre #pioggia

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Sono uno di quelli che mangia cioccolato fondente.

Ne mangio a chili, a tonnellate, uno sproposito di cioccolato fondente,una valanga,lo mangerei 4, 5,10 volte al giorno, tavolette Chocolight arabica 98%,le migliori.

Dicono che faccia bene,che abbia delle qualità antiossidanti,non come quelle tavolette al latte del cazzo che ti fanno cacare al primo morso,no,dicono che faccia bene al cuore e riduca il rischio di disturbi cerebrali.

Ma io le mangio perchè mi piacciono.

Me ne sbatto delle qualità antiossidanti della cioccolata fondente,io la mangio perchè mi piace,perchè a me il dolce fa cacare.

E le mangio fino a scoppiare,fino a che in bocca non sento solo l'amaro del fondente e nient'altro,mi ingozzo fino a quando per lo schifo non butto nel cesso tutte le scorte di casa,e mi riprometto che non toccherò mai più un pezzetto di fondente,che non ne sentirò mai più nemmeno l'odore finchè campo.

Sapete perchè?

Perchè lo amo. Lo amo quel cazzo di cioccolato fondente.

E io quando amo sono così. Senza riserve. Quando mi piace una cosa o una persona la amo fino allo schifo.

Ciao,sono Frank Shepard e ho un debole per il cioccolato fondente e le relazioni disastrose.

Mio padre era un poeta del cazzo.

E attenzione,ho detto un poeta del cazzo, non un cazzo di poeta. Perchè se uno dice mio padre era un cazzo di poeta uno può pensare, wow ,quel tizio era un poeta,niente male,avrà scritto qualcosa di bello,invece no.

Mio padre era un poeta del cazzo. Neanche tanto bravo.

E non è che faceva l'impiegato o l'operaio o lanciava il giornale porta a porta, no, lui faceva il poeta di mestiere.

E sapete quanto prende un poeta di mestiere al mese? Ve lo dico io,non abbastanza da crescere tre figli.

Con lui era un continuo spostarsi,un trasloco dietro l'altro. Avrò cambiato sette scuole in quattro anni. Eravamo lui, io, Jackie e il piccolo Timmy,unica testimonianza vivente che una volta avevamo una madre, in quanto aveva un paio di occhi di un azzurro turchino, quasi imbarazzanti.

I suoi occhi. Quelli della mamma.

Il nostro ultimo trasloco , se così si può chiamare lo spostare quei tre scatoloni contenenti tutta la nostra vita, fu a Brooklyn o “Broccolino”, così la chiamavano la miriade di italiani che la invasero da 200 anni a questa parte.

Papà ottenne un contratto semestrale con il village per una rubrichetta sulla poesia a cadenza bisettimanale. Era al settimo cielo, diceva, questa sarebbe stata la svolta, l'ultimo trasloco, la città giusta.

Eravamo in una vecchia palazzina a sette piani, mattoni rossi, all'incrocio tra orange e Pinapple street. La particolare viuzza dove di trovava casa nostra veniva chiamata “Blue road”. Capì solo anni dopo il perchè.

Giuro su qualunque Dio ci sia, quell'appartamento era il più straordinariamente piccolo monolocale su cui avessi mai posato gli occhi. Come una roulotte, ma senza l'emozione di poter vedere posti nuovi. Di quelle robe che non potevi aprire la finestra e il cazzo di frigorifero insieme.

E allora il piccolo Timmy, che aveva lo stesso maglione verde da tre giorni, chiese a papà: “Papà, perchè siamo venuti proprio in questa casa?”.

Mio padre posò uno scatolone che conteneva ben 1/3 della nostra vita, si chinò verso il piccolo Timmy e gli disse:

“Perchè ,Timothy, da qua si può vedere la pioggia blu”.

Ecco qua. Era questo che intendevo. Un poeta sognatore del cazzo. Io e jackie eravamo diventati completamente impermeabili a queste stronzate.

L'unica ragione che mi impedì di lanciarmi lì dal quarto piano fu Rory Mancuso.

Rory Mancuso era una amabile signora italiana di 73 anni che viveva a New York da più di 50. Ogni tanto papà ci spediva sopra da lei per andare chissà dove, probabilmente a scrivere per la sua rubrichetta, e lei ci preparava sempre la pasta al forno o gli gnocchi per cena. Ma la cosa migliore di Mrs Rory era che fosse una dannata appassionata di modellismo. Di grattacieli in particolare, in scala da 1 a 300. Diceva che era meglio ammirarli da casa sua, così almeno non le veniva il torcicollo.

Per me era il fottuto paese dei balocchi, devo a lei se oggi sono diventato un architetto. E devo a lei la passione per i grattacieli. Li adoravo. Erano un opera di assoluta magnificenza e arroganza, con quell'ultima antenna in cima a tutto che sembrava dire a Dio:”Hey Signore non sei più tanto in alto eh?”.

Mrs Rory mi diceva sempre di non disprezzare mio padre per quello che faceva perchè inseguiva i suoi sogni, diceva, faceva quelo che poteva. Ma io non potevo digerire che lui si perdesse dietro le sue astrazioni e lasciasse noi figli a campare come potevamo.

E ogni giorno che passava diventavo sempre più ostile nei suoi confronti, sempre a rinfacciargli quel tenore di vita e quella sicurezza che non era mai stato capace di darci col lavoro che tanto amava, cominciai a insultarlo a definirlo un inetto ,un ingenuo sognatore, un bugiardo. Ma la cosa che più mi faceva rabbia era che lui mi guardava e diceva:”Probabilmente hai ragione tu”.

Non lo perdonai. Non perdonai mai la sua mancanza di spina dorsale, nemmeno davanti a un moccioso, nemmeno davanti a suo figlio. Mai. Nemmeno il giorno del suo funerale, mentre tenevo le mani di Jackie e Timmy sotto l'ombrello della signora Mancuso.

Un altro trasloco, i soliti tre scatoloni, questa volta senza di lui. Mrs Rory ci avrebbe ospitato fino all'arrivo dei servizi sociali.

Mentre sbaraccavamo, la pioggia continuava a bersagliare la lamiera della scala antincendio creando un rumore assordante. La giusta colonna sonora per il film scadente che era la nostra vita. Fu allora che successe.

Il piccolo Timmy mi prese per mano e mi condusse proprio di fronte alla finestra.

“Guarda, la pioggia”. Pensai alle parole di mio padre: “Timmy, piantala sono tutte str...”... le parole mi si bloccarono in gola. Non ero capace di emettere più alcun suono. Erano le sette di sera e tutti i negozi della Blue Road accesero quasi all'unisono le proprie insegne. Tutte di un blu cobalto.

E la pioggia che imperversava su orange street, balenata da quei fasci di luce artificiale, divenne di un impensabile colore BLU.

Aveva ragione, pensai. Da qui si può vedere la pioggia blu.

Scoppiai a piangere, caddi in ginocchio abbracciando il corpo pelle e ossa di Timmy e Jackie si unì a noi , senza nemmeno sapere il perchè stessimo singhiozzando come due ossessi.


Devo tutto a due persone nella mia vita.

A Mrs Rory che appiccò in me le fiamme della passione.

E a mio padre ,che mi insegnò a vedere la bellezza anche dove non c'era.


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