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Una storia di MoLanzara

Buttati e nuota

Chi di speranza vive, disperato muore

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10 minuti

Pubblicato il 12 agosto 2019 in Altro

Tags: #barca #matrimonio #narrativa #nuotare #speranza

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Gli sposi erano stupendi. Liam, con lo sguardo perso negli occhi della moglie, faceva volteggiare Natalie per la pista da ballo con leggiadria e un amore così palpabile che tutti i presenti li guardavano con affetto.


Tutti tranne Felicity. La ragazza beveva vino bianco da un bicchiere di cristallo e guardava la sposa con occhi invidiosi.


Non perché loro si erano sposati e lei invece aveva la sensazione che sarebbe morta nubile. Non per il bel vestito di Natalie, di un color avorio dalle sfumature rosate di cui ti accorgevi se ti avvicinavi abbastanza da vedere anche tutte le perline ricamate sul corpetto. Non per il sontuoso castello di Howl, la location più in voga quell’anno per i ricevimenti importanti, addobbata con milioni di palloncini brillanti e piccoli fiori bianchi e rosa dappertutto. Non per gli anelli, due bellissime fedi di oro bianco puro, con piccoli diamanti incastonati lungo la circonferenza, che il fratello di Felicity le aveva mostrato proprio la sera prima, così fini e delicati da sembrare piccoli anelli d’argento ma così costosi da poterci affittare per sei mesi un appartamento davanti a Central Park.


No, Felicity non invidiava niente di tutto ciò, pensò ancora, mentre un applauso scrosciava nella sala e i due sposi si baciavano con tenerezza.


Felicity invidiava Natalie perché era riuscita a entrare nel cuore di Liam. Liam, il miglior amico di Freddy, suo fratello. Il ragazzo di cui Felicity era innamorata, l’unico di cui fosse mai stata innamorata. Aveva guardato Liam con ammirazione da bambina, poi sempre con più interesse e approvazione da ragazzina, fino a trovarsi innamorata completamente di lui a ventisei anni.


Solo che Felicity non lo aveva mai detto a Liam. Aveva aspettato che lui la guardasse con occhi stupiti, sorpreso di vedere in lei una ragazza come tutte le altre, invece che la sorellina del suo miglior amico. Una delle storie più banali e scontate, viste nei film e lette nei libri. Una povera ragazza, innamorata perdutamente del miglior amico di suo fratello che, solo alla fine, scopre che è proprio lei la donna della sua vita.


Solo che lei non era la fortunata protagonista di un film né di un libro. Era solo Felicity che, al matrimonio del ragazzo che amava, lo guardava mentre giurava amore eterno a un’altra. Sospirò. Quando le danze furono aperte dagli sposi, la band attaccò qualche pezzo movimentato e tutti si alzarono dalle loro sedie per andare in pista. Tutti… tutti tranne gli anziani e Felicity.


La ragazza si versò altro vino. Sarebbe durato ancora a lungo il ricevimento, aveva bisogno di un po’ di sostegno.


“Oh, che bella festa” disse sua madre sedendosi vicino a lei. Felicity fu brava e nascose uno sbuffo molto poco educato. “Già, bella festa…” concordò la ragazza e riprese il bicchiere.

“Oh, Felicity, bambina mia…” iniziò la donna, ma poi si interruppe e le sorrise. La ragazza alzò un sopracciglio e chiese: “Cosa c’è, mamma?”


“Io lo vedo, sai?” Felicity si irrigidì, ma cercò di non darlo a vedere e rispose alla madre con una finta sicurezza: “Cos’è che vedi, mamma?” Sua madre voltò lo sguardo verso gli sposi e non disse niente.


Felicity si innervosì e si agitò sulla sedia cercando di nascondere il suo stato d’animo cambiando posizione. Possibile che sua madre sapesse? Possibile che sospettasse? Possibile che…


“Trovo che stiano molto bene insieme” disse la donna, dopo quella che a Felicity parve un’eternità. “Già…” si obbligò a rispondere la ragazza. Una veloce occhiata verso gli sposi le fece male al cuore: effettivamente sembravano fatti l’uno per l’altra.


“Avresti potuto esserci tu, adesso, al posto di Natalie” disse ancora sua madre, continuando a guardare i festeggiati che sorridevano in mezzo ad altri ospiti. “Come?” chiese Felicity, convinta di aver sentito male.


“Ho detto che so che avresti potuto esserci tu al posto di Natalie. E ti sarebbe piaciuto. Te lo leggo negli occhi”. Ma come? Felicity sgranò gli occhi e per poco non le cadde il bicchiere.

“Come fai a saperlo? Anzi, no, no. Non è vero, io non ho mai…” cercò di negare lei. Sua madre alzò un sopracciglio e la guardò male. “Non mentirmi, Felicity. Ti ho messa al mondo, ti conosco da ventisei anni” disse ancora.


Felicity sospirò rassegnata. Era inutile mentire a quel punto. “Sì, avrei voluto sposarlo…” sussurrò, guardando di nuovo Liam che prendeva la mano di Natalie e le baciava le dita. “E dimmi, tesoro, cosa hai fatto per far sì che succedesse?” chiese sua madre, lisciando delle pieghe immaginarie sul vestito.


Come? La ragazza si voltò di scatto a guardarla e le chiese a sua volta: “Che intendi?”


Sua madre alzò lo sguardo su di lei e si allungò a prendere un bicchiere d’acqua, come se l’argomento non fosse così importante, per Felicity. “Cosa hai fatto per far sapere a Liam che eri innamorata di lui?” chiese ancora. La ragazza guardò l’acqua scendere a cascata dal collo della bottiglia e riempire il bicchiere.


Cosa aveva fatto? Niente. Aveva aspettato che Liam si accorgesse di lei. Come in tutti i libri che leggeva da ragazzina, quando il bel ragazzo per la prima volta guardava la ragazzina minuta e fragile con gli occhiali e le sorrideva dicendole che era diventata veramente bella. Aveva aspettato quel momento per tantissimo tempo, ma non era mai arrivato. Si vergognò di dire alla madre che aveva aspettato che lui la notasse, così si guardò le mani.


“Non c’era niente da fare. Io non gli piacevo” disse sconsolata.

“Non è vero, gli piacevi” sussurrò sua madre.


Felicity spalanco gli occhi, la guardò e si sporse verso di lei mentre diceva: “Cosa dici?”


Era impossibile. Sua madre si stava sbagliando. Non era vero. Non era mai successo. “Direi quattro anni fa… Sì, proprio quattro anni fa, quando Freddy si è rotto la gamba, ricordi? Liam veniva spesso a casa” continuò la donna, ora guardandosi intorno.


“Veniva per trovare Freddy, non per me” ammise stizzita la ragazza. Lo avrebbe saputo se lui fosse andato a casa loro per lei. O se lei gli fosse piaciuta veramente. Ma non era così. Lui non aveva mai bussato alla sua porta. Non l’aveva mai guardata sorridendo chiedendole di uscire e non le aveva mai detto che interessato a lei.


“Hai sempre aspettato che fossero gli altri a venire da te. Non hai mai fatto niente. Se tu ti fossi fermata, con una scusa, in salotto a chiacchierare con loro o se avessi accettato di accompagnarli quando ti invitavano, avresti avuto qualche possibilità. Ma così…” tornò a guardare gli sposi e sorrise applaudendo quando scoppiò un altro applauso nella sala, “Te lo sei lasciato sfuggire e lui ha trovato Natalie…”


Felicity pensò a ciò che aveva detto la madre. Era davvero successo così? Aveva soltanto aspettato? E lui aveva provato a interagire? Non riusciva proprio a ricordarselo. E lei lo aveva lasciato andare come le stava dicendo?


“Ti racconto una storia?” le propose sua madre, risvegliandola dai suoi pensieri, guardandola. Felicity annuì senza dire niente. Cosa poteva dire?


“Tua nonna ha sempre raccontato questa novella, adesso la racconterò a te. Forse avrei dovuto farlo prima…” la donna sospirò e iniziò a raccontare.


“Tanto tempo fa, c’era un uomo, un uomo bravo e buono, che credeva in Dio. Credeva in lui così tanto, che sapeva che non l’avrebbe mai lasciato solo. Il Signore, secondo lui, lo avrebbe sempre aiutato, anche nei momenti più brutti. E lui era fiducioso.


“Un giorno, nel villaggio dove abitava, ci fu un’inondazione. Piovve così tanto che gli argini del fiume che scorreva a nord del villaggio si ruppero e il torrente straripò. Le strade del villaggio vennero investite dall’acqua e le abitazioni vennero sommerse.


“L’uomo, quando successe, ebbe la fortuna di trovarsi nella chiesa del villaggio, così salì sul tetto e si mise in salvo. Sui tetti delle abitazioni vicine, si erano messi in salvo anche altri abitanti del villaggio. Aspettarono tutti insieme e il buon uomo raccontò come il Signore li avrebbe salvati tutti, perché Lui era misericordioso.


“Prima di sera venne una barca per salvarli, ma non riusciva a girare per le strade inondate del villaggio così si fermò un po’ lontano dalla chiesa del paese e un uomo sull’imbarcazione gridò ai paesani ancora sui tetti di buttarsi in acqua per raggiungere la barca ed essere portati in salvo. ‘No, il Signore mi aiuterà. Non ho bisogno di buttarmi e raggiungervi’ rispose l’uomo, mentre qualcuna delle altre persone decise di buttarsi nell’acqua e raggiungere la barca. Qualcuno invece lo ascoltò e rimase sul tetto aspettando un momento migliore.


“La pioggia si fece più fitta e il freddo più pungente. L’acqua salì di livello e l’uomo dovette sistemarsi sulla punta più alta del tetto per non affogare. Anche gli altri dovettero usare lo stesso stratagemma per non morire. Quando iniziò a farsi sera, un’altra barca passò, ma ancora non riuscì ad avvicinarsi abbastanza per non incagliarsi e gli uomini a bordo gridarono loro di buttarsi nell’acqua per poter essere portati via.


“Gli uomini rimasti sui tetti si buttarono tutti, mentre lui disse ancora che il Signore lo avrebbe aiutato e non si sarebbe buttato. L’acqua salì nuovamente e lui fu costretto a salire sul campanile per non morire. Prima della notte un’altra barca passò, ma lui, che aveva fiducia nel Signore, non si buttò.


“Durante la notte il livello dell’acqua si innalzò ulteriormente e coprì il campanile, l’uomo si spaventò tantissimo e iniziò a capire che stava per morire, così imprecò contro il Signore, perché lo aveva abbandonato…”


La donna fece una lunga pausa e prese il bicchiere per bere.

“Mamma… cosa è successo dopo?” chiese Felicity, curiosa come una bambina.


“L’uomo morì e quando arrivò davanti al Signore, gli disse arrabbiato: ‘Signore, io ho tanto creduto in te, ti ho aspettato, ho atteso invano che tu venissi a salvarmi e non l’hai fatto, mi hai lasciato morire!’


“Il Signore allargò le braccia e gli disse: ‘Io ti ho mandato tre barche. Avresti dovuto buttarti e salire sulla barca: ti saresti salvato…’


“Sai cosa vuole insegnare questa storia, Felicity?” chiese la donna alla figlia. La ragazza scosse ancora il capo, ma iniziava a capire quello che voleva dirle la madre.


“Sei seduta su quel tetto, Felicity. Se aspetti e basta morirai. Ci saranno tantissime occasioni, nella vita, ma tu dovrai fare qualcosa per coglierle, altrimenti non serviranno a niente. Dovrai buttarti e nuotare verso la barca” sussurrò la madre, guardandola seria negli occhi.


Felicity capì. Aveva sbagliato. Aveva pensato che Liam avrebbe fatto il primo passo, invece non era successo. O era successo e lei non aveva colto l’occasione. Si portò la mano alla fronte. La sua vita sarebbe potuta essere diversa, in quel momento? Sarebbe stata lei e non Natalie a volteggiare fra le braccia di Liam, in un bellissimo vestito color avorio dalle sfumature rosate?


Guardò ancora gli sposi. Forse. “Dici che dovrei dirglielo? Dovrei cogliere quest’occasione, mamma?” chiese, guardando il gruppo di amici farsi intorno agli sposi.


“Questa barca è già passata, cara” disse semplicemente sua madre, piegando il tovagliolo. “Dovrai aspettare la prossima” concluse la donna alzandosi e andando incontro al marito che la prese fra le braccia per farla ballare.


No. Felicity non aveva intenzione di stare seduta sul campanile ad aspettare la prossima barca. Avrebbe nuotato, beh, in quel caso, avrebbe ballato.


Si alzò e si incamminò per raggiungere la pista quando notò un ragazzo che le sorrise e la salutò prima di sedersi a un tavolo dall’altro lato della sala. Non sapeva chi fosse, ma lo aveva già visto altre volte. Era un amico di Freddy e Liam, era venuto anche quella mattina alla cerimonia. E le aveva sorriso anche quella mattina. Lo salutò con la mano e riprese a camminare verso il centro della sala.


Prima di arrivare alla pista da ballo, ci ripensò e tornò indietro di qualche passo. Poi alzò lo sguardo e lo puntò verso il ragazzo. Lui sorrideva ancora. Si incamminò a passo deciso nella sua direzione e, prima che potesse arrivargli vicino, lui si alzò di scatto dalla sedia per raggiungerla, come se la stesse aspettando. Oh.


Felicity sorrise e gli chiese: “Ti va di ballare con me?”


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