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Una storia di GioMa46

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"Teneri Acerbi"

Giorgio Bonacini  .  .  . o la ricerca di ‘indivisibili assenze’.

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Pubblicato il 06 maggio 2019 in Poesia

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Giorgio Bonacini . . . o la ricerca di ‘indivisibili assenze’.

“Teneri Acerbi”, in ‘Limina’- collana poetica - Anterem Edizioni / Cierre Grafica 2014.


«Le diverse psicologie e, più recentemente, le neuroscienze hanno raggiunto il grande risultato di legare le azioni all’attività di precise aree cerebrali, in un legame dinamico a supporto dell’idea che mente e cervello siano due linguaggi che raccontano un’identica storia». (1)


Storia che in questa raccolta di 53 poesie, datata 1979-87, viene riproposta da Giorgio Bonacini, quale viaggio a ritroso nella sua produzione lirico-letteraria, alla ricerca di quelle ‘indivisibili assenze’ che l’esperienza interiore porterà a effettuazione: “costruita a misura d’uomo, e di ciascuna esistenza”, rintracciabile nelle sue raccolte successive.

Si sente qui l’esigenza della ricerca, intesa come terapia di un linguaggio bio-energetico che anticipa e trascende l’espressione verbale della mente, di ciò che in realtà ‘risulta mancante’ alla parola enunciata. Come una proiezione dell’autore a spingersi in avanti e ad andare ‘oltre’ le innumerevoli 'soglie’ che l’esistenza propone, esortando al tempo stesso il lettore di attraversarle …

“..giù, per squilibri di collo che lieti / intonanti assordavo /… / ero il vento che soffia / gonfiato alle gote, impossibile a tutto / - e che lieti pertugi … / ero ancora i miei pori / i palmabili segni ma inquieti / che pratico in punta di pelle / e che sono i miei muscoli mosci”.

La sfida così posta, si avvale di un dialogare fitto di richiami con l’inconscio, con ciò che Alexander Lowen (2) ha definito nel suo libro ‘Il linguaggio del corpo’, quale estrinsecazione paritaria delle ‘emozioni’ a esso collegate, in cui la mente e il cervello, in quanto medesima unità, si esprime …

“..assorbito ai tastoni inguinali / li premo, li fisso e poi via / come un bombo, argomenti vischiosi / l’innesto, la morte / la forma sguaiata e il suo fiato … / il richiamo è prudente – davanti / è proteso e ritorto, abbassato / quel tanto di poco e di senso”.

Si è quindi alle prese con una ricerca poetica che invade lo spazio ultrasensibile del pensiero, inteso come ‘logos’ in quanto ‘parola’, ed ‘emozione’ in quanto ‘ricerca di senso’. Lo si potrebbe dire ‘un vuoto di senso’ a ornamento del pensiero di cui pure sa toccare il fondo, in altro modo mancante di quell’ “indecidibile” proprio del lessico derridiano (3) che abbiamo appreso come tracciato storico-filosofico della verità …

Consumati i midolli / nell’arte di un corpo anulare / … / gli itinerari e gli spasimi / strappano – e sfasano l’ombra / quei tratti, i riflussi a marea / incontrollata – sudori, orizzonti / emissioni vocali in qualcosa / che esiste in un luogo lontano / una schiuma che gronda e che ha / febbre di mondo – nel mondo.


Verità che Giorgio Bonacini mai valuta come assoluta, che non appartiene né al corpo o alla mente, né all’esperienza verbale della parola, bensì in-limine al concetto espresso. Come per un richiamo sensibile a voler cercare nell’ “indivisibile assenza” la parola mancante che dalla dimensione dell’ “io” porta al “noi”, per approdare infine all’ “altro/i”, che include tutti, autori e lettori che ‘nella poesia’ cercano di affermare “l’essenza dell’esserci” (4).

È ancora il ‘linguaggio del corpo’ preso in assolo che l’autore propone in solvenza degli anni della sua giovane età, in cui andava maturando l’incognita dell’inquietudine, in cui il sesso non andava considerato una colpa, semmai un’esperienza da assecondare, semmai da assolvere …

Passo nel buio per intimo / amore – e benché / un vaporìo da rifiato, impassibile / il gelo nel mio passeraceo / fiancheggio – tutto un folare / di svuoti, un calare di nuvole / un tuffo … e a fiotti / alettare imperioso nel freddo - / […] e il sapore che sale è al palato… / alla fine ho anche un po’ di pudore. […] ..umiltà e congiungimenti… / […] che / se non fosse / in questo luogo d’occasione / avrebbe sonno - nel sintagma / indaffarato dei respiri.

Un’immagine questa che può sembrare paradossale se consideriamo che da sempre scandagliamo furtivamente lo spazio cosmico e non sappiamo ancora nulla dell’essere ignoto ch’è in noi. Solo passando attraverso le ‘soglie’ del discernimento potremo approdare a quell’esistenza ‘alta’ cui tutti noi infine, coscienti o incoscienti, ci appressiamo all’aura del sublime ch’è della natura umana.

Ciò per quanto nella sua ‘nota d’autore’, Giorgio Bonacini avverte non essere sufficiente né lo spazio lasciato al pensiero filosofico, né la parola cercata in una raccolta poetica a dare un senso compiuto a tutta un’esistenza: “L’esistenza – scrive Flavio Ermini che ha curato l’eloquente ‘riflessione critica’ (5) di fondo – consiste nella possibilità di rapportarsi in qualche modo – e aggiungo in qualunque modo – all’essere” che siamo …

La luna è un profilo di roccia / deluso - esiste al di là di un tepore / nel cuore ed è come il mio odore - / […] e poiché in stralunati torpori / se torni a rilento, consumi, divori … / […] di cava e di luna – vescica / nel giallo, nel vivo contrario / che un ritmo raduna – […] le braccia nel corpo di sempre / totale e amorevole, a mente”.


Non è tutto, giunti al dunque, nello spazio bianco che incorre tra le righe, e le sospensioni, ci accorgiamo di aver sottratto il valore aggiunto di ciò che rimane, frutto di quell’ “indivisibile assenza” che l’autore ha trascritto sulla carta, che pure, nella ricerca affannosa di se stesso, è giunto ad affermare: cioè l’aver dato un senso agli anni ‘teneri e acerbi’ della sua esistenza, seppure con un interrogativo cui sa, un giorno, di dover dare una risposta …


"che ‘la parola mancante’ va ricercata nella gioia di vivere in cui si riassume pienamente la finitezza d'ogni esistenza".



Note:

Tranne quando citati, i “virgolettati” sono di Giorgio Bonacini.

1) Vittorino Andreoli, “La gioia di vivere” – Rizzoli 2016.

2) Alexander Lowen, “Il linguaggio del corpo” – Feltrinelli 2003.

3) Jacques Derrida, “Luoghi dell’indecidibile” – Rubettino 2012.

4) M. Heidegger, “Essere e Tempo”, Longanesi, 1976.

5) Flavio Ermini, “Da un altro mondo” - Riflessione critica al libro –Anterem Edizioni / Cierre Grafica 2014.

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