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Una storia di GeorgeDebilatis

FLETCHER: UOMINI E SORCI

NOTTE BOREALE PROVVISTA DI SFONDO

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11 minuti

Pubblicato il 10 marzo 2020 in Erotici

Tags: #curepalliative #dietro #getaway #ossessioni

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S'era alzato e s'era ripulito. Aveva messo giù con Roy Vaduz
confermandogli che i video di Floyd Macha erano formidabili.
Aveva fatto appena in tempo a sentire Roy che gli chiedeva:
"Ma hai fatto sesso con tua moglie?" Che aveva fatto clic.
Non gli andava di pubblicizzare le sue sfortune, o la testa quadrata
di Estrella. In quel momento aveva nel cervello solo Violet,
una negra di 27 anni, condannata più volte per reati contro la morale.
Ne era sempre uscita per il rotto della cuffia, grazie al padre
al consolato, ma da quel momento era stata fatta socialmente fuori.
Costretta a ricoveri coatti e a terapie intensive, aveva probabilmente
dato di cranio, e passava i pomeriggi a masturbarsi furiosamente,
nella villa padronale in cima a Jerk Rayon.


Fletcher l'aveva conosciuta a una festa molti anni prima,
quando ancora era la responsabile della ditta Velour & Dimps.
Lui era farcito di antipsicotici, per calmare un attacco di libidine,
lei veleggiava con un vestitino attilato che ne ammorbidiva
le curve spigolose, da centrafricana, ma non faceva nulla
per impedire che ai convitati andasse di traverso il punch
leggero, o si rigurgitasse una tartina, ingollata di fresco.
Quella donna era una bomba che camminava e Fletcher,
attraverso le nebbie della sedazione, aveva deciso che
erano i momenti giusti per approcciarla.
Avevano parlato della nuova stagione, e dei capi in via
di allestimento, poi lui, malgrado tutto, si era incaponito
di toccarla sul sedere, ma era rotolato a terra sguaiatamente.
Nessuno aveva riso, anzi alcuni lo avevano aiutato a sollevarsi.


"Non è niente!" Aveva urlato lui. "Non mi è successo assolutamente
niente." Violet lo aveva guardato con condiscendenza, e gli aveva
dato un bacio sulla guancia. Allora s'era scatenato il putiferio:
erano intervenute le guardie, che avevano separato i due,
e quella specie di console o padre aveva preso sottobraccio la figlia,
allontanandola con sé. Fletcher aveva fatto un po' la trottola, cercando
un punto di equilibrio, poi aveva immerso il braccio nel punch,
s'era ricomposto e aveva infilato la via dell'uscita, dimenticandosi
la giacca, malgrado fosse novembre.


Quindi c'era qualche ragione perché lui la ripensasse. Anche adesso
che aveva appena eiaculato il cazzo gli era tornato duro come alabastro,
così aveva deciso per una doccia rapida, prima di avviarsi verso Jerk Rayon.
Stranamente non pensava alla fuga di sua moglie e del bambino,
in quel momento era preda di un altro genere di tormento, e doveva
rilasciarlo tutto. Sopra il capo gli tintinnavano le manette
(Collezione Spada di Damocle, estate-inverno) e un lungo

periodo di internamento in cliniche AD HOC.
Ma, Lui, se ne sbatteva i coglioni.
I testicoli, piuttosto, gli si gonfiavano, e aveva impugnato di nuovo
l'asta, menandola dall'alto verso il basso, ma stando ben attento
a non venire.
SI TRATTAVA DI UNA MALATTIA. DI UN DISTURBO GENETICO.
Almeno così la gente pensava, bontà loro.


Alla fine era uscito dal bagno gocciolante, e con una certa tranquillità,
anche se il pensiero di Violet gli arrostiva il sangue. Aveva indossato
qualcosa senza preoccuparsi di scegliere troppo, aveva imbucato
le chiavi della macchina ed era uscito di corsa. Imbarcatosi sulla jetta
aveva percorso a reticolo le strade, senza mai pigiare troppo
sull'acceleratore. Per non farsi incasinare giusto in quel momento.
Dopo un giro a vuoto di mezzora aveva finalmente trovato la stradina
per Jerk Rayon, e aveva preso i tornantini con una maggiore fretta.
Genere MULHOLLAND DRIVE, L.A. Presente?
Nel frattempo di divorava le unghie e si aggiustava istericamente
i capelli. Cosa lo stava aspettando? una pura session di di sexus
rubato a qualche altro ospite? Una esclusiva scopata su tavolino?
Non pensava per nulla alle conseguenze. Ormai aveva superato
il timore delle squadre morali, e le possibili alternative per ricondurre
il desiderio a fattore produttivo. Voleva affogare in quel culo sporgente.


Arrivato nel cortile della villa aveva suonato, facendo le boccacce
alla videocamera di identificazione. E aveva atteso.
Qualcuno, dall'altra parte, gli aveva risposto con voce debolissima.
La signorina non era in casa, era rientrata a Mombasa, dal giorno
precedente. Fanculo, ma la sua eccitazione non s'era attenuata.
"Poteva forse lasciare una messaggio personale per quando
la signorina fosse rientrata?" Bizzarramente non gli avevano
sguinzagliato i molossi, al contrario: con un tonfo morbido
il cancello s'era aperto.
E lui era corso dentro.
Sulla soglia aveva intravvisto una minuscola cameriera filippina,
pure sfigurata, e le era saltato addosso senza darle il tempo
di gridare, Così s'era rotolato per terra e dimenato come un pazzo,
tentando di strappare i vestiti a quella brava, innocente figliola.

Le mani e le gambe gli andavano dappertutto: la crisi al suo apice.
Ma, sfortunatamente per il posseduto erotico, dietro di lui
qualcun altro s'era posto alla sua sommità, e impugnava
un manganello non tanto diverso da quello che Fletcher
aveva fra le gambe, ma infinitamente più pesante e doloroso.
Se ne accorse quando calò sulla sua testa e la guardia
armata lo sostenne, mentre perdeva i sensi e s'accasciava
al suolo.

II


Fletcher si risvegliò in uno stato di trance, e vi rimase
per dieci minuti buoni. Intorno a lui si aggiravano
volti senza faccia e più lontano, vicino alla porta,
riusciva a intravedere un tizio con il camice giallo
e i baffetti sottili e biondi. Gli ci volle un buon quarto
d'ora per guardarlo avvicinarsi, attraverso le nebbie
tremanti della sedazione.


"Buongiorno signor Fletcher, abbiamo perso un po' la testa,
vero?" Lui provò a rispondere, ma la lingua gli si attorcigliava
al palato, e gli uscivano parole al rallentatore: una al minuto.
"Va bene, non c'è problema. Immagini un uccello che abbia
preso il volo e sia stato ferito da un cacciatore. Ovviamente
gli ci vorrà un minimo di rieducazione per tornare alle sue
attività abituali." Può anche darsi" E qui il dottore sorrise.
"Che ci voglia un lungo periodo di riabilitazione in una clinica,
specializzata in volatili."
Fletcher afferrava solo parzialmente il discorso convoluto
del personaggio oscuro. La sua mente era attutita.
Alla fine provò a parlare "Dov'è... Mia... Moglie?"
Il dottore si lisciò alcune leggere pieghette sul camice,
mentre Fletcher si domandava cosa cazzo lui stesso stesse
farfugliando. Non gliene fregava nulla di sua moglie;

era certo quello che gli avevano propalato che parlava
al suo posto.

Quasi intuisse il suo imbarazzo, il medico gli allungo la mano
con dei peli strani e isolati alla sommità delle nocche:
"Io sono Percace, e il piacere di conoscerla è tutto mio."
Fletcher strinse quella mano senza pressione e senza calore,
poi cercò ancora una volta di riassumere i propri pensieri.

"La anticipo" Fece Percace. "Abbiamo dovuto iniettarle
dei farmaci che invogliano l'epitalamo e e le cellule
della nevroglia, da lì la sabbia cerebrale può spandersi

nelle fosse del corpo calloso e farle, in parole povere,
assumere un atteggiamento più costruttivo verso la vita."
"Atteggiamento... Costruttivo? Cosa... Intende...?"
"Tutto quello che le è stato insegnato, Fletcher, si sparge
a livello benefico per l'epitalamo, e le fa affiorare solo
i ricordi eterodiretti, Lei non deve assolutamente farci nulla."
"Sono prigioniero." rifletté Fletcher "Mi hanno rimesso
nell'utero materno. E se fossi costretto ad assumere questa roba
per tutta la vita?" I suoi pensieri correvano ben più veloci delle sue
parole (merito di una corteccia insulare ben vigile) ma ciò che gli
fuoriusciva erano unicamente belle intenzioni, e un comportamento
gregario.


"Percace... Io sto vivendo... Una scissione..."
"Cosa dice?" sorrise il medico, riparato dai baffetti perfettamente
composti. "Sono solo i suoi cattivi pensieri che combattono
una battaglia di retroguardia."
"Ma Io ho tentato di molestare una negra e di scopare una filippina."
"Promiscuità. Non si preoccupi. Di certo è un caso serio, ma glielo
risolveremo." Detto questo, Percace sussurrò qualcosa all'orecchio
dell'infermiera e si allontanò; salutando con un ampio gesto della mano.
Fletcher provò a distrarsi ma la mente gli formulava, scolpendole,
le parole: "Mi fai un pompino?" sul lobo frontale. Però (grazie a Dio)
gli fuoriuscì dalla bocca un lento ringraziamento:
"Lei...è...Così... Gentile..."
La tizia sorrise. Doveva avere 44 anni e manteneva un culo di ferro,
nonché un seno da devastazione campale.
"Pensa che guarirò?" La bocca gli si stava sciogliendo, e piccole perle
di saggezza scivolavano, tintinnando, sul pavimento in linoleum.
"Certo, deve solo assumere alcuni farmaci."
Lui allungò una mano, mollemente, per sollevarle la gonna.
Esattamente come un pervertito da burletta. La cosa peggiore
era che se rendeva perfettamente conto.

"Sto vivendo...una scissione."
L'infermiera si allontanò prudenzialmente, e comunque
gli sorrise, con una leggera smorfia di preoccupazione.
Così aveva imparato a muoversi in tanti anni di esperienza
sul campo.
"Io mi chiamo Fletcher."
"Io sono Helena." Replicò Lei, imponendosi un sorriso standard.
"è bello ritornare a un certo equilibrio, ma ho strani pipistrelli in testa."
"Non si preoccupi, ha avuto una crisi pesante, deve seguire una terapia."
Fletcher si levò dal letto, improvvisamente, e si accorse di essere nudo.
Senza comprenderne il motivo.
Una forte erezione gli si stagliava nell'aria, malgrado i sedativi.
Helena cacciò un ululato e arretrò verso la porta, poi fuggì
a gambe levate in cerca di soccorso e, soprattutto, rinforzi armati.




III

"Come giudica questo suo problema, signor Fletcher?"
Il medico con i baffetti biondi e la divisa gialla lo sogguardava
senza ostilità. Sembrava realmente intenzionato a ricavare
qualcosa da quel rompicapo.
"Non so, dev'essere lei a rivelarmi qualcosa, Percace.
Io mi ritengo una vittima."
Il dottore abbozzò un pallido sorriso.
"Una vittima dei suoi stessi istinti. Non si è mai passivi di fronte
all'erompere di certi comportamenti... Vagamente disgustosi."
Fletcher si ritrasse istintivamente sulla sedia in acrilico:
"Ritiene dunque, che Io ci goda?"
è stato lei stesso a dirmi di avere cercato in modo ossessivo
i video di quel... Floyd Macha."
Fletcher alzò la voce fin quasi a gridare: "Ma non ero in Me.
Ero posseduto da una qualche forma esterna, ero invaso
da un'entità."

Percace non potè fare a meno di sorridere, tenendo ben serrata
la bocca. "Si sente abitato da un extraterrestre? O da quello
che chiamavano Demonio? Andiamo, finora abbiamo mantenuto
un tono di serietà, e mi piacerebbe conservarlo. Le dico io, Fletcher,
qual'è il suo problema: lei non riesce semplicemente a frenare
i propri impulsi. Abbiamo sentito sua moglie, la quale ci ha confermato
di un suo atto onanistico in fronte a lei e alla bimbetta. Non si sente
bizzarramente ripugnante a causa una situazione del genere?"
L'interrogato strinse i pugni e si morse l'interno della guancia.
"Che cazzo significa atto onanistico? Volevo fare l'amore
con mia moglie."
Percace inarcò le sopracciglia ed estrasse dal cassetto un sigaro
di cioccolato. "Vuole? da quando fumare è diventato un reato
governativo..."
Fletcher non poté sottrarsi dallo sghignazzare davanti al luminare,
fornito di lunghissimo e affusolato sigaro di cioccolato fra le dita

curate. Represse a forza l'ilarità.
"Oh no, non mangio di quelle cose."
"Come preferisce. Io me lo concedo.... Ma, torniamo a noi...
Lei mi ha appena detto che voleva fare l'amore con sua moglie.
E le pare qualcosa da dire con tale leggerezza? Oh, mio dio,
si rende conto di quello che ha mugugnato? Ha realizzato
che i rapporti sessuali sono fuorilegge da cinquant'anni?
Fletcher, lei sembra provenire direttamente da Plutone."
E Percace staccò la punta dal sigaro di cioccolato, iniziando
a spolparlo.

"Non so che dire; tutto è nato dai video di Floyd Macha...
Ne ho visti un paio, e il mio desiderio si è rivelato prepotente..."
"Era da solo o insieme ad altri complici?"
Fletcher ebbe una leggerissima smorfia: "Oh no, da solo.
Sono esperienze che si fanno in malizioso isolamento."
E strizzò l'occhio allo psichiatra.
Percace batté violentemente la mano sul tavolo in faggio.
"Non mi prenda in giro, quei video sono talmente rari
che la loro visione è offerta a persone assortite e selezionate.
Solo in seguito, quando fra lo spacciatore e il consumatore
si è stabilita una certa regolarità, nonché fiducia, si passa
a un consumo casalingo, ma al prezzo di metà stipendio
per un R1 come Lei. è andata così?"
Fletcher si passò automaticamente una mano sulla fronte,
e biascicò qualcosa di incomprensibile.

Percace era arrivato a metà sigaro di cioccolato.
"Non riesco a capirla."
"Adesso non pretenderà mica che denunci la gente
che era con me in una di quelle sere."
"Non ce ne sarà bisogno. A quest'ora saranno già tutti presi.
Quando entri nella spirale del... Sesso, sei costretto a gesti eclatanti.
Oppure saranno stati denunciati dalle famiglie stesse, che si saranno
accorte di qualche atteggiamento poco usuale... Un... Passo falso."

Fletcher adesso cominciava a sudare. "Dove abbiamo sbagliato, dottore?"
Percace era arrivato all'ultimo segmento di cioccolato nel sigaro fasullo.
Si poteva permettere di addolcire la sua piccola indagine.
"Dove Ha sbagliato, Fletcher? A non continuare la vita sul tracciato
che le era stato segnato. Ha sbagliato a non seguire le sedute di yoga
e meditazione zen, come aveva sempre fatto. Ha dimenticato la ricerca
introspettiva e il respiro controllato. Il lavoro e l'attività atletica,
le docce fredde e le saune. Lei è..." E qui Percace ingoiò l'ultimo segmento
del curioso dolce fallico "Responsabile di accidia, o di pensiero debole.
Conosce questi termini?"
Fletcher ebbe un moto di abbandono, si rilasciò sulla sedia e alzò il palmo
della mano come in un evidente segnale di resa.

Il dottore, evidentemente trionfante, chiosò quella che sembrava
una condanna definitiva: "L'accidia è la pigrizia spirituale, l''indolenza,
la noia interiore. Il pensiero debole... Beh... è quello che lei mi mostra
ogni secondo di più."
Fletcher teneva accavallate le gambe, per nascondere il priapismo
che non cessava di tormentarlo. Percace chiuse bruscamente

una cartella che aveva tenuto aperta sulla scrivania avanti a sé
fino a quel momento. Minuscoli granelli di cioccolato ancora
gli incrostavano il labbro inferiore.


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