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Una storia di LiciaLilith

Buon Compleanno

il profumo del mare

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4 minuti

Pubblicato il 19 aprile 2018 in Viaggi

Tags: #compleanno #narrativa #oceano #storytelling #viaggio

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Spengo con un soffio deciso le 30 candeline, tremolanti, mentre esprimo il mio ennesimo desiderio che non si realizzerà. Ma noi siamo fatti così, ci piace credere che un qualcosa possa cambiare grazie agli sforzi di qualcun altro. Speriamo che un giorno una mano ci prenda da dietro al collo e ci trascini nel posto che abbiamo sempre sognato, quel posto di lavoro che non ci merita perchè non abbiamo mai fatto niente di vero e concreto per ottenerlo, quella spiaggia irraggiungibile nell'oceano che non sappiamo come si chiama perchè per prendere un voto decente in geografia abbiamo sempre puntato sulle barbabietole da zucchero e il settore terziaro in sviluppo, quella storia d'amore mozzafiato che non è mai neppure cominciata perchè non abbiamo mai avuto il coraggio di chiederle nemmeno il nome. Eppure tu già ti ci vedi, in giacca e cravatta seduto in quell'ufficio con le pareti color tortora, i divani antracite, la scrivania di pino bianco con le nervature grigie, il tuo capo che viene a chiamarti per darti l'ennesimo premio di produzione, mentre guardi fuori dalla finestra e vedi la spiaggia sulla quale tre anni prima avevi sposato lei. Bellissima, scalza, col vestito bianco e i fiori tra i capelli.

30 candeline. Ognuna di loro ha un buon motivo per non spegnersi quest'anno. Come ogni anno. La fiera delle falsità si svolge lì, davanti ai tuoi occhi. Sorrisi, abbracci. Sono tutti felici per te. Tu no. Come ogni anno. Nel tuo monolocale in periferia, arredato da i migliori interior design svedesi, senza anima. L'affitto ancora non ce la fai a pagarlo, te lo paga lui, l'uomo che alla tua età aveva già una moglie, un lavoro, una casa, e scieglieva con lei il colore della culla di suo figlio. La realtà a volte ti si schianta addosso, come uno schiaffo in pieno petto che ti scaraventa per terra e ti lascia lì, senza fiato per qualche secondo. Non hai la forza di rialzarti, ma ricominci a respirare. L'odore dell'asfalto lercio ti entra nelle narici e ti brucia dentro. E' così che ti senti, sporco, inerme. Alzi lo sguardo e nessuno ti tende la mano.

No. Sei tu che devi rialzarti, da solo.

Ora sei solo, sono andati tutti via,domani è lunedì, si ricomincia a lavorare. Ti giri verso il luogo del delitto, i cadaveri della festa sono tutti lì. Bicchieri, piatti, bottiglie a metà, carta da regalo stracciata e cicche di sigarette. Vorresti solo un abbraccio e andare a dormire, a ripulire ci pensi domani. Domani che tu non hai niente da fare.

Accendi il computer, nella penombra della tua camera da letto e lo fai, compri quel maledetto biglietto. Non è nell'oceano, ma è un'isola sconosciuta, andrà benissimo. Quella notte ovviamente non dormi, il bagaglio non lo fai, non ti serve. Chiami un taxi, in un attimo sei in aeroporto. Viaggiare di notte ti piace, ci sei solo tu e i rumori sono come ammorbiditi in una grande nuvola di ovatta. Ecccolo lì il tuo volo. Tredici ore. Eccolo lì il tuo mare, non l'hai mai visto così azzurro. E' bellissimo. L'acqua è lì davanti ai tuoi occhi, scintillante, ti parla, ti sussura. Su quella spiaggia non c'è nessuno, non ci sei neanche tu. Cominci a camminare verso il mare e una volta lì davanti, getti via i vestiti, e per la prima volta nella tua vita ti senti libero, come se fossi rinato. Il petto ti si gonfia con un grosso respiro e ti viene da piangere, come se per la prima volta avessi aperto gli occhi. Le prime onde si infrangono sui tuoi piedi bianchi e allora cominci a correre, nudo, ti immergi e cominci a nuotare con forza. Senza mai fermarti, senza mai voltarti indietro. Avanti, sempre più avanti, pensando al primo bacio, al sorriso negli occhi di tua madre che ti guardava mentre segnavi un gol alla partita della scuola che avevano perso per colpa tua e del tuo autogol, a quell'abbraccio che era talmente lungo che credevi non finisse più. Ed eccolo lì, il peso delle braccia e delle gambe, la stanchezza si faceva sentire. Guardi indietro per la prima volta, sei lontano, molto. Per un istante senti il panico e il terrore che crescono nello stomaco, ti senti impotente e non riesci più a muoverti. Ma è un attimo. Subito dopo un ronzio nelle orecchie e poi il buio. Pace.

Alle 5.30 il tuo ultimo utilizzo del cellulare, per chiamare un taxi, dopodichè l'hai spento e l'hai lasciato sul comodino a fianco al letto, quello dove ci mettevi il tuo libro preferito.


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