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Una storia di Maggiehope

Incubo in quarantena

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8 minuti

Pubblicato il 19 aprile 2020 in Thriller/Noir

Tags: #quarantena

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Aprì la porta ed entrò nel suo nuovo appartamento, era la prima volta che viveva da sola ed era pronta per la nuova sfida. Rebecca era una ragazza molto bella ma molto timida, non aveva molti amici stretti e al di fuori dell'università non sentiva quasi mai nessuno. La sua famiglia l'aveva aiutata a trasferirsi per il secondo anno di università dopo aver passato tutto l'anno precedente a fare avanti e indietro senza mai lamentarsi del lungo tragitto.

I primi mesi nella casa nuova volarono tra le lezioni e il trasloco, non conosceva le altre persone del condominio e non aveva mai scambiato più di un saluto veloce con nessuno di loro. Aveva finalmente trovato un posto tutto per lei, si sentiva libera e stava pensando di iniziare una nuova vita. Non aveva mai avuto una relazione seria con nessuno ma ora si sentiva pronta e non vedeva l'ora di incontrare qualcuno che le piacesse davvero.

Nell'attesa passava le giornate a studiare e nel week end faceva la cameriera per pagare la spesa. Nel primo periodo aveva dovuto affrontare alcuni problemi con cui non aveva mai avuto a che fare prima. Dal semplice cambiare una lampadina, al più problematico recuperare l'anello preferito caduto nel lavandino. Tutte le volte riuscì a cavarsela da sola, solo qualche volta dovette chiamare a casa per chiedere qualche consiglio. Una sera aveva deciso di fare dei biscotti da mangiare la mattina dopo a colazione e dopo averli infornati si mise a guardare un film alla tv. Proprio a metà della scena più romantica però lo schermo si spense. Provò a cambiare canale ma si rese conto che era scattato il contatore. Era la prima volta che succedeva ma visto che non aveva usato molte volte il forno decise di spegnerlo e scendere velocemente per non perdersi la fine del film.

Corse giù per le scale con la torcia del cellulare ad illuminare la strada. Arrivata sulle scale della cantina si pentì di non aver messo le scarpe perché il gradino era bagnato e ora lo erano sia la calza che il suo piede. Scese gli ultimi scalini e trovó l'interruttore abbassato, lo rialzó ma la luce non si accese. Solo a quel punto si rese conto di poter accendere la luce sulle scale che non era collegata al suo appartamento. Sul piede percepiva ancora la sensazione di prima e si ricordó di guardare il gradino per evitare l'acqua. Quello che vide però era un liquido scuro che ricopriva un gradino e scendeva fino a quello sottostante. Seguì le tracce fino alle orme rosse che portavano a lei. Che schifo! Un brivido le corse lungo la schiena e istintivamente si guardò attorno. Un rumore leggero che veniva da un angolo buio fu troppo e corse subito nel suo appartamento chiudendosi la porta alle spalle. Di nuovo al sicuro si rese conto di aver esagerato a reagire così, sicuramente c'era una spiegazione. Tornó al suo film e decise di controllare il mattino dopo.

Alla luce del sole pomeridiano lo scantinato non faceva più paura e qualcuno doveva aver pulito il sangue perché ora il gradino era pulito e si vedeva solo una macchia rimasta un po' più scura del resto. Così si convinse che doveva essere stato un vicino che aveva macchiato con della vernice o aveva ucciso un topo e aveva aspettato la mattina successiva per pulire.

I mesi passarono e le passò di mente quello che era successo fino a una mattina di marzo. La quarantena era appena iniziata, non si poteva uscire ma per Rebecca non era stato un grande cambiamento perché era ancora in periodo d'esame e stava già in casa la maggior parte del tempo. Ne aveva approfittato per guardare le serie tv che le piacevano tanto e portarsi avanti con lo studio.

Le piaceva cucinare ma essendo sola aveva stabilito di usare il forno al pomeriggio per non dover scendere di nuovo al buio.

Per questo motivo si sorprese quando la musica si spense all'improvviso mentre era sotto la doccia. Non c'era nulla che potesse giustificare la mancanza di corrente, si vestì e con calma scese le scale. Non aveva nessuna paura perché il sole splendeva alto e sapeva che nessuno avrebbe rischiato di contagiarsi uscendo di casa per fare uno stupido scherzo. Sollevò l'interruttore e tornò al piano di sopra per asciugarsi i capelli facendo attenzione a chiudere la porta alle sue spalle. Il rumore del phon coprì la musica che era ripartita e non le permetteva di distinguere le parole del testo. In un attimo era sul pavimento priva di sensi con la musica in sottofondo, il phon vicino alla testa e uno sconosciuto che la guardava con estrema curiosità. Si chinò vicino a lei e le accarezzò i capelli ancora umidi.

Si svegliò nel suo letto convinta fosse stato un incubo eppure aveva un bavaglio intorno alla bocca e le mani tenute insieme da qualcosa di freddo e duro. Aprì gli occhi per guardarsi intorno e capì di non essere sola nel letto, sul cuscino da parte al suo era appoggiato qualcuno voltato dall'altra parte. Aveva i capelli corti, ricci e scuri... la maglietta era semplice e scopriva il braccio muscoloso. Doveva essere molto forte ma in quel momento stava dormendo, era la sua occasione per scappare. Si mosse lentamente, cercando di non fare rumore mentre raggiungeva la porta della camera. Quando toccò la maniglia pensava già di avercela fatta ma non era così. La porta era chiusa a chiave. Dove poteva essere nascosta lo sapeva: nella tasca dell'uomo che dormiva nel suo letto. Fece un respiro profondo, per evitare un attacco di panico. Non sarebbe mai riuscita a prendere la chiave senza svegliarlo.

Non aveva alternative e decise comunque di provarci. Arrivò vicino al letto sperando di vedere la chiave sul comodino ma sfortunatamente la sua prima idea era giusta. Non aveva lasciato la chiave da nessuna parte doveva averla addosso. Le coperte lo coprivano fino al torace, afferrò il lato più in alto e fece scendere le coperte fino alla coscia. Continuava a guardare il viso per controllare che non si svegliasse. Distolse lo sguardo per guardare le tasche e da quella più vicino al materasso spuntava il piccolo portachiavi colorato che si era divertita a dipingere con la sorella. Allungò la mano e... si fermò all'improvviso sentendosi osservata. Incroció il suo sguardo per la prima volta, i suoi occhi erano fissi su di lei. Rimasero immobili per qualche istante fino a che inaspettatamente lui disse:"Buongiorno amore". Troppo confusa per trovare qualcosa da fare replicò con un cenno del capo. Osservando meglio quel viso si ricordó di averlo già visto anche se non ricordava dove. Lui ancora un po' insonnolito si mise a sedere e sbadiglió. Poi si avvicinò alla porta tenendo Rebecca per le manette. Andò in cucina e iniziò a preparare qualcosa da mangiare per entrambi. Finito si sedette e con sguardo dolce le disse: "Sei bellissima! Ti amo così tanto e so che tu ami me. Quella sera ti stavo osservando e avrei voluto parlarti ma invece di fermarti sei corsa subito via". Iniziò a mangiare come se non ci fosse nulla di strano. "Mi piaceva guardarti uscire per andare in università. Ma adesso non riuscivo più ad aspettare per vederti. Non mi bastavano quei brevi momenti, così ho deciso di venire da te." Rebecca ricordó di averlo incontrato al supermercato una volta ma qualcosa le sfuggiva. Com'era entrato, come faceva a sapere così tante cose di lei."Che maleducato, aspetta che ti tolgo questa. Così è molto meglio, ora assaggia un po' di questo." Per assecondarlo mangiò tutto quello che le porgeva e poi chiese "Come ti chiami?" Lui le lanciò uno sguardo sorpreso: "Amore sono io, Luca. Devi aver sbattuto la testa più forte del previsto." Nella sua testa si insinuó il dubbio, forse lo conosceva davvero e lo aveva dimenticato. Come era possibile. Lui aveva ripreso a mangiare e con la mano le accarezzava lentamente il braccio facendole venire la pelle d'oca. Rebecca intanto pensava a dove lo avesse incontrato. Ogni tanto le faceva mangiare un boccone e bere un po' d'acqua. " Ti va di guardare il nuovo episodio della tua serie?" Lei annui sperando che per farle usare il computer le togliesse le manette. Lui però prese il computer e fece partire esattamente l'episodio che non aveva ancora visto.

Mentre le scene le scorrevano davanti agli occhi, ricordò il momento esatto in cui lo aveva incontrato per la prima volta. Erano passati mesi dalla prima sera in cui per inaugurare l'appartamento aveva invitato la sua famiglia a mangiare la pizza. Proprio quando stava pagando il ragazzo delle consegne la porta del vicino si stava chiudendo e lei lo salutò con la mano poco prima che svanisse. Per questo sapeva così tante cose di lei, l'aveva spiata dallo spioncino, l'aveva ascoltata dalla porta e sarebbe anche riuscito ad entrare quando buttava la pattumiera e stava fuori per pochi minuti. Sapeva che stava facendo la doccia e avrebbe avuto il tempo di tornare al piano di sopra prima che lei uscisse senza essere visto. Sapeva che la porta sarebbe stata aperta e che nessuno la sarebbe andata a trovare. Nessuno l'avrebbe chiamata e ai pochi messaggi che riceveva poteva rispondere lui senza destare sospetti. Era in trappola.

Lui non sembrava volerle far del male e lei lo assecondó in tutto quello che voleva. Le giornate passavano in una routine molto simile a quella di Rebecca. Le permetteva di studiare, guardare le serie tv e ogni tanto le chiedeva di fare qualcosa insieme... a volte era cucinare, a volte ascoltare musica insieme. Luca si occupava della spesa e di tutto ciò che fosse necessario all'esterno. Rebecca intanto sperava che la quarantena finisse perché qualcuno notasse la sua assenza. Il controllo che aveva su di lei era assoluto e non le lasciava nessuna occasione per scappare o chiamare aiuto. Così la sua vita cambiò e da libera si ritrovò prigioniera.


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