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Una storia di OrnellaStocco

Monologo

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3 minuti

Pubblicato il 22 settembre 2018 in Altro

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“Vorrei riuscire a misurare il dolore che ci faremo continuando questa farsa, questa commedia che dura da troppo tempo. Guardarci mentre la nostra vita si schianta contro il muro dell'inerzia. Ci siamo abituati a tutto. Anche all'indifferenza.
Come puoi chiedermi di assecondare ancora la tua voglia di sterile continuità.
Che senso ha questo rapporto. Senza più anima. Senza più amore.
Mi hai relegato in una stanza. Chiuso il tuo cuore. Mummificato il tuo corpo.
Tu che dormi in quella che era la nostra camera.
Io che mi amo da solo.
Ho raccolto i miei libri, le mie cose e spengo i miei desideri in questi venti metri quadrati. Ma che razza di vita è questa, non ne posso più! Non voglio più annullarmi nel tuo impenetrabile egoismo.
Chiara, voglio separarmi!
Mi sono innamorato e non azzardarti a dire che non te lo aspettavi. Credi sia diventato di gomma? Guardami, sono ancora un uomo e voglio lei. Voglio un corpo caldo vicino al mio. Voglio sentire un cuore battere nel silenzio notturno e ascoltare il rumore di un respiro regolare. Voglio vivere ancora.
Cazzo! Ho cinquantadue anni, e sopravvivo come un centenario isolato sulla montagna.
Ah certo, i figli! Ecco il tuo argomento preferito. Forse non te ne sei resa conto ma sembra che la loro vita non collimi più con la nostra. Arrivano, mangiano, vanno a dormire. Buon giorno. Buona sera. Si chiudono nelle loro stanze. Due estranei, due zombi, eccoli i nostri figli!
Credi non se ne siano accorti di noi, dei nostri abissi? Eh certo, ti farebbe piacere continuare a vivere nell'illusione di una famiglia che agli occhi di tutti sembra perfetta. Ma non lo è. Ti deve essere chiaro questo. Una bolla, ecco cosa è diventata la nostra vita. Una bolla di sapone!
I nostri figli sono degli adulti che abbiamo finito di allevare. E forse anche di capire. Hanno una vita davanti a loro e noi anche, perché anche noi possiamo, dobbiamo cambiarla, questa vita.
Ventisette anni di matrimonio.
E ti sei mai chiesta quanto davvero siamo stati felici? Dai, tu che sei amante dei numeri, che ami la precisione, dai fammi questo semplice calcolo. Dimmi, quanto siamo stati felici io e te. Per quanto tempo. Te lo dico io, e voglio peccare di presunzione, anzi guarda sarò generoso, facciamo due anni?
Oh, due anni, intendiamoci, non consecutivi! Ho riunito giorni, momenti frantumati di serenità.
Due anni su ventisette! Venticinque anni di nulla!
No cara, non sono spietato, Ingrato io? Hahaha… e non sono nemmeno impazzito. Lo sai cosa sono?
Stanco. Molto stanco. E a questa stanchezza si è aggiunto il vuoto. Stanchi e vuoti.
Che bella coppia! Davvero una bella coppia di attori. Abbiamo recitato per tutti questi anni la parte della coppia unita, felice, quasi perfetta. Abbiamo illuso, confuso, le persone che ci vedevano come l'incarnazione dei fidanzatini di Peynet. Che ignobile interpretazione. Credo sia giunto il momento e, credimi, lo desideravo da tempo, di riappropriarci delle nostre vere identità, delle nostre vite che esattamente da questo momento si divideranno. È finita. Ah, finalmente!
Beh, ora che fai, perché non mi rispondi. Perché non parli. Sei pallida. Apri gli occhi. Dai su non fare così. Va bene, scusami.

Chiara, ti prego guardami.
Respira.
Parlami!”

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