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Una storia di Sally_os

La ragazza di Tokyo

La rivincita delle ragazze nerd

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11 minuti

Pubblicato il 15 febbraio 2020 in Storie d’amore

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Capitolo 1: Cosplay a Parigi

Sia immediatamente chiara una cosa: se cercate una storia romantica questa non va bene. Se cercate la storia tenera di un amore eterno cambiate completamente racconto. Questa non è la storia di due anime gemelle perfette che una volta incontrate non si separeranno mai più, eh già. Questa è la storia di due idioti, che non hanno capito di essere innamorati se non troppo tardi. E' la storia di due che hanno combattuto a lungo contro i loro sentimenti, e che li hanno accettati solo quando ormai non servivano più. E' la storia di due persone che per molto tempo non hanno fatto altro che attrarsi e respingersi, in un tira e molla continuo di lacrime e pace. Vedete, mi piacerebbe tanto potervi dire che questa è la classica storia convenzionale in cui le cose iniziano in modo tortuoso, ma poi vanno per il verso giusto, ma così non è. Qui le cose iniziano in modo strano e poi si evolvono in modo surreale e poi complicato. Se vorrete leggerla, però, magari vi strapperà un sorriso perchè è la storia di due stupidi, narcisisti, incasinati che però si amano davvero.

La nostra storia inizia in un'innevata Parigi all'alba, ma di romantico non ha proprio nulla, e lo capirete immediatamente; Alice Mac Neil di ritorno da Tokyo era sfinita. I suoi liscissimi capelli color ambra erano completamente annodati e si erano ammassati dietro alla nuca; aveva occhiaie molto marcate coperte dai suoi enormi occhialoni neri, e parte del suo viso bianco e ricco di efelidi era nascosto nella felpa da skater di due taglie in più con strani disegni di teschi e scheletri. Alice non era esattamente una donna femminile, e neanche si sforzava di sembrarlo; aveva uno stranissimo gusto per tutto ciò che era eccentrico e questo l’aveva spinta a riempire il suo guardaroba con capi oggettivamente bizzarri o comunque inadatti ad una ragazza della sua età. Volete un esempio, vero? Beh la cara Alice aveva in valigia, nell’ordine: vestiti e accessori per fare il cosplay di Boa Hancock di One Piece al Comic con di Edimburgo, una simpatica felpa pelosa da Chewbecca di Star Wars, con tanto di pelo incluso e una tshirt da uomo taglia XXL dei Bush che era un gruppo molto poco famoso. Il fatto che vivesse in un quartiere giapponese famoso per la moda stravagante, ovviamente le lasciava una certa libertà nella scelta degli outfit, ma questo non significava, purtroppo, che passasse inosservata in altre zone. Malgrado queste cose, però, era una ragazza semplice: preferiva un bel paio di Converse ai tacchi a spillo, e guai a nominarle un paio di pantaloni perchè li detestava. Quella mattina, però, le cose erano diverse: invece del suo solito trucco nero molto marcato, era completamente senza trucco, e data anche la durata del viaggio che aveva fatto, capirete che aspetto spettrale avesse. A chiunque sarebbe sembrata una ragazza normale, ma lei si sentiva una nerd cicciona e preferiva non attirare quasi mai l'attenzione, anche se lo faceva spesso suo malgrado vestendosi con cose strane e inciampando e sbattendo qua e là. Quella mattina, però, qualcosa la spinse a cambiare idea e a mostrare quel corpo che considerava “flaccido e molliccio” ma che in realtà era il corpo di una normale ragazza di vent’anni.

Aspettava il volo per Inverness, una ridente e gelida cittadina scozzese, meta turistica impedibile per tutti gli appassionati del lago di Loch Ness, ma completamente sconosciuta ai più. Generalmente quando tornava a casa in pieno inverno c'era quasi solo lei in aereo, e quasi sempre c'era solo lei anche d'estate, ma non quella mattina. Avvicinandosi al gate della compagnia aerea ancora chiuso, infatti, notò un viso conosciuto e sorrise: l'uomo che stava prendendo a calci il desk era proprio lui, Lawrence Dubois, lo storico migliore amico di suo fratello, quello per cui aveva avuto una cotta per gran parte dell'adolescenza. Lor, come lo chiamavano tutti, era il classico uomo da cui dovresti prendere immediatamente le distanze, appena i tuoi occhi incontrano i suoi. Avete presente il tipo, no? Play boy incallito con l'aria da uomo furbo e terribilmente sicuro di sé. Sexy all’inverosimile, ma poco incline alle relazioni sentimentali. In ventitre anni Lor non aveva mai avuto una fidanzata o qualcosa che si avvicinasse timidamente ad una storia seria, no, solo miriadi di avventure. Ovviamente descrivere uno così è molto semplice: era bellissimo! Aveva splendidi capelli castano chiari che andavano nel biondo e occhi verdi svegli e penetranti; malgrado il suo colorito così apparentemente angelico, il viso di Lor era segnato da un sorriso così sensuale e ammaliatore da mostrare subito le sue doti da seduttore. Non era molto robusto fisicamente, ma molto alto e questo generalmente era un punto a suo favore. Aveva tanti difetti, Mr Dubois, ma Alice lo conosceva davvero e sapeva che non esisteva al mondo un uomo folle e divertente come lui. Durante le riunioni della famiglia Mac Neil si parlava ancora di quella volta in cui Dug si era trovato una puzzola nel letto per non avergli passato un compito o di quando mamma Hellen sorpresa e divertita aveva informato il marito, con aria solenne di aver trovato un cavallo in cucina. Insomma in parole povere Lawrence Dubois era un'adorabile canaglia ed anche un buon amico, anche se Alice era furiosa con lui. C’era stata una cosa strana tra di loro qualche anno prima e lei non gli aveva mai perdonato di averla un po’ illusa e poi mollata così, senza neanche un bacio.

Non lo vedeva da circa tre anni e quando i suoi occhi lo intercettarono pensò soltanto “Dio santo, la natura è stata straordinariamente gentile con questo tizio: una persona normale non potrebbe mai migliorare così in pochi anni e, soprattutto, non sarebbe fisicamente in grado di apparire così bello a quest’ora del mattino”.

Si nascose subito, però, perché non voleva che lui la vedesse in quello stato. Insomma…aveva anche le briciole di patatine nei capelli e non era proprio il caso di farsi vedere dalla sua cotta epocale in quello stato! Puzzava, era senza trucco e vestita come un ragazzino che vive alla periferia di New York. Fortunatamente il gate era chiuso, e lei non aveva potuto imbarcare le sue enormi valigie. Prese una decisione folle, allora e cercando di non attirare troppo l'attenzione si sforzò di trascinare i suoi enormi bagagli in bagno. Era una ragazzina esile, minuta e abbastanza bassa, quasi nascosta dalla sua imponente valigia. Una volta arrivata in bagno, incurante delle altre donne presenti, spalancò la sua valigia gigante e ne tirò fuori gli accessori per il cosplay: la lunga parrucca scura, le lenti a contatto colorate e soprattutto un vestito viola di stile cinese che però era davvero troppo attillato e scollato. Già amici miei, la ragazzina insicura aveva deciso di provare a sferrare un vero e proprio attacco all'uomo che le era piaciuto da sempre, e pensò che fosse una vera fortuna che avesse scelto proprio Boa per il cosplay, perché fino ad una settimana prima voleva provare a fare Alita e non so se voi conoscete il personaggio, ma non è assolutamente seducente.

Così aveva deciso: per vendicare se stessa (e probabilmente gran parte delle donne d’Europa) ma soprattutto per divertirsi un po’, avrebbe provato a sedurlo interpretando la parte della figa di One Piece, ma aveva poco tempo per farlo perchè una volta tornati ad Inverness lui l'avrebbe riconosciuta e quel suo piano folle sarebbe andato in frantumi. Una volta tirato fuori tutto il necessario si rinchiuse in bagno e tra un'imprecazione e l'altra rimase lì per circa mezz'ora; si diede una rapida lavata, si depilò persino le gambe perchè non lo aveva fatto, si lavò i denti, il viso e poi indossò una parrucca con lunghissimi capelli neri che usava per le serate come dark lady. Mise al piede i tacchi a spillo, infilò le lenti a contatto colorate (non senza migliaia di imprecazioni, credetemi) e si truccò il meno possibile, ma poi finalmente imbarazzata si guardò allo specchio e pensando che era proprio un'altra sorrise. Era decisamente troppo appariscente, e per un attimo pensò che non avrebbe mai potuto indossare quel look per il Comic Con, ma poi scacciando le farfalle nello stomaco che le impedivano di respirare, si disse “o la va, o la spacca”. Il rischio peggiore era che lui la riconoscesse immediatamente e raccontasse quella storia alla sua famiglia, ma…qual era la cosa migliore che poteva succedere? Alice arrossì un attimo pensandoci, ma poi si disse che sarebbe stato solo un gioco.

L' avrebbe riconosciuta subito se si fosse presentata con i suoi capelli, struccata e con quei suoi enormi occhialoni, ma così si sentiva un irriconoscibile elefante che cammina sui trampoli. Ci mise un po' a ritrovarlo, ma non perchè fosse distante, perchè riusciva a camminare senza cadere. Ad ogni tre passi seguiva una caduta e un'imprecazione diversa in inglese, gaelico o giapponese.

Lor era al bar, impeccabilmente splendido nella sua tenuta sportiva: aveva tutta l'aria di chi sa di essere molto attraente anche senza fare il minimo sforzo. Indossava una lunga tuta comoda e scarpe da ginnastica al piede, e per un po' Alice lo invidiò per quella sua sicurezza e per quelle sue scarpe così dannatamente comode. Era seduto accanto al bancone, e leggeva un libro con aria assorta sorseggiando caffè e spizzicando di tanto in tanto un muffin. Era tranquillo e un po’ stanco come chiunque si sia alzato all'alba per prendere un aereo, ma lei era agitatissima. Quasi tremava, eppure riuscì con nonchalance ad appoggiarsi sullo sgabello accanto al suo e ordinare un cappuccino. Non attirò immediatamente la sua attenzione e questo la ferì e la riempì di dubbi, ma il caso volle che proprio mentre stava pensando di andare via, la sua enorme valigia appoggiata così male contro lo sgabello perse l'equilibrio e scivolò su quella di Lor piena di vini e formaggi. Stizzito e preoccupato per la sua materia prima ringhiò “Per la miseria...” ma immediatamente ciò che vide lo spinse a cambiare modi: accanto a lui c'era una bellissima ragazza seminuda che lo stava fissando con occhi languidi e si stava scusando. “Mi dispiace” ripeteva lei, ma lui improvvisamente le sorrise in modo sensuale e con tono suadente rispose “Bene, deve offrirmi un caffè per riparare” e Alice ricambiò il sorriso vittoriosa. Voleva solo giocare un po’ con lui, magari prenderlo in giro per non averla riconosciuta e aver fatto lo svenevole con lei. Sapeva che lui aveva un interesse quasi patologico per le donne e lei con quella scollatura l'avrebbe certamente attirato, e sapete una cosa? Il piano della ragazzina si rivelò geniale.

Lawrence la squadrò da capo a piedi, ma non riconobbe l'impacciata ragazzina con cui era cresciuto, e come avrebbe potuto? Alice, che si era presentata come “Ai” gli aveva raccontato una lunghissima storia che lui aveva ascoltato davvero poco: solo una parte aveva destato il suo interesse. Ad un certo punto la ragazzina con i capelli strani disse “e poi mi ha chiesto di sposarlo e raggiungerlo in Scozia…”

A quelle parole Lor pensò di fare dietro front, ma lei non sembrava la classica donna che sta per sposarsi, non andava in giro mostrando il suo anello di fidanzamento al mondo e neanche lo indossava. Pensò che magari la ragazzina fosse troppo giovane per una cosa del genere e avesse ancora voglia di divertirsi. Capì immediatamente di piacerle, uno come lui coglieva i segnali in pochi istanti: Ai lo fissava negli occhi in modo spregiudicato, si mordeva le labbra, parlava molto vicino al suo viso con voce vellutata e suadente, e più di una volta lo aveva toccato e accarezzato. Era una bella donna, e ovviamente quei suoi modi diretti e spudorati lo intrigavano, ma tutto era destinato a svanire in fretta; il loro gate aprì e lui da cavaliere si offrì di portarle i bagagli dicendole che “erano troppo grandi e pesanti per una ragazza bella ed esile come lei” cosa che fece quasi avere una sincope alla povera Ai, ma quando entrambi lessero che il loro volo aveva quattro ore di ritardo s'infuriarono.

“Beh ci conviene tornare al bar, credo…”suggerì la nostra stratega con finto tono dispiaciuto, ma in realtà confusa. A lui piaceva, era chiaro e la stava fissando in maniera sensuale e seducente, e questo la stava davvero mandando in confusione. Voleva solo flirtare un po’ con lui, sentirsi dire dal ragazzo per cui aveva sempre avuto una cotta che era carina, ma quel flirt stava un po’ degenerando e Alice non aveva la minima idea di dove stesse andando a parare la cosa.


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