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Una storia di DavidRH

Fine dei Titani

il risvegli del demone

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131 minuti

Pubblicato il 11 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #mitologia #guerra #mostri

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il regno

IL REGNO

Il lungo vestito regale era a pezzi traviato e sfregiato dalla ispida natura in cui si era imbattuta; la lunga e affannata corsa non trovava fine mentre ansimando, coprendosi il viso con le braccia, correva tra rami e arbusti subendo la loro involontaria ira. Nulla fermò la ragazza nella sua fuga da coloro che la stavano rincorrendo mentre, col poco fiato che aveva in corpo, invocava il nome dei genitori ben lontani da lì. Una piccola roccia che si frappose nel suo cammino, incontrando la sua debole calzatura l’atterrandola, facendola finire con la faccia sul duro terreno e procurandogli un leggero taglio alla tempia, da cui un rigagnolo di sangue si fece strada sul viso annebbiando in parte la vista.

Nonostante il doloro, nonostante la stanchezza, lei si rialzò di nuovo, strappò parte del ingombrante vestito e riprese una goffa corsa verso le profondità di quella immensa distesa naturale che circondava il regno, ma alle sue spalle voci forti e mature si facevano sempre più vicine insieme a ululati di bestie da caccia.

A niente servi provare a nascondersi dietro colossali massi o tra le alte radici di maestosi alberi, bastavano qualche secondo e sentiva di nuovo quelle bestie alle calcagna. A quel punto la disperazione fu l’unica cosa che la trascinò lontano da quel infame destino mentre sentiva la stanchezza pesare come macigni su quel corpo abituato fin troppo bene ad una vita agiata. Mentre si trascinava, come miraggi, le figure a lei più care gli parvero sui raggi del sole filtrati attraverso le folte chiome degli alberi: il suo caro fratello, la bella e intelligente madre e l’amorevole padre che sempre gli erano stati accanto a proteggerla, ad aiutarla e a viziarla.

Uno sparo la riportò alla realtà, il dolore fitto, lo zampillo di sangue e il cedimento della gamba, il tutto la sconvolse travolgendola come un autotreno; la ragazza rotolò giù da una collinetta ricoperta da un tappetto di foglie sbattendo contro qualche sasso ben nascosto e appuntiti rami spezzati che, come talpe, sbucavano dal terreno finendo la sua corsa ad una cinquantina di metri più lontana, sotto l’ombra di un enorme e esteso albero dalle foglie di mille colori.

Il suono delle voci in avvicinamento la fece riprendere e provare ad alzarsi, quest’ultima azione con molta fatica; era stanca, debole, ferita e sotto shock, e la sensazione di essere in trappola la stava soffocando accorciando sempre più la sua speranza di uscirne; giunta alle lacrime non seppe che fare, invocò di nuovo i nomi dei cari sperando in qualche miracolo mentre con sguardo annacquato e insanguinato vedeva le sue lacrime sul pavimento di foglie.

<<qualcuno mi aiuti, vi prego!>>, urlò disperata al cielo ma la cosa non fece altro che mettere i suoi inseguitori sulle sue tracce e ci sarebbero voluti che pochi secondi a capire dove fosse finita.

Ormai al limite, l’unica cosa che gli venne in mente fu la peggiore, dai capelli si tolse il decorato e bellissimo bastoncino sciogliendoli al vento, e con tale arnese puntandoselo alla gola decise di farla finita, non sopportando l’idea delle torture a cui l’avrebbero sottoposta se l’avessero presa.

In un attimo di lucidità, poco prima di quel gesto, in un secondo in cui levò gli occhi da quelle paure che l’accecavano vide proprio dinanzi ai suoi occhi qualcosa che la fermò: tra le possenti chiome dell’albero lunghe lingue di fuoco nero danzavano tra le foglie mentre un groviglio di liane, anch’esse coperte da quello strano fuoco che non bruciava, tenevano una figura imprigionata a loro, una figura avvolta da quelle fiamme sul punto di estinguersi come se fossero nate da lui.

<<chi… sei?>>, chiese a quell’individuo cui occhi penetranti e privi di qualunque espressione l’osservavano con immane superiorità.







A bordo del modesto mezzo urbano erano arrivate alla loro destinazione dopo un lungo e stancante viaggio, la loro guida, ancora una volta Regnar, le salutò velocemente prima di ripartire per un altro trasferimento di risorse perciò non si diede tanta pena nei saluti. Le due soldatesse lì dislocate, subito dopo gli eventi che avevano visto finire il regno delle Furie, si avviarono subito alla residenza dove erano state urgentemente richieste.

Come era stato a loro narrato e ben più che descritto il famoso e rigoglioso regno centrale era davvero magnifico come detto: gente solare, nobile, gentile e amichevole in una perfetta coesione con un discreto numero di Nativi, edifici e strade splendide in uno stile rinascimentale che, anche se in poche cose, si sposava alle tecnologie esterne come mezzi di trasporto, illuminazione e i famosi display a muro presenti in ogni piazza delle città dei vari stati, su cui tutti potevano vedere ciò che succedeva nel mondo: le notizie più importanti e le tendenze del momento, ma visto i tempi l’unica cosa di cui si parlava e si festeggiava era per la morte delle Furie.

Per le due però non fu facile raggiungere la loro destinazione, nel loro cammino furono continuamente fermate da gente che avendole riconosciute tra i componenti della retata che fece finire i tormenti del mondo, volle congratularsi con loro, tra di essi anche qualche cavaliere dell’esercito del regno ma per le due furono tutt’altro che ben voluti, sapevano che tra i motivi della loro gioia c’era il fatto che il cacciatore era tra coloro che si ritenevano essere stati uccisi. Aura provò con successo a nascondere quello che provava ma Mia no, e non ci volle molto che sbottasse contro qualcuno di loro, fortunatamente l’amica la fece calmare e raggiungere la destinazione prima di ulteriori incidenti.




<<è davvero questa? Ma è abbandonata, come mai qualcuno di grosso ci terrebbe a incontrarci qui? andiamo?>>, domandò Mia ancora arrabbiata per prima; Aura avanzò facendo segno di seguirla.

Le due entrarono nella vecchia mansione e dopo una veloce occhiata nei suoi meandri andarono nella sala principale e si sedettero ad aspettare l’arrivo dei loro contraenti su un sudicio e vecchio divano.

A notte inoltrata le due finalmente poterono incontrare coloro che avevano espressamente chiesto loro per l’incarico di massima importanza, per loro grande sorpresa non erano altri che i più famosi e nobili tra i nobili di tutta Raicos, i regnanti anche nel nome, gli Imperio.

Le due soldatesse si inchinarono appena di fronte a loro in modo alquanto vistoso contraccambiato in egual misura, dopo le presentazioni, insieme ad un manipolo di guardie scelte tra cui il loro figlio si accomodarono nella malmessa sala.

<<allora di che si tratta? E come mai tanta urgenza?>>, chiese sfacciata la ex ricercata mettendosi comoda su una poltrona. <<e come mai noi due?>>

A rispondere fu il re in persona: <<è… per nostra figlia, è stata rapita…>>

<<mia sorella qualche giorno fa si stava recando da una zia in una città qua vicino quando è stata assalita… da quello che ci è stato riferito da una guardia sopravvissuta tramite un messaggio: qualcuno ci ha tradito svelando il tragitto e le hanno teso un’imboscata. Purtroppo noi in quanto regno immagine non possiamo far trapelare una situazione così gravosa e perciò il nostro esercito non può essere impiegato perciò…>>

<<…avete chiesto aiuto ad un altro esercito, e in specifico uno che ci tiene a mantenere queste cose segrete, ma perché noi due?>>

<<è stato per colpa mia, ho fatto qualche ricerca su tutti quelli che potevano svolgere il compito e voi due avete molta domestichezza con foreste, imboscate e cose del genere.>>

<<qualcuno ha fatto i compiti. Va bene ma vorremmo che queste ricerche restino segrete, per un ovvio compenso saremo liete di riportare vostra figlia e catturare coloro che hanno tramato questo brutto scherzo.>>

<<se non vi dispiace potreste partire subito, ormai sono tre giorni dal incidente e mi duole il cuore al pensiero della mia bambina in mano a chissà quale…>>, la donna non riuscì a finire la frase presa dal sentimento.

<<non si preoccupi mia regina, vostra figlia tornerà da voi sana e salva, gli do la mia parola>>, disse Aura rassicurando la donna che ripose tutte le sue speranze su quella scarna squadra.


Mia era già alla porta d’ingresso che si rimetteva il cappotto, quando dovette richiamare la collega di fare in fretta. Roy scese dal tetto della grande baracca lasciandosi cavalcare dalla sua fedele e cara amica.

<<muoviti bella, voglio tornare a casa a riposarmi. Sono giorni che non dormo in un vero letto.>>

<<va bene, arrivo. Se volete scusarmi…>>

Aura corse fuori saltando in groppa al volatile che prese subito il volo prendendo velocemente quota dissipandosi nella notte profonda sotto la luce chiara di luna.

<<madre, padre, che cosa facciamo? Ho già predisposto tutto per l’operazione.>>

<<allora dobbiamo avere pazienza e aspettare il tempo giusto, non ce ne staremmo con le mani in mano mentre nostra figlia è chissà dove.>>







<<chi… sei?>>, domando tremante la ragazza sentendo un alone di minaccia avvolgere quella figura incastonata sul secolare albero.

Purtroppo non ci fu tempo per una risposta poiché i suoi inseguitori erano arrivati fino a lei, alquanto infastiditi dalla fatica che la ragazza gli ha costretti a fare.

<<finalmente ti abbiamo trovato stupida ragazzina, ci stai facendo sudare questi dannati soldi.>>

<<Già, ma sono pur sempre dei soldi facili e un bel mucchio per una bambina. Comunque ormai per te è la fine della co… che diavolo? Ma che diavolo è quello?!>>, l’uomo indicò col fucile la figura sul albero facendo rivolgere tutti gli sguardi su quel punto.

<<è bloccato, se non sbaglio. Fa niente, la cosa non ci riguarda ma… tu bambina mia>>, disse l’uomo posando tutta la sua attenzione sulla principessa. << prima di consegnarti mi divertirò un po’ con te, per ripagarmi la fatica.>>

<<FERMI!>>, dissi con voce dura bloccando i quattro come statue. <<tu ragazza liberami, fammi scendere da questo albero, ORA.>>

La ragazza si trovò in una brutta e difficile situazione e non seppe che fare: da una parte i suoi rapitori, dall’altra uno sconosciuto che dall’aria pareva molto più pericoloso di coloro che la stanno inseguendo. La ragazza si trascinò fino all’albero mentre i quattro come bloccati nel cemento non riuscirono a muoversi; con lo stesso strumento con cui voleva togliersi la vita tagliò i grovigli che mi bloccavano liberandomi da quel giaciglio, per poi indietreggiando subito appena toccai finalmente terra.


Mi sgranchì ogni parte del corpo dopo quasi due giorni di incoscienza su quel albero sentendo muscoli e ossa tornare ai propri posti, mi rivolsi alla ragazza andandogli incontro e lasciandogli il lungo cappotto sulle spalle, che come un mantello, la coprì riscaldandola e coprendo lì dove i suoi vestiti stracciati mancavano. Con un sasso preso dalla tasca colpì uno dei tanti rami facendo cadere anche il mio bagaglio, che sprofondo come un macigno sul morbido terreno proprio di fronte ad uno dei rapitori che quasi ci perse un piede.

Con non curanza presi la valigia e l’appoggiai accanto alla ragazza raccomandandola di prendersene cura. <<grazie per avermi salvato, per questo esaudirò una tua richiesta.>>

La ragazza sorpresa di tanta gentilezza e nobiltà d’animo ci mise qualche istante a capire quelle semplici parole mentre i suoi inseguitori, ripresi dal blocco di paura, indietreggiarono mettendosi sull’attenti.

La ragazza si rialzò in piedi e con un’aria immensamente regale fece la sua richiesta: <<riportami a casa, dalla mia famiglia, dalla mia gente, ORA.>>

<<sarà fatto.>>

Dallo stesso cappotto che avvolgeva la ragazza, nell’oscurità del suo interno, come un mago che tira fuori dal cilindro il suo pezzo migliore, tirai fuori la mia arma infoderata, per adempiere alla richiesta della padrona mia provvisoria.



Le ricerche a cielo aperto non avevano dato subito risultati, visto che dalla sera stessa in cui erano partite i giorni di pioggia non avevano smesso un attimo, e con il cielo così oscurato per non parlare del rumore e del fastidio della piaggia stessa, non si prospettava un compito facile. Per fortuna una delle due era una Nativa con sensi ben più che sviluppati, Aura notò una zona della foresta malmessa e non per motivi naturali.

<<scendiamo lì, c’è qualcosa di strano.>>

<<come desideri, almeno mi riparo un attimo da quest’acqua.>>


Roy scese a picchiata atterrando adagio nella zona interessata, Aura iniziò subito l’ispezione seguita da Mia sotto Roy che gli faceva da ombrello con le ali.

<<vieni qui un attimo, questi segni… sembrano di lotta>>, disse toccando dei solchi su alcuni alberi e sul terreno notandone una particolarità che non riusciva a spiegarsi, Mia gli arrivò a sostegno e appena ne vide i segni i suoi occhi divennero violacei, come se qualcosa si fosse sbloccato riconoscendo i segni tanto particolari di un’arma altrettanto particolare.

<<a me sembrano dei normali solchi, magari si sono scontrati fra loro per la ricompensa o non si sopportavano o cose del genere, dopotutto sono mercenari senza nessun codice, cani randagi che servono chi paga.>>

<<forse hai ragione>>, rispose avvicinandosi a protuberanze sul terreno scoprendone poi la natura lavata e illustrata dalla pioggia. <<e questa è una conferma.>> i corpi morti dei mercenari si scoprirono dal lieve manto di terreno che li copriva lasciandoli all’aria. <<dobbiamo sbrigarci, chiunque sia stato è sulle tracce della nostra ricercata e se la trova avremo problemi seri.>>

<<hai ragione compagna, allora andiamo>>, disse Mia insolitamente calma salendo su Roy e seguita da Aura.




A frangere il dolce e lieve suono battente della pioggia sul manto naturale che accerchiava il regno fu il soffice e candido starnuto della ragazza, che si strinse attorno il cappotto sentendo un brivido lungo la schiena.

<<non possiamo fermarci per oggi? è quasi notte o almeno credo, con questa pioggia non è che si capisca molto; e poi sono stanca, mi fanno male i piedi, ho fame, ho freddo e ho sonno…>>

Mi fermai di colpo zittendo i suoi continui lamenti, che non si erano fermati da quando mi misi al suo servizio e che mi stavano iniziando a stancare. Presi la ragazza in braccio contro la sua volontà stringendola il più possibile al petto, accelerando il passo percorrendo gli ultimi due chilometri che avremmo dovuto percorrere in quel giorno.


Appena arrivati nei pressi di una grotta naturale misi giù la mia padrona, che ringraziò per la prima volta, sedendosi a terra, innocua e silente.

<<niente fuoco ma almeno siamo al coperto, cerchiamo di stare vicini e speriamo che domani ci sia il sole così da far asciugare i vestiti.

<<certo e cosa dovremmo fare nel frattempo, rimanere nudi?>>, disse sarcastica, ma preoccupandosi subito alla mia reazione. <<stai… scherzando? non ci conosciamo e non do confidenza a chiunque, non più.>>

<<Già, chissà che ti farei visto che non sono stato io a salvarti da quei maniaci che volevano la tua testa, e non sono nemmeno quello che si sta proteggendo e tenendo in vita. Diavolo, vai in giro con uno davvero pericoloso tu.>>

<<scusa… non volevo dire quello… e che…>>

Dalla valigia tirai fuori una pesante coperta che usavo come mantella e la dai alla ragazza. <<cerca di stringerti dentro, io vado un attimo a farmi un giro e magari rapisco un’altra ragazza.>>

Lei fece cenno di consenso con la testa stringendosi in un angolo della grotta cercando di asciugarsi il più possibile.

In quei attimi di silenzio l’unico pensiero che gli venne alla mente fu rivolto alla sua famiglia e a quanto stessero soffrendo nel non saper come stava lei.

<<papà, mamma, fratellone… mi mancate, voglio tornare a casa->> un brusco rumore tra la sterpaglia catturò l’attenzione della ragazza mettendola in agitazione, oltre la battente pioggia vide qualcosa muoversi oltre il muro di vegetazione e ne ebbe paura, un suono rauco e brutale precedette la comparsa di due enormi Amomongo dalla bruna pelliccia e occhi di sangue che si diressero verso la ragazza con fare minaccioso.

<<andate via! Via ho detto!>>, disse indietreggiando ma trovandosi il muro della grotta appena dietro non lasciandogli via di fuga contri gli aggressori. <<aiuto! Aiuto! Ti prego aiutami!>>

Un ombra nera come la notte, un manto di nera pece cadde su quella piazzola alle spalle dei due Nativi, da essa, mani avvolte da fasce atterrarono le due creature mentre parole sussurrate le aizzarono a scappare via, lasciando dissolversi tale oscurità nella fitta pioggia.

Presi i pochi frutti trovati da terra avvicinandomi alla caverna dove la mia padrona era stretta a sé spaventata con la testa fra le ginocchia. <<sono andati via.>>

Lasciai la mercanzia ai suoi piedi sul piatto di tessuto sedendomi a gambe incrociate di fronte a lei invitandola a mangiare, lei timidamente si guardò attorno poi prendendo fiducia prese qualche frutto che morse e divorò con gusto.

<<grazie, per tutto. Non mi abbandoni o mi vendi, vero?>>

<<ho fatto una promessa e la manterrò, è così che faccio e al momento sono in una sorta di “pausa di riflessione” prima di riprendere il mio viaggio, comunque non ti vendo e dove ti sto portando forse potrò riprendere il mio lavoro.>>

<<hai il mio consenso, e anche… la mia fiducia visto che sei il mio servitore.>>

<<allora posso usare questo.>> dalla tasca tirai fuori una modesta pietra nera, dalle scanalature rosse, che conficcai sulla protuberanza rocciosa tondeggiante che ci faceva da tavolino basso. Presi la parte scoperta del cubo facendolo scattare in un rotazione a fare frizione con la roccia stessa creando un boato di calore che continuò in minor intensità mentre metà del cubo ruotava senza alcun segno di arrestarsi. <<finche va produrrà calore, mia signora.>>

<<lo hai tenuto per usarlo solo se fossi stata di fiducia, sei un buon sottoposto>>, disse sorridendo. <<allora mi fiderò anch’io.>> dopo un modesto movimento sotto la coperta la ragazza tirò fuori lo scomodo corsetto che lanciò vicino alla fonte di calore. <<ne ho di roba da togliermi, non mi fissare o mi metti in imbarazzo.>> di risposta chiusi gli occhi mentre si levò tutti gli indumenti fino all’ultimo, rimanendo solo con la coperta, appoggiando poi tutti i vestiti e biancheria insieme la resto. <<guai a te se sbirci le mie cose>>, minacciò rossa in viso dall’imbarazzo.







Un lungo brivido gli percorse la schiena facendola tremare come un cane bagnato appena entrarono nel modesto ostello della piccola città di confine.

<<che succede? La piccola gattina ha freddo?>>

<<ah, molto simpatica. Stasera vedrai che ti faccio>>, minacciò la Nativa ma la cosa, a sua insaputa, non avrebbe dispiaciuto la compagna.

<<sono pronta quando vuoi, ma ora lasciami prendere la camera, dopo penserò a te>>, rispose facendogli l’occhiolino prima di andare alla reception.

Aura provò un misto di imbarazzo e lieve paura verso la ragazza che da lì a qualche giorno pareva avere un’altra personalità, solo un’altra volta l’aveva notato e fu nella grotta delle Furie quando si era messa a protezione di lei e Soul.

<<a che pensi Aura? Su, andiamo. Non volevi farti un bagno caldo?>>

<<si scusa, ero un attimo sovrappensiero. Andiamo compagna.>>

Le due colleghe presero il leggero bagaglio e andarono in camera, stanche dopo i giorni di ricerca in cui poche e isolate tracce le avevano portate in quella porzione di regione, in quella piccola città.


Aura si immerse nella enorme vasca sentendo il calore sciogliergli i muscoli tesi e rinvigorirla, un lungo sospiro precedette la sua quasi completa immersione in acqua stiracchiandosi le braccia. <<che bella sensazione! Erano settimane che non mi sentivo così…>>

<<posso entrare?>>, chiese Mia che però non aspettò la risposta della compagna. La ragazza spalancò la porta trovandosi l’amica in acqua che provava inutilmente a coprirsi.

<<ma che ti passa in mente?! Pensi di essere in qualche romanzo erotico!? E perché hai solo l’accappatoio addosso?>>

<<che ti importa, siamo ragazze noi due. Fammi spazio>>, disse entrando in acqua contro il volere dell’amica che provò a farla desistere con minacce che però non diedero frutti.

<<ah, si sta davvero bene, soprattutto in bella compagnia. Che c’è, vedi qualcosa che ti interessa?>>, chiese notando lo sguardo imbarazzato e curioso di Aura sul suo nudo corpo.

<<no, non è quello. E che… sei diversa da quando ti abbiamo conosciuta, sei davvero Mia?>>

<<vedo che te ne sei accorta>>, Mia scivolò in acqua affiancando la collega e annullando le distanze mettendo ancora più a disagio la Nativa. <<Sì, sono Mia ma non solo, c’è anche una parte sempre più crescente di una vecchia conoscenza di una tua vecchia conoscenza… se vuoi approfondire il discorso possiamo farlo… stanotte, per ora godiamoci il bagno.>> Mia si allontanò lasciando spazio ad Aura lasciandosi andare nella calda e rinvigorente fonte.






La cittadella non era niente di ché, una sfaccettatura della tipica architettura delle città del regno, un misto ben curato di regale e moderno con un riguardo allo stile del passato, come ad esempio la presenza di modesti ostelli al posto di enormi hotel lussuosi e sgargianti. E in uno di questi modesti ostelli di una modesta città, ci fermammo dopo giorni passati ad attraversare la lussureggiante fauna regionale.

Non servì nascondere più di tanto il mio aspetto poiché il mondo intero sapeva che “il cacciatore” era morto insieme alle Furie nella, seguitissimo in tutto il pianeta, operazione dell’alleanza dei quattro eserciti; il travestimento però servì alla mia padrona che essendo una preda di trafficanti e cacciatori di teste era un prelibato bottino. Con disinvoltura e modesti abiti da mercanti ci feci passare per una coppia di giramondo e ci feci dare una stanza abbastanza isolata dagli altri condomini “per non disturbare nessuno durante la notte”, e che fece imbarazzare la interessata e la padrona del locale che non chiese altro.


<<era proprio necessario farci passare per una coppia e dirgli quelle COSE? Non potevamo essere fratelli o cugini o cacciatori o cose del genere? >>

<<No, non saremmo stati credibili. Io probabilmente Sì, ma non credo che voi avreste retto il gioco, con quella vostra timidezza la parte della moglie gli si addice. Non è un offesa ma un complimento.>>

Lei che già stava per ribattere vigorosamente venne spiazzata non sapendo che dire se non ringraziare per il complimento non troppo convinta che lo fosse. <<io preparo tutto per quando andremo, intanto il bagno è libero e ne può usufruire quanto vuole, nel caso arriva la cena l’avviso. >>

<<bene, allora sta in guardia… io vado finalmente a farmi un bagno. >>






<<allora mia dolce e bella collega che problemi attanagliano il tuo cuore? Che cosa ti ha portato qui, in questa stanza con chi una volta fu tua nemica?>>

<<che problemi hai tu? Un momento sei allegra e solare e un altro cupa e misteriosa, entri in bagno, fai quelle cose imbarazzanti, mi tocchi… io non sono come voi Persone! >>, rispose decisamente alterata e esageratamente per qualcosa di così piccolo.

<<vuoi sapere che problema ho? >>, domandò sbottonandosi la camicetta, che era l’unica cosa oltre agli slip che indossava. <<ho un demone nel mio corpo.>> Una sorta di groviglio pulsante di vene sottocutanee brillavano tenuemente di un rosso vivo proprio in mezzo al suo prosperoso petto delineando centralmente e per quasi metà della loro grandezza i seni.

<<che diavolo… è orribile, com’è successo? Chi te l’ha fatto, dobbiamo->> Mia prese il viso sconvolto della Nativa fra le mani cercando di calmarla.

<<non hai capito… è grazie a questo, a lei… se sono viva. >> Aura non poté far altro che guardare il viso della ragazza i cui occhi mostravano la doppia natura, uno di essi era di un violaceo serpentino acceso, come fosse quello di un mostro, di un demone. <<lei mi tiene in vita, sana, forte e libera di esprimere ciò che provo, e chiede solo di… farne parte.>>

<<che cos’ha il tuo corpo? Stai forse… morendo? >> il tono d’apprensione della Nativa sciolse completamente il cuore della ragazza che strinse a se la bianca compagna.

<<No, non morirò. Rimarrò ancora per molto a stuzzicarti. Sei così carina quando sei così docile… mi viene voglia di mangiarti a forza di carezze e coccole.>> e così fece facendo fare dei strani versi alla Nativa. <<Il mio corpo è debole, dalla nascita ma io avendo un indole avventuriera l’ho portato oltre i limiti, quando ci scontrammo sapevo che non mi rimaneva molto tempo ma volevo stare con chi amavo, fino all’ultimo… e poi è successo quello che tutti sappiamo. È dopo quella faccenda che io e Lei ci incontrammo e diventammo una cosa sola, mi disse chi era e come era arrivata da me. >>

<<da una nostra vecchia conoscenza, hai detto. Intendi… >>

<<colui che non è morto in quella caverna e che ha fatto urlare quella cosa oltre la falla nel cielo, il tuo amato Ray. È stato lui a unirci in questo corpo dopo averla tenuta in vita nel suo, a grande prezzo purtroppo. >> Aura fece come lei le aveva fatto, prese il suo viso tra le sue morbide e candide mani.

<<non ti devi, non dovete sentirvi in colpa… lui fa sempre così, le piace aiutare le belle ragazze in difficoltà. >>

<<… e non esita nel lasciarle, un vero Casanova. >> l’espressione della Nativa non diede spazzi a dubbi. <<è da quel che vedo non lo vedi solo come colui che ti ha cresciuta, non è vero? >> Aura non rispose distogliendo lo sguardo, Mia la prese di forza buttandola sul letto e salendo gli sopra a bloccarla. <<allora piccola Aura che cos’è per te lui? non è forse l’amore della tua vita?>> La Nativa rimase qualche altro istante in silenzio sperando che Mia desistette ma fu inutile, era irremovibile.

<<che vuoi che ti risponda? Che lo amo? Sì, io lo amo. Dal primo momento che lo vidi, lì a combattere contro quei mostri per una Nativa ferita e la figlia che non conosceva, a piangere per mia madre, a prendersi cura di me, ogni istante passato da sola con lui era splendido… >>

<<ma poi ritornò lei, e tu passasti in secondo piano, vero? >>

<<lo so che è orribile da pensare ma io… quasi la odiavo, me lo portava via ogni volta che ero con lui, e lui pensava solo a lei, parlava solo di lei e io… Soffrivo ma, quei pochi istanti insieme erano i più belli, quanto avrei voluto potergli dire cosa provavo, se solo fossi riuscita a parlargli alla sua anima...>>

<<ma quando lo hai potuto fare era tardi, lei era morta e lui vedeva solo la vendetta, hai dovuto reprimere tutto e stargli lo stesso accanto senza che sapesse cosa era lui per te. Conosco la sensazione, ma devi trovare la forza di dirgli tutta la verità, tutto quanto. Sappiamo entrambe che non è morto, è uno davvero difficile da ammazzare, e quasi innervosente>>, disse prendendolo sullo scherzare alleggerendo l’atmosfera e lo stato della compagna che a quel punto si lasciò andare tra le braccia della compagna, entrambe sprofondando sul morbido lettone. <<senti, non è che mi racconteresti una storia di te e Ray, così per passare il tempo, e magari entrare in intimità? >>

<<ma siamo già in intimità, ti sto tra le braccia come se fossi la sua amante ma… se è quello che vuoi te ne racconto una, una davvero imbarazzante ma in cambio devi dirmi, demone, in che rapporti sei con il mio amato. >>

<<oh, come siamo diventate audaci, “il mio amato”, stai facendo progressi. La storia è semplice ma prima la tua, voglio davvero sapere che cose scabrose hai fatto con lui. >>

<<sei subdola, ti avevo detto dopo di te… >> Mia per convincerla la riempì di coccole, parole dolci e abbracci facendola desistere.

<<cavolo, sei davvero un demone. Allora, è successo più o meno tre mesi dopo che ci siamo incontrati e lui come sempre era con Pam, ogni ora, ogni giorno ma quel giorno stranamente non erano insieme perciò andai a cercarlo, perlustrai tutto il tempio senza trovarlo e lì per lì, ero molto piccola, pensai che se ne fosse andato e mi avesse abbandonato. Disperata come non mai misi sottosopra tutto il tempio facendo arrabbiare molto gli studenti e i monaci ma non mi interessava, volevo Ray. Alla fine arrabbiata e disperata corsi nel bosco per andare nell’unico posto dove mi sarei calmata, dove Ray seppellì mia madre; appena arrivai scoppiai in lacrime come una neonata, una scena davvero brutta. All’improvviso vedo Ray sbucare dall’acqua e li non capisco più nulla e gli salta addosso felice come non mai.

Il fatto è che fu la prima volta che mi trasformai e… successe proprio mentre gli salta addosso, ero nuda e… anche lui. >> la Nativa era paonazza al raccontare quel ultimo dettaglio che fece incuriosire la compagna ancor di più. <<lui mi prese al volo e cademmo entrambi in acqua, in quella forma quasi affogai, lui mi Tiro fuori e mi salvò di nuovo, la cosa più imbarazzante fu dopo: non riuscivo a tornare normale e con tutte le ferite che mi ero fatto al tempio e nel bosco ero davvero messa male e Ray…>>

<<te le hai medicare mentre eri in quella forma… nuda? >> Il cenno di conferma pesantemente imbarazzato fece scoppiare Mia in una serie di abbracci e coccole di consolazione tra le parole di conforto per l’imbarazzante approccio di conquista di una piccola Nativa davvero infatuata.

<<eri piccola, non sapevi come fare, non vergognartene anche se… >>

<<così non mi aiuti però, ero davvero innamorata e non sapevo come farglielo capire>>, borbotto soffocando la voce nel petto dell’amica che le accarezzava la testa dandogli comprensione.

<<eri piccola, è normale. Ora tocca a me raccontarti di lui, e purtroppo non è così interessante coma la tua ma forse potrebbe darti una dritta su che strada prendere mia amata e morbida principessa Nativa.>> Aura alzò lo sguardo alla compagna al sentire quel aggettivo a chiedersi cosa sapesse. <<so cosa ti stai chiedendo ma prima la mia storia, mettiti comoda che si inizia. >> Aura si sistemò sul corpo della collega usando le sua gambe come cuscino mentre la bionda iniziava il racconto.

<<tempo fa fui coinvolta nella più grande battaglia di questo mondo: quando i figli dei Titani si professarono Dei a guida di un altro mondo sotto lo sguardo del creatore, i Titani, che scesero per compassione per i demoni sul mondo chiesero aiuto e alcuni di noi. Sentendo ancora quel legame di fratellanza accorremmo in loro aiuto dando iniziò insieme agli Umani allo spatrio degli Dei su Raicos. Dopo anni di guerra finalmente la pace giunse nei due mondi e i Titani ne uscirono vincitori insieme a noi e agli uomini che si stanziarono su questo mondo, dando iniziò con l’avvento delle muta forma alla razza delle Persone… le quali poi si rivoltarono contro di noi ma questo è un’altra cosa. Fatto sta che Finì nel Tartaro con gli altri e poiché non potevo tornare “a casa” vagai tra coloro che avevo con fatica imprigionato lì cercando di passare il tempo e poi arrivò lui: lo capì che era diverso e lo segui nella sua ricerca che lo portò nel buio più oscuro di quel posto… mai visto una strage così immane per mano di qualcuno e mai visto tanta compassione per uno della mia razza, mi salvò quando coloro che volevo proteggere mi tradirono e… letteralmente mi decapitarono. Io gli forgiai un arma che lo avrebbe divorato e mi feci carico di tutte le morti che aveva compiuto, contro la sua volontà consumando il mio corpo nelle fiamme immortali traviato da un dolore immane, ma lui mi trascinò via e… prese la mia Anima nel suo corpo nutrendo quel poco di quel mio corpo consumato a cui ero legata come ad un filo, per anni crebbi in lui consumandolo senza poter fermarmi debole com’ero, finché non vidi un'altra anima debole e vogliosa di forza come me, una ragazza con uno spirito forte e guerriero. Dissi che volevo unirmi a lei e dargli sostegno, essere ciò che gli mancava per raggiungere la completezza di entrambe, di diventare un'unica donna dalle due Anime ed eccoci qui. Non male come storia, vero? >>

<<bellissima, perché è vera e dice ciò che siete, che provate. >>

<<beh, grazie di avermi ascoltata, è bello dirlo a qualcuno. Se avrai mai bisogno di sfogarti, Mia Gremory Valerie è sempre a tua disposizione. >>

<<lo apprezzo, grazie. >>

Aura si alzò avviandosi verso la finestra della stanza da cui entrava una fredda aria che insieme alla notte portava un abbondante pioggia che già si faceva sentire forte e chiara, un lungo brivido la scosse mentre la chiuse tirando le tende stringendosi nello stretto pigiama.

<<stasera farà molto freddo, me lo sento >>, disse alla compagna che già sotto le coperte fece cenno alla Nativa di fargli compagnia. <<senza dubbio. >>

Aura si tuffò sul letto stringendosi a Mia che avvolse entrambe nelle calde coperte lasciandosi andare al dolce suono della pioggia, al tepore del letto e alla sicurezza di essere accanto a qualcuno di amato e fidato.






<<Perché dormi sul divano? Il letto è grande, puoi dormirci ai piedi così se mi assaltato sei subito qui? >> la guardai con una domanda che mi si leggera chiara in faccia: sei seria?

<<Non la assalterà nessuno, per questa notte almeno, e poi il divano dista un metro dal letto, sono davanti a lei perciò dorma e si riposi che domani dobbiamo partire presto>>, buttati il cappotto sul giaciglio e mi ci sdraiai alla buona cercando una posizione per dormire.

<<senti… non è che mi diresti qualcosa di te. Non riesco ad addormentarmi, se vuoi ti dico qualcosa di me… >>

<<quello che mi serve sapere lo so già, ho un debito con voi e devo pagarlo, mi basta questo. >> la giovane padrona non fu però felice della risposta e rimase in silenzio con l’amaro in bocca, solo per qualche istante però.

<<io sono la principessa del regno, dovresti mostrarmi più rispetto! >> sbottò all’improvviso levandosi le coperte e fissandomi con aria minacciosa e sicura di sé. <<ti ordino di dirmi qualcosa di te, subito! >> le rivolsi di nuovo lo stesso sguardo ma anche se andò a segno non fece demordere la ragazza.

<<non lo vuoi davvero, vuoi solo che diventi un altro passatempo nel frattempo che ti riporto a casa per poi dimenticarti della mia esistenza. Le persone come voi sono per la maggior parte così, per questo dico che non vuoi davvero sapere di me. >>

<<non è vero! tutti criticano questo lato di me ma a me importa davvero di chi mi circonda, chiunque siano, per me non c’è distinzione ed è forse… per questo che la nobiltà mi vorrebbe… >>

<<ogni mondo ha i suoi problemi ma molti si assomigliano a quelli del mio, forse ho parlato troppo senza sapere, e per questo vi chiedo scusa ma davvero, riposatevi, meglio che non sappia nulla su di me. >> spendi la luce facendo piombare la stanza nel buio e nel silenzio se non per il rumore della pioggia battente.

<<mi sarebbe bastato anche il tuo nome, cavolo… >>, borbottò fra se per nulla soddisfatta di come era andata la chiacchierata.

<<Ray, ora Zitta e dormi… questo è l’ultimo avviso. >>

<<allora buona notte… Ray>>, disse soddisfatta gongolandosi tra le coperte.




Il tocco del sole, il suono dei volatili e il calore del corpo dell’amica svegliarono dolcemente la Nativa avvolta dal braccio di Mia attorno alla scoperta vita. Aura si voltò su se stessa trovandosi la sua faccia di fronte ancora addormentata e sporcata dai ribelli capelli biondi, con le feline orecchio gli fece il solletico svegliando dolcemente anche lei dopo un debole starnuto soffocato.

<<buongiorno Aura, sei bella anche appena sveglia… non vale>>, disse stringendola a se facendo finta di morderla.

<<smettila, è ora di alzarci. Abbiamo un lavoro da fare, ricordi? >>

<<certo, ma sei così morbida che mi viene voglia di rimanere qui per tutto il giorno.>> Aura si alzò in piedi, aprì le finestre e levò le coperte alla collega intimandola di nuovo ad alzarsi, inutilmente.

<<CATTIVA, lasciami dormire ancora un po', è ancora presto… >>

<<va bene, e io che volevo lasciarti accarezzarmi la coda ma… hai da fare. Io allora vado a fare colazione, a dopo. >>

<<va bene, mi avevi già convinto con “volevo lasciarti”, dammi due minuti e sono subito da te. >>

<<bene, prendo la colazione che ci stanno portando in questo momento.>> non passarono dieci secondi che qualcuno bussò annunciando di portare il pasto in questione. <<ti aspetto di là. >>

Mia si levò la camicetta da notte, si mise un paio di stretti pantaloni in pelle e un top nero lasciando stare il resto per dopo raggiungendo l’amica per fare colazione insieme, poco prima che il cameriere lasciasse la stanza per andare nella successiva dalla quale però non ci fu risposta.

<<mi scusi ma stiamo andando via adesso, per cui se potesse metterci da portare via sarebbe fantastico.>> Il cameriere fece come chiesto e ci fece strada verso l’atrio del locale dove saldammo il debito e ripartiamo subito.


<<che c’è? Ho forse un cattivo odore? >>, chiese annusandosi.

<<No, è che mi era sembrato di aver sentito un odore famigliare ma… niente, lascia stare. E ora che si fa…? >>

<<seguiamo quella pista è vediamo se questa banda sa qualcosa, forse riusciremo a capire chi è riuscito a sfuggire a quello che hanno ammazzato il suo gruppo. >>

<<già, ma non intendevo quello, cioè fra di noi, dopo ieri sera… credi che possiamo davvero essere così intime o me lo sono solo immaginato. Lo so, è stupido, lascia stare.>> Mia prese la mano dell’amica calmandola subito.

<<ero seria, io ci sono per te e se per te va bene essere amica e così intima con una ex ricercata e mezzo demone come me, sarei davvero una donna felice. >>

<<certo che mi va bene, era solo che non avevo mai condiviso nulla con qualcuno a parte lui, ed è stato bellissimo e volevo solo che non fosse l’ultima volta. >>

<<e non lo sarà mia soffice amica ma prima devo riscuotere, fammi toccare la tua coda. È da giorni che volevo farlo. >> Aura con enorme imbarazzo lasciò fare alla donna come volle lasciando alla sua mercé una parte di lei decisamente molto sensibile agli stimoli, che provocarono estasiati reazioni alla Nativa, che ne uscì senza forze.

<<È stato… intenso, ora prepariamoci! Si lavora! >>

Le soldatesse lasciarono l’ostello qualche decina di minuti dopo la colazione, dopo una veloce perlustrazione dei dintorni andarono nel luogo dove avrebbero trovato chi sapeva ciò che volevano. Purtroppo la cosa non fu facile per le due visto che trovarono ad aspettare una armata resistenza, ma per le due fu cosa di qualche minuto.



Enormi esplosioni e lampi di luce incuriosirono coloro che passeggiavano distanti da quel luogo, che fece scappare chi ne era abbastanza vicino da vedere il motivo di tanto trambusto. Enormi mezzi corazzata e non, si riversavano tra le baracche della zona e le strade, mentre coloro che ancora si reggeva o in piedi, feriti più o meno gravemente, scappavano a gambe legate abbandonando i compagni meno fortunati e tutto l’armamentario del tutto inutilizzato contro il duo.

Mia prese il pesce più grosso trascinandolo per il capelli tra le Macerie ei detriti scaraventandolo attraverso una finestra in un abbandonato e malconcio bar procurandogli altri tagli e fratture. Aura che entrò dalla porta sul retrò pulendosi le mani mentre alle sue spalle su chiuse la porta a mascherare la pila di uomini feriti e sanguinante che si era lasciata dietro; prese l’uomo per il collo e lo buttò su una sedia mettendolo con le spalle al muro prima dell’arrivo della collega.

<<è questo il benvenuto che riservate ai soldati dei quattro stati, non molto accogliente per uno del regno centrale>>, disse conficcato la punta di una delle sue spade sulla gamba dell’uomo che urlò terribilmente dal dolore.

<<ma potresti rifarti se ci dici dove si trova quel criminale che stava dando la caccia alla ragazza insieme ai suoi, e magari potresti anche costituirti.>> L’uomo nonostante il dolore rimase in silenzio non lasciando altra scelta a Mia che lasciar fare ad Aura.

<<tocca a te, con me non vuole parlare.>> Aura acconsentì con la testa; la Nativa conficcò quattro dita sulla ferita alla gamba tirando con forza come a volergliela strappare mentre le sue urla si issavano a parer un dannato dell’inferno.

<<è a Gryn, è a Gryn dai suoi capi! Per favore Fermati! >>, spifferò ormai al limite del dolore dopo così poco.

<<bene, ora rimani qui, una squadra sta arrivando a medicarvi ed arrestarvi. Mia muoviamoci, Gryn non è molto lontano dalla capitale, ho un brutto presentimento.

<<credi che… >>

<<È l’ipotesi più probabile e spero non sia così altrimenti potremmo non arrivare in tempo. >>

<<che si fa? possiamo andare con Roy ma ci scoprirebbero subito e chissà che succederà.>> Aura si levò il borsone appoggiandosi a terra e levandosi di fretta i vestiti. <<non è ortodosso ma visto che ormai siamo a questo punto…>> Mia capì subito che stava facendo e non riuscì a mascherare l’emozione. Quando Aura si svestì totalmente si trasformò lasciando il borsone all’amica indicandogli di salirgli in groppa.

<<finalmente, da ora in poi voglio andare in missione solo con te! >> Mia gli salì in groppa e partirono a gran velocità, lasciando velocemente la zona mente all’orizzonte giungevano le squadre di soccorso e di rinforzo a sistemare la zona e i criminali, lieti che le due se ne fossero andate.






<<penso che potremmo smettere con tutte queste formalità e parlarci come… due normali ragazzi della nostra età? >>

<<è quanti anni crede che io abbia? >>

<<venti? >>, disse azzardando un numero andandoci terribilmente vicino.

<<va bene, quindi come ti chiamo? Principessa, ragazza, moretta? >>

<<no, chiami Karina Lisa, per gli ami… chiamami pure Lisa. >>

<< bene, ora preparati a lanciare la corda a quel appiglio, siamo dall’altra parte della riva.>> con gran precisione riuscì nel intento al primo colpo rendendoci l’attacco al piccolo molo di legno in mezzo alla foresta decisamente veloce.

<<quindi appena attraversata questa parte di foresta saremo alle porte della capitale? >>

<<GIÀ, ma pensiamo prima alla foresta. >>

<<che vuoi dire? >>

<<è giorno, il tempo è soleggiato e ventilato eppure non si sente un anima viva tranne… >> non feci in tempo a capire di cosa si trattasse che la ragazza corse a tutta fette in mezzo alla vegetazione.

<<mamma, papà! siete voi?! >>, si mise ad urlare inoltrandosi sempre più in quel territorio decisamente allibito a trappola.

<<tempismo, è questo il segreto. >> presi la nostra roba caricandomela in spalle e senza fetta seguì le tracce lasciate dalla principessa.


Spezzando i leggeri rami sulla sua strada, sprofondando tra il lieve fango sul soffice terreno, col leggero vento freddo sul volto si trascinò con forza verso le voci, voci amorevoli e sempre più vicine che la riempivano di nuova vita; con voce rauca e quasi assente li chiamava a sé tra le lacrime, tra quella fetta di avvolgente vegetazione che l’impediva di ritornare dall’amata famiglia. Solo quando ne vide finalmente la fine si sbilanciò in avanti in un balzo di disperazione più che di speranza sbucandone come da un buio baratro cadendo tra le braccia dell’amorevole madre che, dopo lunghi e sofferti giorni, ritrovava la sua adorata figlia piangendo lucenti lacrime di gioia.

La figlia, felice come mai in vita sua, alzò finalmente lo sguardo sul volto della madre scoprendo che tali lacrime non erano solo di gioia, finalmente rendendosi conto di ciò che la circondava vide l’enorme squadra di mercenari che li circondava e nei fuochi del cerchio di portatori di morte lei, sua madre e il padre, sdraiato a terra martoriato, in stato di semi incoscienza; poco distante il fratello era in ginocchio che riversava in condizioni peggiori del sovrano: il viso gonfio e sanguinante fecero urlare la sorella dal dolore zittendo ogni Nativo e il vento stesso.

Prima che qualcuno potesse dire o fare qualsivoglia cosa, da oltre gli enormi camion e macchinari lì parcheggiati dai criminali, sbucò agile e leggiadra Aura con in groppa Mia, entrambe sporche, sudate e rabbiose come mai prima.

<<ci avete fatto fare un bel po' di strada e fatto male a molti dei vostri, siamo zuppe del loro sangue ma… alla fine siamo qui, tutti quanti. >>

Mia scese sguainando le spade mentre Aura assumendo la sua falsa forma tirò fuori gli artigli.

Uno dei rapitori fece un veloce cenno e le due si trovarono circondate, ma per nulla timorose. L’uomo si avvicino alle due e dopo aversi guardato attorno si levo la mantella mostrando il glorioso uniforme del capo dell’esercito centrale. Ai regnanti fu chiaro a quel punto la situazione e con le poche forze che avevano espressero tutto il loro odio per un tale tradimento.

<<non c’è bisogno di essere così volgari, almeno potevate aspettare la fine di tutto, così l’immagine di voi schifosi pacifisti sarebbe rimasta intatta, ma non posso biasimarvi. Mi spiace che voi “ragazze” dobbiate morire, mi piace come fanno le cose nel vostro esercito, tutto di nascosto e con efficacia, sicuramente anche voi sarete al oscuro di alcuni fatti ma, con dispiacere vi devo dire… addio. Ma sapendo quanto siete forti, ho preso precauzioni; ragazzi dategli il via.>>

Uno dei suoi uomini prese in mano una radio e diede l’ordine di fare fuoco, subito un forte ronzio riempì l’aria e il generale si preparò ad assistere al massacro. <<non siamo solo questi, abbiano anche una navetta presa in prestito dal vostro arsenale e fa il caso “vostro”, buon viaggio.>>

Il ronzio si fece sempre più forte ma le due erano impassibili, il che fece preoccupare il manipolo di mercenari, il ronzio in un attimo si trasformò in un possente boato che precedette l’esplosione nel lago poco distante portando un’insolita pioggia nella zona.

Fulmini e saette avvolsero le due guerriere che di quella pioggia di lago l’avevano trasformata in un arma mortale mettendo tutti in allerta; eppure il generale non ne sembrò per nulla turbato.


<<avrei dovuto prevederlo, va bene allora facciamo così…>>, l’uomo fece cenno ai soldati che iniziarono subito a sparare a raffica sulle due soldatesse che, con il muro elettrico che l’avvolgevano non sentirono niente se non una sordo rumore simile a pioggia sull’asfalto.

<<avete finito? abbiamo un lavoro da fare e… voglio finirlo il prima possibile>>, disse Mia parando gli ultimi colpi con la spada deviandoli verso i nemici ma non era del tutto finita.

<<allora, arrendetevi ragazze altrimenti vi giuro che la regina avrà più di un buco con cui respirare>>, minacciò il capo puntando l’arma alla donna dritto sui polmoni mentre l’usava come scudo.

<<madre, no!>>, urlò la principessa subito bloccata subito da Aura, cui sguardo era terribilmente serio. <<lasciala stare, lei… lei non ha fatto nulla.>>

<<nessuno è innocente, anche lei nel suo silenzio ha contribuito al decadimento militare del nostro regno, prenditela con tuo padre se le accadrà qualcosa. Allora bellezze, che ne dite di lasciarci fare qui e non ve ne andate per la vostra strada?>>

Le due soldatesse dovettero fare come disse e a mani alzate dietro la nuca si inginocchiarono in segno di resa. <<bene, è così che dovrebbero essere le donne, ora… uccidetele.>> i soldati senza esitare misero mano alle armi e fecero fuoco.

In un istante di ripresa, di lucidità, dopo sonori sevizi, il principe vide ciò che stava succedendo, lo capì e agì: con forza si rialzò da terra e in un attimo scattò verso le due soldatesse placcandole, a levargli dalla traiettoria di tiro, mentre le ultime forze lo abbandonavano nel violento scontro al terreno ispido. <<salvateli, vi… prego.>>

<<sarà fatto>>, promise la Nativa rialzandosi da terra, e con un lazo fatto di energia, colpì le armi degli uomini fulminandoli sul colpo mentre, dalle sue spalle, armata di pistola Mia fece fuoco su coloro che, appostati sui grossi mezzi di trasporto, stavano a fare da retroguardia.

Ma nemmeno i riflessi nella sua forma Nativa furono abbastanza veloci da evitare che il generale, infastidito da tanta disobbedienza, compiesse la sua minaccia sparando a bruciapelo sulla regina, cui gemiti, riecheggiarono dolenti nelle orecchie degli ascoltatori.

Le urla del re e della principessa si issarono al vento traviando i cuori sensibili e facendo scappare i Nativi della zona traviati da tali atroci sofferenze. Il generale a quel punto lasciò cadere la donna a terra e con i pochi rimasti prese il mezzo più vicino, e coperto da raffiche di fuoco delle poche armi, si allontanò nella vegetazione minacciando del suo ritorno.

<<tesoro, amore mio!>>, urlò il re prendendo tra le braccia la regina morente mentre i figli si accingevano verso di loro. La donna era serena mentre velocemente perdeva colorito e vita, con dolcezza accarezzò il viso del marito che cercò inutilmente di tappare i fori dei proiettili, fermandolo dal suo gesto. Le sue mani accarezzarono anche il viso dei figli, cui lacrime stavano già sgorgando, per poi stringerli a sé, i capelli rossicci a soffocare i pianti mentre lo sguardo si rivolgeva al cielo limpido tagliato da un leggero arcobaleno, un’ultima immagine con cui andarsene con serenità, una serenità che era stata spezzata dal rapimento della figlia e che lì, in quel momento, era di nuovo con lei.

<<non… possiamo fare niente?>>, domandò a malincuore Mia sentendosi il cuore stringerglisi nel petto nel vedere quella scena.

<<No, non possiamo che guardare. Che la Titanide porti la sua anima nella pace eterna e serena.>> le due sentendo ancora il rumore del mezzo del carnefice erano sul punto di far giustizia quando un altro rumore le catturò.





Riemersi dall’acqua schivando qualche rottame, che ancora in fiamme, si trovava sulla mia strada per poi risalire sul piccolo molo; dai un ultima occhiata alla carcassa del mezzo che avevo abbattuto prima di entrare nella selva.

Da pochi minuti mi ero distaccato dalla mia padrona ma era come se la sentisse, anche se qualcos’altro sentivo stava per succedere. Qualcosa nell’aria mi prese, bloccandomi sul posto, come un aroma, una presenza famigliare che cercava di parlarmi, una voce che si faceva strada tra il vento e le voci della foresta, una voce che mi raggiunse insieme al suono di spari e di un urlo di orrore.

Attraversai il lembo di terra che mi divideva da quelle voci arrivando al luogo dove si era consumata una strage, dove fuoco e distruzione facevano da sfondo ad una famiglia che piangeva la matriarca sul punto di lasciarli, ma ciò che mi colse era qualcosa che già avevo visto e sentito, una sensazione che cresceva, una dolce e calda sensazione che stava crescendo come la tensione che si sentiva nell’aria.

<<Ray? Sei… tu?>>, domandò Aura con un filo di voce, ma prima che potesse muoversi Mia si fece avanti e non con i suoi soliti modi.

<<vedo che sei ancora vivo, almeno avrò ancora qualcuno con cui divertirmi, che ci fai qui?>>

<<Gremory, vedo che hai legato. Mi spiace ma…>>

<<già, lo sento anch’io. Sta per arrivare, non abbiamo molto tempo, purtroppo lei sta per lasciarci a meno che…>>

<<lo so, ho un dovere verso la figlia e dobbiamo sbrigarci.>> Mi avvicinai alla morente e con l’auto della figlia feci allontanare tutti.

<<mia regina, ho bisogno del suo aiuto, deve rilassarsi e cercare di concentrarsi su… qualcosa a cui tiene, si focalizzi su quello e deve mostrarmi il suo stemma.>> la donna sorrise e acconsentì, si levò parte del vestito insanguinato mostrando lo stemma all’altezza del ventre cui ardore si stava spegnendo; togliendo i guanti appoggiai entrambe le mani sul marchio sentendo il calore della vita che si stava affievolendo.

<<cosa sta facendo a mia moglie, levi->> la principessa fermò il padre che, distrutto, ormai non ragionava lucidamente, a calmarlo ci fu anche il tramortito fratello che credeva nella sorella più di chiunque altro.

<<che state facendo?>>, chiese Aura al Demone che avvicinatosi a me aveva praticato dei piccoli tagli sulle cicatrici sui miei palmi.

<<adesso lo vedrai, è una cosa che fece molto tempo fa. Una cosa che mi ha dato speranza e per cui ho dato il mio corpo, come compenso o… regalo.>>

Gremory prese l’amica dalle spalle stringendola a se e allontanandola di qualche passo intimando anche agli altri di farlo.

La donna ansimava vistosamente mentre conati di sangue gli sporcavano la bocca e il viso, lasciai il sangue fluire dalle mani sullo stemma che subito prese a brillare coma non mai e al contempo il dolore si intensificò a tal punto da sembrare migliaia di lame che mi scavavano la pelle mente la carne bruciava e i nervi si sfibravano, eppure sommessi le urla stringendo i denti fino a far sanguinare le gengive mentre lacrime di catrame mi oscuravano gli occhi a coprirmi dalla luce che il corpo della regina emanava; una luce che illuminò l’intera foresta caricandola di un energia nuova, come fossero onde di vento di giada, dal terreno si issavano al cielo a formare un calice crescente cui coppa si espandeva su tutta la foresta a mostrarsi a tutto il regno.

La regina, travolta da quella energia, non urlava ne gemeva ma ispirava nuova vita mentre quel mio sangue nero scorreva nelle sue vene calmando gli spasmi, curando le ferite e mettendo in moto di nuovo il suo essere e il suo Vox, che si issò mostrandosi rinato da quel calice colmo nella sua immensità, emerse come una regina, la divina Niuka, dal capo munito di corna e dalla coda di drago, splendente nella sua armatura di fuoco. La dea posò lo sguardo su coloro che attorniano la propria anima e con circospetto mi trapassò con quei occhi per poi ritornare nel corpo della regina, che in uno spiccato respiro liberatorio sembrò ritornare tra i vivi.

Di ripulso fui sbalzato dall’ondata d’urto contro uno dei mezzi distrutti dei mercenari, procurandomi un profondo taglio al braccio sinistro da una lamiera rovente, le mie urla per fortuna non fecero distrarre i presenti dalla miracolosa cura della regina cui ferite si erano totalmente rimarginata, mentre lei un po’ frastornata abbracciò con gioia i figli e il marito con lacrime dalla gioia. Gremory estranea a tanta dimostrazione di amore si avvicinò a me estraendomi la ferraglia dal braccio e dandomi un “bacino” di consolazione mi aiutò ad alzarmi e fasciarmi di nuovo il braccio.

<<mi sei mancato “mio signore” …>>

<<ancora con questa storia, ti piace proprio infastidirmi eh? comunque grazie.>>

<<che vuoi dire?>>

<<per averla salvata, entrambe. Dopotutto non sei cattiva quando non vuoi esserlo o almeno lo nascondi bene.>>

<<ho imparato dal migliore, e devo dire che ho molta strada per raggiugere il suo livello… potresti ingannare anche i signori di questo mondo.>> capì bene quello che intendeva e di risposta gli sorrisi.

<<ora che ho compiuto il mio compito e vi ho rivisto posso andarmene, non abbiamo più nulla da dirci.>>

<<aspetta! Ray non scappare! Io…>> Aura con fatica tremenda provava a fermare i sentimenti e ragionare lucidamente ma con difficoltà. <<quello che ti ho detto… io, cioè…>>

<<mi è sembrato chiaro, quel segreto, uno dei tanti che mi hai nascosto lo hai rivelato lì, di fronte a tutti… pensando che fossi morto o che così magari se stavo nei miei attimi ultimi ti saresti liberata del fardello ma… ero vivo, oltre quella coltre di polvere e macerie, proprio di fronte a te, ti ho vista, ti ho sentita mentre dicevi quelle parole… cariche di odio, di amore, di rimpianto. Sei cresciuta e solo ora lo vedo. Grazie, grazie Aura; se non mi avessi detto quella verità ciò che devo fare mi avrebbe fatto soffrire ancora di più ma ora… vado e lo faccio libero, grazie a te.>>

<<aspetta ragazzo>>, disse con voce fiocca la regina fermandomi proprio prima che mi avviassi. <<hai salvato nostra figlia, l’hai portata fin qui e mi hai salvata…>> a terminate il discorso ci pensò il marito.

<<… il nostro regno gode di molti privilegi e tu ne godrai di tutti, sei nostro ospite d’onore chiunque tu sia.>>

<<lui è l’uomo che mi ha cambiato, anni fa>>, disse il figlio ripresosi dai duri colpi riconoscendomi.

<<hai seguito il mio consiglio, cavaliere dall’armatura troppo pesante. E cosi sei un principe, te l’eri scordato sotto il peso di quell’elmo? Accetto la vostra ricompensa.>>

<<allora permetteteci di accompagnarvi, di scortarvi fino al castello. Il generale potrebbe tentare ancora alle vostre vite.>> le parole di Gremory però non convinsero del tutto i regnanti, a quel punto fu la dolce e solare Mia a fare. <<saremo solo delle ambasciatrici del esercito, lasceremo tutte le armi e se ci fosse anche il solo sospetto che vorremmo arrestarlo potrete cacciarci, e poi noi tre ci conosciamo da tempo, vorrei passare un po’ di tempo in tranquillità.>>

<<acconsento la vostra richiesta, ora è meglio andare>>, suggerì il principe aiutando i genitori e la sorella a rialzarsi.

<<posso?>>, chiesi a Mia che non ebbe obbiezioni; con un potente fischio richiamai il messaggero nero che piombò in un istante spiegando le possenti ali aquiline di un nero porpora, più possente, più magnifico che mai, come una nera fenice. <<sei bellissimo Roy, mi mancavi.>> il volatile rispose gaiamente inchinandosi per far salire tutti e dopo un paio di minuti si poté partire.


<<Ray che fai, dobbiamo andare>>, si lamentò la principessa vedendomi semi nascosto dietro un cupa e ispida parete di roccia dall'insolita e tenebrosa ombra avvolgente.

<<a che punto sei?>>, disse una voce rauca proveniente da quell'ombra.

<<ho accettato e probabilmente è lì, l’incontrerò come da patto. È per lui che sono qui, per il figlio di un Titano tra le Persone, perciò voi…>>

<<Sì, avrai le tue risposte e… un varco per tornare a casa tua.>>

<<spero sia così.>>

<<se manterrai il patto così sarà, e per qualcuno di parola come te non ne ho dubbi. Digli che… suo padre gli vuole bene.>>

II

Separazione




Mi portai la mano sulla faccia a coprirmi dalla troppa luce che entrava dalle larghe e adornate finestre della stanza reale. Mi voltai su un fianco trovandomi in inquietante compagnia; le oscure e lucide piccole corna gli sbucavano dalla fronte e dai lunghi capelli biondi a tinte nerastre, notando il mio sguardo alzò gli occhi demoniaci per poi regalarmi un sentito sorriso. <<perché?>>

<<qualcuno doveva pur tenerti d’occhio e visto che non sguazzi nelle amicizia solo io potevo, e volevo… tra le altre ragioni>>

<<ma c’era motivo di spogliarti anche tu? Non è che…>>

<<… ti dispiaccia lo spettacolo? e come poterti darti torto. Scherzo, e che anche lei voleva stare un po’ con te, non abbiamo avuto molto tempo dall’ultima volta. E per ultima cosa volevo vedere le loro reazioni.>> non chiesi, perché già sapevo, mi limitai a voltarmi verso le porte che davano sul letto vedendole essere spalancate insieme a un numeroso gruppo di visitatori, le reazioni furono ovvie ed eccessive, come lei voleva.

<<se non vi dispiace, vorremmo poterci vestire>>, annunciai con calma e gentilezza trovando il consenso del comitato composto da reali, capi militari e alta servitù nonché da Aura.


Aiutai il demone a rivestirsi non con qualche problemino da parte suo, come il suo genere amava fare.

<<allora che è successo tra te e la “tigrotta”, mi sembra qualcosa di molto serio.>>

<<è una cosa complicata… possiamo rimandare?>>

<<sembra davvero… seria, allora sarà meglio che io… dorma un po’. Prenditi cura della tua “sorellina”.>> il suo aspetto ritorno quello normale e con fare amorevole mi abbracciò come se non ci vedessimo da secoli.

<<mi sei mancato, tanto. Credevo fossi morto.>>

<<beh, lo sono… almeno un po’. Ora andiamo, ci aspettano.>>


Con indosso fin troppo appariscenti per la posizione a livello mondiale che ricoprivo, fuggitivo e terrorista, mi riunì con il comitato di benvenuto composta da: il re Ghal, la regina Gara, il principe Brian, la principessa Lisa, il generale in seconda Gehenna e un piccolo gruppo di suoi soldati a scortarci.

La prima a salutare fu la regina che con un abbraccio, per tutti fuori luogo, mi ringraziò di averle salvato la vita e quella del suo Vox.

<<ero vincolato con sua figlia, era dovere mia signora, non c’è davvero bisogno di ringraziarmi.>>

<<dobbiamo ragazzo, hai salvato mia moglie. Qui puoi stare tutto il tempo di cui avrai bisogno, sei un ospite reale. Per qualcosa del genere in passato i mei antenati ti avrebbero dato la mano di nostra figlia>>. Scherzò lui mettendo però in imbarazzo la ragazza interessata. La regina colpì il marito facendogli rendere conto della situazione. <<scusate le mie parole, ma la mia offerta è valida.>>

<<vi ringrazio ancora ma partirò già domani, sto bene e devo… ho un compito da portare a compimento, poi potrò ritornare a casa mia, nella mia terra.>>

Al sentire quelle parole Aura si sbiancò, lei capì subito che cosa significasse ma cercò di non far notare la sua preoccupazione.

<<Di Già, perché non rimani ancora un po’ con noi! Cioè… non sei mai stato nel regno, perché non ne approfitti?>>

<<Lisa ha ragione, rimani qualche giorno, ho così tanto da raccontarti e sicuramente tu ne avrai di storie, anche lei vorrebbe sentirle>>, aggiunse il fratello capendo l’apprensione della sorella e l’interesse.

<<lo sai che ti daremmo la caccia appena metti piede fuori da questo regno?>>

<<lo so, ma correrò il rischio. Ho i miei assi nella manica.>>

<<allora prepareremo tutto il necessario, ma questa sera sarai l’ospite d’onore alla festa che si terrà per il anniversario della nascita del nostro regno.>>

<<ne sarei lieto signori. Se non vi dispiace, posso curiosare a palazzo?>>

<<fai pure caro, io, Lisa e le ragazze invece dobbiamo fare delle cose da donne>>, disse la regina prendendole e portandosele via prima che potessero dire qualunque cosa.

<<buon divertimento, allora io vado con Ray a mostrargli i dintorni e magari…>> Brian che pensava di trovarmi ancora lì si sorprese di quanto in fretta sparì mentre salutava le ragazze. <<ma dove?>>

<<vieni ragazzo dobbiamo andare a preparaci, e questa volta non mi sfuggirai. Altrimenti tua madre ci uccide entrambi, andiamo!>> il ragazzo non molto voglioso fu catturato dall’abbraccio del padre che pareva più una presa di combattimento che altro.




Le meraviglie architettoniche della magione erano pari allo splendore e alla ricca varietà di fauna e flora in perfetta armonia in tutta la sua estensione, come magnifiche le statue e affreschi del passato che mostravano un gran numero di Nativi nonché, anche Titani che parve fossero transitati in quelle terre, tra questi, in una stanza un po’ appartata ma dalla porta aperta, intravidi una figura famigliare. Curandomi di non essere visto entrai dentro, subito illuminato da grandi lampade sul soffitto che fecero luce su tutte le teche; in esse erano esposti antichi manufatti e reliquie; tra queste riconobbi varie armi divine e, in una teca appartata e ben protetta, l’arma che confermava la presenza del figlio di un Nativo, la mitologica arma composta da tre lance in tutta la sua lucente bellezza; ma non fu quella a catturare del tutto la mia attenzione, fu il ritratto sopra di essa, l’affresco di una magnifica e bellissima Nativa dal lucente pelo oscuro, in essa vidi qualcosa di immensamente famigliare che mi sbloccò il cuore come se ne fosse stato stretto nella mano di un gigante e lo schiacciasse con forza, la sensazione fu talmente forte da farmi distogliere lo sguardo cadendo a terra in preda a brividi quasi senza fiato, qualcosa che non mi era mai successo prima e che non mi aveva colpito dal tempo della comparsa dei segni sul mio corpo.

Dopo quasi un’ora lasciai quella stanza seguendo la scia della presenza che mi aveva portato fin lì arrivando in un’enorme laboratorio di ingegneria; era colmo di macchinari, schermi e schemi, luci e tavoli di lavoro; superai tutto ciò trovandomi di fronte ad una finestra panoramica che dava su una più vasta sala bianca, grande come un campo di football al cui interno intravidi enormi Nativi e grossi macchinari, nonché una figura che pareva una Persona.

Mi sporsi un po’ per capire meglio ma feci partire qualche sorta di allarme e la finestra, con parte del muro, si aprì facendomi cadere nella grossa sala.


Mi rialzai subito dopo il rotolamento per attenuare la caduta ma non fui abbastanza lucido per vedere il monumentale Kjroi mezzo meccanico che mi caricò scaraventandomi contro una pila di pezzi meccanici distrutti, facendomene precipitare qualcuno addosso mentre la Persona che avevo intravvisto si avvicinava per capire la minaccia.

Con riflessi degni di un predatore si abbassò a terra schivando l’enorme torace meccanico che gli passò sopra di qualche centimetro scaraventandosi dall’altra parte della stanza. Rivolgendo lo sguardo all’ammasso di detriti fece un forte fischio che fece svegliare le creature dall’aspetto meccanico con cui era, lanciandomele contro, puntandomi col dito come fossi uno scarafaggio insulso.

L’enorme mostro che mi aveva caricato si fece di nuovo avanti partendo a piena potenza, la bloccai puntando i piedi poi ribaltandola di lato e facendola schiantare al suolo, ma non fu l’unico; alle sue spalle gli altri come un corteo di motociclisti o un branco di segugi affamati sfrecciando affianco alla Persona che me li aveva scandagliati addosso.



Liberatasi dell’impegno, la principessa insieme all’amato fratello si aggiravano nel palazzo cercando di non farsi vedere dai servitori che li stavano cercando sotto richiesta della madre, e per essere dei principianti se la stavano cavando bene finché una delle balie non li avvistò di sfuggita mettendo tutti in guardia.

<<e adesso dove andiamo? Così finirà che la mamma ci trova.>>

<<lo so, allora… andiamo nel laboratorio. Nessuno di loro ci metterà piede, hanno paura di quel posto.>>

<<hai ragione, ogni tanto anche tu hai una idea utile.>>

<<ma smettila tu>>, rispose scompigliandogli i capelli. <<muoviamoci!>>

Seguendo le strade meno trafficate di quel enorme dedalo sfarzoso arrivarono al luogo in pochi minuti, senza pensarci due volte entrarono dentro chiudendosi la porta alle spalle, prendendo un grasso respiro di sollievo.

<<ce l’abbiamo fatta, ora dobbiamo solo aspettare che si calmino le acque, già…>> ma la cosa in quel imbarazzante silenzio non sarebbe stato facile da fare poiché i due erano stati un po’ “distanti” nelle settimane precedenti.

<<allora, fratellone… alla fine hai deciso con chi stare fra quelle due nobili?>>

<<<ma che cosa?! Perché me lo chiedi? Cioè non solo affari tuoi>>, disse molto provato dalla domanda alquanto intima per lui.

<<sono tua sorella e futura regina, certo che sono affari miei, tutto ciò che ti riguarda lo sono, dopotutto anche ciò che farai influenzerà la mia immagine di regina nobile, pura e benevola.>>

<<oh ma davvero? Pura dici? lo sai che il primo che si sposa sarà chi guiderà il regno perciò quella che rischia di non essere regina sei tu, non so quanto ti convenga che io mi fidanzi.>>

<<non lo faresti mai, non mi ruberesti mai il regno vero fratellone?>>, disse facendo gli occhi dolci che erano il punto debole del ragazzo, e infatti per contrastarla distolse lo sguardo.

<<chi sa? L’amore è senza regole, potrei tornare tra una settimana ed essere sposato e a quel punto sarei il re e tu la principessa a vita.>>

<<quanta cattiveria verso la tua povera sorellina, se la metti così allora mi sposerò prima io, puoi starne certo.>>

<<e chi mai vorrebbe sposarti, hai messo in fuga tutti quelli che volevano sposare la “angelica figlia del grande regno”, non penso che nessuno lo farebbe sapendo che hai preso tutto dalla mamma.>>

<<ma papà l’ha sposata, no? Perciò qualcuno potrebbe, e poi sono stupenda a differenza della mamma che mette paura.>>

<<papà è un pazzo nonché il più forte cavaliere mai nato nel nostro regno e nonostante ciò la mamma che l’ha in pugno. Forse solo due al mondo potrebbero essere capaci di chiederti la mano>>, disse scherzando.

<<e chi sarebbero questi due che reputi alla mia altezza?>>

<<beh, il coraggioso e bellissimo eroe dell’esercito rosso, la fenice: Soul Cremisi. Se non sbaglio lo hai incontrato.>>

<<Sì ma non è granché, anche lui è stato soggiogato dalla mamma, e poi non è così bello come dicono.>> il tono superficiale non convinse il fratello che controllando attraverso uno dei computer trovò una foto sull’interessato ad una cerimonia militare.

<<davvero? Io non me ne intendo ma non mi sembra tanto brutto.>>

<<sarà ma io con uno così non ci starei, preferisco qualcuno che non stia alle apparenze e che abbia dei principi, delle chiare idee, qualcuno come papà. Comunque chi era l’altro di cui parlavi? Il figlio del generale o Kirai?>>

<<bè, suo figlio non ha l’età anche se sembra seguire il credo del padre, Kirai non mi sembra il tipo a cui piacciono i tipi rumorosi come te. Intendevo lui.>>

Il ragazzo aprì un fascicolo con diverse foto, alcune di sfuggita mentre altre apparse anche in notiziari e mandati di ricerca, poi lesse una delle didascalie.

<<conosciuto con diversi nomi: cacciatore, demone, Furia, è il ricercato più pericoloso dopo i Titani, distruttore di città e pericolo per la società, apparso dal nulla si dice che sia tornato dal Tartaro come messaggero dei Titani per portare distruzione. Dopo l’attacco alla tana delle Furie il suo stato è sconosciuto, forse scappato forse morto sotto le macerie, non si hanno più notizie sul suo conto, per quanto riguarda la sua intera fisionomia, il suo probabile Vox o poteri, i dati sono scarsi o inesistenti, approfondire indagini.>>

<<ma che…? Secondo te a me potrebbe interessare uno così?>>

<<certo che sì visto che ti ha protetto, e ha salvato la vita alla mamma, e a tutti noi, lui mi ha insegnato a diventare ciò che sono e ha aiutato i Nativi del continente e poi, anche se non vuoi ammetterlo, è carino. Ho visto come lo guardi sorellina, ne provi interesse.>>

<<e anche se fosse?!>>, urlò paonazza. <<non credo che sia tutta questa cosa, non mi è sembrato così forte, per me potresti batterlo con faci->> una tremenda scossa interruppe la discussione facendo scuotere la finestra panoramica contro cui qualcosa di enorme si era schiantata cadendo, poi a terra nella sala.

<<ma cos’era? Sembrava un Amomongo o sbaglio?>> Brian seguito a distanza zero dalla sorella si avvicinò alla finestra guardando ciò che di sotto stava succedendo: una moltitudine di Nativi meccanici che con scarsi risultati, guidati da una persona, cercavano di abbattermi trovandosi sbattuti a terra, in aria o contro i simili mentre non retrocedevo di un millimetro nonostante la inferiorità numerica.

<<allora? Pensi ancora che sia debole? anche papà ha avuto difficoltà ad affrontarne la metà, lui ne sta affrontando tutti.>>

<<forse hai ragione ma sembra che lui stia per fare sul serio>>, disse non preoccupata facendo un po’ infastidire il fratello.

<<allora scommettiamo: se vince Kirai io farò una tua richiesta, se vinco io il contrario, ci stai?>>

Kirai fece allontanare tutti i Nativi e con uno schiocco di dita fece scuotere l’intera stanza. <<ci sto!>>, disse tempestiva la sorella.

Dalla cielo della stanza piccoli cunicoli si aprirono e una dozzina di “cacciatori” dalle divise di sangue e peste piombarono a terra, mettendosi subito in formazione d’attacco espandendo tutta la loro presenza che si diradò come fumo.

<<sicuro di non voler cancellare la scommessa fratellone?>>

<<no sorellina, ora vedrai>>, sogghignò lui indicandomi mentre fermo gli scrutavo comprovando che erano dei veri cacciatori, gli stessi del Tartaro.

Impugnai rapidamente l’arma sfoderandola nel suo stridulo sibilo conficcandola a terra, spazzando via la loro presenza pestilenziale scatenando la loro reazione di attacco.


I reali stavano ancora cercando i figli insieme alle due emissarie dell’esercito senza però ottenere risultati, finendo alla fine per fargli fare un giro turistico del palazzo e della storia del suo regno, e in uno dei racconti della regina sul primo incontro del loro regno con una Nativa che parlava la loro lingua Mia sentì Gremory riemergere in un avviso improvviso.

<<preparatevi, o sarà doloroso>>, disse ai presenti attraverso la ragazza poi scomparendo subito tra la stupore dei presenti.

<<prepararsi per cosa?>>, chiese la collega senza trovare risposta; solo la regina in un attimo riuscì a carpire un minimo di quel avviso ma non fece in tempo per gli altri.

Ogni persona, Vox o altro essere nel intero palazzo cadde in ginocchia sotto il peso di una parola che non lo era, un gesto imposto che portava con sé tutto il fardello del mondo piegandogli e quasi asfissiando chi non si piegava al suo significato, urlato quasi ruggito: una voce che il demone vide e sentì ruggire già una volta, nel Tartaro anni prima e che si era portato morte e distruzione. La cosa non durò che qualche secondo così come quei effetti devastanti.

<<state tutti bene?>>, domandò la regina, l’unica che non aveva subìto troppo quell’evento.

<Si, ma cos’era? È stato terribile>>, disse Aura ancora frastornata.




<<io mi chiamo Kirai, Kirai Danzica. Sono l’ingegnere capo e informatico nazionale nonché uno degli ospiti del palazzo; loro sono tutti Nativi che hanno subito ferite e menomazioni da parte di… penso tu lo sappia. Io gli aiuto con innesti e varie articolazioni che ho costruito. Tu sei, sei davvero come dicono. Loro come sono? Come li hai trovati?>>

<<loro stanno bene, si sono svegliati e non ne erano chissà quanto felice ma… per quale interesse?>>

<<è una cosa personale, o almeno credo. Non è che i miei ricordi siano proprio messi bene, così come penso anche i tuoi.>>

<<già, hai presunto bene. Sembra che qualcuno si diverta a farlo, se mai lo troverò gli dirò un paio di paroline anche per te.>>

<<te ne sarei grato. Comunque scusa per prima, è che di recente ho avuto un po’ di problemi con intrusi e… non si è mai troppo cauti. A parte questo vedo che non hai problemi a farti amici.>> i Nativi infatti si erano tutti tranquillizzati e se ne stavano attorno a me calmi e sereni sdraiati o seduti come se fossi uno di loro.

I due principi caddero verso la sala così come mi successe, ma per loro, una piattaforma fluttuante attenuò la caduta e li portò fino a noi come fosse guidata dalla mano del giovane uomo dai corvini capelli spettinati e grandi occhiali vitrei.

<<che cosa ci fate voi due qui? Mi pare di essere stato chiaro la scorsa volta.>>

I due con aria colpevole e sguardo basso si scusarono mentre Kirai con un altro schiocco fece aprire una delle enormi pareti da cui tutti i Nativi uscirono in un enorme giardino botanico, mentre noi ritornammo al laboratorio dove i regnanti e le soldatesse erano giunti.

<<lo avete sentito anche voi, quella strana sensazione?>>, domandò Aura alquanto scossa.

<<Sì ma era solo una cosa passeggera, sono sicuro che non accadrà più. Non ci pensate.>> rassicurò l’ingegnere rimettendosi ad uno dei computer ignorando gli altri nella stanza.

<<comunque, per questa sera è tutto sistemato. Sarà una festa stupenda e ci saranno tutti, anche alcuni funzionari dell’esercito da quello che mi è stato detto, sembra che la nostra piccola bambina sia alquanto famosa fuori dal nostro regno>>, disse tuto fiero il padre mettendo un po’ in imbarazzo l’interessata.

<<e ho sentito che ci sarà anche una rappresentante della alleanza Nativa e del regno di Arcadia, sarà una grande serata.>>

<<allora sarà meglio che facciamo qualcosa per lui>>, esortò Kirai voltandosi verso gli ospiti che non avevano capito che dovevano uscire dal suo laboratorio. <<è un ricercato mondiale ad una festa in cui ci sarà il mondo e migliaia di telecamere che trasmetteranno in tutti gli stati, isole e regni? io direi che sarebbe ovvio fargli un cambio di immagine. Perché il principe non lo porta dal suo sarto, quel tale… come si chiamava?>>

<<Siemens, Reginal Wells Siemens, il più famoso sarto di Raicos ma è partito qualche tempo fa per trovare la sua famiglia, ma c’è sua sorella maggiore, possiamo andare da lei, ci penserà a tutto.>>

<<che c’è Ray? Lo conosci, questo Siemens?>>, chiese Aura vedendo il mio volto struggersi per un attimo.

<<ho conosciuto un Siemens, non andiamo molto d’accordo ma se devo davvero andare sarò lieto di avere la vostra compagnia, Brian e Kirai?>> i due si guardarono per un istante acconsentendo subito.

<<bene, noi andiamo. Ci vediamo alla festa, a dopo!>> i due mi presero per un braccio e mi trascinarono fuori con gran foga come se non vedessero altro da tempo.



Le strade della capitale brulicavano di vita e colori tra la gente di un regno che non aveva mai conosciuto il conflitto o ciò che esso porta al proprio popolo. Loro erano sempre stati fuori da tutto, sempre a protezione di chiunque lo meritasse e al servizio dei bisognosi, un regno baciato dalla protezione divina, ricco, prospero e rispettato fin dalla sua creazione.

Tra gli antichi e splendidi palazzi alle periferie del centro, sorgeva la famosa sartoria dei Siemens, piccola per gli standard della famiglia ma accogliente e provvista di tutto di ciò che serviva, soprattutto, visto che era alle porte della zona commerciale dove ci si poteva procurare tutto il necessario anche per i clienti più esigenti, e quelli che venivano in un posto di tale calibro erano quasi sempre esigenti.

Con travestimenti che per uno che si nascondeva da anni parevano ridicoli, arrivammo alla sartoria senza intoppi, come mi era stato detto non trovammo fila poiché era risaputo il pessimo carattere della donna, che non sopportava i ricconi con la puzza sotto il naso come il padre e il fratello con cui non andava molto d’accordo.

Appena entrati le mie due guide si levarono i pesanti cappotti salutando con enfasi e smielate parole la sarta, occupata con dei disegni. Lei alzò lo sguardo ma appena gli riconobbe fece una leggera smorfia e con aria scocciata gli andò in contro.

<<che ci fate voi due qui? io non tratto principini e rampolli della famiglia reale con la puzza sotto il naso. Ho da fare io. >>

<<dai non dire così, lo sappiamo che siamo i tuoi preferiti,>>, disse il principe per nulla ferito dalle parole pungenti della donna dai lunghi capelli notte toccati da una sottile linea di sangue.

<<non siamo qui per convenevoli>>, disse duro l’ingegnere mascherando alla perfezione l’interesse per una donna alquanto bella e forte di carattere.

<<ma davvero? Allora il fatto che non mi hai staccato gli occhi di dosso da quando sei entrato è una mia impressione? >> Kirai scoperto non poté che rimanere in silenzio. <<come pensavo. Chi è il vostro amico? Un altro nobile?>>

<<No, è un vecchio amico mio, lui è che mi ha fatto diventare quello che sono, cioè mi ha mostrato come diventarlo. >>

<<e che gran risultato, comunque se volete degli abiti dovrete aspettare che finisca questo, ci sto lavorando da giorni e non ne vengo a capo. >>

<<lui ti può aiutare, è bravissimo. È lui che ha disegnato il mio abito, quel abito.>>

La donna alzò lo sguardo verso di me avvicinandosi pericolosamente troppo, squadrandomi da cima a piedi. <<davvero? Allora chi sei? Voglio sapere tutto e anche perché mi sembri tanto famigliare, o altrimenti niente abiti. >>

Scansai dolcemente la donna andando verso la sua scrivania dov’era il disegno che non riusciva a ricostruire sorridendo appena lo vidi, mi sedetti e con un lungo silenzio presi al amo la loro attenzione.

<<io ho conosciuto tuo padre, diciamo che si è trovato sulla mia strada un paio di volte e ho dovuto farlo scansare, a quel tempo ci chiamavano “il cacciatore”, forse ti ha parlato di me, tuo fratello invece non l’ho conosciuto ma ho preso in prestito il suo nome per farmi ospitare nella villa di alcuni nobili e lì seguendo gli insegnamenti della donna a cui devo tutto ho creato questo… >> indicati il disegno. <<e altri tre abiti nonché, Si, quello di Brian. >>

<<allora, non è un genio? Siamo qui per chiederti di farci degli abiti per stasera e per fargli un cambio look così ci possa essere anche lui. >>

<<sei invitata anche tu ma sappiamo che non ti interessa. >>

<<questa volta penso ci sarò. Va bene ma mi servirà l’aiuto del vostro amico, voglio scoprire di più su di te, voi fuori. Conosco già le vostre misure. >>

Senza possibilità di ribattere vennero buttati fuori dall’officina e lasciati soli nella sala d’aspetto.

<<noi ci proviamo da mesi e arriva lui dal nulla… >>

<<che ci vuoi fare, è il fascino del fuorilegge o così almeno ho letto. >>

<<Non ti facevo tanto interessato nelle donne. >>

<<ci sono molte cose che non sapete di me, e alcune devono rimanere tali. >>


Ore dopo i due furono riammessi dentro, dove poterono con entusiasmo e gran soddisfazione, vedere gli abiti nella loro bellezza limpida.

<<sono stupendi, perfetti per l’occasione. Sei la migliore, più di tuo fratello.>>

<<principino basta con le lusinghe, mi ha aiutato anche il vostro ospite. Lui al momento è sotto trattamento, se volete aspettarlo nel frattempo potete andare da Laura qui affianco così vi sistemate per stasera, potete anche richiedere un mezzo per farvi portare direttamente alla festa.>>

<<allora faremo così, se dobbiamo andarci meglio farlo insieme. Quindi ci sei anche tu?>>

<<Già, sono pur sempre figlia di un nobile. Aspettate pure qui.>>

La donna lasciato gli ospiti a loro e ritornò nella sua officina dove, seduto su una poltrona da barbiere, aspettavo il look facciale che mi avrebbe permesso di passare inosservato.

<<allora… capelli bianchi slanciati in alto e ondosi, occhi di cristallo, carnagione chiarissima, quasi bianca. Orecchini alquanto “particolari” e riconoscibili, non da nobili ma quelli, come le collana, possiamo lasciarli. Per il vestito abbiamo già fatto, adesso dovrò usare i miei “poteri” per un bel cambiamento.>>

Il lungo cappotto crema gli scivolò di dosso trasformandosi in una quasi trasparente tritone dal possente fisico, attorno a lui ogni strumento fluttuò come sul filo dell’acqua convergendo verso la sarta cui sguardo trasmetteva l’entusiasmo per una sfida degna del suo nome.





La principessa, con indosso un celestiale vestito lungo di zaffiro chiaro cui schiena si estendeva come la coda di un pavone un adorno a semicerchio dai colori argentei e dorati, era tutta agitata e alquanto nervosa poiché non era abituata a feste o cerimonie così sontuose come lo era il fratello.

La madre gli sistemò ancora una volta i capelli in una elegante treccia coronata da una giara gemmata che li faceva risaltare.

<<sta calma tesoro, è solo una festa. L’importante è che ti diverta e non badare ai nobili o a quei cascamorti; tu pensa solo a far colpo su quel bel ragazzo, è proprio carino.>>

<<mamma, ma che cosa dici!>>

<<sto solo dicendo la verità, sarà anche ricercato ma è anche questo il suo fascino, tutto quel mistero…>>

<<va bene, ora però vai anche tu, papà sarà in difficoltà con i vestiti.>> senza attendere risposta spinse via la donna chiudendosi la porta alle spalle, e prese un grasso respiro.


Ormai gli ospiti erano già arrivati e tutto il palazzo era illuminato come un sole, colori e musica regnavano sovrani mentre da carrozze o eleganti macchine arrivavano le personalità di spicco del regno e non solo, qualcuno anche degli eserciti, cioè le due soldatesse che per l’occasione erano vestite con la divisa da cerimonia, un abito militare bianco con ricami rubini e una lunga manta dello stesso acceso colore, molto formale e che trasmetteva tutta l’autorità del loro rango.

Tutti vennero condotti nel salone principale, un’ampia sala piena di quadri e decorazioni, statue e lampadari sfarzosi, accesi come se avessero luce propria; a far da sottofondo c’era la piccola orchestra composta quasi del tutto da Nativi che padroneggiava nel piccolo palco posto nella biforcazione della scala principale che dava al secondo piano. Gli ospiti accolti da cibarie della migliore qualità e musica paradisiaca erano sempre più a loro agio coccolati da un ambiente che trasmetteva l'intimità del vivere nel regno.


I due regnanti fecero la loro entrata nei loro dorati abiti accolti da enfatici applausi, i due ringraziarono e facendo spazio fecero venire avanti la figlia. La principessa, bellissima come si raccontava in tutta Raicos, timidamente si fece avanti ammagliando ogni uomo nella stanza in quella sua presenza pura e regale.

Ad accompagnarla ci pensò il famoso generale Gehenna in vece del fratello che non era ancora arrivato, i due seguiti dai regnanti fecero l’ingresso nella sala dove furono circondati dai giovani nobili, per quanto esperto il generale dovette cedere purtroppo la ragazza alla nobiltà per tornare ai suoi compiti nonché per salutare la moglie, una delle Native che faceva parte dell’orchestra.

La principessa rimasta appartata dai genitori, bloccati con alti funzionari, e da quei pochi che conosceva a palazzo, impegnati nel servire e gestire la festa, si sentì oppressa e soffocata sommessa dalle parole, elogi e avance di tutti quei ragazzi per cui non provava alcun interesse.

A salvarla ci pensarono le due nuove amiche, Mia e Aura, che senza rimorso si fecero strada fino alla ragazza portandola con sé nella zona vicina alla balconata tra altre ragazze, che si divertivano a chiacchierare sui loro ragazzi dei sogni e coloro che erano presenti.

Un pronunciato applauso di accoglienza e le urla isteriche delle ragazze in sala furono l’avviso dell’arrivo del più voluto ragazzo del regno, il principe Brian.

Il ragazzo nella elegante veste militare, che dai ricami e adorni pareva un re egizio, quasi una divinità sotto la luce dei lampadari.

<<suo fratello è proprio un bel ragazzo principessa>>, esordì una straniera alquanto particolare; le tre donne si voltarono verso di lei non riconoscendola: Capelli lunghi, lisci e corvini, occhi decisi e color sangue, corporatura allenata e slanciata.

<<scusate l’interruzione, mi chiamo Isabella Balefort, rappresentante dell’alleanza Nativa nonché del regno di Arcadia.>> le tre prese alla sprovvista si inchinarono verso la donna con rispetto scusandosi dell’ignoranza verso la sua figura.

<<non vi preoccupate, siamo piccoli e appena nati dopotutto; ma ammiriamo il vostro regno e lo prendiamo come modello per noi. Oltre a questo, tutti e tre siete bellissime, vi interesserebbe far parte della mia ciurma?>>

<<che cosa intende?>>, chiese Aura lusingata dell’invito ma anche confusa per le sue altre parole, e in fondo un po’ intimidita da quanto potere aveva quella donna così spensierata e leggera.

<<credo che sarà per un’altra volta, se volete scusarmi ho visto una vecchia conoscenza.>> la donna si allontanò andando verso l’orchestra ignorando lo sguardo del principe che la seguì lungo tutta la sua camminata.


<<oh ma guarda se non è il principe!>>

<<ciao Brian! Siamo noi, Shira ed Enya, da quanto tempo.>> le due Native indossavano un lungo abito da sera con spacco laterale e schiena scoperta, e agitandosi così tanto non potevano che attirare l’attenzione, cosa che il loro accompagnatore, Kirai, nel suo elegante completo da sera nero, non voleva. Il ragazzo felice della loro presenza gli andò incontro facendosi abbracciare dalle esuberanti ragazze.

<<allora principino, chi è il vostro amico?>>

<<di chi parlate?>>, domandò lui non capendo, le due ragazze indicarono in cima alla scala.


Un lungo cappotto regale rosso bordò con leggeri bordi dorati e ricami nero morte sovrastavano un lungo gilet oscuro dal robusto collo rizzato da cui sbucava la camicia di vino abbinata a lunghi e sobri pantaloni alquanto attillati; gli accessori erano gli stessi ma non la mia immagine: lunghi capelli sciolti e lisci di un oscuro corvino, la carnagione caucasica quasi abbronzata su cui occhi di fuoco regnavano sovrani; a quel punto ero davvero un’altra persona, un me qualsiasi, un me privo di alcuna malattia.


Trovarmi gli sguardi addosso e non per il solito motivo fu una sensazione diversa e alquanto piacevole. Così come mi avevano insegnato feci la mia entrata nella sala, impassibile, sguardo alto puntato all’orizzonte mentre percorrevo la scalina; vicino ad essa riconobbi Isabella, la quale mi guardava con accentuato interesse, io contraccambia con un sorriso.

Sapevamo entrambi che non potevamo mostrarci conoscenti vista la mia situazione nonostante nel mio aspetto non fossi il ricercato che ero, ma a noi, ricercati da sempre come pirati che ci importava?


Appena a portata di mano le porsi la mia trovandone la sua ad accoglierla portandola al braccio per farsi accompagnare in mezzo alla sala.

<<sei uno difficile da trovare, lo sai? >>

<<non ne ero degno, dopotutto vi ho… >>

<<Si, conosco la storia. A noi però la cosa non importa, ci hai dato una casa e tutto ciò che abbiamo ora. Sei un padre, una leggenda, una guida per tutti noi e anche per i Nativi ma… parliamone dopo. Voglio fare un po' di invidia a queste ragazzine viziate. >>

<<è bello rivederti.>> poggia anche l’altra mano su quella che Isabella appoggiò al mio braccio e scendemmo insieme il resto della scalinata, entrambi ridendocela come amici senza badare a tutti gli sguardi che avevamo addosso.

Fummo subito raggiunti dagli altri ospiti di alto rango che ci circondarono con aria sospetta mascherata da finti sorrisi e domande vaghe, che prese nell’insieme, davano un quadro generale del rapporto che ci legava.

<<quindi siete vecchi amici di fuga, cosa alquanto interessante; eppure ora siete una donna alquanto famosa e potente in questo mondo governato da ombre>>, osservò Kirai con incuranza del tono alquanto cupo con cui arrivarono le sue parole.

<<Già, e per contrastare quella nostra luce che quelle ombre sono sempre ad ascoltare e osservare, io cerco solo di cercare nuove fiaccole da cui far nascere altra luce sperando di eliminare tali ombre.>> il ragazzo sembrò soddisfatto della sua risposta e così anche i due regnanti che erano alle sue spalle.

<<parole molto sagge e piene di speranze, siamo sicuri che questo vostro sogno possa trovare buona terra su cui prosperare nel nostro regno, perché non ci segue, vorrei presentarle qualche Persona che sarebbe molto a favore di questo suo progetto.>> i due sovrani si scusarono per l’intromissione e, dopo essersi congedati dalla festa, portarono con loro la donna verso le sale interne del castello, ove si discutevano di cambiamenti importanti.


<<ti hanno portato via la tua donna, e proprio ora che sta iniziando il ballo.>>

<<su Kirai, non infierire. Possiamo sempre rimediare: siamo tre ragazzi e tre ragazze, siamo giusti, che ne dite?>>

<<scusatemi ma… non me la sento. Perdonatemi un attimo.>> preso da un improvvisa e svuotante nostalgia mi allontanai dal gruppetto, alquanto provato della mia reazione, e mi feci strada fino ad una delle solitarie balconate, solcate da una dolce brezza dal sapore di fiori in una rinfrescante nottata bagnata dalle anime di migliaia di case, come un fiume di colori viventi.

<<non è… bellissimo.>> una voce, soave, dolce e avvolgente che mi accarezzo l’anima come l’udito, volgendo lo sguardo verso colei che produceva un suono tanto idilliaco e così dannatamente nostalgico, famigliare, ne rimasi ipnotizzato.

Come la notte priva di stelle e luci erano oscuri i suoi lunghissimi e setosi capelli, un mare da cui rosee e sottili orecchie sbucavano sopraffatte da lunghe e rosse corna demoniache; il suo viso era magnifico, una divinità caduta sulla terra su cui due soli di violacea bellezza si scontravano a contorni di sangue in quelle iridi ipnotiche; un suo lieve sorriso mostrò dolci zanne affilate di felino come gli occhi in un’espressione di calore e comprensione che annullava ogni presenza attorno a sé. Il semplice e candido vestito bianco spento accentuava le sue curve ad ogni leggero passo, in cui scorsi una lunga e serpentina coda a scaglie, che fece nella mia direzione fino a ritrovarmela ad un palmo da me, che ne ero assolutamente rapito.

I suoi occhi bellissimi si fissarono sui miei che non riuscivano a staccarsi da lei, dalla sua figura, dalla presenza che emetteva, come fosse un profumo afrodisiaco o il canto di una sirena; mai provai qualcosa di simile da quando ricordassi, sentivo il cuore quasi fermarsi mentre tutto attorno a noi era assolutamente insignificante.

Che avessi amato Pandora era inequivocabile come lo era l’amore che provavo per Kimiko, ma mi sembrò una minuscola parte in quel momento paragonato a ciò che provai per quella figura che mi stava davanti e che nessuno pareva voler far caso; lo capì subito, la amavo, senza ombra di dubbio amavo quella misteriosa donna.

Inchinai leggermente la testa in segno di saluto e allungai la mano destra verso di lei a invitarla. Lei senza chiedere, senza rifletterci che un istante accettò la mia mano; la musica si elevò nella sala arrivando fino alla solitaria balconata che divenne la nostra pista di ballo.

I nostri corpi si avvicinarono a sfiorarsi mentre con lenti e decisi movimenti danzavamo trasportati dalla melodia rapiti e straneati da ciò che ci circondava. Ogni mio passo trovava la sua controparte che la faceva risaltare ai miei occhi sempre più, alimentando quel fuoco che ardeva dall’istante in cui si posarono su di lei. Al solo contatto con la sua pelle sentivo il cuore esplodere voglioso di sentirla ancora più vicina, sempre di più. I nostri movimenti si susseguivano rallentando il ritmo come lo spazio tra di noi, per poi lasciarci e riprenderci in amorevoli prese degne di innamorati; ogni suo sguardo era una freccia che colpiva a segno, ogni suo sorriso un fendente penetrante, ogni tocco un veleno che mi stordiva mentre la volevo sempre di più.


La musica cessò lentamente a concludere il ballo cui protagonisti, i due principi, erano al centro della scena attorno a cui ospiti illustri facevano complimenti ed elogi mentre amici e conoscenti li esortavano ad un bis. I due sentendosi già fin troppo al centro dell’attenzione ringraziarono tutti esortando poi a recarsi alla sala banchetti riuscendo a svincolarsi.

<<siete stati stupendi, tutti e due. Sembravate davvero due sovrani in mezzo alla pista>>, si complimentò Mia.

<<ha ragione, dovreste esserne davvero fieri.>>

<<grazie Aura e Mia, anche voi avete ballato bene nonostante ci abbiate detto che non lo sapevate fare. Non è che siete nobili anche voi?>> le due risposero con un sorriso d’imbarazzo senza dare una vera risposta. <<va bene, lasciamo stare. Andiamo da qualche parte?>>

<<alla torre, c’è una vista stupenda!>>, disse il principe prendendo per una mano la Nativa seguendo la principessa.

<<Mia, andiamo anche noi o si lamenteranno.>>

<<vai prima tu Kirai, vado a cercare Ray. È sparito da un po’.>>

<<ok ma fai in fretta o se la prenderanno con me per non averti portata.>>



La sua fredda mano mi accarezzò il viso con dolcezza seguita anche dall’altra mentre le mie erano attorno al suo bacino invitandola lentamente verso di me, e così fece il suo viso che incontrò il mio fino a toccarsi, fronte contro fronte, naso contro naso mentre i nostri occhi si baciavano con sguardi profondi; i miei poi si posarono sulle sue labbra brillanti di rubino rossetto che anelai più di ogni altra cosa. Lei strinse le braccia attorno al mio collo e ne sentì gli artigli conficcarsi nella carne, la sua sinuosa coda aguzza stringersi attorno al mio bacino con forza, eppure non sentì dolore ma estasi, le sue labbra si aprirono leggermente e oltre gli aguzzi denti una sottile lingua rosata ne bagnò i bordi accentuando ancor di più quel rosso intenso.

Nel vedere e sentire tutto ciò non provai altro che ardore, passione e desiderio, tutto ciò che vedevo anche nei suoi occhi. Mi poggiai su una colonna avvolta da ispidi rampicanti che avevano creato attorno a se una piccola zona buia in una notte piena di luci, avvolti in quel buio non vidi mai così chiaramente ciò che mi stava davanti.

Le nostre labbra si toccarono dolcemente separandosi subito, allontanandosi di qualche millesimo, il tempo per un altro sguardo prima di divoraci furiosamente l’un l’altro come un irrefrenabile incendio di passione, l’uno ad esplorare l’altra in una danza erotica nelle nostre bocche mentre le nostre mani, braccia e gambe si contorcevano sull’altro a non volersi si staccare per tutta la durata di quell’incendio, una furia, una rapsodia interrotta da un richiamo, una voce che chiamava, che chiamava il mio nome.


Mia sbucò dall’altro lato della balconata mentre urlava il mio nome nel tentativo di trovarmi, un tentativo che ebbe i suoi frutti quando mi vide apparire dal buio della balconata verso di lei.

<<Ray, eri qui. Ti stavo cercando, stiamo andando tutti alla torre a vedere il panorama. Ma che hai sulla faccia, sangue? E che stavi facendo lì nel buio? Fa niente, andiamo dai!>>

<<per la verità io…>>, mi voltai verso la donna ma di lei non c’era traccia, sparita in quel buio penetrante, nemmeno la sua presenza era rimasta, nemmeno una minima traccia.

<<che cosa? Hai dimenticato qualcosa?>>

<<No, è tutto a posto>>, risposi seguito da un leggero sorriso, un sorriso spontaneo e di felicità, qualcosa che mi mancava da molto, molto tempo.




III

ROTTURA






Il silenzio regnava sovrano e ininterrotto in tutta la città e il palazzo reale, cui festa era finita da poco, non ne era indenne. Mi alzai da letto con in mente solo una cosa, una persona, quella donna. Per fortuna non c’era nessuno in giro per gli alti e soli corridoi dell’edificio a disturbare il mio solitario e tormentato viaggio che alla fine, dopo qualche decina di minuti, mi portò in quella che riconobbi una sala di musica.

<<certo che hanno davvero tutto in questo posto. Ma questo… non può essere…>> entrai nella sala andando dritto verso il fondo della stanza superando tutti gli altri e strani strumenti che riempivano la stanza fino ad arrivare al bianco e luminoso strumento bagnato dalla luce lunare filtrante dalle enormi vetrate della stanza.

<<erano anni che non ne vedevo uno, trovarlo in questo mondo…>> mi sedetti sulla panca e alzai la copertura dei tasti così come il coperchio del piano spolverando la sua antica bellezza.

Al primo suono una mare di emozioni e ricordi riemersero in una singola nota, riportandomi al tempo in cui imparai a suonare quello strumento, al perché lo feci e alla felicità nel vedere colei per cui lo feci guardare me, solo me.

Lasciai andare il cuore a inseguire le note che si susseguivano l’un l’altra trasportando le mani su quella antica tastiera, facendo echeggiare il suo cuore di nuovo dopo chissà quanto tempo.

La melodia si espanse in tutto il palazzo amplificandosi ad ogni corridoio fin sulle torri dove il suono dolce e melodico era chiaro come il sole.

Molti si alzarono al richiamo di tale melodia seguendone il richiamo fino alla stanza, quando ormai sentivo le ultime note arrivare a concludere la sonora poesia.

Sull’ultima nota una scintillante lacrima toccò la mano come a segnare la fine anche di quel bel e memorabile ricordo che conservavo con gelosia e amore. Chiusi la tastiera e il piano sentendo ancora quelle emozioni così vicine, e su quel lucido coperchio marmoreo vidi le mie lacrime solcarmi il volto riaprendo un senso di vuoto che più volte avevo chiuso ma che ogni volta si riapriva allargandosi sempre più; chiusi gli occhi alzando la testa al cielo a provare ancora una volta a reprimere tutto, sperando che la prossima volta fosse più facile. <<non è ancora… il momento. Ho ancora tempo, seppur… poco.>>


<<Ray, è una bellissima melodia>>, disse dolcemente la principessa entrando nella stanza ancora nella vestaglia da notte; dietro di lei intravidi le soldatesse, Kirai ei regnanti stringersi a loro cercando di non farsi notare.

<<scusate per il disturbo, è solo…>>

<<non ti preoccupare di quello, ma tu stai…>>

<<non è niente, solo un po’ di malinconia. Bene, è meglio che vada a letto, domani mi aspetta un lungo viaggio.>>

Tutti si scansarono appena mi avvicinai alla porta lasciandomi la strada libera, silenziosi come se non avessero più voce, eppure qualcuno parlò.

<<non dovresti tenerti tutto dentro, parla con qualcuno, non sei solo.>>

<<ti ringrazio principessa ma… lo sono, lo sono da molto tempo.>>


Ritornai alla mia stanza e mi buttai sul grosso divano sotto la finestra aperta, la voce della capitale solcata dalla natura mi aiutò a rilassarmi, allontanando i pensieri.

Alla mia porta bussò un inaspettato ospite, qualcuno in cui occhi intravidi qualcosa di simile alla mia solitudine, anche se sulla via della guarigione.

<<posso entrare?>>, chiese Kirai.

<<vieni avanti.>> l’ingegnere entrò chiudendosi la porta alle spalle e appoggiandosi ad essa.

<<lì fuori sotto tutti sorpresi quanto preoccupati. Sai, quella melodia, quella canzone… qua c’è qualcosa di molto simile, da molto tempo; si chiama “l’amore maledetto”, la storia dei due Titani cui amore proibito dalla loro razza fu scoperto. Si dice che questa melodia la scrissero insieme qui al regno durante un loro incontro con i regnanti, insieme al loro figlio. Alla fine vennero accusati, durante la guerra contro i quattro eserciti, di tradimento e finirono per essere sigillati oltre le montagne del nord.>>

<<i due Titani sigillati, ne ho sentito parlare. Devono essere molti interessanti, sarebbe bello incontrarli.>>

<<tu li hai incontrati, vero? I cinque veri re del mondo, genitori dei nove clan Nativi e… saprai già la storia.>>

<<Sì, grazie. Sai, mi hai fatto ricordare una cosa, vedo andare a trovare una Persona.>>

<<felice di esserti stato d’aiuto.>>

<<tuo padre è molto dispiaciuto per ciò che è successo a te e a tua madre, se potesse essere qui te lo direbbe di persona.>>

Il ragazzo mi fisso con sguardo interrogatorio misto a perplessità. <<tu, come fai a saperlo? Mio padre? Tu lo conosci, chi è? E perché ha abbandonato me e mia madre?!>>

<<mi spiace ma… non mi è permesso parlarne, dovresti chiederlo a coloro che ti hanno accolto come uno di loro. Almeno tu, forse, riuscirai a ricordare… tutto.>>

Senza nessun altra domanda salutò e poi uscì dalla stanza ripensando intensamente a ciò che gli dissi.

Io mi rimisi a guardare fuori dalla finestra ad immaginare che aspetto avessero i due famosi Titani traditori e del loro figlio, quando qualcun altro bussò alla mia porta, di nuovo. <<la porta è aperta.>>

<<Ray, scusa se entro… cioè dopo quello che è successo, io vorrei parlarne… magari quando saremo soli, vorrei davvero che tu capissi quello che provo.>>

<<va bene Aura. Ti serve… altro?>>

<<lo so che è una richiesta egoistica, soprattutto dopo quello che è successo, ma posso dormire qui?>>

<<il letto è tutto tuo.>> lei si levò i vestiti trasformandosi e buttandosi sul letto quasi a occuparlo tutto.

<<non… vieni qui con me?>>

<<tu hai fatto la tua scelta, e io la mia. Il nostro cammino insieme, su questa strada, ci vede divisi.>>




Il giorno seguente, come da me richiesto, potei lasciare la capitale e il regno senza alcun problema. Purtroppo non potei fare come al solito e svanire nel nulla prima che qualcuno se ne accorgesse, venni accompagnato nella carrozza reale dopo aver salutato i sovrani e tutti quelli a palazzo.


<<ha uno sguardo così serio, chissà a cosa sta pensando? >>, si domandò la principessa rivolta agli altri quattro presenti: Aura, Brian, Mia e Kirai.

<<guardate che ci sente>>, rispose l’ultimo indicando il mio sguardo tutt’altro che amichevole.

<<OH, guardate quella grande struttura: è l’arena, lì si allenano i migliori soldati del mondo e poco più avanti c’è l’accademia, uno dei nostri gioielli. >>

<<smettila Brian, sembri una guida turistica. >>

<<scusate ma… è l’abitudine. La prossima volta che ne dite di sfidarci all’arena, voglio vedere chi di noi è il più forte. >>

Kirai mi lanciò una fugace occhiata interrogatoria che venne risposta da un'altra simile. <<già, chissà chi lo è. Di ragazze forti ne vedo anche qui dentro. Secondo me darebbero del filo da torcere anche a Soul Cremisi. >>


La carrozza si fermò ai confini del regno, poco dopo l’arcata d’entrata della regione e a qualche centinaio di metri dalla fitta foresta che proteggeva il regno centrale.

<<bene, ora devo andare. È stato un… piacere conoscervi e rincontrarvi. Kirai mi concedi un minuto?>> di fronte allo stupore e alla curiosità ci allontanammo poco da lì, cosa che fecero poi anche Aura e Lisa.

<<perché ci siamo allontanati, saranno un po’ sospettosi, no?>>

<<volevo solo dire che… a tuo padre manchi molto, e se posso darti un consiglio da qualcuno cui genitori sono chissà chi o forse… morti; dovresti incontrarlo, cerca… come dire, di scoprire il tuo passato, sai, così per dire.>>

<<grazie, è stato bello conoscerti. Buon viaggio e… sta tranquillo, cercherò di fare in modo che gli eserciti non si intromettano nel tuo “progetto”.>>

<<grazie, allora ci rivediamo.>>

Una volta conclusa la parentesi Kirai si riunì con i due principi e Mia ripartendo verso la capitale lasciando me e la Nativa in un Vibio di strade.


<<allora di cosa volevi parlare, io dovrei andare ora.>>

<<smettila di fare l’arrogante e l’insensibile. Io sono venuta da te ieri sera e hai fatto come se ti avessi colpito alle spalle o fatto chissà cosa. Ne ho abbastanza Ray, perché fai così?!>>

<<perché io ci tenevo e tu mi hai tradito, ti sei unito a quelli che mi cacciavano, tu hai scelto di andare con Soul quando io non avevo che occhi per te.>>

<<ma che diavolo dici!? Tu non avevi che occhi per Pandora, anche quando c’ero io con voi non mi degnavi di uno sguardo, e ora che ci sono solo io scegli me!? Non sono una sua sostituta dannazione!>> lo sguardo furioso della Nativa si trasformò anche fisicamente in pura rabbia: mi prese scaraventandomi contro un albero. <<lei non ti amava, te l’ho detto quando pensavo fossi seppellito alla grotta. Lei, quello che lei provava era solo… un senso di debito nei tuoi confronti, sentiva quei sentimenti estranei a lei, e per lei era un peso insopportabile. Solo io ti amavo davvero, ti ho sempre amato. Io ti volevo non come quello che mi ha salvato ma colui che volevo diventasse il mio compagno di vita. Pam voleva dirtelo quel giorno, stava per andarsene e fare la pellegrina ma non ebbe mai la sua occasione. È questo, me lo sono portato per anni ma finalmente posso dirtelo, tutta questa vendetta è un viaggio senza senso dall’inizio alla fine, e io ne ho abbastanza di seguirti. Io torno dal mio popolo, stare qui mi ha ricordato che ho un popolo a cui appartengo. Addio Ray, io ti lascio. Sappi che se ci incontreremo di nuovo io ti caccerò come tutti in questo mondo, ormai per me sei… morto…>>

<<io… scusami Aura… per tutto. Ho distolto lo sguardo da te, troppe volte. Tu meriti davvero di meglio… volevo solo dirti che io… ogni giorno che eri con me mi sentivo così fortunato, forse l’ho mascherato, nascosto ma per era chiaro come il sole, tu sei sempre stata speciale per me, persino più di lei.>> presi la Nativa tra le mani abbracciandola calorosamente per poi inginocchiarmi di fronte a lei. <<perdonami Aura, non ti ho mai meritato e ho ringraziato per ogni momento passato con te.>>

<<smettila! Io ti odio, non voglio che ti scusi, voglio… non so cosa voglio! Tu, quando sono con te non capisco niente, vattene per favore, vattene e fa come se non ci avessero mai conosciuti! Dimenticati di me perché è quello che farò io!>>

<<allora addio Aura o dovrei dire… Avika Raiko.>>

Dalle mie spalle un ombra oscura si espanse avvolgendo una striscia di terra di un apio di metri alle mie spalle prima che apparisse uno dei primi Nativi con cui parlai, Cashian.

<<il grande saggio ti aspetta alla foresta, vuole parlarti per…>> il Nativo si fermò al riconoscere Aura inginocchiandosi a lei prima di lanciarmi un’altra occhiata e svanire così com’era arrivato.

Aura si voltò, e trasformandosi partì a gran velocità, sfrecciando tra la vasta pianura che si perdeva nell’orizzonte ai margini delle foreste che faceva da confine sud del regno.

La osservai fino a che non scomparve oltre l’ultima collina prima di rivolgermi all’oscura ombra lasciata da Cashian andandoci dentro.







La nebbia avvolgente mi diede il benvenuto nella vecchia e immortale foresta bianca, i suoni e le voci calde e vivide erano una dolce medicina per un cuore distrutto che cercava di rimettersi in piedi. Feci un lieve ululato che si espanse come un eco in una grotta, richiamando all’appello vecchie e soffici conoscenze. I quattro enormi e bianchi Canidi mi corsero incontro abbattendomi tra leccate e coccole mentre quei occhi, ognuno di un colore diverso, zampillavano di vita.

<<che bello rivedervi! Oh, aspettate, posso camminare anche da solo!>> purtroppo però non fui ascoltati e prendendomi per un arto per Nativo mi trascinarono, di corsa, tra la ispida terra boschiva fino alle porte del più bel e antico tempio che Raicos potesse, fino a quel momento, possedere.

Per la prima volta non fu l’anziano saggio e misterioso ad accogliermi alle porte e la cosa fu alquanto sospetta visto che non riceveva molte visite.

<<dov’è il vecchio? Strano non fosse ad aspettarmi per dirmi “ti stavo aspettando giovane viaggiatore” o cose del genere.>>

<<è dentro con gli altri, ultimamente gli danno un sacco da fare>>, disse Arki un po’ infastidita. <<ormai non ci fa quasi più caso, non ci coccola più come una volta e non gioca così tanto. È tutto preso da quelle Persone e… lei.>> i tre maschi sospirarono come donzelle al pensiero del loro principe azzurro.

<<lei? Chi? Non mi dire che il vecchio si è trovato una compagna?>>

Labra mi guardò storto facendomi rendere conto della stupidata che avevo appena detto. <<Sì, scusami. È che ultimamente… non ci sto con la testa.>>

Entrammo nel tempio, che per l’appunto non era mutato per niente ma si era come risvegliato, ritornando a uno splendore che non avevo mai visto.

Lasciato le sale di riposo e quella principale andammo sul giardino all’interno da dove voci si issavano in toni di sforzo; i quattro bianchi mi precedettero aprendo le porte scorrevoli sedendosi come bravi cuccioli a guardare, mi sedetti con loro per vedere il motivo per cui non sono stato accolto come al solito.

L’anziano uomo si destreggiava con somma magnificenza in piccoli movimenti che scansavano i vani attacchi. Un tocco leggero del lungo bastone bastò a farne cadere uno dei tre, il quale si scontrò con la ragazza e la Nativa facendo finire in fallimento il loro attacco di accerchiamento.


I quattro Bianchi ulularono alla vittoria del loro maestro che fece un leggero inchino rivolgendosi verso il pubblico quasi ad accentuare il fallimento dei tre studenti.

<<oh, ma guarda chi abbiamo qui. Salve giovane viaggiatore, aspettavo la tua visita. >> queste sue parole mi fecero sorridere, tra me pensai che da quando avevo iniziato a viaggiare era bello che quel posto fosse sempre lo stesso così come quel vecchio.

<<Maestro Roshi, o saggio o bizzarro…. È bello vederti, è sapere che mi aspettavi. Non sapevo avessi allievi. >>

<<non io, sono qui solo in sostituzione del loro vero maestro che ci ha messo un po', ad arrivare. >>

<<Non dirà sul serio? Ne ho già avuti di allievi e… non è andata bene, mi creda e poi non sono in voga di insegnare o altro… >>

<<Sei qui per fare domande e ottenere risposte, lo so. Queste però non sono qui… ma stanno arrivando, nel frattempo potresti aiutare questo vecchio troppo “vissuto” a mostrare ad un paio di ragazzini come difendersi. >>

Sospirai pesantemente arrendendomi subito poiché quel vecchio sapeva come prendermi e io in qualche modo gli volevo bene.

<<va bene, credo che andarmene in giro da solo peggiorerebbe le cose e come mi sento. Questa volta facciamo le cose per bene, no? >>

<<questo è lo spirito, e credo che anche loro saranno soddisfatti del loro maestro; a proposito… non faceva altro che parlare di te. >> l’anziano si rivolse ai tre atterrati e battendo a terra un paio di volte col bastone gli fece subito scattare in piedi. <<che posso dire… mesi di lavoro e non riuscite neanche a fermare un vecchio, come pensate di proteggere quella donna o voi stessi?>>, disse con autorità facendo sentire alquanto in colpa gli apprendisti. <<per fortuna vostra è arrivato il vostro maestro, quello che aspettavate.>>

<<ora lasci fare a me maestro. Ciao ragazzi, vedo che siete cresciuti molti, tutti e due.>> i due, ormai adolescenti, che mi stavano di fronte con indosso gli stessi abiti che indossai io nella veloce permanenza in quel posto, si svegliarono; i loro sguardi si accesero al riconoscermi, anche se non ci volle tanto visto che non invecchiavo.

Yinn e Kloe, i due ragazzi che avevo incontrato nel mio primo viaggio e con cui avevo passato un po’ di tempo nel tragitto, ormai erano grandi e nel pieno della giovinezza, una era una bellissima donna dal sinuoso corpo, l’altro un bel ragazzo dal corpo forgiato per proteggere e per ammagliare.

<<sei tu, Ray vero?>>, chiese incredula la ragazza.

<<maestro Ray, è passato così tanto…>>

<<maestro… da quando sei diventato così formale, mi ricordavo fossi più sfacciato e una vera peste per tua sorella.>> i due sorrisero al ripensare al nostro incontro. <<e se posso permettermi… Kloe sei bellissima.>>

<<permetto, solo perché sei tu>>, disse il fratello avvicinandosi insieme a lei verso di me.

Diedi un abbraccio a entrambi facendogli sedere accanto a me ignorando un'altra figura che fremeva di fronte a noi.

<<ha intenzione di ignorarla per molto>>, disse il vecchio accarezzando la Nativa Kitsune dalle dimensioni modeste che gli stava accanto. << e non venire con la storia che l’hai abbandonata perché non convinci nessuno.>>

<<ok… ciao Kara, mi… sei mancata molto. Scusami per… tutto.>>

La Nativa mi venne incontro e io verso di lei prendendola, quanto possibile, tra le braccia, accarezzandola animatamente; e anche se non riusciva ancora a parlare capì che gli ero mancato anch’io.

<<ora perché non entriamo e ci riposiamo un attimo, sono sicuro che avrai molte cose di cui “discutere” giovane viaggiatore.>> il vecchio fece strada e noi gli andammo dietro mentre all’improvviso una fitta e intangibile nebbia inghiottì il tempio nel mare di vegetazione.



Ci sedemmo sui piccoli cuscinetti attorno all’antico tavolo mentre il vecchio ci versò del tè dal profumo rilassante e che pareva avere la consistenza della pace stessa; feci un lungo sorso godendomi bene quel sapore così rilassante e rischiarante ripoggiando la tazza quasi mezza piena. I due ragazzi vedendomi così rasserenato dopo il sorso della bevanda fecero come me ma a loro il sapore non piacque facendogli fare strane facce alquanto buffe.

<<non è per tutti questo sapore>>, dissi ridacchiando mentre loro allontanarono subito la bevanda verso il centro del tavolo. <<quindi ora sarei il vostro maestro… ma se devo essere sincero non è che abbia molto da insegnarvi…>>

<<non è vero, abbiamo seguito tutte le tue vicende e sei il più forte di tutti!>>, esclamò Yinn tutto euforico.

<<quindi vorresti essere più forte, e per quale motivo mai lo vorresti diventare? Non per fare il giudice o decidere se insegnarti o meno; lo farò qualunque cosa risponderai ma solo per curiosità.>>

<<per difendere mia sorella… a cui voglio… bene.>>

<<sei molto timido quando si parla di te e di tua sorella>>, puntualizzai facendolo andare in imbarazzo; a risposta la sorella gli si avvicinò regalandogli un bacio sulla guancia che lo fece ancor di più chiudersi fra le spalle.

<<grazie, sei sempre premuroso con me; non ti merito.>>

<<non è vero, tu ci sei sempre stata per me, anche quando facevo lo stupido… sono io a non meriarti sorellona.>>

<<e tu Kloe che cosa cerchi? La forza come tuo fratello?>>

<<io… vorrei vivere in pace, senza violenza, con Yinn, Arabel e tutti quanti, vorrei poter far avverare questo mio desiderio… che tutti vivano in pace senza combattersi, uccidersi e farsi male a vicenda, ma comprendersi e …. Vivere insieme.>>

<<molto profonda non trovi?>>, disse il vecchio con un tono leggermente fiero.

<<è la conoscenza allora quello che cerchi poiché “è l’ignoranza la madre di tutte le guerre” disse una volta qualcuno. Credo di potervi aiutare, almeno un po’ in questo, ho viaggiato molto e conosciuto molti; da loro ho imparato a conoscere questo mondo e qualcosa posso trasmettere a voi.>>

Alle mie spalle Deusth arrivò con la mia valigia tra le fauci appoggiandola sul tavolino, andando poi a sedersi con gli altri dietro l’anziano.

Aprì la valigia appoggiando alcuni antichi documenti e un paio di enormi libri sul tavolo insieme a qualche pergamena, poi appoggiai la valigia a terra.

<<questi, come anche da dove provengo io, sono pergamena su cui sono incise arti di difesa e di conoscenza del corpo sviluppate per la pace; Yinn sono sicuro che sei in grado di apprenderle, ovviamente sotto l’occhio di un maestro; Kloe questi testi sono la base di ciò che si conosce in questo mondo, ho faticato molto per molte di queste informazioni che però, mi hanno aperto la mente e l’anima a ciò che rende questo mondo e ciò che vive in esso così… magnifico, spero che lo troverai così anche tu.>>

I due “coetanei” inchinarono vistosamente la testa ringraziando enfaticamente di quei vecchi fogli dal odore di muffa e dall’aspetto deteriorato.

<<pensavo che avessi altri interessi visto la notorietà che ti sei fatto in giro.>>

<<se devo vivere in un posto mi piace sapere con chi ho a che fare e come fare per… non dare troppo fastidio o anche il contrario.>>

<<sei particolare. Bene, voi due è ora di mettersi al lavoro.>>

<<che lavoro?>>, domandai vedendo i due alzarsi subito pronti ad andare via.

<<la cena, oggi tocca a me cucinare per tutti>>, rispose Kloe.

<<se è questo allora lasciate fare a me, è da molto che non ho il tempo di preparare qualcosa da mangiare, se continuo così perderò la mano.>>

<<allora lasciaci aiutare! Non sembrerà ma anche noi ci sappiamo fare, dopotutto sai dove lavoravano.>>

<<non preoccupatevi, andate a farvi una doccia e a cambiarvi, la cena sarà pronta in men che non si dica.>>

I due molto obbedienti fecero come detto e corsero via felici come non li avevo mai visti; anche l’anziano lo notò facendomelo presente.

<<c’è qualcosa di cui vorresti parlarmi vero? Lo leggo nel tuo cuore.>>

<<dopo cena, ne abbiamo di tempo.>>

<<strano, non la pensavi così l’ultima volta che sei venuto qui.>>

<<già>>, dissi con tono abbattuto. <<allora avevo uno scopo ben chiaro, ora…>>

<<capisco, ne parliamo dopo.>>




Yinn e Kloe, ben rifrescati e ritornati a lucido, si diressero verso il grande salone dove il trambusto dei Cinque enormi Nativi era palese.

Appena entrati videro che il cibo era già in tavola e dal profumo pareva alquanto buono, cosa che venne confermata non solo dall’aspetto colorito ma dal dolce sapore della tenera carne bianca e dalla croccantezza del contorno di frutti e spezie.

Vederli tutti gustarsi così appieno ciò che avevo cucinato mi rasserenò un po’ invogliando anche me a cimentarmi nella mangiata ma qualcuno, alquanto capricciosa me lo impedì; Kara, che si era seduta accanto a me, fece la dolce finché non la imboccai come quando era una cucciola rendendola alquanto felice.

<<certo che voi due andate d’accordo>>, notò Yinn vedendola tanto attaccata.

<<credo di sì ma sono sicuro che lo è anche con voi, no?>>

<<più con Yinn che con me, sono un po’ più timida con i Nativi rispetto a lui che si trova con loro più a suo agio che con le Persone.>> tutti noi ridacchiamo a quella che non voleva essere una battuta volontaria, anche Kloe.

<<ma che vai dicendo? Così sembra che sono una bestia>>, si lamentò ma poi ridendosela anche lui.

<<hai una bella risata e una bella voce sai>>, dissi alla ragazza che rimase sorpresa del mio elogio.

<<ma che fai? Ci provi con mia sorella?>>

<<non volevo intendere quello ma che la sua voce è particolare, è come quella di alcuni Nativi, domani te ne parlo… sempre che tu lo voglia.>>

<<Sì, grazie>>; rispose timidamente.

<<un pasto davvero delizioso, e non lo dico solo io. Anche questi mangioni ne sono rimasti contenti.>>

<<grazie, è bello sapere che riesco ancora a fare qualcosa di mangiabile. Ora vi chiedo scusa ma credo che andrò a riposarmi, a domani.>>

<<a domani ragazzo.>>

<<a domani Ray.>>

<<buonanotte signor Ray.>>

Chiusi la porta alle mie spalle, seguì il lungo corridoio fino all’ultima stanza, entrai e chiusi la porta andando verso la porta che vada sul giardino interno aprendola.


Mi affacciai al corridoio esterno prendendo grosse boccate di quel aria fresca carica di profumi; con lunghi respiri riuscì a fermare gli spasmi e le fitte ma non il sangue e l’apparizione delle vene nere. Dalla tasca tirai fuori l’ultimo flacone che proteo mi aveva dato, con titubanza lo avvicinai alla zona del cuore poiché era l’ultima.

<<spero duri più delle altre.>> puntai l’armese al cuore e me lo conficcai con forza sentendo, oltre la fitta, il liquido espandersi a rapida velocità nel mio corpo alleviando il dolore ed i sintomi; a quel punto mi appoggiai alla porta scorrevole lasciando lo sguardo sul cielo magnificamente stellato che pareva risplendere ad ogni stella che si univa a quello splendore.





La mattina presto, carica di luce e candido splendore, nella foresta priva della fitta nebbia ascoltò non solo le voci ed i suoni dei Nativi habitué ma anche di un nuovo ospite che colse l’attenzione di molti.

Mentre il maestro, seduto sulla veranda, massaggiava i Canidi e Yinn si allenava sui papiri che gli avevo mostrato, io e Kloe studiavamo gli antichi documenti più complessi; non fu facile seguire i due ma dopo qualche ora riuscì a trovare un ritmo.

I due erano molto propositivi e appassionati, non si lamentavano nonostante la difficoltà ed erano molto propensi a chiedere chiarimenti; io preso dalla loro voglia, passai dalla saletta al giardino su cui si affacciava seguendo i due e rispondendo volentieri come meglio potei, un trattamento che fu ben osservato.


<<allora, confronta questi due testi e vedrai che ne capirai il senso, è come se si completassero a vicenda… come te e tuo fratello.>>

<<Già…grazie, Ray.>>

<<oh, parli del diavolo… tu continua, arrivo subito.>>

Lasciai la ragazza ai testi uscendo dalla stanza, Yinn mi venne incontro sventolando uno dei rotoli con evidente irritazione. <<non riesco a seguire questi disegni, sono troppo strani.>>

<<non è strano, basta che non ne salti alcun passaggio altrimenti risulterà impossibile capirne, come dire, “l’essenza”; ora guarda e segui i miei movimenti.>>

Senza fiatare fece come detto e si posizionò affianco a me seguendo mossa per mossa ciò che gli dicevo e che mostravo grazie a Kara che ci tenne aperta la pergamena davanti. Dopo una decina di tentativi lo lasciai fare da solo vedendolo, anche se goffamente riuscire a capirne il significato: il suo corpo si mosse come il vento che filtrava tra le fronde degli alberi, come i raggi del sole danzanti fra le foglie; e in un attimo, attorno a se, una presenza simile ad un manto di rame l’avvolse facendo risplendere il suo stemma come oro lucido toccato dal sole, gli estremi della cinta come code di Kitsune si issarono muovendosi col suo corpo mentre esso pareva risplendere come divino eroe mitologico toccato dall’elisir, occhi volpini e denti a zanne apparvero per qualche istante prima di scomparire insieme alla sua presenza, lasciando posto all’euforia di un miglioramento decisamente notevole.

<<hai visto Kloe!? Hai visto che cosa ho fatto!?>>, disse correndo verso di lei prendendola tra le braccia totalmente preso dalla gioia.

<<Già, sei stato bravissimo>>, rispose imbarazzata dall’abbraccio euforico del fratello mezzo nudo.

<<è stato bellissimo, devo rifarlo. Ray posso rifarlo?>>

<<meglio di no, tra non molto sentirai la stanchezza di tanto sforzo ma col tempo lo sopporterai. Ora, visto i vostri miglioramenti dopo solo una giornata vi mostrerò una cosa; ci ho pensato molto e credo che possa funzionare. Kloe che sai dirmi delle Kitsune?>>

<<eh, sono… Nativi particolari, trai primi a cambiare forma e tra i più forti e pericolosi, si classificano, anche tra essi, in base all’età, forza e esperienza che fisicamente si notano dal numero di code, al momento il massimo che si è visto è stato un otto code. Credo… credo sia tutto.>>

<<già, sei stupendamente brava. Tra le prime specie a mutare, e perché Kara non lo sa fare?>>

<<è ovvio, non essendo parte di alcun branco non ha avuto l’educazione per farlo>>, rispose Yinn anticipando la sorella.

<<sbagliato, credo perché non ne ha mai avuto bisogno. I Nativi di loro volontà non gradiscono mostrarsi in forma simile a noi, non gli piacciamo.>>

<<e quindi?>>, dissi spronandola a concludere la risposta arguta.

<<usano trasformarsi quando devono essere a contatto con noi, comunicare o cacciare, quando gli serve insomma; la loro specie è famosa per questo, tra le altre cose.>> il vecchio applaudì la risposta congratulandosi con la ragazza.

<<esatto, perfettamente esatto. Tu, ragazza, sei davvero una perla per un mondo di comprensione e unione tra specie.>>

Tornai dentro e dopo qualche istante ritornai con un lungo manto, un regalo di un Anfesibena e lo misi sulla schiena della Nativa volpina.

<<lo so che è una richiesta egoistica ma… mi piacerebbe sentire la tua voce almeno una volta, che ne dici? Io sono qui, per te, ok?>>

La Nativa mosse la testa in segno di conferma; subito il suo corpo fu avvolto da una presenza simile a quella emanata poco prima da Yinn ma più pura e intensa, come una fiamma d’oro, una coltre che nasceva dallo stemma nel suo occhio che l’avvolse illuminandola come un sole, facendoci distogliere lo sguardo da lei, anche se solo per qualche secondo.

Qualche attimo dopo, al posto della soffice pelliccia una candida e bronzea pelle rischiarita si lasciò stringere fra le mie braccia.

Gli occhi erano rimasti lo stesso ma un viso più umano aveva preso il posto di tutto il resto, piccole e appuntite zanne che sbucavano dalle labbra chiuse, triangolari orecchie gli sbucavano dai corti capelli di pesca, eppure nessun baffo che tanto erano presenti nella sua vera forma. <<anche se è una prerogativa per una Kitsune esserlo, sei ugualmente bellissima in questa tua forma.>>

<<G…ra…zie R…Ra…y.>> furono le sue prime parole, e anche per lei fu un emozione unica, poter finalmente comunicare.

<<ti lascio goderti questo momento, è il tuo momento.>> Kara venne subito raggiunta da Yinn e Kloe, subito dietro i quattro bianchi che tra lusinghe e domande non diedero tregua alla poveretta.


<<ti è costato molto, vero? Pensi forse che sia meglio se accorci quel poco di tempo che hai?>>

<<al momento non so che fare e se posso in qualche modo aiutare qualcuno non vedo perché non farlo, anche ad un piccolo prezzo.>>

<<spero che la penserai allo stesso modo tra un paio di giorni, quando arriveranno le tue risposte. Al momento però, visto che sei in voga di fare il caritatevole perché non vai al villaggio a prendere qualche provvista.>>

<<come desidera, solo un attimo.>> Andai incontro al gruppetto e presi da parte Kloe sfruttando il fatto che tutta l’attenzione fosse su altro.


<<scusami se ti ho presa così ma almeno non ci disturberà.>>

<<intendi Yinn? è solo un po’ apprensivo, tutto qua.>>

<<lo so ma se vuoi davvero migliorare dovrai fargli capire che sei tu quella maggiore, fagli capire che donna sei.>>

<<va bene, per te lo farò!>>

<<questo è lo spirito giusto; ora vado al villaggio e forse non riesco a tornare entro stasera. Vorrei che anche tu provassi ciò che ha fatto Yinn oggi, ma non lo stesso, sono sicuro che tra quei manoscritti troverai quello che stai cercando.>>

<<come fai a saperlo, sono una tale imbranata a combattere, e non solo.>>

<<non è vero, sei arrivata qui e ha tenuto a riga quello lì perciò sono sicuro ce puoi farcela, lo so che lo farai. Allora mi prometti che ci proverai?>>

<<se lo vuoi tu… ci proverò, darò tutta me stessa.>>

<<così mi piacciono le ragazze, determinate. Ora vado, mi raccomando.>>

Feci segno ai bianchi di tenere tutti sott’occhio e, prendendo una mantella del vecchio, lasciai il tempio;

<<a presto>>, disse Roshi con uno strano ghigno prima di colpire con forza il granito del terreno col bastone. Dal cielo limpido, come una cascata, un’enorme massa di nebbia avvolse interamente il tempio e tutta la zona in un vento nefasto che mi costrinse a coprirmi il viso; un paio di secondi e appena riaprì gli occhi mi ritrovai appena fuori dalla bianca foresta, di fronte alla strada che portava al villaggio.

<<va… bene. Meglio muoversi.>>



All’arrivo al Villaggio venni accolto da un’improvvisa pioggia che mi obbligò a cercare riparo e a rimandare la mia commissione fino a che non smettesse.

Trovai riparo in una taverna alquanto spaziosa e piena di gente, che come me, cercava riparo. <<buongiorno, brutto tempo eh.>>

<<Già, e dire che fino a poco fa c’era il sole. Vi spiace se rimango qui fino a che non smette, ovviamente prendo qualcosa.>>

<<allora a me sta bene, cerca un tavolo libero; ti faccio arrivare qualcuno per ordinare.>> Ringraziai il barista e proprietario e andai a sedermi in fondo al locale, in un piccolo tavolo trasandato lontano dall’enorme camino dov’erano più o meno tutti.

Appoggiai la mantella sulla sedia e poggiai il sacchetto di soldi al tavolo mentre sfregai le mani per cercare di riscaldarmi, e tra uno sfrego e l’altro l’occhio non poté che cadere su quei appariscenti anelli; ricordi, sentimenti si mescolavano in quei coloriti metalli di cui erano fatti, le loro ultime parole mi saltarono alla mente e un angoscia straziante mi prendeva per poi dissolversi in una strana sensazione di… speranza, che era ciò che attanagliava la mia mente.

<<ce l’hai fatta, alla fine, dopo anni, dolori e sofferenze… eppure non mi aspettavo che fossi così… sereno.>> la sua voce, nulla di più inconfondibile e di più chiaro contrapposta alla sua figura oscura e avvolta nell’oscurità che avevo sempre “visto” per così dire.

Mi voltai per abbracciarla ma rimasi un attimo spiazzato da suo aspetto così umano e demoniaco, in parte nascosto dai vestiti da nomade che avevo visto di solito a Gremory. <<che c’è? Sono così brutta?>>, disse con voce scorbutica e disinteressata.

<<no, è solo che quando ti immaginavo nella tua versione non Titanica… pensavo proprio a questo>>, dissi con voce enfatica. <<sei bella come sempre Nyx.>> abbracciai la Titanide che si limitò solo a lasciarmi fare prima di intimarmi di smettere poiché la cosa l’imbarazzava.

<<scusami, sei la mia preferita e… volevo solo che lo sapessi. Su, siediti.>>

<<certo, e chi ci tiene ad esserlo>>, rispose accogliendo il mio invito.

<<sei rimasta la stessa dura di sempre… sei così carina…>>

<<cosa?! ma ti senti quando parli?! Non ha senso quello che dici.>>

<<eppure sei arrossita o sbaglio? Ti è piaciuto il mio complimento, e te ne dirò quanti ne vuoi, solo a te.>>

<<fai come vuoi.>>

Un istante dopo arrivò un cameriere a prendere l’ordinazione, scappando poi subito spaventato dalla Titanide che non aveva remore nel mostrare il carattere guerriero. <<dovresti cercare di essere più gentile, nessuno mai starà con te se fai così.>>

<<come se la cosa mi interessasse, non mi serve nessuno, non sono mica come gli altri che se ne vanno in giro a fare figli a manco e a destra.>>

<<Già, dopotutto non hai bisogno di nessuno…>>

<<vedo che hai capito>>, disse compiaciuta prendendo al volo il boccale che il cameriere ci stava portando, facendone un lungo sorso.

<<… visto che ci sono io qui a coccolarti e a darti amore.>>

La Titanite sputò la bevanda andatagli di traverso provocando la risata di tutti quelli che assistettero alla scena.

Imbarazzata della figuraccia mi prese per un braccio e mi portò fuori dalla taverna senza dire una parola anche se dalla faccia sembrava davvero furiosa.


<<perché c’è l’hai con me? Non puoi trattarmi come gli altri? In fondo sono la meno popolare e conosciuta di noi, quella della morte, del male, dell’oscurità, quella che pone fine a tutto; le altre sono più belle, buone e “disponibili” rispetto a me…>>

<<perché… sei tu. A me non serve altro, perché sei te stessa e a me piace.>>

<<io non ti capisco proprio; dai muoviti.>>

<<dove andiamo? Guarda che piove…>>

<<dal vecchio, lì non piove.>>

<<ma non ho ancora preso niente da mangiare.>>

<<ci hanno pensato gli altri, ora muoviti, fai quella cosa.>>

<<fai quella cosa…>>

<<…per favore. Ora ti sbrighi!>>

<<certo mia signora.>> prendendola di sprovvista la presi per il bacino stringendola a me, forse un po’ troppo vicina.

<<per forza così vicino?>>

<<No.>> le nostre ombre si condensarono alle nostre spalle e buttandoci indietro scomparimmo in esse come in un mare di pece.


Ci ritrovammo tra la folta vegetazione nel mare di nebbia avvolgente, e a fatica si riusciva a vedere qualcosa anche solo ad un metro di distanza.

<<certo che è migliorato parecchio dall’ultima volta, è così fitta…>>

<<quindi lo conoscete bene? Chissà perché la cosa non mi sorprende.>>

<<con quell’uomo nulla ti sorprende, ora seguimi o ti perderai.>>

<<mi tieni per mano?>>, chiesi gentilmente.

<<fai sul serio? ...va bene.>>




Appena varcata la soglia dell’atrio del tempio riemergemmo da quel mare che si condensò in un muro bianco alle nostre spalle inghiottendo ogni cosa.

Nyx si diresse subito dentro e io gli andai dietro interrogandomi di tanta fretta. La risposta alla mia domanda non tardò quando vidi, nel grande salone, tutti i grandi di Raicos sedere beatamente a sorseggiare tè con il misterioso vecchio.

<<ce ne avete messo di tempo, siamo qui da due giorni>>, si lamentò quella, che dai particolari tratti, era senza dubbio Num.

<<oh ma guarda chi ci ha portato, non è il tuo innamorato>>, commentò Ometeotl facendo voltare tutti verso noi due.

<<piantatela!>>, sentenziò l’interessata andando in un angolo nella stanza facendolo piombare in una oscurità abissale.

<<prendi posto anche tu, sono qui per rispondere alle tue domande. Te l’avevo detto che stavano arrivando.>>

<<dove sono i ragazzi? E i bianchi?>>

<<sono nelle loro stanze, gli ho detto di non entrare o venire di qua. Sta tranquillo.>> accettai la cosa e andai a sedermi accanto a Nyx che non gradì la cosa e lo fece notare con pesanti sbuffi.

<<hai proprio un debole per lei. Dicci Nyx, che gli hai fatto per renderlo così devoto, dovrei provare anch’io con i miei uomini.>>

<<piantala Num!>>, disse rabbioso IO, zittendo la sorella.

Nyx però se la prese e si alzò per andarsene via. <<È tutta colpa tua>>, disse trai denti allontanandosi, chiudendosi la porta alle spalle con rabbia.

<<non prendertela… lei è… complicata.>> furono le parole del Titano ma non servirono a molto, avevo esagerato.

<<bene, vogliamo iniziare? Comincia tu vecchio, spiegali la situazione e che cosa ci deve.>>

<<va bene, dopotutto è anche un mio compito. Io ero uno dei cinque di Raicos, scelti dal tocco del fondatore e creatore del mondo per proteggere la porta che ci porta alla sua più grande creazione: voi, figli della terra. Noi sappiamo tutto poiché vediamo tutto, almeno così dovrebbe essere.>>

<<ma con la guerra che successe centinaia di anni fa, i conflitti che ne seguirono, le dissidie, il loro compito venne a meno e il loro potere fu corrotto, in parte. Mono, Wingh, Salari, Attha; questi quattro furono scelti dai quattro stati per fare da guida spirituale e proteggere, per così dire, il modo per andare da voi.>>

<<ora sono tutti morti tranne…>>

<<il qui presente, l’originale e, fin quando sta in questa foresta, immortale Roshi, che insieme a Proteo sono gli unici a sapere ogni cosa, nemmeno noi abbiamo tale conoscenza o potere.>>

<<ma si è scoperto che non sono gli unici, c’è n’è un altro, che anche se in minor misura, possiede un potere simile, una Furia, la prima fra tutte. Ti risparmiamo la storia che tutti sanno su di loro e tu ci risparmi la storia sulla Furia di cui parliamo. Da quello che sappiamo è stata catturata dall’esercito anni fa e usata per costringere i quattro ad aprire una porta permanente cosa che non piacque ai fratelli che rasero al suolo il mondo mentre succedeva la disputa in famiglia, di cui ti siamo grati.>>

<<è morto… un’esecuzione pubblica di fronte al mondo poco prima che ritornassi; una sorta di dimostrazione del fatto che le Furie non erano una minaccia ai grandi eserciti.>>

<<ehi, ci senti? Ray?!>> le parole quasi non mi raggiunsero, non riuscivo ad accettarlo, a metabolizzarlo: Ju era morto, e io non avevo fatto nulla.

<<non so che legami tu abbia avuto in passato con lui ma… ora devi concentrarti sul presente ragazzo.>>

<<eh, sì. Non è niente, continuate.>>

<<noi tutti abbiamo un debito nei tuoi confronti ma questo non ti rende libero dal debito che hai con noi, ci devi un favore e siamo qui anche per riscuoterlo; abbiamo salvato la vita al demone, ti abbiamo forgiato, ti abbiamo dato i mezzi per la tua vendetta e ora ti diamo risposte, mi sembra abbastanza equo.>>

<<ho solo tre domande e poi potete fare la vostra richiesta o ordine o quello che è.>

<<allora avanti, dicci ciò che vuoi sapere, nulla ti verrà più nascosto, né da me neppure da loro>>, disse Roshi.

<<uno: la breccia nel cielo, i guardiano e tutta questa roba degli eserciti e della caccia alle Furie; pensate che vogliano…>>

<<non dire oltre, Sì, è quello che pensiamo. Per andare lì ci vorrà un esercito e non uno qualsiasi ma uno alquanto potente, e l’unico posto dove possono trovarlo sai già qual è, lo sappiamo bene tutti, uno più degli altri.>>

<<quindi è lì, allora era davvero lei>>, dissi rasserenato e insanamente felice.

<<domanda due: i traditori, i due Titani che mancano all’appello, dove sono?>>

<<perché ti interessa saperlo, non sono affari tuoi umano>>, disse con rabbia Trimurti.

<<rispondete alla domanda, per favore.>>

<<sul monte Otri, oltre gli stati, nelle terre del nord, patria dei loro discendenti; condannati a farsi guerra tra loro come maledizione al tradimento; “gli amanti maledetti” che diedero vita alla creatura più straordinaria e potente tra coloro che ci abitano.>>

<<non dire oltre vecchio, lo sai che di loro non si parla. E comunque, ormai l’hai capito, se non ricordi la cosa può solo che farti del male, molto male.>>

<<domanda tre: la mia spada, dov’è?>>

<<No, non se ne parla. Assolutamente, no. Per quanto ti voglia bene e ti siamo grati per l’auto con gli Dei nulla ci farà cambiare idea sul fatto di lasciarti in mano quell’arma: una spada umana, forgiata da quei dannati maniaci orientali fissati con l’armonia, l’equilibrio, la vita, la morte e quelle… cose. Quella cosa è già pericolosa di sua e con tutta quel “aura” che gli hanno permeato non se ne parla, usa quella del demone.>>

<<dov’è la mia spada?>>, chiesi ancora scandendo lentamente affermando la domanda più marcatamente.

<<allora facciamo così: non te la possiamo dare, in cambio avrai una, no, due richieste che potrai farci, quando e come vuoi ma la spada la teniamo noi finché non si risolverà tutto, finché la cosa non finirà, va bene?>>

<<va bene, mi fido, IO. Ora ditemi la richiesta.>>

<<è semplice, i nove di Raicos, dovrai andare da loro e convincerli a unirsi di nuovo sotto un unico popolo guidato da noi Titani.>>

<<IO, sei tu il leader. La metteresti giù così come ha detto la nostra Ometeotl, perché sinceramente non credo che…>>

<<in effetti, per questo ci vuole il più spietato e brutale ricercato del mondo. Mettiamola giù così: il cacciatore, ucciso le Furie ne ha preso il nome e ora per massacrare l’esercito e il mondo delle Persone sta sottomettendo a se tutti e nove i Clan Nativi, una volta liberi e sovrani delle terre di Raicos, per consolidare una nuova monarchia, noi saremo i tuoi generali. Credo che così funzionerà, dopotutto sanno tutti quello che hai fatto, la lega dei Nativi e… sai già.>>

<<davvero impressionante, e voi pensate che si sottometteranno? A lui?>>, chiese Num.

<<Sì>>, rispondemmo tutti all’unisono senza alcun dubbio.

<<e dopo lasciò il testimone scomparendo nel nulla, ritornato a casa si spera e voi vi riprendete il vostro mondo. Sempre che quel casino di cui abbiamo parlato prima non accada.>>

<<già, se fanno prima loro non credo che abbiamo un piano per quello.>>

<<io… avrei una mezz’idea, o almeno. Conoscevo qualcuno che, forse, l’aveva, l’aveva sempre…>>

<<allora ci stai? qui è ora inizi a compimento, paghi il pegno nei nostri confronti?>>

<<Sì, da questo momento inizio a ripagare il mio pegno.>>

<<bene, domani mattina inizierai il viaggio; ti forniremo il necessario e una scorta che ti sarà utile, a te ovviamente la scelta, ti forniremo “un catalogo”; ora vai a riposare.>>

<<va bene, ricordatevi che ho ancora la mia terza domanda; la riscuoterò alla fine di questo viaggio; comunque è bello rivedervi tutti.>>

<<non lo vuoi chiedere? Perché loro sono già qui da giorni anche se hai lasciato questo posto solo poche ore fa.>>

<<No, fa parte del mistero, del tuo mistero e dei tuoi poteri da stregone, mago, saggio o come lo chiamiate qui. Meno ne so e meglio sto, ma grazie dell’interessamento. A domani.>>


<<che ragazzo bizzarro.>>

<<lo è sempre stato, era anche questo ciò che lei amava di lui.>>






Un leggero tocco ripetuto un paio di volte catturò la sua attenzione, ma non rispose; il suono si ripeté subito dopo leggermente più intenso e prolungato avendo lo stesso effetto: un silenzio sconfinato.

<<sono io… Ray, sono passato solo per… chiederti scusa, per prima. Non… ho esagerato e non ho contato come ti sentivi, perdonami. Io… volevo solo dirti questo, allora… buonanotte.>>

La porta venne sbloccata e timidamente aperta, lasciando un piccolo spiraglio da dove intravidi la Titanide.

<<ciao, sono passato per scusarmi, ora vado.>>

<<aspetta, entra dentro, ti devo parlare.>> feci come detto ed entrai nella stanza chiudendomi la porta alle spalle. <<mettiti dove vuoi.>>

<<di che cosa volevi parlarmi?>>

<<vieni qui, non mordo mica.>>

<<se lo dici tu, allora mi accomodo.>>

<<bene. Anch’io devo scusarmi con te per prima e non solo; hai cercato così tante volte di essermi vicino e per me, per una come me, la cosa non è normale; e anche se non lo do a vedere queste tue attenzioni mi piacciono molto, è bello essere considerata. Grazie.>>

<<quindi, posso continuare, sempre che tu lo voglia.>>

<<Sì, puoi ma cerca di darti un contegno, ho un immagine da difendere.>>

<<lo so, ma non mi interessa.>> l’abbracciai morbosamente mentre lei, arrendendosi, mi lasciò fare.

<<hai intenzione di tenermi così per molto?>>

<<Sì, tutta la notte, perché io dormo qui. Sono troppo stanco per tornare nella mia stanza, e ho… molto… sonno.>>

<<guarda che non freghi nessuno. Aspetta, non toccare lì, ma che fai?! Lasciami.>>

<<non se ne parla, sei così… comoda.>>

<<non provare ad addormentarti! Ray, Ray!>> la Titanide si arrese all’amorevole stretta, e appoggiando la testa al cuscino provò anche lei a prendere sonno. <<ma guarda che situazione…>>


Il vecchio sedeva sulla veranda ad ascoltare la sua amata foresta nelle sue miriadi di voci, quando a fargli compagnia arrivò IO, a cui il vecchio porse una tazza di tè.

<<cosa disturba il tuo sonno mio signore?>>

<< davvero “signore”? non mi ricordavo ti piacessero le battute.>>

<<il tempo apre nuovi orizzonti.>>

<<è per mio figlio, chissà come sta lui, e cosa ha passato.>>

<<lui sta bene nonostante le difficoltà che è stato costretto a superare, è una brava persona da quello che il ragazzo mi ha detto.>>

<<ne sono felice, spero che un giorno possiamo riunirci.>>

<<non credo che tale giorno tarderà molto nel arrivare. Da questo momento in poi ciò che accadrà segnerà tutti noi e cambierà tutto il mondo.>>

<<se lui dovesse sapere la verità ne sono sicuro.>>

<<Già, davanti ai suoi occhi saremmo tutti colpevoli…>>

<<e la condanna che si abbatterà su di noi sarà…>>

<<…immensa.>>


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