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Una storia di DavidRH

Fine dei Titani

il risvegli del demone

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52 minuti

Pubblicato il 11 febbraio 2020 in Avventura

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il regno

IL REGNO

Il lungo vestito regale era a pezzi traviato e sfregiato dalla ispida natura in cui si era imbattuta; la lunga e affannata corsa non trovava fine mentre ansimando, coprendosi il viso con le braccia, correva tra rami e arbusti subendo la loro involontaria ira. Nulla fermò la ragazza nella sua fuga da coloro che la stavano rincorrendo mentre, col poco fiato che aveva in corpo, invocava il nome dei genitori ben lontani da lì. Una piccola roccia che si frappose nel suo cammino, incontrando la sua debole calzatura l’atterrandola, facendola finire con la faccia sul duro terreno e procurandogli un leggero taglio alla tempia, da cui un rigagnolo di sangue si fece strada sul viso annebbiando in parte la vista.

Nonostante il doloro, nonostante la stanchezza, lei si rialzò di nuovo, strappò parte del ingombrante vestito e riprese una goffa corsa verso le profondità di quella immensa distesa naturale che circondava il regno, ma alle sue spalle voci forti e mature si facevano sempre più vicine insieme a ululati di bestie da caccia.

A niente servi provare a nascondersi dietro colossali massi o tra le alte radici di maestosi alberi, bastavano qualche secondo e sentiva di nuovo quelle bestie alle calcagna. A quel punto la disperazione fu l’unica cosa che la trascinò lontano da quel infame destino mentre sentiva la stanchezza pesare come macigni su quel corpo abituato fin troppo bene ad una vita agiata. Mentre si trascinava, come miraggi, le figure a lei più care gli parvero sui raggi del sole filtrati attraverso le folte chiome degli alberi: il suo caro fratello, la bella e intelligente madre e l’amorevole padre che sempre gli erano stati accanto a proteggerla, ad aiutarla e a viziarla.

Uno sparo la riportò alla realtà, il dolore fitto, lo zampillo di sangue e il cedimento della gamba, il tutto la sconvolse travolgendola come un autotreno; la ragazza rotolò giù da una collinetta ricoperta da un tappetto di foglie sbattendo contro qualche sasso ben nascosto e appuntiti rami spezzati che, come talpe, sbucavano dal terreno finendo la sua corsa ad una cinquantina di metri più lontana, sotto l’ombra di un enorme e esteso albero dalle foglie di mille colori.

Il suono delle voci in avvicinamento la fece riprendere e provare ad alzarsi, quest’ultima azione con molta fatica; era stanca, debole, ferita e sotto shock, e la sensazione di essere in trappola la stava soffocando accorciando sempre più la sua speranza di uscirne; giunta alle lacrime non seppe che fare, invocò di nuovo i nomi dei cari sperando in qualche miracolo mentre con sguardo annacquato e insanguinato vedeva le sue lacrime sul pavimento di foglie.

<<qualcuno mi aiuti, vi prego!>>, urlò disperata al cielo ma la cosa non fece altro che mettere i suoi inseguitori sulle sue tracce e ci sarebbero voluti che pochi secondi a capire dove fosse finita.

Ormai al limite, l’unica cosa che gli venne in mente fu la peggiore, dai capelli si tolse il decorato e bellissimo bastoncino sciogliendoli al vento, e con tale arnese puntandoselo alla gola decise di farla finita, non sopportando l’idea delle torture a cui l’avrebbero sottoposta se l’avessero presa.

In un attimo di lucidità, poco prima di quel gesto, in un secondo in cui levò gli occhi da quelle paure che l’accecavano vide proprio dinanzi ai suoi occhi qualcosa che la fermò: tra le possenti chiome dell’albero lunghe lingue di fuoco nero danzavano tra le foglie mentre un groviglio di liane, anch’esse coperte da quello strano fuoco che non bruciava, tenevano una figura imprigionata a loro, una figura avvolta da quelle fiamme sul punto di estinguersi come se fossero nate da lui.

<<chi… sei?>>, chiese a quell’individuo cui occhi penetranti e privi di qualunque espressione l’osservavano con immane superiorità.







A bordo del modesto mezzo urbano erano arrivate alla loro destinazione dopo un lungo e stancante viaggio, la loro guida, ancora una volta Regnar, le salutò velocemente prima di ripartire per un altro trasferimento di risorse perciò non si diede tanta pena nei saluti. Le due soldatesse lì dislocate, subito dopo gli eventi che avevano visto finire il regno delle Furie, si avviarono subito alla residenza dove erano state urgentemente richieste.

Come era stato a loro narrato e ben più che descritto il famoso e rigoglioso regno centrale era davvero magnifico come detto: gente solare, nobile, gentile e amichevole in una perfetta coesione con un discreto numero di Nativi, edifici e strade splendide in uno stile rinascimentale che, anche se in poche cose, si sposava alle tecnologie esterne come mezzi di trasporto, illuminazione e i famosi display a muro presenti in ogni piazza delle città dei vari stati, su cui tutti potevano vedere ciò che succedeva nel mondo: le notizie più importanti e le tendenze del momento, ma visto i tempi l’unica cosa di cui si parlava e si festeggiava era per la morte delle Furie.

Per le due però non fu facile raggiungere la loro destinazione, nel loro cammino furono continuamente fermate da gente che avendole riconosciute tra i componenti della retata che fece finire i tormenti del mondo, volle congratularsi con loro, tra di essi anche qualche cavaliere dell’esercito del regno ma per le due furono tutt’altro che ben voluti, sapevano che tra i motivi della loro gioia c’era il fatto che il cacciatore era tra coloro che si ritenevano essere stati uccisi. Aura provò con successo a nascondere quello che provava ma Mia no, e non ci volle molto che sbottasse contro qualcuno di loro, fortunatamente l’amica la fece calmare e raggiungere la destinazione prima di ulteriori incidenti.




<<è davvero questa? Ma è abbandonata, come mai qualcuno di grosso ci terrebbe a incontrarci qui? andiamo?>>, domandò Mia ancora arrabbiata per prima; Aura avanzò facendo segno di seguirla.

Le due entrarono nella vecchia mansione e dopo una veloce occhiata nei suoi meandri andarono nella sala principale e si sedettero ad aspettare l’arrivo dei loro contraenti su un sudicio e vecchio divano.

A notte inoltrata le due finalmente poterono incontrare coloro che avevano espressamente chiesto loro per l’incarico di massima importanza, per loro grande sorpresa non erano altri che i più famosi e nobili tra i nobili di tutta Raicos, i regnanti anche nel nome, gli Imperio.

Le due soldatesse si inchinarono appena di fronte a loro in modo alquanto vistoso contraccambiato in egual misura, dopo le presentazioni, insieme ad un manipolo di guardie scelte tra cui il loro figlio si accomodarono nella malmessa sala.

<<allora di che si tratta? E come mai tanta urgenza?>>, chiese sfacciata la ex ricercata mettendosi comoda su una poltrona. <<e come mai noi due?>>

A rispondere fu il re in persona: <<è… per nostra figlia, è stata rapita…>>

<<mia sorella qualche giorno fa si stava recando da una zia in una città qua vicino quando è stata assalita… da quello che ci è stato riferito da una guardia sopravvissuta tramite un messaggio: qualcuno ci ha tradito svelando il tragitto e le hanno teso un’imboscata. Purtroppo noi in quanto regno immagine non possiamo far trapelare una situazione così gravosa e perciò il nostro esercito non può essere impiegato perciò…>>

<<…avete chiesto aiuto ad un altro esercito, e in specifico uno che ci tiene a mantenere queste cose segrete, ma perché noi due?>>

<<è stato per colpa mia, ho fatto qualche ricerca su tutti quelli che potevano svolgere il compito e voi due avete molta domestichezza con foreste, imboscate e cose del genere.>>

<<qualcuno ha fatto i compiti. Va bene ma vorremmo che queste ricerche restino segrete, per un ovvio compenso saremo liete di riportare vostra figlia e catturare coloro che hanno tramato questo brutto scherzo.>>

<<se non vi dispiace potreste partire subito, ormai sono tre giorni dal incidente e mi duole il cuore al pensiero della mia bambina in mano a chissà quale…>>, la donna non riuscì a finire la frase presa dal sentimento.

<<non si preoccupi mia regina, vostra figlia tornerà da voi sana e salva, gli do la mia parola>>, disse Aura rassicurando la donna che ripose tutte le sue speranze su quella scarna squadra.


Mia era già alla porta d’ingresso che si rimetteva il cappotto, quando dovette richiamare la collega di fare in fretta. Roy scese dal tetto della grande baracca lasciandosi cavalcare dalla sua fedele e cara amica.

<<muoviti bella, voglio tornare a casa a riposarmi. Sono giorni che non dormo in un vero letto.>>

<<va bene, arrivo. Se volete scusarmi…>>

Aura corse fuori saltando in groppa al volatile che prese subito il volo prendendo velocemente quota dissipandosi nella notte profonda sotto la luce chiara di luna.

<<madre, padre, che cosa facciamo? Ho già predisposto tutto per l’operazione.>>

<<allora dobbiamo avere pazienza e aspettare il tempo giusto, non ce ne staremmo con le mani in mano mentre nostra figlia è chissà dove.>>







<<chi… sei?>>, domando tremante la ragazza sentendo un alone di minaccia avvolgere quella figura incastonata sul secolare albero.

Purtroppo non ci fu tempo per una risposta poiché i suoi inseguitori erano arrivati fino a lei, alquanto infastiditi dalla fatica che la ragazza gli ha costretti a fare.

<<finalmente ti abbiamo trovato stupida ragazzina, ci stai facendo sudare questi dannati soldi.>>

<<Già, ma sono pur sempre dei soldi facili e un bel mucchio per una bambina. Comunque ormai per te è la fine della co… che diavolo? Ma che diavolo è quello?!>>, l’uomo indicò col fucile la figura sul albero facendo rivolgere tutti gli sguardi su quel punto.

<<è bloccato, se non sbaglio. Fa niente, la cosa non ci riguarda ma… tu bambina mia>>, disse l’uomo posando tutta la sua attenzione sulla principessa. << prima di consegnarti mi divertirò un po’ con te, per ripagarmi la fatica.>>

<<FERMI!>>, dissi con voce dura bloccando i quattro come statue. <<tu ragazza liberami, fammi scendere da questo albero, ORA.>>

La ragazza si trovò in una brutta e difficile situazione e non seppe che fare: da una parte i suoi rapitori, dall’altra uno sconosciuto che dall’aria pareva molto più pericoloso di coloro che la stanno inseguendo. La ragazza si trascinò fino all’albero mentre i quattro come bloccati nel cemento non riuscirono a muoversi; con lo stesso strumento con cui voleva togliersi la vita tagliò i grovigli che mi bloccavano liberandomi da quel giaciglio, per poi indietreggiando subito appena toccai finalmente terra.


Mi sgranchì ogni parte del corpo dopo quasi due giorni di incoscienza su quel albero sentendo muscoli e ossa tornare ai propri posti, mi rivolsi alla ragazza andandogli incontro e lasciandogli il lungo cappotto sulle spalle, che come un mantello, la coprì riscaldandola e coprendo lì dove i suoi vestiti stracciati mancavano. Con un sasso preso dalla tasca colpì uno dei tanti rami facendo cadere anche il mio bagaglio, che sprofondo come un macigno sul morbido terreno proprio di fronte ad uno dei rapitori che quasi ci perse un piede.

Con non curanza presi la valigia e l’appoggiai accanto alla ragazza raccomandandola di prendersene cura. <<grazie per avermi salvato, per questo esaudirò una tua richiesta.>>

La ragazza sorpresa di tanta gentilezza e nobiltà d’animo ci mise qualche istante a capire quelle semplici parole mentre i suoi inseguitori, ripresi dal blocco di paura, indietreggiarono mettendosi sull’attenti.

La ragazza si rialzò in piedi e con un’aria immensamente regale fece la sua richiesta: <<riportami a casa, dalla mia famiglia, dalla mia gente, ORA.>>

<<sarà fatto.>>

Dallo stesso cappotto che avvolgeva la ragazza, nell’oscurità del suo interno, come un mago che tira fuori dal cilindro il suo pezzo migliore, tirai fuori la mia arma infoderata, per adempiere alla richiesta della padrona mia provvisoria.



Le ricerche a cielo aperto non avevano dato subito risultati, visto che dalla sera stessa in cui erano partite i giorni di pioggia non avevano smesso un attimo, e con il cielo così oscurato per non parlare del rumore e del fastidio della piaggia stessa, non si prospettava un compito facile. Per fortuna una delle due era una Nativa con sensi ben più che sviluppati, Aura notò una zona della foresta malmessa e non per motivi naturali.

<<scendiamo lì, c’è qualcosa di strano.>>

<<come desideri, almeno mi riparo un attimo da quest’acqua.>>


Roy scese a picchiata atterrando adagio nella zona interessata, Aura iniziò subito l’ispezione seguita da Mia sotto Roy che gli faceva da ombrello con le ali.

<<vieni qui un attimo, questi segni… sembrano di lotta>>, disse toccando dei solchi su alcuni alberi e sul terreno notandone una particolarità che non riusciva a spiegarsi, Mia gli arrivò a sostegno e appena ne vide i segni i suoi occhi divennero violacei, come se qualcosa si fosse sbloccato riconoscendo i segni tanto particolari di un’arma altrettanto particolare.

<<a me sembrano dei normali solchi, magari si sono scontrati fra loro per la ricompensa o non si sopportavano o cose del genere, dopotutto sono mercenari senza nessun codice, cani randagi che servono chi paga.>>

<<forse hai ragione>>, rispose avvicinandosi a protuberanze sul terreno scoprendone poi la natura lavata e illustrata dalla pioggia. <<e questa è una conferma.>> i corpi morti dei mercenari si scoprirono dal lieve manto di terreno che li copriva lasciandoli all’aria. <<dobbiamo sbrigarci, chiunque sia stato è sulle tracce della nostra ricercata e se la trova avremo problemi seri.>>

<<hai ragione compagna, allora andiamo>>, disse Mia insolitamente calma salendo su Roy e seguita da Aura.




A frangere il dolce e lieve suono battente della pioggia sul manto naturale che accerchiava il regno fu il soffice e candido starnuto della ragazza, che si strinse attorno il cappotto sentendo un brivido lungo la schiena.

<<non possiamo fermarci per oggi? è quasi notte o almeno credo, con questa pioggia non è che si capisca molto; e poi sono stanca, mi fanno male i piedi, ho fame, ho freddo e ho sonno…>>

Mi fermai di colpo zittendo i suoi continui lamenti, che non si erano fermati da quando mi misi al suo servizio e che mi stavano iniziando a stancare. Presi la ragazza in braccio contro la sua volontà stringendola il più possibile al petto, accelerando il passo percorrendo gli ultimi due chilometri che avremmo dovuto percorrere in quel giorno.


Appena arrivati nei pressi di una grotta naturale misi giù la mia padrona, che ringraziò per la prima volta, sedendosi a terra, innocua e silente.

<<niente fuoco ma almeno siamo al coperto, cerchiamo di stare vicini e speriamo che domani ci sia il sole così da far asciugare i vestiti.

<<certo e cosa dovremmo fare nel frattempo, rimanere nudi?>>, disse sarcastica, ma preoccupandosi subito alla mia reazione. <<stai… scherzando? non ci conosciamo e non do confidenza a chiunque, non più.>>

<<Già, chissà che ti farei visto che non sono stato io a salvarti da quei maniaci che volevano la tua testa, e non sono nemmeno quello che si sta proteggendo e tenendo in vita. Diavolo, vai in giro con uno davvero pericoloso tu.>>

<<scusa… non volevo dire quello… e che…>>

Dalla valigia tirai fuori una pesante coperta che usavo come mantella e la dai alla ragazza. <<cerca di stringerti dentro, io vado un attimo a farmi un giro e magari rapisco un’altra ragazza.>>

Lei fece cenno di consenso con la testa stringendosi in un angolo della grotta cercando di asciugarsi il più possibile.

In quei attimi di silenzio l’unico pensiero che gli venne alla mente fu rivolto alla sua famiglia e a quanto stessero soffrendo nel non saper come stava lei.

<<papà, mamma, fratellone… mi mancate, voglio tornare a casa->> un brusco rumore tra la sterpaglia catturò l’attenzione della ragazza mettendola in agitazione, oltre la battente pioggia vide qualcosa muoversi oltre il muro di vegetazione e ne ebbe paura, un suono rauco e brutale precedette la comparsa di due enormi Amomongo dalla bruna pelliccia e occhi di sangue che si diressero verso la ragazza con fare minaccioso.

<<andate via! Via ho detto!>>, disse indietreggiando ma trovandosi il muro della grotta appena dietro non lasciandogli via di fuga contri gli aggressori. <<aiuto! Aiuto! Ti prego aiutami!>>

Un ombra nera come la notte, un manto di nera pece cadde su quella piazzola alle spalle dei due Nativi, da essa, mani avvolte da fasce atterrarono le due creature mentre parole sussurrate le aizzarono a scappare via, lasciando dissolversi tale oscurità nella fitta pioggia.

Presi i pochi frutti trovati da terra avvicinandomi alla caverna dove la mia padrona era stretta a sé spaventata con la testa fra le ginocchia. <<sono andati via.>>

Lasciai la mercanzia ai suoi piedi sul piatto di tessuto sedendomi a gambe incrociate di fronte a lei invitandola a mangiare, lei timidamente si guardò attorno poi prendendo fiducia prese qualche frutto che morse e divorò con gusto.

<<grazie, per tutto. Non mi abbandoni o mi vendi, vero?>>

<<ho fatto una promessa e la manterrò, è così che faccio e al momento sono in una sorta di “pausa di riflessione” prima di riprendere il mio viaggio, comunque non ti vendo e dove ti sto portando forse potrò riprendere il mio lavoro.>>

<<hai il mio consenso, e anche… la mia fiducia visto che sei il mio servitore.>>

<<allora posso usare questo.>> dalla tasca tirai fuori una modesta pietra nera, dalle scanalature rosse, che conficcai sulla protuberanza rocciosa tondeggiante che ci faceva da tavolino basso. Presi la parte scoperta del cubo facendolo scattare in un rotazione a fare frizione con la roccia stessa creando un boato di calore che continuò in minor intensità mentre metà del cubo ruotava senza alcun segno di arrestarsi. <<finche va produrrà calore, mia signora.>>

<<lo hai tenuto per usarlo solo se fossi stata di fiducia, sei un buon sottoposto>>, disse sorridendo. <<allora mi fiderò anch’io.>> dopo un modesto movimento sotto la coperta la ragazza tirò fuori lo scomodo corsetto che lanciò vicino alla fonte di calore. <<ne ho di roba da togliermi, non mi fissare o mi metti in imbarazzo.>> di risposta chiusi gli occhi mentre si levò tutti gli indumenti fino all’ultimo, rimanendo solo con la coperta, appoggiando poi tutti i vestiti e biancheria insieme la resto. <<guai a te se sbirci le mie cose>>, minacciò rossa in viso dall’imbarazzo.







Un lungo brivido gli percorse la schiena facendola tremare come un cane bagnato appena entrarono nel modesto ostello della piccola città di confine.

<<che succede? La piccola gattina ha freddo?>>

<<ah, molto simpatica. Stasera vedrai che ti faccio>>, minacciò la Nativa ma la cosa, a sua insaputa, non avrebbe dispiaciuto la compagna.

<<sono pronta quando vuoi, ma ora lasciami prendere la camera, dopo penserò a te>>, rispose facendogli l’occhiolino prima di andare alla reception.

Aura provò un misto di imbarazzo e lieve paura verso la ragazza che da lì a qualche giorno pareva avere un’altra personalità, solo un’altra volta l’aveva notato e fu nella grotta delle Furie quando si era messa a protezione di lei e Soul.

<<a che pensi Aura? Su, andiamo. Non volevi farti un bagno caldo?>>

<<si scusa, ero un attimo sovrappensiero. Andiamo compagna.>>

Le due colleghe presero il leggero bagaglio e andarono in camera, stanche dopo i giorni di ricerca in cui poche e isolate tracce le avevano portate in quella porzione di regione, in quella piccola città.


Aura si immerse nella enorme vasca sentendo il calore sciogliergli i muscoli tesi e rinvigorirla, un lungo sospiro precedette la sua quasi completa immersione in acqua stiracchiandosi le braccia. <<che bella sensazione! Erano settimane che non mi sentivo così…>>

<<posso entrare?>>, chiese Mia che però non aspettò la risposta della compagna. La ragazza spalancò la porta trovandosi l’amica in acqua che provava inutilmente a coprirsi.

<<ma che ti passa in mente?! Pensi di essere in qualche romanzo erotico!? E perché hai solo l’accappatoio addosso?>>

<<che ti importa, siamo ragazze noi due. Fammi spazio>>, disse entrando in acqua contro il volere dell’amica che provò a farla desistere con minacce che però non diedero frutti.

<<ah, si sta davvero bene, soprattutto in bella compagnia. Che c’è, vedi qualcosa che ti interessa?>>, chiese notando lo sguardo imbarazzato e curioso di Aura sul suo nudo corpo.

<<no, non è quello. E che… sei diversa da quando ti abbiamo conosciuta, sei davvero Mia?>>

<<vedo che te ne sei accorta>>, Mia scivolò in acqua affiancando la collega e annullando le distanze mettendo ancora più a disagio la Nativa. <<Sì, sono Mia ma non solo, c’è anche una parte sempre più crescente di una vecchia conoscenza di una tua vecchia conoscenza… se vuoi approfondire il discorso possiamo farlo… stanotte, per ora godiamoci il bagno.>> Mia si allontanò lasciando spazio ad Aura lasciandosi andare nella calda e rinvigorente fonte.






La cittadella non era niente di ché, una sfaccettatura della tipica architettura delle città del regno, un misto ben curato di regale e moderno con un riguardo allo stile del passato, come ad esempio la presenza di modesti ostelli al posto di enormi hotel lussuosi e sgargianti. E in uno di questi modesti ostelli di una modesta città, ci fermammo dopo giorni passati ad attraversare la lussureggiante fauna regionale.

Non servì nascondere più di tanto il mio aspetto poiché il mondo intero sapeva che “il cacciatore” era morto insieme alle Furie nella, seguitissimo in tutto il pianeta, operazione dell’alleanza dei quattro eserciti; il travestimento però servì alla mia padrona che essendo una preda di trafficanti e cacciatori di teste era un prelibato bottino. Con disinvoltura e modesti abiti da mercanti ci feci passare per una coppia di giramondo e ci feci dare una stanza abbastanza isolata dagli altri condomini “per non disturbare nessuno durante la notte”, e che fece imbarazzare la interessata e la padrona del locale che non chiese altro.


<<era proprio necessario farci passare per una coppia e dirgli quelle COSE? Non potevamo essere fratelli o cugini o cacciatori o cose del genere? >>

<<No, non saremmo stati credibili. Io probabilmente Sì, ma non credo che voi avreste retto il gioco, con quella vostra timidezza la parte della moglie gli si addice. Non è un offesa ma un complimento.>>

Lei che già stava per ribattere vigorosamente venne spiazzata non sapendo che dire se non ringraziare per il complimento non troppo convinta che lo fosse. <<io preparo tutto per quando andremo, intanto il bagno è libero e ne può usufruire quanto vuole, nel caso arriva la cena l’avviso. >>

<<bene, allora sta in guardia… io vado finalmente a farmi un bagno. >>






<<allora mia dolce e bella collega che problemi attanagliano il tuo cuore? Che cosa ti ha portato qui, in questa stanza con chi una volta fu tua nemica?>>

<<che problemi hai tu? Un momento sei allegra e solare e un altro cupa e misteriosa, entri in bagno, fai quelle cose imbarazzanti, mi tocchi… io non sono come voi Persone! >>, rispose decisamente alterata e esageratamente per qualcosa di così piccolo.

<<vuoi sapere che problema ho? >>, domandò sbottonandosi la camicetta, che era l’unica cosa oltre agli slip che indossava. <<ho un demone nel mio corpo.>> Una sorta di groviglio pulsante di vene sottocutanee brillavano tenuemente di un rosso vivo proprio in mezzo al suo prosperoso petto delineando centralmente e per quasi metà della loro grandezza i seni.

<<che diavolo… è orribile, com’è successo? Chi te l’ha fatto, dobbiamo->> Mia prese il viso sconvolto della Nativa fra le mani cercando di calmarla.

<<non hai capito… è grazie a questo, a lei… se sono viva. >> Aura non poté far altro che guardare il viso della ragazza i cui occhi mostravano la doppia natura, uno di essi era di un violaceo serpentino acceso, come fosse quello di un mostro, di un demone. <<lei mi tiene in vita, sana, forte e libera di esprimere ciò che provo, e chiede solo di… farne parte.>>

<<che cos’ha il tuo corpo? Stai forse… morendo? >> il tono d’apprensione della Nativa sciolse completamente il cuore della ragazza che strinse a se la bianca compagna.

<<No, non morirò. Rimarrò ancora per molto a stuzzicarti. Sei così carina quando sei così docile… mi viene voglia di mangiarti a forza di carezze e coccole.>> e così fece facendo fare dei strani versi alla Nativa. <<Il mio corpo è debole, dalla nascita ma io avendo un indole avventuriera l’ho portato oltre i limiti, quando ci scontrammo sapevo che non mi rimaneva molto tempo ma volevo stare con chi amavo, fino all’ultimo… e poi è successo quello che tutti sappiamo. È dopo quella faccenda che io e Lei ci incontrammo e diventammo una cosa sola, mi disse chi era e come era arrivata da me. >>

<<da una nostra vecchia conoscenza, hai detto. Intendi… >>

<<colui che non è morto in quella caverna e che ha fatto urlare quella cosa oltre la falla nel cielo, il tuo amato Ray. È stato lui a unirci in questo corpo dopo averla tenuta in vita nel suo, a grande prezzo purtroppo. >> Aura fece come lei le aveva fatto, prese il suo viso tra le sue morbide e candide mani.

<<non ti devi, non dovete sentirvi in colpa… lui fa sempre così, le piace aiutare le belle ragazze in difficoltà. >>

<<… e non esita nel lasciarle, un vero Casanova. >> l’espressione della Nativa non diede spazzi a dubbi. <<è da quel che vedo non lo vedi solo come colui che ti ha cresciuta, non è vero? >> Aura non rispose distogliendo lo sguardo, Mia la prese di forza buttandola sul letto e salendo gli sopra a bloccarla. <<allora piccola Aura che cos’è per te lui? non è forse l’amore della tua vita?>> La Nativa rimase qualche altro istante in silenzio sperando che Mia desistette ma fu inutile, era irremovibile.

<<che vuoi che ti risponda? Che lo amo? Sì, io lo amo. Dal primo momento che lo vidi, lì a combattere contro quei mostri per una Nativa ferita e la figlia che non conosceva, a piangere per mia madre, a prendersi cura di me, ogni istante passato da sola con lui era splendido… >>

<<ma poi ritornò lei, e tu passasti in secondo piano, vero? >>

<<lo so che è orribile da pensare ma io… quasi la odiavo, me lo portava via ogni volta che ero con lui, e lui pensava solo a lei, parlava solo di lei e io… Soffrivo ma, quei pochi istanti insieme erano i più belli, quanto avrei voluto potergli dire cosa provavo, se solo fossi riuscita a parlargli alla sua anima...>>

<<ma quando lo hai potuto fare era tardi, lei era morta e lui vedeva solo la vendetta, hai dovuto reprimere tutto e stargli lo stesso accanto senza che sapesse cosa era lui per te. Conosco la sensazione, ma devi trovare la forza di dirgli tutta la verità, tutto quanto. Sappiamo entrambe che non è morto, è uno davvero difficile da ammazzare, e quasi innervosente>>, disse prendendolo sullo scherzare alleggerendo l’atmosfera e lo stato della compagna che a quel punto si lasciò andare tra le braccia della compagna, entrambe sprofondando sul morbido lettone. <<senti, non è che mi racconteresti una storia di te e Ray, così per passare il tempo, e magari entrare in intimità? >>

<<ma siamo già in intimità, ti sto tra le braccia come se fossi la sua amante ma… se è quello che vuoi te ne racconto una, una davvero imbarazzante ma in cambio devi dirmi, demone, in che rapporti sei con il mio amato. >>

<<oh, come siamo diventate audaci, “il mio amato”, stai facendo progressi. La storia è semplice ma prima la tua, voglio davvero sapere che cose scabrose hai fatto con lui. >>

<<sei subdola, ti avevo detto dopo di te… >> Mia per convincerla la riempì di coccole, parole dolci e abbracci facendola desistere.

<<cavolo, sei davvero un demone. Allora, è successo più o meno tre mesi dopo che ci siamo incontrati e lui come sempre era con Pam, ogni ora, ogni giorno ma quel giorno stranamente non erano insieme perciò andai a cercarlo, perlustrai tutto il tempio senza trovarlo e lì per lì, ero molto piccola, pensai che se ne fosse andato e mi avesse abbandonato. Disperata come non mai misi sottosopra tutto il tempio facendo arrabbiare molto gli studenti e i monaci ma non mi interessava, volevo Ray. Alla fine arrabbiata e disperata corsi nel bosco per andare nell’unico posto dove mi sarei calmata, dove Ray seppellì mia madre; appena arrivai scoppiai in lacrime come una neonata, una scena davvero brutta. All’improvviso vedo Ray sbucare dall’acqua e li non capisco più nulla e gli salta addosso felice come non mai.

Il fatto è che fu la prima volta che mi trasformai e… successe proprio mentre gli salta addosso, ero nuda e… anche lui. >> la Nativa era paonazza al raccontare quel ultimo dettaglio che fece incuriosire la compagna ancor di più. <<lui mi prese al volo e cademmo entrambi in acqua, in quella forma quasi affogai, lui mi Tiro fuori e mi salvò di nuovo, la cosa più imbarazzante fu dopo: non riuscivo a tornare normale e con tutte le ferite che mi ero fatto al tempio e nel bosco ero davvero messa male e Ray…>>

<<te le hai medicare mentre eri in quella forma… nuda? >> Il cenno di conferma pesantemente imbarazzato fece scoppiare Mia in una serie di abbracci e coccole di consolazione tra le parole di conforto per l’imbarazzante approccio di conquista di una piccola Nativa davvero infatuata.

<<eri piccola, non sapevi come fare, non vergognartene anche se… >>

<<così non mi aiuti però, ero davvero innamorata e non sapevo come farglielo capire>>, borbotto soffocando la voce nel petto dell’amica che le accarezzava la testa dandogli comprensione.

<<eri piccola, è normale. Ora tocca a me raccontarti di lui, e purtroppo non è così interessante coma la tua ma forse potrebbe darti una dritta su che strada prendere mia amata e morbida principessa Nativa.>> Aura alzò lo sguardo alla compagna al sentire quel aggettivo a chiedersi cosa sapesse. <<so cosa ti stai chiedendo ma prima la mia storia, mettiti comoda che si inizia. >> Aura si sistemò sul corpo della collega usando le sua gambe come cuscino mentre la bionda iniziava il racconto.

<<tempo fa fui coinvolta nella più grande battaglia di questo mondo: quando i figli dei Titani si professarono Dei a guida di un altro mondo sotto lo sguardo del creatore, i Titani, che scesero per compassione per i demoni sul mondo chiesero aiuto e alcuni di noi. Sentendo ancora quel legame di fratellanza accorremmo in loro aiuto dando iniziò insieme agli Umani allo spatrio degli Dei su Raicos. Dopo anni di guerra finalmente la pace giunse nei due mondi e i Titani ne uscirono vincitori insieme a noi e agli uomini che si stanziarono su questo mondo, dando iniziò con l’avvento delle muta forma alla razza delle Persone… le quali poi si rivoltarono contro di noi ma questo è un’altra cosa. Fatto sta che Finì nel Tartaro con gli altri e poiché non potevo tornare “a casa” vagai tra coloro che avevo con fatica imprigionato lì cercando di passare il tempo e poi arrivò lui: lo capì che era diverso e lo segui nella sua ricerca che lo portò nel buio più oscuro di quel posto… mai visto una strage così immane per mano di qualcuno e mai visto tanta compassione per uno della mia razza, mi salvò quando coloro che volevo proteggere mi tradirono e… letteralmente mi decapitarono. Io gli forgiai un arma che lo avrebbe divorato e mi feci carico di tutte le morti che aveva compiuto, contro la sua volontà consumando il mio corpo nelle fiamme immortali traviato da un dolore immane, ma lui mi trascinò via e… prese la mia Anima nel suo corpo nutrendo quel poco di quel mio corpo consumato a cui ero legata come ad un filo, per anni crebbi in lui consumandolo senza poter fermarmi debole com’ero, finché non vidi un'altra anima debole e vogliosa di forza come me, una ragazza con uno spirito forte e guerriero. Dissi che volevo unirmi a lei e dargli sostegno, essere ciò che gli mancava per raggiungere la completezza di entrambe, di diventare un'unica donna dalle due Anime ed eccoci qui. Non male come storia, vero? >>

<<bellissima, perché è vera e dice ciò che siete, che provate. >>

<<beh, grazie di avermi ascoltata, è bello dirlo a qualcuno. Se avrai mai bisogno di sfogarti, Mia Gremory Valerie è sempre a tua disposizione. >>

<<lo apprezzo, grazie. >>

Aura si alzò avviandosi verso la finestra della stanza da cui entrava una fredda aria che insieme alla notte portava un abbondante pioggia che già si faceva sentire forte e chiara, un lungo brivido la scosse mentre la chiuse tirando le tende stringendosi nello stretto pigiama.

<<stasera farà molto freddo, me lo sento >>, disse alla compagna che già sotto le coperte fece cenno alla Nativa di fargli compagnia. <<senza dubbio. >>

Aura si tuffò sul letto stringendosi a Mia che avvolse entrambe nelle calde coperte lasciandosi andare al dolce suono della pioggia, al tepore del letto e alla sicurezza di essere accanto a qualcuno di amato e fidato.






<<Perché dormi sul divano? Il letto è grande, puoi dormirci ai piedi così se mi assaltato sei subito qui? >> la guardai con una domanda che mi si leggera chiara in faccia: sei seria?

<<Non la assalterà nessuno, per questa notte almeno, e poi il divano dista un metro dal letto, sono davanti a lei perciò dorma e si riposi che domani dobbiamo partire presto>>, buttati il cappotto sul giaciglio e mi ci sdraiai alla buona cercando una posizione per dormire.

<<senti… non è che mi diresti qualcosa di te. Non riesco ad addormentarmi, se vuoi ti dico qualcosa di me… >>

<<quello che mi serve sapere lo so già, ho un debito con voi e devo pagarlo, mi basta questo. >> la giovane padrona non fu però felice della risposta e rimase in silenzio con l’amaro in bocca, solo per qualche istante però.

<<io sono la principessa del regno, dovresti mostrarmi più rispetto! >> sbottò all’improvviso levandosi le coperte e fissandomi con aria minacciosa e sicura di sé. <<ti ordino di dirmi qualcosa di te, subito! >> le rivolsi di nuovo lo stesso sguardo ma anche se andò a segno non fece demordere la ragazza.

<<non lo vuoi davvero, vuoi solo che diventi un altro passatempo nel frattempo che ti riporto a casa per poi dimenticarti della mia esistenza. Le persone come voi sono per la maggior parte così, per questo dico che non vuoi davvero sapere di me. >>

<<non è vero! tutti criticano questo lato di me ma a me importa davvero di chi mi circonda, chiunque siano, per me non c’è distinzione ed è forse… per questo che la nobiltà mi vorrebbe… >>

<<ogni mondo ha i suoi problemi ma molti si assomigliano a quelli del mio, forse ho parlato troppo senza sapere, e per questo vi chiedo scusa ma davvero, riposatevi, meglio che non sappia nulla su di me. >> spendi la luce facendo piombare la stanza nel buio e nel silenzio se non per il rumore della pioggia battente.

<<mi sarebbe bastato anche il tuo nome, cavolo… >>, borbottò fra se per nulla soddisfatta di come era andata la chiacchierata.

<<Ray, ora Zitta e dormi… questo è l’ultimo avviso. >>

<<allora buona notte… Ray>>, disse soddisfatta gongolandosi tra le coperte.




Il tocco del sole, il suono dei volatili e il calore del corpo dell’amica svegliarono dolcemente la Nativa avvolta dal braccio di Mia attorno alla scoperta vita. Aura si voltò su se stessa trovandosi la sua faccia di fronte ancora addormentata e sporcata dai ribelli capelli biondi, con le feline orecchio gli fece il solletico svegliando dolcemente anche lei dopo un debole starnuto soffocato.

<<buongiorno Aura, sei bella anche appena sveglia… non vale>>, disse stringendola a se facendo finta di morderla.

<<smettila, è ora di alzarci. Abbiamo un lavoro da fare, ricordi? >>

<<certo, ma sei così morbida che mi viene voglia di rimanere qui per tutto il giorno.>> Aura si alzò in piedi, aprì le finestre e levò le coperte alla collega intimandola di nuovo ad alzarsi, inutilmente.

<<CATTIVA, lasciami dormire ancora un po', è ancora presto… >>

<<va bene, e io che volevo lasciarti accarezzarmi la coda ma… hai da fare. Io allora vado a fare colazione, a dopo. >>

<<va bene, mi avevi già convinto con “volevo lasciarti”, dammi due minuti e sono subito da te. >>

<<bene, prendo la colazione che ci stanno portando in questo momento.>> non passarono dieci secondi che qualcuno bussò annunciando di portare il pasto in questione. <<ti aspetto di là. >>

Mia si levò la camicetta da notte, si mise un paio di stretti pantaloni in pelle e un top nero lasciando stare il resto per dopo raggiungendo l’amica per fare colazione insieme, poco prima che il cameriere lasciasse la stanza per andare nella successiva dalla quale però non ci fu risposta.

<<mi scusi ma stiamo andando via adesso, per cui se potesse metterci da portare via sarebbe fantastico.>> Il cameriere fece come chiesto e ci fece strada verso l’atrio del locale dove saldammo il debito e ripartiamo subito.


<<che c’è? Ho forse un cattivo odore? >>, chiese annusandosi.

<<No, è che mi era sembrato di aver sentito un odore famigliare ma… niente, lascia stare. E ora che si fa…? >>

<<seguiamo quella pista è vediamo se questa banda sa qualcosa, forse riusciremo a capire chi è riuscito a sfuggire a quello che hanno ammazzato il suo gruppo. >>

<<già, ma non intendevo quello, cioè fra di noi, dopo ieri sera… credi che possiamo davvero essere così intime o me lo sono solo immaginato. Lo so, è stupido, lascia stare.>> Mia prese la mano dell’amica calmandola subito.

<<ero seria, io ci sono per te e se per te va bene essere amica e così intima con una ex ricercata e mezzo demone come me, sarei davvero una donna felice. >>

<<certo che mi va bene, era solo che non avevo mai condiviso nulla con qualcuno a parte lui, ed è stato bellissimo e volevo solo che non fosse l’ultima volta. >>

<<e non lo sarà mia soffice amica ma prima devo riscuotere, fammi toccare la tua coda. È da giorni che volevo farlo. >> Aura con enorme imbarazzo lasciò fare alla donna come volle lasciando alla sua mercé una parte di lei decisamente molto sensibile agli stimoli, che provocarono estasiati reazioni alla Nativa, che ne uscì senza forze.

<<È stato… intenso, ora prepariamoci! Si lavora! >>

Le soldatesse lasciarono l’ostello qualche decina di minuti dopo la colazione, dopo una veloce perlustrazione dei dintorni andarono nel luogo dove avrebbero trovato chi sapeva ciò che volevano. Purtroppo la cosa non fu facile per le due visto che trovarono ad aspettare una armata resistenza, ma per le due fu cosa di qualche minuto.



Enormi esplosioni e lampi di luce incuriosirono coloro che passeggiavano distanti da quel luogo, che fece scappare chi ne era abbastanza vicino da vedere il motivo di tanto trambusto. Enormi mezzi corazzata e non, si riversavano tra le baracche della zona e le strade, mentre coloro che ancora si reggeva o in piedi, feriti più o meno gravemente, scappavano a gambe legate abbandonando i compagni meno fortunati e tutto l’armamentario del tutto inutilizzato contro il duo.

Mia prese il pesce più grosso trascinandolo per il capelli tra le Macerie ei detriti scaraventandolo attraverso una finestra in un abbandonato e malconcio bar procurandogli altri tagli e fratture. Aura che entrò dalla porta sul retrò pulendosi le mani mentre alle sue spalle su chiuse la porta a mascherare la pila di uomini feriti e sanguinante che si era lasciata dietro; prese l’uomo per il collo e lo buttò su una sedia mettendolo con le spalle al muro prima dell’arrivo della collega.

<<è questo il benvenuto che riservate ai soldati dei quattro stati, non molto accogliente per uno del regno centrale>>, disse conficcato la punta di una delle sue spade sulla gamba dell’uomo che urlò terribilmente dal dolore.

<<ma potresti rifarti se ci dici dove si trova quel criminale che stava dando la caccia alla ragazza insieme ai suoi, e magari potresti anche costituirti.>> L’uomo nonostante il dolore rimase in silenzio non lasciando altra scelta a Mia che lasciar fare ad Aura.

<<tocca a te, con me non vuole parlare.>> Aura acconsentì con la testa; la Nativa conficcò quattro dita sulla ferita alla gamba tirando con forza come a volergliela strappare mentre le sue urla si issavano a parer un dannato dell’inferno.

<<è a Gryn, è a Gryn dai suoi capi! Per favore Fermati! >>, spifferò ormai al limite del dolore dopo così poco.

<<bene, ora rimani qui, una squadra sta arrivando a medicarvi ed arrestarvi. Mia muoviamoci, Gryn non è molto lontano dalla capitale, ho un brutto presentimento.

<<credi che… >>

<<È l’ipotesi più probabile e spero non sia così altrimenti potremmo non arrivare in tempo. >>

<<che si fa? possiamo andare con Roy ma ci scoprirebbero subito e chissà che succederà.>> Aura si levò il borsone appoggiandosi a terra e levandosi di fretta i vestiti. <<non è ortodosso ma visto che ormai siamo a questo punto…>> Mia capì subito che stava facendo e non riuscì a mascherare l’emozione. Quando Aura si svestì totalmente si trasformò lasciando il borsone all’amica indicandogli di salirgli in groppa.

<<finalmente, da ora in poi voglio andare in missione solo con te! >> Mia gli salì in groppa e partirono a gran velocità, lasciando velocemente la zona mente all’orizzonte giungevano le squadre di soccorso e di rinforzo a sistemare la zona e i criminali, lieti che le due se ne fossero andate.






<<penso che potremmo smettere con tutte queste formalità e parlarci come… due normali ragazzi della nostra età? >>

<<è quanti anni crede che io abbia? >>

<<venti? >>, disse azzardando un numero andandoci terribilmente vicino.

<<va bene, quindi come ti chiamo? Principessa, ragazza, moretta? >>

<<no, chiami Karina Lisa, per gli ami… chiamami pure Lisa. >>

<< bene, ora preparati a lanciare la corda a quel appiglio, siamo dall’altra parte della riva.>> con gran precisione riuscì nel intento al primo colpo rendendoci l’attacco al piccolo molo di legno in mezzo alla foresta decisamente veloce.

<<quindi appena attraversata questa parte di foresta saremo alle porte della capitale? >>

<<GIÀ, ma pensiamo prima alla foresta. >>

<<che vuoi dire? >>

<<è giorno, il tempo è soleggiato e ventilato eppure non si sente un anima viva tranne… >> non feci in tempo a capire di cosa si trattasse che la ragazza corse a tutta fette in mezzo alla vegetazione.

<<mamma, papà! siete voi?! >>, si mise ad urlare inoltrandosi sempre più in quel territorio decisamente allibito a trappola.

<<tempismo, è questo il segreto. >> presi la nostra roba caricandomela in spalle e senza fetta seguì le tracce lasciate dalla principessa.


Spezzando i leggeri rami sulla sua strada, sprofondando tra il lieve fango sul soffice terreno, col leggero vento freddo sul volto si trascinò con forza verso le voci, voci amorevoli e sempre più vicine che la riempivano di nuova vita; con voce rauca e quasi assente li chiamava a sé tra le lacrime, tra quella fetta di avvolgente vegetazione che l’impediva di ritornare dall’amata famiglia. Solo quando ne vide finalmente la fine si sbilanciò in avanti in un balzo di disperazione più che di speranza sbucandone come da un buio baratro cadendo tra le braccia dell’amorevole madre che, dopo lunghi e sofferti giorni, ritrovava la sua adorata figlia piangendo lucenti lacrime di gioia.

La figlia, felice come mai in vita sua, alzò finalmente lo sguardo sul volto della madre scoprendo che tali lacrime non erano solo di gioia, finalmente rendendosi conto di ciò che la circondava vide l’enorme squadra di mercenari che li circondava e nei fuochi del cerchio di portatori di morte lei, sua madre e il padre, sdraiato a terra martoriato, in stato di semi incoscienza; poco distante il fratello era in ginocchio che riversava in condizioni peggiori del sovrano: il viso gonfio e sanguinante fecero urlare la sorella dal dolore zittendo ogni Nativo e il vento stesso.

Prima che qualcuno potesse dire o fare qualsivoglia cosa, da oltre gli enormi camion e macchinari lì parcheggiati dai criminali, sbucò agile e leggiadra Aura con in groppa Mia, entrambe sporche, sudate e rabbiose come mai prima.

<<ci avete fatto fare un bel po' di strada e fatto male a molti dei vostri, siamo zuppe del loro sangue ma… alla fine siamo qui, tutti quanti. >>

Mia scese sguainando le spade mentre Aura assumendo la sua falsa forma tirò fuori gli artigli.

Uno dei rapitori fece un veloce cenno e le due si trovarono circondate, ma per nulla timorose. L’uomo si avvicino alle due e dopo aversi guardato attorno si levo la mantella mostrando il glorioso uniforme del capo dell’esercito centrale. Ai regnanti fu chiaro a quel punto la situazione e con le poche forze che avevano espressero tutto il loro odio per un tale tradimento.

<<non c’è bisogno di essere così volgari, almeno potevate aspettare la fine di tutto, così l’immagine di voi schifosi pacifisti sarebbe rimasta intatta, ma non posso biasimarvi. Mi spiace che voi “ragazze” dobbiate morire, mi piace come fanno le cose nel vostro esercito, tutto di nascosto e con efficacia, sicuramente anche voi sarete al oscuro di alcuni fatti ma, con dispiacere vi devo dire… addio. Ma sapendo quanto siete forti, ho preso precauzioni; ragazzi dategli il via.>>

Uno dei suoi uomini prese in mano una radio e diede l’ordine di fare fuoco, subito un forte ronzio riempì l’aria e il generale si preparò ad assistere al massacro. <<non siamo solo questi, abbiano anche una navetta presa in prestito dal vostro arsenale e fa il caso “vostro”, buon viaggio.>>

Il ronzio si fece sempre più forte ma le due erano impassibili, il che fece preoccupare il manipolo di mercenari, il ronzio in un attimo si trasformò in un possente boato che precedette l’esplosione nel lago poco distante portando un’insolita pioggia nella zona.

Fulmini e saette avvolsero le due guerriere che di quella pioggia di lago l’avevano trasformata in un arma mortale mettendo tutti in allerta; eppure il generale non ne sembrò per nulla turbato.


<<avrei dovuto prevederlo, va bene allora facciamo così…>>, l’uomo fece cenno ai soldati che iniziarono subito a sparare a raffica sulle due soldatesse che, con il muro elettrico che l’avvolgevano non sentirono niente se non una sordo rumore simile a pioggia sull’asfalto.

<<avete finito? abbiamo un lavoro da fare e… voglio finirlo il prima possibile>>, disse Mia parando gli ultimi colpi con la spada deviandoli verso i nemici ma non era del tutto finita.

<<allora, arrendetevi ragazze altrimenti vi giuro che la regina avrà più di un buco con cui respirare>>, minacciò il capo puntando l’arma alla donna dritto sui polmoni mentre l’usava come scudo.

<<madre, no!>>, urlò la principessa subito bloccata subito da Aura, cui sguardo era terribilmente serio. <<lasciala stare, lei… lei non ha fatto nulla.>>

<<nessuno è innocente, anche lei nel suo silenzio ha contribuito al decadimento militare del nostro regno, prenditela con tuo padre se le accadrà qualcosa. Allora bellezze, che ne dite di lasciarci fare qui e non ve ne andate per la vostra strada?>>

Le due soldatesse dovettero fare come disse e a mani alzate dietro la nuca si inginocchiarono in segno di resa. <<bene, è così che dovrebbero essere le donne, ora… uccidetele.>> i soldati senza esitare misero mano alle armi e fecero fuoco.

In un istante di ripresa, di lucidità, dopo sonori sevizi, il principe vide ciò che stava succedendo, lo capì e agì: con forza si rialzò da terra e in un attimo scattò verso le due soldatesse placcandole, a levargli dalla traiettoria di tiro, mentre le ultime forze lo abbandonavano nel violento scontro al terreno ispido. <<salvateli, vi… prego.>>

<<sarà fatto>>, promise la Nativa rialzandosi da terra, e con un lazo fatto di energia, colpì le armi degli uomini fulminandoli sul colpo mentre, dalle sue spalle, armata di pistola Mia fece fuoco su coloro che, appostati sui grossi mezzi di trasporto, stavano a fare da retroguardia.

Ma nemmeno i riflessi nella sua forma Nativa furono abbastanza veloci da evitare che il generale, infastidito da tanta disobbedienza, compiesse la sua minaccia sparando a bruciapelo sulla regina, cui gemiti, riecheggiarono dolenti nelle orecchie degli ascoltatori.

Le urla del re e della principessa si issarono al vento traviando i cuori sensibili e facendo scappare i Nativi della zona traviati da tali atroci sofferenze. Il generale a quel punto lasciò cadere la donna a terra e con i pochi rimasti prese il mezzo più vicino, e coperto da raffiche di fuoco delle poche armi, si allontanò nella vegetazione minacciando del suo ritorno.

<<tesoro, amore mio!>>, urlò il re prendendo tra le braccia la regina morente mentre i figli si accingevano verso di loro. La donna era serena mentre velocemente perdeva colorito e vita, con dolcezza accarezzò il viso del marito che cercò inutilmente di tappare i fori dei proiettili, fermandolo dal suo gesto. Le sue mani accarezzarono anche il viso dei figli, cui lacrime stavano già sgorgando, per poi stringerli a sé, i capelli rossicci a soffocare i pianti mentre lo sguardo si rivolgeva al cielo limpido tagliato da un leggero arcobaleno, un’ultima immagine con cui andarsene con serenità, una serenità che era stata spezzata dal rapimento della figlia e che lì, in quel momento, era di nuovo con lei.

<<non… possiamo fare niente?>>, domandò a malincuore Mia sentendosi il cuore stringerglisi nel petto nel vedere quella scena.

<<No, non possiamo che guardare. Che la Titanide porti la sua anima nella pace eterna e serena.>> le due sentendo ancora il rumore del mezzo del carnefice erano sul punto di far giustizia quando un altro rumore le catturò.





Riemersi dall’acqua schivando qualche rottame, che ancora in fiamme, si trovava sulla mia strada per poi risalire sul piccolo molo; dai un ultima occhiata alla carcassa del mezzo che avevo abbattuto prima di entrare nella selva.

Da pochi minuti mi ero distaccato dalla mia padrona ma era come se la sentisse, anche se qualcos’altro sentivo stava per succedere. Qualcosa nell’aria mi prese, bloccandomi sul posto, come un aroma, una presenza famigliare che cercava di parlarmi, una voce che si faceva strada tra il vento e le voci della foresta, una voce che mi raggiunse insieme al suono di spari e di un urlo di orrore.

Attraversai il lembo di terra che mi divideva da quelle voci arrivando al luogo dove si era consumata una strage, dove fuoco e distruzione facevano da sfondo ad una famiglia che piangeva la matriarca sul punto di lasciarli, ma ciò che mi colse era qualcosa che già avevo visto e sentito, una sensazione che cresceva, una dolce e calda sensazione che stava crescendo come la tensione che si sentiva nell’aria.

<<Ray? Sei… tu?>>, domandò Aura con un filo di voce, ma prima che potesse muoversi Mia si fece avanti e non con i suoi soliti modi.

<<vedo che sei ancora vivo, almeno avrò ancora qualcuno con cui divertirmi, che ci fai qui?>>

<<Gremory, vedo che hai legato. Mi spiace ma…>>

<<già, lo sento anch’io. Sta per arrivare, non abbiamo molto tempo, purtroppo lei sta per lasciarci a meno che…>>

<<lo so, ho un dovere verso la figlia e dobbiamo sbrigarci.>> Mi avvicinai alla morente e con l’auto della figlia feci allontanare tutti.

<<mia regina, ho bisogno del suo aiuto, deve rilassarsi e cercare di concentrarsi su… qualcosa a cui tiene, si focalizzi su quello e deve mostrarmi il suo stemma.>> la donna sorrise e acconsentì, si levò parte del vestito insanguinato mostrando lo stemma all’altezza del ventre cui ardore si stava spegnendo; togliendo i guanti appoggiai entrambe le mani sul marchio sentendo il calore della vita che si stava affievolendo.

<<cosa sta facendo a mia moglie, levi->> la principessa fermò il padre che, distrutto, ormai non ragionava lucidamente, a calmarlo ci fu anche il tramortito fratello che credeva nella sorella più di chiunque altro.

<<che state facendo?>>, chiese Aura al Demone che avvicinatosi a me aveva praticato dei piccoli tagli sulle cicatrici sui miei palmi.

<<adesso lo vedrai, è una cosa che fece molto tempo fa. Una cosa che mi ha dato speranza e per cui ho dato il mio corpo, come compenso o… regalo.>>

Gremory prese l’amica dalle spalle stringendola a se e allontanandola di qualche passo intimando anche agli altri di farlo.

La donna ansimava vistosamente mentre conati di sangue gli sporcavano la bocca e il viso, lasciai il sangue fluire dalle mani sullo stemma che subito prese a brillare coma non mai e al contempo il dolore si intensificò a tal punto da sembrare migliaia di lame che mi scavavano la pelle mente la carne bruciava e i nervi si sfibravano, eppure sommessi le urla stringendo i denti fino a far sanguinare le gengive mentre lacrime di catrame mi oscuravano gli occhi a coprirmi dalla luce che il corpo della regina emanava; una luce che illuminò l’intera foresta caricandola di un energia nuova, come fossero onde di vento di giada, dal terreno si issavano al cielo a formare un calice crescente cui coppa si espandeva su tutta la foresta a mostrarsi a tutto il regno.

La regina, travolta da quella energia, non urlava ne gemeva ma ispirava nuova vita mentre quel mio sangue nero scorreva nelle sue vene calmando gli spasmi, curando le ferite e mettendo in moto di nuovo il suo essere e il suo Vox, che si issò mostrandosi rinato da quel calice colmo nella sua immensità, emerse come una regina, la divina Niuka, dal capo munito di corna e dalla coda di drago, splendente nella sua armatura di fuoco. La dea posò lo sguardo su coloro che attorniano la propria anima e con circospetto mi trapassò con quei occhi per poi ritornare nel corpo della regina, che in uno spiccato respiro liberatorio sembrò ritornare tra i vivi.

Di ripulso fui sbalzato dall’ondata d’urto contro uno dei mezzi distrutti dei mercenari, procurandomi un profondo taglio al braccio sinistro da una lamiera rovente, le mie urla per fortuna non fecero distrarre i presenti dalla miracolosa cura della regina cui ferite si erano totalmente rimarginata, mentre lei un po’ frastornata abbracciò con gioia i figli e il marito con lacrime dalla gioia. Gremory estranea a tanta dimostrazione di amore si avvicinò a me estraendomi la ferraglia dal braccio e dandomi un “bacino” di consolazione mi aiutò ad alzarmi e fasciarmi di nuovo il braccio.

<<mi sei mancato “mio signore” …>>

<<ancora con questa storia, ti piace proprio infastidirmi eh? comunque grazie.>>

<<che vuoi dire?>>

<<per averla salvata, entrambe. Dopotutto non sei cattiva quando non vuoi esserlo o almeno lo nascondi bene.>>

<<ho imparato dal migliore, e devo dire che ho molta strada per raggiugere il suo livello… potresti ingannare anche i signori di questo mondo.>> capì bene quello che intendeva e di risposta gli sorrisi.

<<ora che ho compiuto il mio compito e vi ho rivisto posso andarmene, non abbiamo più nulla da dirci.>>

<<aspetta! Ray non scappare! Io…>> Aura con fatica tremenda provava a fermare i sentimenti e ragionare lucidamente ma con difficoltà. <<quello che ti ho detto… io, cioè…>>

<<mi è sembrato chiaro, quel segreto, uno dei tanti che mi hai nascosto lo hai rivelato lì, di fronte a tutti… pensando che fossi morto o che così magari se stavo nei miei attimi ultimi ti saresti liberata del fardello ma… ero vivo, oltre quella coltre di polvere e macerie, proprio di fronte a te, ti ho vista, ti ho sentita mentre dicevi quelle parole… cariche di odio, di amore, di rimpianto. Sei cresciuta e solo ora lo vedo. Grazie, grazie Aura; se non mi avessi detto quella verità ciò che devo fare mi avrebbe fatto soffrire ancora di più ma ora… vado e lo faccio libero, grazie a te.>>

<<aspetta ragazzo>>, disse con voce fiocca la regina fermandomi proprio prima che mi avviassi. <<hai salvato nostra figlia, l’hai portata fin qui e mi hai salvata…>> a terminate il discorso ci pensò il marito.

<<… il nostro regno gode di molti privilegi e tu ne godrai di tutti, sei nostro ospite d’onore chiunque tu sia.>>

<<lui è l’uomo che mi ha cambiato, anni fa>>, disse il figlio ripresosi dai duri colpi riconoscendomi.

<<hai seguito il mio consiglio, cavaliere dall’armatura troppo pesante. E cosi sei un principe, te l’eri scordato sotto il peso di quell’elmo? Accetto la vostra ricompensa.>>

<<allora permetteteci di accompagnarvi, di scortarvi fino al castello. Il generale potrebbe tentare ancora alle vostre vite.>> le parole di Gremory però non convinsero del tutto i regnanti, a quel punto fu la dolce e solare Mia a fare. <<saremo solo delle ambasciatrici del esercito, lasceremo tutte le armi e se ci fosse anche il solo sospetto che vorremmo arrestarlo potrete cacciarci, e poi noi tre ci conosciamo da tempo, vorrei passare un po’ di tempo in tranquillità.>>

<<acconsento la vostra richiesta, ora è meglio andare>>, suggerì il principe aiutando i genitori e la sorella a rialzarsi.

<<posso?>>, chiesi a Mia che non ebbe obbiezioni; con un potente fischio richiamai il messaggero nero che piombò in un istante spiegando le possenti ali aquiline di un nero porpora, più possente, più magnifico che mai, come una nera fenice. <<sei bellissimo Roy, mi mancavi.>> il volatile rispose gaiamente inchinandosi per far salire tutti e dopo un paio di minuti si poté partire.


<<Ray che fai, dobbiamo andare>>, si lamentò la principessa vedendomi semi nascosto dietro un cupa e ispida parete di roccia dall'insolita e tenebrosa ombra avvolgente.

<<a che punto sei?>>, disse una voce rauca proveniente da quell'ombra.

<<ho accettato e probabilmente è lì, l’incontrerò come da patto. È per lui che sono qui, per il figlio di un Titano tra le Persone, perciò voi…>>

<<Sì, avrai le tue risposte e… un varco per tornare a casa tua.>>

<<spero sia così.>>

<<se manterrai il patto così sarà, e per qualcuno di parola come te non ne ho dubbi. Digli che… suo padre gli vuole bene.>>


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