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Una storia di BrunoMagnolfi

Insopportabile.

Lo so, mio figlio era ancora troppo piccolo

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3 minuti

Pubblicato il 09 giugno 2020 in Avventura

Tags: #virus #raccontobreve #disagio

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Lo so, mio figlio era ancora troppo piccolo per comprendere da solo quello che realmente stava accadendo. E nonostante ogni sforzo che ho cercato di imporre anche a me stessa per portarlo minimamente a riflettere sulla necessità di adottare certi comportamenti in questo difficile periodo, lui alla fine ha deciso ogni volta di fare a malapena quello che gli chiedevo, come per un semplice favore alla sua mamma, e nient’altro. Ho cercato più volte anche di mettermi nei suoi panni, e quindi di tornare ogni volta a spiegargli il motivo per cui non era possibile andare ai giardini insieme agli altri bambini del quartiere che lui conosce, oppure a trovare suo cugino più grande di due anni come qualche mese addietro facevamo. Ma lui ha proseguito a lamentarsi costantemente di qualsiasi cosa e dopo basta, tenendomi regolarmente il broncio.

“Sei cattiva”, mi ha anche detto qualche volta, come per far ricadere la colpa di tutto su di me, ed io mi sono limitata a sorridergli, tornando a spiegargli con pazienza come stavano davvero tutte le cose. Non è facile tirare su da soli un figlio come il mio, ed in più questo periodo così difficile non ci voleva proprio, né a me, e tantomeno a lui. Mi sono vista disperata in certe giornate, così ho alzato la voce, gli urlato contro, l’ho persino minacciato, lasciando da parte, almeno momentaneamente, ogni volontà di comprensione. Mi è venuto persino da piangere in qualche occasione, per la rabbia repressa, per la situazione, per la sfortuna tremenda di ritrovarmi in una condizione come questa. Adesso non so più cosa pensare: si può tornare fuori poco per volta, andare in giro, riassaporare un briciolo di normalità; ma il guaio è fatto: mio figlio mi guarda senza sorridermi, sembra non fidarsi più di quello che gli dico, e spesso decide di starsene in silenzio piuttosto che sentire ancora la mia voce che cerca soltanto di spiegargli le cose di sempre.

A me pare sia cresciuto estremamente in fretta durante questa semplice manciata di settimane, ed i suoi sentimenti verso di me sembrano aver virato verso il sospetto, l’incredulità, persino il dubbio, quando cerco solo di parlargli come sempre ho fatto. Lo so che non mi accetta, ed a me di controparte lui riesce sempre meno sopportabile, anche se non dovrei neppure pensare una cosa di questo genere. Certe volte in questi ultimi giorni vorrei quasi soffocarlo mentre dorme, e poi immediatamente andare a gettare il suo corpo da qualche parte, dentro un fosso d’acqua magari, che se lo porti via con la corrente. Non sono vere parole da mamma queste, lo so benissimo, però ci vuole comprensione anche nei miei confronti, perché io mi sento esasperata, non sopporto ancora questo andamento delle cose, ed avverto sempre più forte la necessità di riappropriarmi della mia esistenza. Ormai non telefono a nessuno, mi rinchiudo nei miei pensieri e mi limito ad incrociare uno sguardo carico di odio con mio figlio, regolarmente ricambiato con il suo modo di osservarmi.

Non può durare a lungo questa situazione, me ne rendo conto benissimo, ed aspetto da un momento all’altro che accada qualcosa di irreparabile. Devo difendermi, questo è il punto, perché so con certezza come lui adesso abbia maturato la forza necessaria per prendere un coltello da cucina e di recidermi la gola. Non gli posso permettere una cosa di quel genere, dopo tutto ciò che ho fatto nei momenti più difficili di questo periodo di chiusura claustrofobica. Devo stare attenta, studiare le sue mosse, attendere con calma che si scopra, che mostri le sue vere intenzioni, e poi sorprenderlo con uno studiato contropiede, neutralizzandolo in un attimo, e mostrandogli così in questa maniera che anche per conto mio si è superata ormai la soglia di qualsiasi sopportazione.


Bruno Magnolfi


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