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Una storia di Fiordaliso

Questa storia è presente nel magazine Libri

Giovanna la Pazza.

Una regina ribelle nella Spagna dell'Inquisizione

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6 minuti

Pubblicato il 21 ottobre 2018 in Recensioni

Tags: #Aragona #Castiglia #Inquisizione #Spagna #Storia

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Giovanna la Pazza

Una regina ribelle nella Spagna dell'Inquisizione


di Edgarda Ferri

Editore Oscar Mondadori STORIA

Titolo e sottotitolo di questo libro bastano da soli a commentare il contenuto storico e letterario abilmente indagato dalla Ferri.

La Spagna dell'Inquisizione dev'essere stata una Spagna del terrore per quanti non abbracciarono morale e religione cattolica. Non per niente i Re spagnoli che tra Quattrocento e Cinquecento, uniti in matrimonio, riunificarono la Spagna sotto l'egida di tale religione, furono definiti i Cattolicissimi. Cattolicissima, dunque, doveva essere la loro politica che, di fatto, annientò la diversità culturale (non solo religiosa) e avviò un periodo di decadimento economico per tutta la Nazione.


Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona hanno certamente avuto il merito di aver legato le regioni spagnole e le varie famiglie che dominavano separatamente i propri territori, costruendo l'idea nazionale di una Spagna unita, forte e cattolica. Il matrimonio stesso dei due regnanti nacque, come ovvio, con l'obiettivo ben chiaro ai due contraenti, i quali non solo accettarono il proprio destino ma lo dominarono pienamente!

Isabella di Castiglia fu una regina potente, amata dal suo popolo, rispettata e riconosciuta nella sua forza di guerriera che rispettò fino alla fine il proprio obiettivo, piegando il marito e il suo Stato al proprio volere di Regina, sebbene oggi direi combattesse per un'idea errata.

Isabella visse la sua vita lontana dal marito e spesso in viaggio in visita nei suoi ampi territori: voleva essere una regina presente.


Allo stesso modo impose la sua presenza, la sua forza dominante, anche sui suoi numerosi figli, scegliendo per ognuno di loro un matrimonio che potesse giovare in ogni caso alla madrepatria. Iniziò dal Portogallo e finì all'Inghilterra e alle Fiandre: ovunque una figlia dei Cattolicissimi fu utilizzata per siglare alleanze il cui fine ultimo doveva essere l'accerchiamento e l'isolamento della Francia (già di Luigi XI). All'interno della politica matrimoniale nessun figlio fu risparmiato: la primogenita Isabella fu inviata in Portogallo, l'ultima figlia, Caterina, fu fatta sposare al principe del Galles e poi ad Enrico VIII d'Inghilterra (dal cui matrimonio nascerà Maria Tudor); la penultima figlia, Maria, fu tenuta "di scorta" e poi prese il posto della sorella maggiore, dopo la sua morte.

Il destino degli altri due figli, Giovanni e Giovanna, fu legato alle Fiandre, e quindi al ramo Asburgo d'Austria, alla Germania, al Sacro Romano Impero e, in un certo modo, alla Francia stessa. Giovanni sposò Margherita d'Austria, mentre Giovanna sposò Filippo il Bello, figli dell'imperatore Massimiliano.

Due destini diversi, tuttavia, furono riservati agli sposi fratelli. Mentre Giovanni morì dopo il matrimonio, lasciando la vedova libera di rientrare in Borgogna e di essere destinata ad altri piani famigliari, Giovanna condusse una vita piuttosto lunga ma molto infelice, all'interno di una corte, quella di Fiandra, con cui non aveva nulla da condividere.


La vita spagnola di Giovanna, soprattutto vista all'interno del difficile rapporto d'amore-terrore con sua madre, era stata una vita semplice, senza sfarzi, tutta dedita al rispetto dei duri precetti religiosi che condannavano qualsiasi tipo di piacere o vizio terreno.

Isabella era stata una madre forte e dura che si era occupata dei suoi figli come se fossero militari da addestrare ad una vita di difficoltà e privazioni. Itineranti come lei, i bambini la seguivano nei suoi interminabili viaggi e accanto a lei vivevano l'Inquisizione, il Tribunale e la tortura come momenti necessari e naturali della vita religiosa. Forse già questo imprinting di durezza e morte dovette creare qualche squarcio all'interno delle giovani menti dei bambini.


Come promessa sposa, Giovanna accettò di buon grado il matrimonio con Filippo il Bello, consapevole di essere al servizio dei suoi genitori e del suo amato Paese. Probabilmente, come giovane sposa fantasticò un po' riguardo a quanto la stesse aspettando in quella nuova corte e si prefigurò una vita diversa da ciò che poi effettivamente si rivelò.

Di fatti la permanenza nella corte di Fiandra fu deludente, sicuramente ardua. Lo sfarzo della corte, la smodata ricerca di ogni piacere, l'abuso di vizi e quant'altro sconosciuto alla mente e alla vita di Giovanna dovettero turbarla molto.

Infatti, presa dai sensi di colpa, si pentiva amaramente della sua nuova vita e, al contempo, cercava di allontanarsi dalle sue origini spagnole, così dure e seriose. Il conflitto, all'interno della sua psiche, probabilmente non fu mai risolto.

La sua anima non fu compresa dal nuovo ambiente; il marito, così abituato alla leggerezza del suo vivere, non poté capire in fondo il turbamento di sua moglie che, invece, dovette sembrargli da subito strana e debole. La corte stessa di Borgogna non accettò mai veramente la Spagnola, reputata così diversa e poco adatta all'ambiente raffinato e superiore che credeva di essere.


Attorno a Giovanna, insomma, si creò un vero e proprio vuoto. Un vuoto interiore, dato dal conflitto tra origini e matrimonio; ma anche un vuoto che Filippo contribuì ad implementare lasciandola priva di riferimenti spagnoli che potessero sostenerla in una fase di transizione.

In un primo momento forse il suo fu un tentativo di aiutare la moglie a entrare nelle nuove ottiche cortesi; in seguito però divenne una tattica politica volta al recupero della corona spagnola per sé.

Per arrivare al suo scopo, Filippo concesse di far credere che Giovanna fosse pazza, la isolò tanto dalla Spagna e dagli spagnoli, quanto dai membri della propria corte, la allontanò anche dai propri figli, ai quali non permise di avere rapporti con la madre, per evitare che ella infondesse anche in loro alcuni tratti della cultura d'origine.


Giovanna fu quasi una pedina nelle mani della corte di Borgogna. Si approfittarono del difficile rapporto con la madre, prima per allontanarla, creando in quest'ultima molti rimorsi e ripensamenti, poi per prenderle la corona ereditaria.

Di fatti, alla morte di Isabella, morte dolorosa e mai pacificata, regina era stata designata Giovanna. Ma già su di lei le voci di pazzia, gelosia estrema e incapacità di governo erano giunte in Spagna, col tentativo di diseredarla.


Quale la verità riguardo a tale pazzia? Probabilmente i numerosi parti e il rapporto difficile col marito e con le numerose sue amanti furono deleteri all'animo di Giovanna.

Tante sono le testimonianze portate dalla Ferri a testimoniare la debolezza dei suoi nervi ma altrettante sono le testimonianze di quanti, a colloquio con la regina ereditiera, la avessero considerata gelosa sì, ma non pazza, non inabile al governo, anzi intelligente, scaltra e capace come la madre, ma sofferente in una corte che non la trattava in modo dignitoso, non la considerava regina.


Il libro sulla sua vita, scritto con accuratezza storica ma anche dolcezza umana, è un resoconto affidabile e particolarmente vivido della storia personale di questa regina, usata da chi le stava intorno per i propri fini, da sempre, fin da quando era una bambina.

Giovanna non ha mai potuto realmente governare il suo Paese, dato che prima il padre, poi il marito, in seguito il reggente e infine anche il figlio Carlo V, approfittando e insistendo volutamente sulla sua incapacità di raziocinio, la derubarono della sua corona.

Finì la sua vita da prigioniera, non le era permesso uscire, vedere altre persone; vide allontanarsi da lei tutti i figli, anche Caterina, con la quale aveva condiviso una lunga parte del periodo di isolamento forzato.


Per capire se la regina abbia davvero sofferto di problemi psichici, bisognerebbe poter analizzare le tattiche politiche della corte di Fiandra e quelle di suo padre Ferdinando, che più volte l'ha tradita, consegnandola al "nemico" e contribuendo a indebolire il suo giovane animo. Il testo della Ferri compie un percorso fedele alla storia nel tentativo di indagare quella parte dell'animo umano che, purtroppo, non può lasciare testimonianze univoche e che, quindi, non può definirsi risolto.


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