scrivi

Una storia di Yanez23

Primus inter pares

546 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 04 gennaio 2020 in Avventura

Tags: #ragazza #guerra #viaggio #distopia #america

0

A nessuno piace raccontare l'agonìa che precede la morte.

Allo stesso modo, a nessuno piace leggere delle sofferenze, del decorso delle malattie che consumano e portano al trapasso una persona cara.

Ognuno di noi ha già un bagaglio abbastanza consistente di dolore e disperazione a cui far fronte, nel corso della vita.

Rivolgerò perciò il mio sguardo un po' più in là, senza indugiare sulle circostanze inerenti la morte del padre di Ingrid e le conseguenze che questo evento inevitabilmente comportò.


Ingrid, quel venerdì mattina, si trovava di fronte all'imponente ingresso della Stazione Centrale, a pochi metri da dove il taxi l'aveva lasciata; lo attraversò senza indugio e, giunta con passo svelto al piano ammezzato, sfrecciò lungo il corridoio dai pavimenti di marmo, senza degnare di uno sguardo le vetrine dei negozi di alta moda talmente lucenti da potercisi specchiare, dirigendosi verso il secondo tapis roulant.

Ripassò mentalmente il piano, elencando le varie fasi con distacco, come si fa rileggendo la lista della spesa: dapprima sarebbe giunta alla Stazione di Roma Termini, quindi avrebbe preso un taxi, evitando i caotici e poco affidabili mezzi pubblici capitolini; sarebbe dunque scesa in piazza dell'Oratorio, nei pressi di Palazzo Chigi, e, azionandolo tramite una app con tracciamento criptato dal proprio smartphone, avrebbe infine fatto decollare il piccolo drone color nero antracite, che in quel momento giaceva avvolto in vari strati di imballaggio all'interno della borsa da palestra che portava a tracolla.

Quel giorno, infatti, il presidente degli Stati Uniti d'America era atteso dal premier italiano per un incontro ufficiale con tanto di parata dell'esercito, nel corso del quale si sarebbe celebrato il legame di amicizia sempre più solido fra Italia e USA, il tutto condito da una sequela interminabile di sorrisi ossequiosi e pacche sulle spalle da parte dei politici più in vista nella nazione del tricolore.


Improvvisamente si sentì rivoltare le viscere e avvertì l'impellente necessità di vomitare; si precipitò così verso la toilette pubblica al di là della colonna beige screziata, in preda a violenti movimenti peristàltici.

Ricomponendosi all'uscita dal bagno, ripensò con rammarico all'ottimo bagel salmone e rucola che aveva consumato quella stessa mattina, di cui ormai poco era rimasto nel suo stomaco.

"La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri", recitava una citazione che aveva appreso al liceo, ma nella realtà in cui Ingrid viveva non esisteva affermazione più inverosimile.

Dopo le guerre di conquista imposte dal neo-eletto presidente americano sostenitore della supremazia bianca, lo stato sociale e la libertà di espressione erano state spazzate via, lasciando spazio ad un mondo dalle tinte fosche, dominato dalla paura dell'altro e dal pensiero unico.

La civiltà sembrava essere regredita: i libri scritti da autori neri erano stati messi al bando in ogni libreria e biblioteca, chiunque possedesse un film di Spike Lee in casa rischiava la galera, nelle metropoli gli abitanti che non fossero di razza bianca caucasica erano segregati in piccoli quartieri-ghetto e sorvegliati a vista dai militari.

Ma i frutti dell'odio erano maturati ben più in profondità, fino alle radici della terra, ad ogni latitudine: il presidente suprematista aveva imposto, per mezzo del glorioso esercito a stelle e strisce, una nuova colonizzazione di intere nazioni della penisola arabica, del sud-est asiatico, dell'Africa e dell'America Latina, razziandone ogni risorsa e riducendo coattivamente la popolazione a manodopera a bassissimo costo per le filiali delle aziende statunitensi che avevano assunto il monopòlio in quei territori.

Bisognava agire per cambiare le cose, e subito, estirpando la causa di quella degenerazione senza fine, anche se ciò avrebbe richiesto un atto di estrema violenza.

A mali estremi, estremi rimedi.

Proprio a quello scopo, Ingrid aveva posizionato all'interno del vano contenitore richiudibile del drone, nascosto al sicuro dentro all'anonimo borsone, dieci microscopici cilindri metallici ricolmi di una miscela di esplosivo, chiodi e schegge metalliche; essi, azionati dal detonatore collegato alle cariche da alcuni fili elettrici colorati e innescato da un'apposita app scaricata dal deep web, sarebbero esplosi a pochi centimetri sopra la testa del presidente americano, garantendo la massima resa.


Assorta in questi ed altri pensieri, Ia ragazza si accorse di aver raggiunto il primo piano, quello da cui partivano i treni e in cui si concentrava il maggior numero di viaggiatori; subito fu avvolta dalla folla che sciamava in direzione opposta alla sua (un treno doveva essere appena giunto in stazione), visione che la fece pensare a un banco di salmoni che risale la corrente.

Ingrid alzò lo sguardo e controllò il tabellone luminoso che riportava numero e destinazione dei treni, insieme all'orario della partenza; buone notizie, non compariva alcuna variazione riguardo alle tempistiche stimate per il suo viaggio, tutto sembrava procedere nel migliore dei modi.

Sarebbe arrivata a Roma per l'ora di pranzo, con mezz'ora a disposizione per avvicinarsi alla zona calda e mettersi all'opera prima che avesse luogo il fatidico incontro.

D'un tratto un annuncio dal suono metallico sovrastò l'indefinito vociare dei viaggiatori: "Il treno 38956 diretto a Roma Termini subirà un ritardo di 120 minuti. Ci scusiamo per il disagio."

Maledetta Trenitalia.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×