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Una storia di Omarcastellotti

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Pubblicato il 12 aprile 2021 in Humor

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Cantava a squarciagola nella sua camera.

Rinchiuso da giorni, senza nessun contatto se non con la sua voce che gli faceva compagnia.

Cantava e si applaudiva. Inventava canzoni e le interpretava in modo sublime.

Iniziò a cantare quando si accorse di essere solo.

Camminava nella stanza, su e giù per la stanza.

Un giorno come gli altri, passando davanti allo specchio si vide e si accorse di essere solo.

Come reazione dalla sua bocca uscirono suoni melodici che diventavano canzoni, profonde canzoni dal profondo dell’anima.

Ogni giorno cantava davanti allo specchio, dalla mattina alla sera. Ogni giorno per intere settimane.

Giorno dopo giorno passarono mesi e la sua voce diventava sempre più armoniosa.

Le sue corde vocali erano corde vocali di miele, le sue canzoni erano poesie, inni alla vita in una lingua incomprensibile.

Cantava, cantava e cantava con tutto sé stesso e con tutto sé stesso si ascoltava e più si ascoltava più si piaceva e più si piaceva più chiedeva il bis e di bis in bis il giorno passava.

Un giorno cantò con gli occhi chiusi con più passione del solito.

Cantò così forte che dallo specchio uscì la sua immagine riflessa.

Senza che lui se ne accorgesse la sua immagine riflessa si sedette sul letto accanto allo specchio ad ascoltarlo cantare, innamorata della voce che sentiva.

Quando finì per quel giorno di cantare, riaprì gli occhi.

Nello specchio non si vide riflesso. Rimase un attimo stupito.

Poi si girò e si vide seduto sul letto.

Da quel giorno non fu più solo.



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