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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

"Historia Medica"

(Silloge poetica 'semiseria' di Roberto Fassina)

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8 minuti

Pubblicato il 23 aprile 2019 in Poesia

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Roberto Fassina … o la vicissitudine comica della salute.


'Historia Medica' - collana poetica Via Herakleia - Anterem Edit./ Cierre Grafica 2019.

Dialogo semiserio con l’autore.


La causa della malattia come perturbabilità fisica, la salute come armonia ritrovata, l’equilibrio come resistenza morale a non lasciarsi andare, la medicina come cura d’insieme per la conservazione della specie.

La conservazione della specie?

Sì, un metterci alla prova che, pur non risparmiando nessuno, ha condotto l’umanità da almeno diecimila anni a questa parte e probabilmente sarà così fino alla fine dei giorni.

E perché no per l’eternità?

Semplice, è la prima risposta che viene alla mente: perché c’è di mezzo una qualche ‘apocalisse’ più volte annunciata, che tutto il sapere e la conoscenza recentemente acquisita potranno fermare.

La credulità dello scettico!

Sarà, ma Fassina, come era d'uso nei bei tempi antichi, s'appella quì alla Musa:

Dei figli d’Asclepio narrami o Musa l’historia peccatosa d’anime ribelli”.

Vuoi dire che tutto diviene lecito e vero anche al giorno d'oggi?

Presto detto.

A Epidauro infatti, nel santuario che d'Asklepios cinse il vanto, giungevano un tempo i pellegrini assorti e stanchi che si conducevano a ricercar nell'arte: (musica, danza, uso delle maschere nella tragedia), la cosmica armonia e il vigore d'una sanità preclusa, prima di doversi spingere dentro la pacata illusione dell'eterno.

Musa dici, che è poi figura mitologica, o sbaglio?

Molto ancor può la Musa, basta saper scegliere quella giusta per ogni campo dello scibile sanitario, come ad esempio, ma non se ne conosce il nome, quella dedita a: “De optima corporis nostri constitutiones e de bono habitu”.

Senza possibilità di errore la ‘Historia Medica’ qui delineata non ne elenca nessuna, a meno che …

Nessun dubbio o ambiguità di sorta, si sa fin troppo bene come andavano le cose in quei primordi della storia.

No, come andavano?

Dapprima c’erano il veggente, lo stregone, il guaritore errante, il cerusico, l’erborista e l’alchimista, finanche l’indovino e il santone, ma era il ‘medico’, il mago per antonomasia, quello predisposto alla sanità del corpo, così come il ‘sacerdote’ era addetto alla cura dello spirito.

Delle anime, vorrai dire!

No, in quanto a quello, erano i filosofi e, in qualche caso, i poeti a prendersene cura; ma è questo un aspetto che preferirei rimandare alla prossima occasione, in cui magari sarà Fassina stesso a cimentarsi alla 'cura dell'anima', facendoci così partecipi anche di questa sua conoscenza, voglio sperarlo …

E comunque avverte:

Or «Tu sai perfettamente che io non scrivo questo (libello) come altri trattati per il desiderio di diventare famoso fra le folle, ma per far piacere agliu amici.», (Galeno "De methodo medendi" X 456. C.G. Kuhn 1821).

Allo stesso modo in cui si esprimeva Galeno di Pergamo (129-200 d.C.), medico famoso oltre che astrologo e filosofo, negli anni in cui a Roma distribuiva la sua saggezza, dando prova che nell’antichità si curava l’uomo più che la singola malattia.

Quindi, non solo medicina?

Così Fassina:“..medicale flebotomia / contraria contrariis / aere acque terracqueo foco / diuretico infuso d’umori / [...] autunnale miscuglio / d’infoiata melancolia”.

Ma dall'oscuro viluppo delle illusioni e delle analogie affiorano, senza retoriche declamazioni, quelle che sono le reali necessità umane, la nostalgia d'una purezza interiore, il riscatto dalle impurità della vita e, non in ultimo, il desiderio di dare un senso al ritmo impetuoso dell'esistenza:

"Non vi è senso alcuno già consegnato nel cosmo, possiamo solo industriarci a inventarlo, provvisoriamente [...] poiché senza senso, non si dà esistenza alcuna". (P.F. D’Arcais)

Una sorta di presenza/assenza, dunque?

Quale quella di Ippocrate, per esempio.

Chi, quello del ‘giuramento’?

Esattamente, quello che viene prestato da medici, chirurghi e odontoiatri prima di iniziare la professione, risalente attorno aI V secolo a.C., (ma è ancora Fassina che scrive):

“..il passo della voce / lenisce il Tatto / la mano che affonda e dilaga ( e scruta / brontolii e reticenze / secondo le forze e il giudizio / a discoprire / naturalibus causis / (… mano sine magie)”.

Di questo passo, e non siamo ancora al Medio Evo, mi chiedo quando arriveremo a parlare della 'cura dell’anima', “… o de come lo inconscio tradisce lo conscio?”.

Per questo dobbiamo aspettare che arrivi Sigmund Freud, (quel Freud):

Sì, “l'analista d’assalto / cocaina esperimenta / strafuglia per ipnosi / la mente inturbolata / diagnosta psicoanale / fallico e orale / […] strigato super io / nevrotico ossessivo / analitico compulsivo …”.

Non dirmi, perché Freud sta forse arrivando?

È già qui, nelle pagine di questa ‘Historia Medica’ che il diligente Fassina, tra frizzi e lazzi, va impunemente narrando, qua edulcorando molecole di ormoni ed enzimi; là imboscando antichi rimedi curativi come impiastri e cataplasmi, con uso di unguenti e lavande, fino all’uso odierno di vitamine e antibiotici:

“..(libidica pulsione / frodata e sublimata / fellona trasognata / rimossa invereconda) / in quel di Albione esilio / cremato e incenerato”.

Non posso crederci … Freud dunque un fellone?

No, semmai Fassina.

Non ti seguo, è fin dall’inizio che lo nomini, mi dici chi è questo Fassina?

Come chi è, semplicemente l’autore di questa ‘Historia Medica’ di cui andiamo parlando, inoltre de "Il pensiero verticale" ed altri scritti impegnativi.

Ecco, mi sembrava un po' strano, quindi un futurista?

Quando mai un futurista? Semmai …

Dicevo così, solo perché sembra disporre di uno sguardo autistico che gli fa levitare il pensiero in senso verticale.

Ma no, è un professionista della medicina che parla in latino volgare e in greco antico, in francese, in spagnolo e in tedesco, e che fa uso raramente dell’italiano in saggi e note critiche nella pagina culturale del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Padova.

Comprendo, insomma un dottor Balanzone che prende nomi diversi nelle diverse città in cui allunga i suoi bighellonamenti; tant’è che da Bologna lo troviamo a Padova col nome di Graziano, a Venezia con quello di Lombardi, e chissà in quanti altri luoghi ben 'in molte faccende affaccendato’.

Ma non stiamo mica parlando del Teatro dell’Arte, bensì di una ‘Historia Medica’ in cui, abusando (‘in nomine diagnosi et prognosi’) Fassina, che non è la maschera del dottor Balanzone, nega e/o approva (‘dalle cause divine alle cause naturali delle malattie), che ammorbano l’umanità tutta, accentuando ‘poeticamente’ il progressivo avanzamento della medicina attraverso i suoi autori. Infatti, oltre a citare quelli più antichi come Alcmeone (…o dei primi vagiti medicali); Democede (…o della medicina pitagorica); Ippocrate e Galeno, fino alla Musa/Sirena delle partorienti nella Scuola Salernitana, ed al “connubio islamico de fide cum ratione”; passa “dal logos all’experimento” attraverso gli studi di Paracelso, Vesalio, Fabrici, Falloppio, Santorio, Harvey, fino a Marcello Malpighi, anatomista e fisiologo (… o della discoverta de’ capillari et globuli rossi).

Chi, quello «de’ bianchi e de’ rossi» della Commedia dantesca?

No, siamo già oltre, attorno al 1650, per poi proseguire con Antonio Maria Valsalva (… o dello primo psichiatra basagliano), noto per l'indagine e il rigore scientifico e maestro del celebre Giovanni Battista Morgagni; nonché del Golgi (…o de come lo cerebello s’infigura), e del Semmelweis (.. o il 'santo’ delle donne):

Santo santo è colui / che il mite rito del lavabo impose ... che poi morì pazzo ed incompreso in manicomio."

Fino a giungere ai giorni nostri: “Dall’experimento alla clinica, (dal cadavere al malato, dal conscio all’inconscio)".

Finalmente ci siamo, era qui che ti volevo!

Aspetta, vado avanti: Trousseau, Murri (…o della verità al letto del malato); dalla “Psicosomatica” alla “Ermeneutica”; dalla “Medicina narrativa” alla “Fitoterapia”; dalla “Clinica alla tecnologia genetica” (…o de come li geni s’impisellano), alla “Ecotomografia e densitometria ossea”, alla “TAC et Magnetiche risonanze”, al “PC Personal Tormento”, fino “in meo parvulo horto” ...(dal metodo rigoroso all’empatia creativa)”.

Tanta roba!

Quanto basta, solo “Una gran parte di quello che i medici sanno, è insegnata loro dai malati” (Proust)

Peccato che i malati spesso muoiono!

“(Oramai ke voi che faccia / kisto povero dottore onnipotente?)”

Lu cancro se lo mangia / de fegato et pulmone / lu porcuto maligno / molesto pervenuto senza busso / vampiresco moderno terminetor / caballo lestofante / di Troia infidi Achei / s’ingroppano da dentro / [...] / corsa, esausta carne sfatta / marciuto frutto senza scorta / mi porge esami sanguinanti / di fede imperitura / cachettico lo sguardo / parola franca attende / le labbra oracolari / che smatassino il nulla della vita” …

Acciderbole, tu parli maccheronico assai!

Beh, posso ben dire che dopo quest’elenco di presunte malattie, me s’è messo un certo languore nello stomaco che 'magnerei nu bue co' tutta la stalla'. Come si dice, e i vecchi detti non sbagliano mai: "..se de ’na morte s'à da morì, preferisco d’avé quarcosa in dentro de lo stommico".

Come dire, ‘a pancia piena’!

E certo, "con po’ de vino bono drentro a la fraschella, e sempre all’erta l’erotica favella".

E il medico che dice?

Ca vu' che dicere, se contenta: "Disegna ghirigori con la mente / imbalsamata e sfatta”, s’immagina ch’io dia seguito ai consigli sui: “Juro et scongiuro no son mi kello! poco manduco ‘nnocenti verdurelle nu spizzico de pane porello e ‘ncensurato”.

Ma tu, ci pensi mai alla morte?

Eccome no, ma giunti ar dunque: “Pensa che t’aripensa, che nel pensar m’impazzo, quanno c’hai pensato tanto, nun hai pensato a un c…!”.


Non c’è che dire, in Fassina il lato ‘comico’ è assicurato, il divertimento certo, se letto con un certo impegno reso ‘dotto’ da un tocco di umorismo screanzato, insomma della burla gogliardica, dell’accoglimento “del bisogno accorato di sentirsi vivi e nel gioco delle simulazioni” (*), in cui “La coscienza – così scriveva un grande romanziere - non è (di per sé) una potenza creatrice; ma lo specchio interiore in cui il pensiero si rimira”.


E'bbonanotte!


L’autore: Roberto Fassina, Curtarolo 1950 (Padova) è medico chirurgo in ginecologia (per questo gli vien facile di ridere), ha pubblicato sillogi poetiche, testi teatrali satirici, raccolte di racconti, e almeno un romanzo, citato nel testo, “Il pensiero verticale” (Ibiskos 2015) e ai molti riconoscimenti ricevuti, relativi inoltre alla critica letteraria che redige sulle pagine del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Padova.


Nota: Tutti i corsivi non contrassegnati sono di Roberto Fassina, inoltre a quelli evidenziati di altro autore, tutti gli errori sono soltanto i miei.


(*) Daniela Marcheschi - Introduzione a “L’Umorismo” di Luigi Pirandello - Mondadori Edit. 1992.


Contatti: [email protected]

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