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Una storia di Chrisma

Ho imparato

Giuro che ho imparato

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8 minuti

Pubblicato il 30 dicembre 2019 in Altro

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Ho imparato.


Finalmente ho imparato ad accorgermi delle cose.

Ho imparato a correre in fretta in direzione dei miei obiettivi, dribblando i problemi che non potevo risolvere e lasciandoli alle mie spalle, portando con me tutto ciò che poteva aiutarmi. E per questo ho imparato a sognare, a vedermi in un posto diverso ogni volta, perché ho imparato a non avere più paura del buio.

Ho imparato a lasciare la luce accesa, a permettere che illuminasse i bui e le notti lunghe.

Questo perché ho imparato che non è da deboli chiedere una mano, un aiuto a qualcuno.

Grazie a questo ho imparato a capire che c’è sempre qualcuno disposto a starti vicino, a prescindere dalla scintilla nei tuoi occhi, o dal volume della tua voce.

Ho imparato che a volare basso si va lontani, ma che non ci si diverte nel mentre. Ho imparato anche che a volare alto si corre il rischio di scottarsi, perché il sole è più vicino quando sei lì su.

Però ho imparato che più si sale e più la vista ti mozza il fiato, e ho imparato anche che da lì si perdono di vista i particolari. E ho imparato che è sbagliato, perché i particolari sono importanti.


Ho imparato a frenare quando dovevo, a non andare a sbattere sempre negli stessi punti, a non ammaccare la macchina, a non rompere il parabrezza, a sbrinare il vetro e a parcheggiare nei posti giusti.

Ho imparato che qualcuno, a volte, ti riga l’auto solo perché è un coglione.

Ho imparato che qualcuno, a volte, l’auto te la frega.

Solo dopo ho imparato a camminare a piedi, poi ho imparato a prendere il treno e ho imparato a non addormentarmi nei vagoni, anche se viaggi di primo mattino, perché anche se muori dal sonno sai che la tua fermata è una e una sola, e se la perdi la perdi, c’è poco da fare.

Ho imparato a scendere alla fermata di dopo, poi ho imparato a studiarmi la strada.

Correttivi. Ho imparato a prenderli, a sentirmi fiero di esser riuscito lo stesso ad arrivare dove volevo, anche se sudato, anche se in ritardo.


Ho imparato a non dire più bugie per sentirmi al centro delle attenzione, che hanno le gambe corte, che a loro i pantaloni non cadono bene sulle scarpe. Ho imparato che chi si allontana da te dopo le verità scomode forse preferiva delle comode falsità, e chi lo ha fatto forse è bene che abbia imparato la strada d’uscita.

Quella non ho dovuto impararla, l’ho sempre saputa, perché ho sempre voluto uscire dalla mia testa, solo per un attimo, per capire quale fosse il passo successivo, ed è stato quando ho imparato a vivermi la vita una briciola alla volta che ho cominciato ad apprezzare le albe spettacolari, i freddi che ti congelano le mani e trasformano in fumo il tuo respiro.

I tramonti d’estate.

I fuochi di mezzanotte e l’odore della pioggia. Già, e ho imparato ad aprire l’ombrello. Ne ho trovato uno e ho imparato a starci sotto, ad aspettare che la tempesta fosse finita prima di correre per strada.

Lì ho imparato che saltare nelle pozzanghere è divertente, ma che dopo stai per due giorni con le scarpe bagnate.


Ho imparato a fare le valigie in fretta e furia, ho imparato a scegliere cosa dovessi portare con me, ho imparato a piegarlo con cura e a metterla al riparo, ho imparato a trascinare pesanti trolley con le ruote spezzate su strade di ciottoli e terra battuta, piene di fossi, piene di fango, ma in mezzo a prati di fiori meravigliosi.

Ho imparato a coglierli, ho imparato a prendermi cura di loro.

Ho imparato a buttarli, quando erano ormai morti.

Ho imparato a fare l'amore e ho imparato anche a soffrire, ma poi ho imparato a vedere le cose più chiaramente, fuori dal mio cuore, dalla mia mente, e ho imparato a fare finta di niente, ho imparato a indossare un sorriso di circostanza per andare avanti, ma ho imparato anche a levarlo, a piangere, a urlare, a non incolpare tutti per gli errori di qualcuno.

Ho imparato a non generalizzare, e a trattare ogni persona come se fosse unica, perché ho imparato che è effettivamente così.


E quando ho imparato a tirare la testa fuori dal sacco ho imparato anche la strada per l’aeroporto, ho imparato a prendere l’aereo da solo e ho imparato che a volte fa paura, ma poi ho imparato a fidarmi della stretta di mano del vicino di sediolino. Ho imparato che le cinture servono solo quando si lascia il terreno, e quando ci si riavvicina, perché quando si è in volo tutto ciò che puoi fare è goderti la vista.

Ho imparato a non aver paura delle nuvole fuori dai finestrini, e ho imparato che spesso ci vuole tempo prima che si raggiunga il momento giusto per atterrare. E quando abbiamo toccato terra, ho imparato che spesso non succede senza prendere qualche botta.

Ho imparato a non urlare, quando avevo paura. Ho imparato ad affrontare a testa alta certe cose, ho imparato ad affrontare a volto basso il mio dolore, ma ho imparato anche a guardarmi negli occhi, a calmarmi col bromuro e a somministrarmi coraggio in bustine da mille emmegì.


Ho imparato un’altra lingua, ho imparato a parlare con chi non mi capiva, ho imparato che spesso qualcuno diventa tuo fratello anche se prega verso La Mecca a testa in giù, col culo all’aria. Ho imparato che spesso un viaggio lungo non serve a nulla, e che per trovare te stesso basta parlare un po’ con lo specchio, e quando ho ripreso l’aereo per tornare verso casa mia ero più consapevole, e non ho avuto bisogno di chiedere aiuto al mio vicino, ma ho imparato ad offrirmi di stargli accanto semmai avesse avuto bisogno di qualcosa.

Ho imparato a tornarmene dall’aeroporto, tirandomi le valigie dietro, prendendo tre pullman, aspettando un treno, scendendo alla mia fermata. Poi ho imparato che a volte si perdono le chiavi di casa, ma ho imparato anche che non devono essere gli inconvenienti a demoralizzarti.

Perciò ho imparato che dare un mazzo di chiavi di riserva alla dirimpettaia può essere una buona idea, ma ho anche imparato a nascondere l’oro, e non sotto al materasso, perché ho imparato che è il primo posto dove quelli vanno a guardare, quando cercano qualcosa.


Ho imparato da me stesso cose che gli altri non sono riusciti a insegnarmi, mentre ho guardato gli altri per capire come dovessero essere fatte cose che da solo non sarei mai riuscito a fare.


Ho imparato che, a volte, quando torni a casa, non c’è nessuno. E resti solo.

Ho imparato a stare in silenzio, poi ho imparato a fare rumore.

Ho imparato a dare feste, a riempire i vuoti, a curare il mio animo con la medicina del mio amico, che non fa male, che anche se fa male è solo una volta e poi basta, una dormita e stai subito meglio.

Ho imparato che a volte ti risvegli peggio di come sei andato a dormire, ma ho imparato ad aprire le finestre prima di dire che quella sarà una giornata di merda.

Ho imparato a respirare a pieni polmoni l’aria del mattino, ad accogliere col sorriso i baci del sole, e ho imparato che a volte le persone non hanno la possibilità di leggere ciò che c’è scritto nel tuo sguardo, perché non lo sanno fare o perché sono impegnate a fare altro. E ho imparato a non disperare, perché ho imparato a fare a meno per ogni cosa della gente .

Ma non ho imparato a cancellare le persone dalla testa, perché ho capito che ogni pagina del libro della mia vita ha la stessa importanza, e qualunque nome vi sia scritto sopra mi ha fatto imparare qualcosa.

Perciò ho imparato a non dimenticare tutto. Ho imparato a dimenticare solo qualcosa.


Ho anche imparato a non permettere a nessuno di manipolare il mio pensiero, a essere una persona coerente e a chiedere scusa quando non ci riesco, e poi ho imparato a guardare chi ho di fronte, e lì ho imparato che le persone passano la metà del proprio tempo a chiedere qualcosa e l’altra metà a invidiare chi è arrivato in alto, dove volevano loro. Ho imparato anche che daranno tutto merito alla fortuna.

Ma ho imparato che non è proprio così.


Ho imparato che la vita è una serie di lettere messe a casaccio sul mio tavolo, e dipende solo da me costruirci parole e frasi che mi rispecchino. Ma ho anche imparato che, quando non è possibile farlo, saper gestire il piano bi diventa fondamentale. Che alla fine siamo il risultato dei piani bi, noi, la gran parte delle volte.

Ho imparato a ignorare quegli sguardi, a buttare via le insicurezze che mi hanno dato involontariamente, a sorridere e a guardarli dall’esterno.

Ho imparato a capire quando siete tristi.

Ho imparato che spesso è così.

Ho imparato persino a non pretendere le scuse di chi di arma ferisce, che le sue scuse non cureranno alcuna ferita; per quello ci pensa il tempo.

Ma come fare per non buttarlo via, beh, quello non lo imparerò mai.


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