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Una storia di ClaudiaNeri

Ero razzista, poi sono venuto a Napoli

Storie dalle strade di Napoli #6

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8 minuti

Pubblicato il 12 settembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #amore #arte #criminalit #cucina #napoli

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Qui potete trovare le altre storie precedenti a questa, qualche magazine e pezzi sparsi di fantasie varie.


Dopo cinque articoli belli pieni pieni, oggi forse i ricordi non sono abbastanza a creare qualcosa che mi piaccia.

Mi sembra che, finito questo tirocinio, mi manchino i colori per scrivere di Napoli.

La vivo e ci cammino quasi tutti i giorni ma sentirla in quel modo era diverso: a contatto costante con i turisti sempre di buon umore e la gente fuori di testa.

Devo ammettere che un po' mi manca piazza san Gaetano e devo dire anche che non ho rivisto tutti quelli che avrei voluto salutare, con una bella chiacchierata.

E' buffo pensare che, mentre ci parlavo, non sapevo che quella era l'ultima conversazione che avrei avuto con loro. Non ci pensiamo mai, ma raramente 'l'ultima volta' è etichettata come tale prima che, effettivamente, lo diventi.


Comunque, prima di concludere le storie di quelle persone straordinarie, è necessario che aggiunga qualche dettaglio ai fili infiniti dei loro intrecci, e qualcuno anche al mio.

Gli ultimi dieci giorni da tirocinante li ho trascorsi facendo la guida turistica all'interno del Complesso Monumentale. Ho imparato tutto quello che c'era da sapere, appuntato qualche curiosità e poi ho preparato un discorso in inglese da fare ai turisti curiosi.

Le mie due colleghe avevano un po' più ansia da prestazione di me, cosa che io ho per fortuna parzialmente eliminato facendo le presentazioni del romanzo.

Aggiungiamo inoltre il fatto che mi piace parlare, mi piace farlo in inglese e mi piacciono i turisti ignoranti che pensano che qui a Napoli la gente ancora viva nella 'Napoli Sotterranea' o che il Macellum (mercato) romano sia ancora attivo con le botteghe e gli artigiani dal I secolo dopo Cristo.

No signora, i reperti si trovano in abitazioni attualmente private ma la gente non vive ancora con Impluvium e Compliuvium, abbiamo l'acqua corrente.

Ah quindi non c'è un vero mercato lì sotto?

No signora, sono passati circa 2000 anni, qualche alluvione, varie eruzioni, terremoti e un po' di civiltà da allora.

Ah capisco.

Qualcuno ci resta seriamente deluso, qualcun altro si compiace per la propria ingenuità.

Piazza san Gaetano
Piazza san Gaetano

Comunque, spiegare la storia e la civiltà di Napoli riempie di una strana soddisfazione, mi ricolma della pienezza di questa terra e mi fa rendere conto di quanto valore posseggano le cose che intorno a noi diamo per scontate.

Diciamo che tipo è come se mi ritrovassi ad apprezzare queste bellezze con la stessa intensità con cui, quando siamo all'estero, desideriamo un caffè espresso o una pizza margherita.

Tutto diventa carico e forte e io come faccio a spiegare ad un americano che Napoli va in panico se non si scioglie il sangue di san Gennaro? Oppure come dico ad un tedesco che a Napoli nemmeno i vigili urbani sanno far funzionare gli incroci, figuriamoci gli automobilisti?

E se mi capita un olandese, come giustifico il fatto che al centro storico la corsia delle auto, quella dei pedoni, quella delle bici e quella dei motorini è praticamente la stessa e nessuno ha effettivamente precedenza?


L'altro giorno si è avvicinato un signore sulla sessantina: magro, riccioli bianchi in testa, occhi azzurri, occhialetti tondi, camicia azzurra, distinto ma molto semplice.

Signorina buongiorno, vorrei sapere un buon posto qui dove pranzare.

Guardi, questa strada è piena di ristoranti, pizzerie e trattorie dove si mangia benissimo.

Ah grazie, aspetto mia figlia e poi decidiamo insieme. Senta ma, lei è di Napoli?

Sì.

Ma guardi, io le devo confessare una cosa. Non ero mai stato a Napoli prima ed ero pieno di pregiudizi. Quando mia figlia mi ha detto dove voleva andare ero preoccupatissimo, io sono di Brescia.

Sorrido, pronta per il prossimo leghista convertito agli spaghetti a vongole.

Ma è meravigliosa. Cioè io mi aspettavo gente maleducata, svogliata, criminali: diciamo che mi immaginavo tutta Napoli come il peggiore quartiere di Milano.

E invece?

Niente di tutto questo. La cosa strana è che è un fatto che si sente, che non si vede.

In che senso?

Nel senso che se io domani volessi spiegarlo a mia moglie bresciana, le descriverei le cose esattamente come noi le odiamo, solo che non è così.

Come le odiate?

Sì, la gente che urla, saccente e piena di sé, con quell'atteggiamento un po' arrogante. Però collocati qui, in questo contesto urlante - giuro ha detto così- , alla fine ci sta bene, anzi addirittura forse è l'unico modo che avete per sopravvivere, non so se mi spiego.

Credo di sì.

Cioè, io non ci vivrei mai, penso impazzirei. Però quel vostro atteggiamento (non si offenda per favore, non è un'offesa) un po' caotico, confusionario...

Del 'poi si vede...''

Eh esatto! L'altro giorno mentre pensavo a tutte queste cose al bar, ho sentito la telefonata di un cameriere...una storia tragica...ma in questa città la gente che lavora deve compensare pure il lavoro di quelli che non fanno niente?

Diciamo di sì.

E ma allora capisco che state sempre un po' nervosi...ma come fate a convivere con questa cosa?

Bella domanda. Penso che ci siamo abituati. Cambiamo quando lo possiamo fare, ci innervosiamo o ci rassegniamo quando non dipende da noi, cioè la maggior parte delle volte.

Ma poi convivete con l'illegalità in maniera esemplare: gli ambulanti, le zingare, gli abusivi, la polizia e i vigili nella stessa piazza, e nessuno dice niente?

Diciamo che le dinamiche di queste situazioni non sono ben chiare nemmeno a noi, però è vero: conviviamo agevolmente con quasi ogni disagio.

E questo può essere importante, cioè lo vedo come un valore aggiunto adesso, invece prima era una cosa per declassarvi, senza offesa.

No, si figuri. Anche io penso che la nostra versatilità è importante, però penso anche che il napoletano medio impiega molto più tempo ad abituarsi ai livelli di civiltà fuori dalla sua regione, a causa del nostro laissez-faire...

Comunque non è neanche così pericolosa come pensavo, anzi io ho avuto più paura certe sere a Milano centrale.

Ma non è né meglio né peggio delle altre città.

No infatti, però in compenso è bellissima.

E allora cosa dirà a sua moglie? -sorrido-

Eh che cosa le posso dire? Agata, appena abbiamo tempo, ti porto a mangià na' pizz'.


Vi avevo promesso qui che avrei rivelato nome e aspetto del mio amico incognito. Abbiamo ancora il tempo di qualche storia per il suo nome, però intanto vi pubblico una sua fotografia, un po' sfocata perché non volevo se ne accorgesse.

L'incognito, 18 agosto
L'incognito, 18 agosto

L'altro giorno invece Roberto (uno dei responsabili del Complesso) ha salutato Laura che andava via con le sue commissioni da fare e lei girandosi ha detto 'Ciao zio, a dopo'. E fino a qui, non mi ha stupito particolarmente.

Circa un'ora dopo si è avvicinata Beatrice, mi ha abbracciato, mi ha chiesto se poteva stare vicino a me e poi ha cominciato a giocare col tablet. Poco dopo ci ha raggiunto Luca.

Luca è un bambino di circa nove anni, figlio del proprietario della Friggitoria in piazza, parla sempre italiano ed è molto educato. E' venuto vestito sportivo, alla moda, capelli col gel buttati di lato, cellulare modernissimo in tasca.

Che gioco è questo?

Bea ha risposto che doveva fare andare le macchine dentro qualcosa che io non ho capito.

Posso giocare con te?

Sì. Finisco qua e te lo do, va bene?

Così Luca si è messo a parlare con me: che fai, da quanto tempo studi, wa russo! E dici qualcosa ja!...


Immagino che un bambino che vive al Centro Storico, soprattutto di Napoli, impari certe cose molto più in fretta di un bambino della periferia o della provincia. Io a nove anni, per esempio, non potevo incontrare nella piazza del paese né guide turistiche, né professori, né scrittori e musicisti, né tanto meno turisti stranieri.

Luca è un bambino molto dolce e il mio affetto verso di lui nasce soprattutto dal fatto che quando gira per la piazza, tutto perbenino, con un vassoio pieno di fritturine miste in mano da offrire alla gente, mi viene sempre vicino e non se ne va finché non ne ho mangiate almeno tre o quattro.

Grazie Luca.


Quando ha finito di usare il tablet, Bea ha deciso che doveva disegnare il tatuaggio che ho sul braccio. E' corsa dentro a prendere carta e matita e mi ha costretto a restare con il braccio girato verso l'alto, immobile, per tipo quaranta minuti.

Se dovevo parlare con qualcuno, Bea faceva una pausa però poi si innervosiva se parlavo troppo, il che ovviamente mi faceva ridere.

Ecco: questo è il suo capolavoro che fieramente ha fatto vedere a tutta la piazza (immaginate le facce: 'Mamma che brava!' 'Bellissimo Bea!' 'E che sarebbe sto coso?' 'Ah guarda là, ha fatto un disegno!') e che poi ha conservato nel suo zainetto dopo che gli ho scritto dietro 'Tatuaggio di Claudia', luogo e data: una cosa più per me che per lei.


Quando è tornata Laura dalle sue commissioni, vedendo il disegno mi ha detto:

Madò scusala, ogni tanto prende questi ingrippi.

Non ti preoccupare, non mi dà fastidio.

A voglia di dirglielo, quanto tempo è stata qua vicino?

Più o meno un'oretta, perché?

Vabbè, se ti dà fastidio o non ti fa parlare con la gente, lo so com'è fatta, tu basta che glielo dici quella si tranquillizza, poi tra poco mia mamma e se la porta.

Tua mamma?

Eh, la signora bionda coi ricci.

La mamma di Bea?

Oh! Io e Bea siamo sorelle.

Ma tu che stai dicendo?

Non lo sapevi?

No.

Non ci assomigliamo eh?

Per niente.

Ride

Lo so lo so, pensavo lo sapessi però. Io e lei siamo sorelle e Roberto è nostro zio, perciò io e mia mamma lavoriamo qua ogni tanto. Se dipendesse solo da lui starei qua sempre.

Prima Bea ha disegnato il mio tatuaggio.

Fa' vede'...azz, tal e quale proprio, mi pare nu' scarafaggio co' morbillo. E questo che sarebbe?

Il pi greco, questo qua (glielo mostro)

Ah certo certo, forse è la cosa più simile.

Rido, ride.


Prima di lasciarvi per scrivere il prossimo articolo, vorrei chiedervi di tornare alla foto dell'Incognito qualche rigo sopra, immaginare il suo nome e scrivermelo nei commenti o da qualche altra parte.

Io l'ho immaginato così tante volte che vorrei condividere questa attesa anche con qualcun altro, poi la prossima volta do la risposta.





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