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Una storia di DomenicoDeFerraro

CANZONE D’AMORE VENDUTO

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Pubblicato il 18 ottobre 2019 in Storie d’amore

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CANZONE D’AMORE VENDUTO



Cosa avrei potuto sognare ancora , dopo esser morto trascinare la mia carcassa nell’ossesso di un giorno qualunque , ingoiando l’amaro del passato , pensando come mordere il calcagno al mondo. E sono sulla scia di mille avventure , partirò , ridendo del mio male, legato alla morale in mille avventura tra sacro e profano, nel profondo rispetto di un tempo , deriso senza allarmismi , seguiranno diversi intendimenti e con loro la storia . Poi mi lascerò andare in questo amore criminale che mi distrugge dentro , mi porta verso casa con il pensiero che ogni cosa sarà bella e forse men amara . E sono sul finire della diritta via , accelero e cerco di superare la morte nel canto dell'umile eroe comprendo cosa è il mondo, cosa egli cerca da me, cosa posso dare io al mondo. Osservo una donna ai bordi della strada, la chiamo gli sorrido nella perversione del verso si tramuta il mio vivere in uno slancio creativo, cado nel peccato tra rovi di spine , sull'erba bagnata , su di un letto di piume . Sono quasi per giungere nel cuore di questa vita , ho venduto il mio credo, la mia fede , forse la speranza d’essere migliore.


Sono quello che sono un vagabondo e non ci sono parole per essere altro in un gioco di verbi mutanti in filastrocche allegri ritornelli decantati in osteria , i verbi saltellano scavalcano il recinto della grigia realtà . Dopo di questo dire verranno i miti , cinti d’alloro sul capo delle donne dai larghi fianchi , mi porteranno verso un altra esistenza dove fioriscono i fiori di carta , dove gli uomini hanno le ali , dove l’amore non rinnega nulla. Dove sono nato , oltre quel circolo d’incomprensioni che ospitano la mia coscienza. Cosi non rinnego ne nego la bellezza e l’ebbrezza dell’essere me stesso ma che prezzo devo pagare per essere libero per non aver capito che l’amore è un panino al formaggio. Un incontro là in piazza , una bellezza sfiorita , scemante nella scena di sequenze amorfe e non riesco ad afferrare , questo amore salato al gusto di prosciutto a tenere stretto tra le mani un ricordo , figlio dell'onde del mare della mia innocenza . Per quanto lo rincorra , lo cerco, lo desideri è un bene , disteso su di un letto di spine che ronfa e segretamente pensa ogni cosa possa riuscire alla fine di questa corsa contro il tempo.


Bella la sera , io vivo nell’animo della gente , vivo , con me stesso in quello che credo , con il mio cuore a cento all’ora , corro per terre selvagge . Giungo in alto, in volo oltre il confine dell’incredibile essere se stessi. E sono tornato a casa, scalzo , nudo nel mio stupido verso . E mi dissero che avrei vinto la partita se avrei tenuto duro , avrei vinto un posto nell’olimpo dei poeti così rincorsi il senso addietro, tenendo nel mio pugno un sogno anchiloso, suadente ,incerto nella speranza. E fui felice , trascinato dal fato , chiusi la porta in faccia alla sorte, che mi trascinava per anfratti ed inferni fioriti poi quando tutto sparì nel buio , sorsero i mostri della mia ignoranza , vennero su a cavallo galoppando nel vento ed io non volli crederci e come una pianta rampicante andai verso il cielo, scivolai sopra i muri dei palazzi , entrai dentro le case e fu dolce la verità , verde simile alla giovinezza e alla bellezza che non sfiorisce e non muore mai. Quanta strada ancora abbiamo da fare ? quante cose ho da capire ancora , da mettere sul fuoco e non ci sono illusioni , cervelli bruciacchiati nel forno rovente della conoscenza , solo in questa vita che sale e scende , non ti fa capire nulla, ti mena di qua e di là. Un verbo come un boa di piume mi stringe il collo , dei buoi bianchi ruminano nel prato , brillo, birillo questo cuore ballerino . Sono li che cuocio a fuoco lento , cuoce il mio tenero cuore sopra la calda fiamma delle passioni per assaporare alfine il gusto della vita . Sono io che muovo il mondo e le stelle , l’universo intero ed ogni cosa mi assorbe in se , nella sera della mia innocenza.


Come è facile morire , sparire nel nulla dell’incoscienza , come se fossi un immagine all’interno di un concetto , come fu bello credere , sentire le voci degli ultimi . Così ascolterai il grido dell’uomo ribelle, senza peli sulla lingua , amerai come il mare bagna le coste, come le case l’une accanto alle altre. E tutto quello che capirai , tutto quello che sentirai , sarà il suono dello strumento perfetto che esplora l’universo delle note. Tutto sarà sincero, poiché tutto scorre in te con i vari dolori provati. La storia non ritorna indietro , non ha gambe, ne lingua per dirti di nuovo andiamo.


Mi mostri il verbo

Non conosco il senso

Sono giunto dove ho voluto

Mi preparo un giaciglio di foglie

Non vorrei sprecare il mio tempo

Sono sul letto

Saluta la notte

Vedo la signora seduta davanti alla televisione

Sono rimasto perplesso

Non cerco sesso

Non sarai , ne il primo ne l’ultimo

Esiste sempre un motivo per dirsi addio

Sono felice che tu abbia capito le mie buone intenzioni

Ti sei seduto sopra il mio cuore

Mi dispiace tanto di non poterti dire, arrivederci

Non uscire dal seminato

Vorrei andare fino in fondo

Muoio se non provo a volare

Sarà l’ennesimo delitto

Non dire bugie , due più due non fa tre

Questa è una bella invenzione

Facimme appresse stà passane ò pullman

Uhe dove arriva ?

Nel paese dei balocchi

Chi guida

Caronte

Mannaggia

Chesta è poesia

Nun me piglià per idiota

Non è nelle mie intenzioni , sono sincero

Dopo l’inferno giunge il paradiso

Verso dopo verso , viene la fine di una storia

Storta và diritta viene

Ed il canto mi rende santo.

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