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Una storia di LucaNesler

Il segreto di tutti

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10 minuti

Pubblicato il 14 marzo 2019 in Humor

Tags: #allegoria #cibo #sesso

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1 - Matteo



«Mamma?»

«Sì?»

Matteo era in imbarazzo. Sapeva che quello era un argomento scabroso, da grandi, ma ci pensava da troppo per non chiedere. Inoltre non voleva fare la figura di quello che non sa niente di niente coi suoi compagni.

«Devo chiederti una cosa.»

«Dimmi, tesoro» disse la madre con un sorriso rassicurante mentre sistemava la sua maglietta di spiderman sullo stenditoio.

Matteo prese fiato e chiese solo quello che doveva chiedere:

«Ma se il nostro corpo consuma energia che utilizza per vivere... »

«Sì?»

«Com'è che non moriamo? Da dove viene questa energia? A Giulio hanno detto che è la magia che c'è nell'aria che passa dalla pelle, ma io non ci credo.»

La madre sorrise, mise le mani sui fianchi e annuì.

«Ok. È arrivato il momento di fare un discorsetto. Ora sei abbastanza grande. Vieni.»

Gli mise una mano su una spalla e lo portò al divano dove si sedettero.

«Allora... »

La mamma voleva fare la disinvolta, ma era chiaro che quel discorso imbarazzava anche lei.

«Il nostro corpo» cominciò «ha bisogno di energia, come hai detto tu. E questa energia deve passare nel sangue sotto forma di sostanze nutritive.»

«Sostanze nutritive?»

«Sì. È il termine scientifico. Per introdurre queste cose dentro al nostro corpo, ci sono degli organi preposti a questo ruolo. Il tutto si chiama: “apparato digerente”.»

«È la pancia, praticamente.»

«Sì» ammise comprensiva la mamma. «Le sostanze nutritive sono contenute nel cibo».

Matteo trasalì.

«Vuoi dire che bisogna mandare il cibo nella pancia?»

«Esatto, sì. Passa dalla bocca, viene lavorato dai denti e scende attraverso l'apparato digerente, così l'energia entra nel corpo.»

Matteo aveva sentito le battute di alcuni compagni che a mamma non piacevano. Lo avevano chiamato...

«Mamma, è quello “mangiare”?»

«Sì, ma non è una bella parola. È volgare e non è bella. Io e papà preferiamo chiamarlo “nutrirsi”. Ha a che fare con la vita e con l'amore, capisci?»

«Anche papà lo fa?»

«Sì, tutti lo fanno.»

«Io no.»

«Non ancora, perché sei piccino. Ma quando diventerai grande come la mamma e il papà, non ti metterai più la flebo di notte e potrai farlo anche tu.»

Matteo rimase a bocca aperta.

No, lui non avrebbe mai abbandonato la flebo per mettere della roba sporca e puzzolente nella bocca. Che schifo.




2 – Tania



Papà rientrò a mezzogiorno. Diede un bacio a mamma e buttò il giornale sulla sua sedia.

«Com'è andata la giornata?»

«Bene» disse la mamma. « Oggi, prima di andare a scuola Matteo mi ha fatto la domanda, eh.»

«La domanda?»

«Già. Il nostro bimbo diventa grande.»

«Che gli hai detto? Che non deve toccare il cibo fino a trent'anni?»

«Sciocco. No, gli ho spiegato come funziona.»

«Mmm.»

Il papà si sedette sulla sedia e aprì il giornale. Scosse la testa.

«Mi chiedo cos'abbia sentito a scuola.»

«Ma cosa vuoi che abbia sentito... Avranno parlato di insalata, al massimo.»

«Sei ingenua, Carla. Gustavo mi ha detto che suo figlio l'altro giorno ha chiesto un panino a una sua compagna.»

«Un panino!» sussurrò la mamma a bocca aperta.

«Era preoccupatissimo. Mi chiedo dove le sentano certe porcherie.»

«Eh, ma lì c'è il fratello grande che va in internet.»

«Povero Gustavo. Che poi, poveretto, ha anche un nome che... Mi viene da ridere ogni volta che lo pronuncio.»

«Ma Fausto! Cosa vai a pensare!»

«Dai, ora non fare troppo la digiuna che ieri sera... »

«Smettila! Mi metti a disagio.»

Il papà ridacchiò e continuò a leggere il giornale. Un articolo diceva che due ragazzi erano stati arrestati perché erano andati al parco a consumare un pasto con una videocamera.

«Esibizionisti» commentò il papà mentre Tania entrava in casa.

«Ciao» disse la ragazza lanciando lo zaino a terra.

«Lo zaino Tania» disse mamma con il solito tono stanco.

«Sì, sì. Dopo lo raccolgo.»

Mentre la ragazza si levava la giacca, sua madre la osservava agitata. Dopo tutto quel parlare di mangiare e panini... Eppure doveva affrontare l'argomento anche con lei.

«Tania.»

«Sì?»

«Vieni un momento.»

La ragazza si avvicinò sbuffando e la madre la portò in soggiorno.

«Non voglio che papà ci senta» disse, poi la fissò negli occhi. «Ho scoperto che hai di nuovo svuotato la tua flebo nel lavandino».

La ragazza alzò gli occhi al cielo e serrò la mandibola.

«Non ti sto sgridando, ma non prendermi per scema. Stai consumando dei pasti a casa di Roberto?»

«Senti, non sono più una bambina. Faccio quello che voglio.»

«Non sto dicendo questo. Voglio solo essere certa che tu sia preparata.»

«Lo sono, mamma» rispose Tania con tono seccato.

«Sono stata giovane anch'io e so che ci sono... Dei sapori che... Delle fragranze... »

«Ti prego, mamma! Non voglio parlare di queste cose con te!»

«Perché no? È una cosa naturale.»

«Ti prego, non voglio pensare a te e papà... »

«Va bene. Sappi che quando e se vorrai parlarne io ci sono.»

«Ok. Grazie.»

«E niente carboidrati prima dei vent'anni.»

«Tranquilla: non sono una stupida.»

«Lo so. È che oggi ne senti di tutti i colori.»

Si abbracciarono e Tania sorrise alla mamma.

La donna si sforzò di ricambiare, ma sapeva che dietro quei gesti che pure appartenevano a quell'età, c'era molto di più che il sapore della pietanza. C'erano pericoli, aspettative, giudizi. Peso sociale.

«Fa' sempre e solo ciò che vuoi anche tu e fatti rispettare, mi raccomando. Sei una donna ormai.»







3 – Remo



Il signor Ferri stava di fronte al palazzo col cuore in gola. Si guardò attorno per vedere se c'era qualcuno che lo osservava. No.

Guardò in basso e aprì la mano. Dentro c'era la pastiglia digestiva.

«Coraggio, Remo. Non hai più l'età.»

Buttò giù la pastiglia e si avvicinò al portone. Pigiò il campanello senza etichetta ed entrò. Prese l'ascensore fino all'ultimo piano, come aveva detto il geometra Moretti. Le porte si aprirono e sentì l'odore stucchevole del deodorante per ambienti alla lavanda.

«Sicuramente li usano per coprire l'odore del cibo» pensò eccitato.

Si sentiva in colpa, ma l'emozione più forte era l'esaltazione. Suonò il campanello e un uomo aprì uno spiraglio di porta.

«Sì?»

«Buonasera, posso entrare?»

La porta si aprì. L'uomo gli prese il cappotto e gli sorrise.

«Prego, di là» disse poi indicando una seconda porta.

Lì l'odore di cibo cominciava ad avvertirsi. Ferri aprì la porta e si trovò in un salone immenso poco illuminato e con le finestre coperte da spesse tende, pieno di tavoli grandi e piccoli. Un sacco di profumi lo investirono e sentì girare la testa. In quel momento dimenticò Camilla, la chiesa, gli amici del gruppo di preghiera e le promesse matrimoniali. Su quei tavoli c'erano piatti che aveva solo visto su internet e che non aveva mai pensato che qualcuno potesse preparare per lui, ma lì, in quel posto maledetto, c'erano persone che si erano votate all'immoralità e che preparavano pasti per professione. Bastava pagare. Erano cuochi, anche se quel termine forse li avrebbe offesi.

Certo, forse c'era qualcuno che si rifiutava di cucinare carne o carboidrati complessi, ma, in un posto come quello e pagando abbastanza...

Moretti aveva detto di aver mangiato una pizza con la salsiccia una volta.

L'idea lo fece tremare. Forse quello sarebbe stato troppo, ma un piatto di spaghetti con burro e parmigiano...

Un cameriere gli sorrise sornione e gli indicò un tavolo. Lui lo guardò, ma c'erano già due persone. Scosse la testa e si avvicinò al cameriere per sussurrare:

«Mi scusi, ma è la prima volta per me. Vorrei stare da solo, se possibile.»

«Ma certo, non si preoccupi» disse il ragazzo in livrea con un sorriso rassicurante.

E mentre lo accompagnava ad un tavolino nell'angolo, Ferri pensò:

«Poverino: così giovane fa già questa vita.»




4 – Dario e Giacomo



«Oggi ti ho preparato le lasagne» disse Dario.

«Davvero? Fantastico, le adoro!» disse Giacomo abbandonando il libro sul davanzale. «Dove hai trovato gli ingredienti? In internet?»

«No. Sono andato in quel negozio di alimentari in periferia. Sono simpatici.»

«Quello che si è spostato dal centro?»

«Proprio lui. Hanno anche salse piccanti e dolci.»

«Un dolce un giorno o l'altro lo vorrei assaggiare.»

«Chissà.»

I due ragazzi si spostarono in una stanza che, di solito, non mostravano agli ospiti. Dentro c'era un tavolo quadrato con una tovaglia, un piccolo mobile con delle stoviglie e un angolo cucina.

Si misero a tavola e, senza aggiungere parole inutili, cominciarono a mangiare.

Iniziò Giacomo, come succedeva spesso. Prese la forchetta guardandola come se la vedesse per la prima volta, poi passò i rebbi con delicatezza sulla superficie della sugosa fetta di lasagna. Le piccole scaglie di parmigiano si spostavano al passaggio dell'acciaio.

Dario sorrise osservandolo. Avvicinò il viso al suo piatto e annusò profondamente il profumo della carne, del pomodoro e del burro sciolto nella besciamella.

La forchetta affondò nella porzione molle e strappò un boccone piccolo e caldo. Sicuramente squisito.

Proprio in quell'istante il campanello suonò facendoli trasalire. Assieme qualcuno bussava alla porta come per buttarla giù. Dario sbuffò e Giacomo disse:

«Vado io.»

Il ragazzo aprì la porta e si trovò di fronte la faccia arcigna e furibonda della vicina.

«Allora? La finite? Questo è un condominio per bene e voi fate venire la pelle d'oca!»

«Senta, signora, ora attacco la ventilazione, ma quello che facciamo in casa nostra è affar nostro.»

«Sì, ma l'odore passa in tutto il giroscale! Io mi sto facendo scopare da mio marito e devo sentire certi olezzi? Ti sembra normale?»

«Staremo più attenti. Aprirò le finestre.»

«Ma non potete starvene un giorno senza mangiare? Che poi chissà che robaccia vi fate là dentro! Ma io chiamo l'amministratore! Sono tutti stanchi di voi due!»

Giacomo non ne poté più: digrignò i denti e urlò più forte di quanto avesse voluto:

«Non è illegale! E forse ogni tanto dovresti mangiarti qualcosa di buono anche tu, brutta strega!»

Sbatté la porta e soffiò via la rabbia mentre le urla della vicina lo raggiungevano da oltre la porta.

Dario si era affacciato dalla stanza segreta.

«Vuoi che lo buttiamo via? Non hai più fame?»

«Scherzi? Quella lasagna meravigliosa? Apriamo le finestre e riprendiamo.»




5 – Matteo



«Mamma?»

La donna si tirò su.

«Sì, Matteo?»

«Oggi ho parlato di quella cosa coi miei compagni.»

«Mmm. Non dovresti. Siete solo dei bambini e non ne sapete abbastanza. Chissà che idea ti sei fatto.»

«Beh, tu hai detto che lo fanno tutti, no?»

«Sì, certo.»

«Ma perché lo fanno se è una cosa tanto brutta?»

«Ma non è che sia brutta. Certo, ci sono persone che lo pensano e che, magari, decidono di andare avanti con la flebo tutta la vita.»

«E funziona?»

«Sì funziona. Ci sono cose che non possono fare, come fare sport o gite troppo lunghe, ma si può fare. Sono scelte di vita diverse.»

«Io non so se lo voglio fare da grande.»

«Non c'è nulla di male, Matteo. Solo che è una cosa che va fatta seguendo i tuoi desideri ed è una cosa riservata, intima. Non si sbandiera davanti a tutti. Cioè, è una cosa che fai con chi ami.»

«O da solo? Klaus dice che suo fratello a volte si chiude in camera sua e mangia dei grissini.»

«Qualcuno lo fa, ma, secondo me non è così che si dovrebbe prendere i pasti.»

«Perché?»

«Perché perde un po' il suo significato. Nutrirsi non serve solo a restituire energia al tuo corpo, ma Dio ci ha fatti così anche per dare un motivo di incontro alla coppia, per creare un momento di intimità e amore tra marito e moglie, capisci? Per questo quando ci si sposa si promette di non prendere pasti con altri.»

«Mmm.»

Matteo si allontanò pensieroso e andò a chiudersi in camera coi suoi videogiochi.

«Povero bambino mio» disse la donna con la bocca piegata dalla compassione.

«Sciocchezze, ci farà l'abitudine. E poi alla fine anche a lui piacerà farsi una bella mangiata, come ad ogni uomo.»

«Oh, smettila! Come sei volgare!»

«Ma sì, che problema c'è? L'hai detto anche tu che lo fanno tutti! Pensi che il sapore salato o dolce gli faranno schifo? Pensi che il grasso caldo sulla lingua non piacerà anche a lui come a tutti?»

«Parla piano o ti sentirà!»

«A volte penso che sia la religione che ci ha ficcato in testa queste cose. Che siano tabù culturali e basta.»

«Ma che dici? È la natura, scusa. Pensa solo se ognuno potesse andarsene in giro con delle pietanze tra le mani e nutrirsi davanti a tutti.»

La donna fece una faccia disgustata e scosse rapidamente il capo.

«Che schifo»

«Mah» riprese papà. «Per me è come se fingessimo che il sesso non ci piace o che dovessimo nasconderci per farlo.»

«Che stupidaggine.»

«Va bene, ora basta parlare che poi devo tornare al lavoro. Mi finisci il pompino?»




FINE




kablanca.com


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