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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7

I 7 - parte 14

69 visualizzazioni

12 minuti

Pubblicato il 22 marzo 2020 in Avventura

Tags: #giovani #fumetti #mutanti #fanstascienza #poteri

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Nella sua stanza di spessissimo cemento armato, 3 metri x 4 senza finestre ma con letto e bagno decisamente confortevoli, Valeria era seduta sul giaciglio dai colori pastello, con la schiena appoggiata alla parete e le gambe piegate in modo da utilizzare le cosce come leggio per quell’interessante libro sulle wunderwaffen.

-Hey, Jakov, hai sentito?? Qualcuno si ricorda di noi!!!-

Piantala, scema!!! Basta con sta storia di parlare con chi narra!

Ora ho perso il segno...ok...ad ogni modo, naturalmente, la risposta di Jakov non si fece sentire e a quel punto la Rossa capì. Probabilmente si era talmente immersa nella lettura raggiungendo un livello di intrippamento così alto da dimenticare temporaneamente che non aveva visto né sentito la sua controparte fin dal suo risveglio in quella strana struttura, o magari lì per lì lo aveva creduto solo in perlustrazione ed incazzato con lei per essersi fatta catturare e quindi non aveva dato molto peso al fatto che non le rispondesse ed aveva finito pure per non pensarci ma, dopo quella osservazione ad alta voce, finalmente si rese conto: COMPRESE DI ESSERE SOLA.

Lei e lo spilungone elettrico traslucido restavano connessi mentalmente anche se si trovavano fisicamente molto distanti: avevano sperimentato che il loro collegamento funzionava perfettamente anche a circa 300 km di distanza quando, per motivi troppo lunghi da spiegare, alcuni anni prima si erano trovati lei a Roma e lui a Firenze. Nella sua lunghissima esistenza era stata fisicamente separata da Jakov al massimo per un paio di giorni, comunque mantenendo un perfetto legame mentale.

La diafana redhead dei 7 si rese improvvisamente conto di trovarsi da sola per la prima volta: provò un senso di vuoto spaventoso e gigantesco e si sentì avvolgere dall’avvilimento…

Le parve di essere priva di una importante parte di sé, ed in effetti era proprio così.

Appoggiò per terra il libro aperto. Il pavimento era in resina di un grigio chiaro che aiutava a rendere quella stanza senza finestre più luminosa, riflettendo e diffondendo la luce dei lunghi neon da soffitto. Scese dal letto e non appena i suoi piedini nudi toccarono il suolo si sorprese di trovarlo tiepido: in effetti nella stanza la temperatura era piacevole e, non essendo presenti radiatori o grate di aerazione, dovevano per forza esserci dei tubi annegati nel pavimento, dentro ai quali scorreva acqua bollente. Si sistemò la maglia della Roma affinché la coprisse per bene e fu una cosa istintiva perché aveva già appurato che non c’erano telecamere e nessuno poteva vederla, ed andò in bagno a prendere un pezzo di carta igienica da usare come segnalibro: pensò che fosse troppo morbida e spessa per un luogo simile. Piegò in due lo strappo che aveva preso, lo mise tra le pagine, chiuse il libro e lo appoggiò sul comodino, per poi alzare la cornetta del telefono e, dopo essersi raggomitolata su se stessa, chiedere: -C’è qualcuno? C’è qualcuno in ascolto? Ci sei tu, ragazzo che mi ha parlato un’oretta fa? Ci sei tu, vero?-

Il teleporta ispanico era effettivamente ancora nella sua stanzetta a distanza di sicurezza da quella di Vì (ben 750 metri) e, appena il suo telefono emise dei “bip” in sequenza ravvicinata ossia nel momento in cui lei alzò la cornetta del suo apparecchio senza pulsanti né disco combinatore, alzò quella del suo e l’appoggiò all’orecchio destro. Trovò che la voce della ragazza fosse ben diversa da quando l’aveva sentita non molto tempo prima: il tono era cupo, in quel momento esprimeva profonda tristezza, scoramento…

Ne rimase colpito ma decise di mostrarsi distaccato perché George aveva ripetuto miliardi di volte di non fidarsi in nessun caso di lei: -Che c’è? Hai già finito il libro?-

-No...leggo molto velocemente ma non esageriamo: ho solo superato la metà...-

Il libro in questione aveva 330 pagine (dalle dimensioni in altezza e larghezza praticamente doppie rispetto ai normali volumi) e leggerne metà in così poco tempo era un risultato davvero fantastico, ma il ragazzo dagli occhiali tondi pensò che fosse meglio non dare soddisfazione a quella imprevedibile fanciulla pallida e si limitò a domandare: -Che cosa vuoi, quindi?-

-Dov’è Jakov? Cosa gli avete fatto?- , e sembrava maledettamente sincera nella sua preoccupazione.

“Occhialini alla Harry Potter” aspettò qualche secondo prima di rispondere.

Davanti a se aveva un vecchio Compaq Presario cds520, un all-in-one a suo modo “maestoso” ed in ottime condizioni seppur un tantino ingiallito: era del lontanissimo 1995 e montava un “glorioso” processore 486dx2. Un prompt di Dos lampeggiava sul monitor crt integrato…

-Noi non lo abbiamo preso, Valiera...-

-Non ho più voglia di incazzarmi perché mi chiamate così...-

-E’ il tuo nome-

-No: è come mi chiamavano a Semipalatinsk e ad Fuling...-

-E’ come ti hanno sempre chiamata, anche se la tua memoria non va oltre qualche decina di anni fa...-

-Non sono più quell’essere; forse non lo sono mai stata...-

-Ti ho vista mentre massacravi tutti quei giovani umani e, credimi: insistere sul farti chiamare in modo leggermente diverso e più comune e comportarti come una ragazzina non cambia quello che sei. Ho visto quanto ti diverte uccidere, quanto ti piace farlo...non sei cambiata: non è solo il tuo corpo a non cambiare mai, ma anche il tuo spirito...-

Si sentì stranamente in colpa per aver detto quelle cose, già mentre lo faceva…


Gli partì un replay mentale di quando si era teletrasportato lì dal casale dei 7, con George che portava in braccio una stra sedata e stra priva di sensi Valeria: erano apparsi direttamente di fronte alle camere di decontaminazione e ad aspettarli c’era del personale in tuta protettiva.

George aveva adagiato la rossa su un tavolo metallico dotato di ruote: non lo aveva fatto con grande cautela e lui ricordava benissimo il suono, appena attutito dai folti riccioli vermigli, della testa della ragazza che sbatteva sull’acciaio inossidabile.

Era un tavolo autoptico e, benchè sapesse che non avevano preso Valeria per ucciderla (anche perché nessuno aveva ancora scoperto se, effettivamente, esisteva un modo per farlo...come per altri di loro, del resto), la cosa gli fece una strana impressione.

Sembrava morta e l’incarnato chiarissimo amplificava questa impressione. Aveva la bocca semiaperta e le spuntavano fuori i lunghi ed affilati canini. Il teleporta le aveva sistemato la maglia in modo che la coprisse per bene fino alle ginocchia, e George lo aveva redarguito: -Inizi col piede sbagliato, mio caro! L’ultima cosa che bisogna fare è provare empatia per lei: sarebbe una cosa davvero molto pericolosa… Puoi esserne affascinato e provare perfino ammirazione e simpatia; ma non empatia. Non è debole, non è indifesa: se fosse cosciente ti ucciderebbe in un istante e lo stesso farebbe per ogni forma di vita di questa struttura...e le piacerebbe tantissimo. L’hanno fatta così perché chi ha a che fare con lei possa abbassare la guardia: diciamo che essere incredibilmente subdola fa parte dei suoi tanti poteri...-

-Ma in fin dei conti sono 5 anni che, col gruppetto capitanato dallo Zar, si comporta bene e non si fa notare! Ci abbiamo messo un sacco per trovarla: se non fosse stato per le cose che ha fatto fare a quei Carabinieri al posto di blocco...-

-Per gente come noi 5 anni non sono niente: per lei son stati come la ricreazione in un giorno di scuola! Di certo non sarebbe comunque andata avanti parecchio in versione “stoner nymphet” e lo ha dimostrato rendendo innocui i suoi 6 compagni e la sua controparte elettrica senza pensarci due volte ed uccidendo i 96 mercenari che ci “scortavano”...- e aveva fatto il gesto con indici e medi di entrambe le mani per simulare delle virgolette -...solo perché la stavo provocando. Oltretutto ha messo su quella carneficina in modo morboso e sadico, per mostrarmi di che pasta è davvero fatta. Ascoltami bene: se mostri anche solamente un briciolo di debolezza questa troverà il modo di farti fuori. Ti garantisco che lo farà. Prenderemo le dovute preoccupazioni e siamo fortunati che non ricordi quasi minimamente ciò che è in grado di fare...-

-Il telecontrollo e quello strano “uomo elettrico” non sono i suoi unici poteri?-

A quel punto Lansing aveva sorriso e, alzata la testa di Valeria tirandola per i capelli, si era spiegato: -Hai presente quando ti togli...cazzo...io non ricordo come si dice in italiano “BOOGER”!- -Caccola? George...volevi davvero dire quello?- -Sì perché, per la vera Valiera, le cose che le hai visto fare sono meno impegnative e significative di togliersi una “caccola” dal naso...- e, dopo averle tirato una schicchera sulla punta del nasino, aveva mollato di colpo la presa e lasciato che la testa di Vì sbattesse sul tavolo di acciaio, quella volta in modo abbastanza forte.


Il ragazzo tornò in sé dopo aver passato qualche secondo assorto in quel ricordo. La voce della prigioniera, sempre seria e abbattuta, si fece di nuovo sentire attraverso il telefono e disse qualcosa che gli fece salire un brivido lungo la schiena: -Hai ragione. E’ vero: mi piace uccidere. Inutile raccontare cazzate… Per questo ho bisogno di Jakov: lui mi fa ragionare, mi tiene calma...mi frena! E poi...- e fece una pausa, sospirando: -...sa sempre cosa dirmi per risollevarmi il morale!-

-Ecco perché l’hai creato: non è solo una potente arma in più, ma un aiuto psicologico e serve per tenerti a freno! GENIALE...-

-Io non l’ho creato: lui c’è sempre stato...- e aggiunse in tono lagnoso da bambina viziata: -Basta col comportarvi come se sapeste molte più cose voi su di me di quante ne sappia io!!! Avete rotto!!-

-Ma è così: la tua memoria è corrotta e questo lo sai anche tu...-

Vì sembrò far finta di non aver sentito e domandò: -Quindi è rimasto al casale? Jakov è rimasto al casale?-

-Sì, mi dispiace...-

-Ti dispiace??????-.

Lui sentì un secondo brivido percorrergli tutta la colonna vertebrale, dal basso verso l’alto; ma poi si disse che stava andando in paranoia per le cose che Lansing aveva sempre detto su quella minuta creatura e che non c’era niente di cui dovesse preoccuparsi visto che avevano preso ogni tipo di precauzione per difendersi da lei: la saletta di controllo si trovava a ben 750 metri dalla stanza di Valeria, che era in spesso cemento armato e non prevedeva al suo interno o nelle vicinanze alcun tipo di apparecchiatura elettronica o meccanica che avrebbe potuto sfruttare a suo piacimento e naturalmente nessun essere vivente si trovava vicino a quella stanza per lo stesso motivo: Valeria si trovava completamente isolata al terzo livello sotterraneo e l’intero piano era stato sgomberato.

Il teleporta ritenne che non ci fosse niente di male a fare due chiacchiere con lei: in fondo la studiava da anni, era lì per controllarla e lei aveva a disposizione solo un telefono fisso senza disco combinatore!

Finalmente le rispose: -Beh...sì, mi dispiace: sembri molto giù di morale. In fin dei conti siamo della stessa razza ed ho passato gli ultimi anni a cercarti ed a studiare la tua lunga vita e tutti i dati che sappiamo di te...-

-Non sono mai stata da sola in tutta la mia esistenza: io e Jakov siamo collegati anche su lunghe distanze...quindi è ovvio che non mi trovo più in Italia. Ma tu sei italiano? Io posso parlare parecchie lingue: perché mettere proprio un italiano a farmi da controllore?-

-In realtà sono peruviano; ma ho vissuto in Italia fin da piccolo…-

-Peruviano? Io sono mai stata in Perù?-

-Ora lo chiedi a me?-

-Hai detto che hai studiato tutta la mia vita e sì, sono al corrente di aver perso una grandissima porzione di ricordi...quindi ci sono mai stata o no?-

-Sei stata molte volte ed in molti posti del Sudamerica; ma mai in Perù...-

-Ah, buono a sapersi: sarà il prossimo Paese che visiterò. Ma tu come ti chiami? Me lo puoi dire il tuo nome? Mi hai studiata per anni e sai di me tonnellate di cose che io non ricordo: il tuo nome potresti anche dirmelo! George si è presentato subito!!!-

-Mi chiamo Alvaro-

-Il piacere è tutto mio, Alvaro...-.

Valeria pronunciò quest’ultima frase non più con un tono da ragazzina avvilita, ma da demoniaca supervillain: gli occhi di Alvaro (finalmente posso usare anche il nome del teleporta di Lansing) diventarono completamente neri e si bloccò, con la cornetta all’orecchio.

-Avanti, Alvaro: vieni ad aprirmi questa cazzo di stanza e finiamola con sta stronzata...-

Il ragazzo si teletrasportò proprio davanti alla spessa porta di acciaio e subito gridò: -NON HO LA CHIAVE!!!! VALERIA, NON HO LA CHIAVE!!!!-

-Chi cazzo se ne frega della chiave? Teletrasportati qua dentro e portami via, idiota!!!!!-

-Non posso farlo: George non mi ha mai mostrato la stanza!!!! Non posso teletrasportami in un posto che non ho visto personalmente!!!!!-

-AAAAHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Il Sardo può teletrasportarsi anche in posti di cui non ha nemmeno sentito parlare, basta che ne conosca la posizione!!!! INUTILE FECCIA!!!!!!!-

Il suo urlo fu talmente forte che si percepì ad alto volume anche al di fuori di quella stanza dalle mura davvero grosse e Valeria iniziò a far sì che Alvaro tirasse fortissime testate contro il muro e avrebbe voluto che lo facesse fino ad uccidersi, ma un dardo anestetico, sparato da chissà dove, lo colpì con precisione al collo e lo fece cadere a terra privo di sensi. La terribile rossa percepì di essersi disconnessa da lui, e cacciò un urlo ancora più forte ma smise di colpo quando il telefono della sua stanza squillò: alzò la cornetta e sentì Lansing che pareva compiaciuto.

-E’ inutile che provi a controllarmi con gli impulsi elettrici del telefono come hai fatto con Alvaro: la mia voce ti sta arrivando attraverso vari sdoppiamenti e assurdi incroci di linea e ci metteresti un sacco a raggiungermi fisicamente. Complimenti: nemmeno ero sicuro che un vecchia linea telefonica fissa ti sarebbe bastata per prendere il controllo di qualcuno. Prenderemo provvedimenti. Ti ringrazio: sapevo che mi avresti fatto divertire un sacco, una volta giunta qua...-


CONTINUA...

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