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Una storia di Qwe123

UN ODOROSO NASO

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4 minuti

Pubblicato il 18 settembre 2020 in Humor

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Questo qui, con il naso che si ritrova, farà certo il profumiere- sbotto’ la levatrice quando il piccolo fece i primi strilli. Paffuto, roseo e con una piccola bocca color vermiglio, si faceva ben notare soprattutto per quel naso allargato, con narici come crateri.

E che fosse un tipetto riottoso lo si capi’ subito: non appena il pannolino si riempiva di qualcosa di solido, cominciava a urlare a tutto fiato, mentre le sue narici fremevano e il viso riusciva a diventare di un color paonazzo non presente neppure nelle scale cromatiche piu’ ardite. Bisognava subito metter mano a salviette e spugnette, per farlo ridiventare lindo, ed in un battibaleno gli tornavano sorriso e buonumore. Crescendo, il naso acquisi’ un’importanza primaria nel viso e ogniqualvolta inspirava profondamente, pareva che l’aria subisse un risucchio. Per lui, quel naso così evidente, in quel viso per altri versi armonioso, avrebbe potuto essere oggetto di scherno, se non fosse stato che tutti i suoi compagni ne avevano un timoroso riguardo. Soprattutto per quelle frasi che soleva lanciare, in maniera ironica ma molto pungente, a chi si soffermava un po’ troppo a guardare la sua protuberanza: Rossi, oggi a casa pesce fritto?

Ehi, Bucci, e’ ora che ti lavi i calzini!

Tutti temevano quelle narici alitanti, che assieme alle molecole di odore riconoscevano le circostanze che le avevano provocate. Ed era successo che nella sua classe, ormai regnava un clima olfattivo di pulizia ed igiene totale, non volendo ognuno esser segnalato come “ untore” di disdicevoli odori.

La prima ragazza che ebbe, duro’ il tempo di uno sternuto: quello stimolato dal pungente sentore di mentine che la malcapitata ebbe la sventura di masticare al primo incontro, pensando in questo modo di evitare sgradite alitosi.

La seconda non ebbe maggior fortuna: i suoi capelli, un po’ untuosi, a mezzo fra odor di cucina e di zolforoso shampo, decretarono subito la caduta di Cupido.

La terza non riuscì neppure ad avvicinarsi a lui: quando da lontano alzo’ il braccio per salutarlo e farsi riconoscere, l’odore delle sue ascelle mise fine a un rapporto non ancora nato.

La cosa cominciava ad avere dei risvolti poco piacevoli: ormai chi lo conosceva, stava alla larga da lui e, se proprio un incontro ravvicinato era necessario, i suoi interlocutori provvedevano per tempo (e con maniacale cura) a eliminare qualsiasi odore.

Si ritrovò quindi a vivere una vita un po’ solitaria e penso’ che l’unico modo per ricavare qualcosa di positivo da quel suo naso, fosse quello di diventare “ olfattista”. Non un banale selezionatore di aromi e profumi, ma un vero conoscitore dell’odore delle persone.

Comincio’ ad annusare quelli che conosceva, continuo’ con quelli che incontrava saltuariamente al bar, e fini’ per coinvolgere chiunque gli passasse a fianco. Catalogo’ le persone in tipologie:

  • il metodico olfattivo: odore di canfora ai cambi di stagione degli abiti, odore di lucido da scarpe la mattina, odore di camicia da bucato a giorni alterni, alito all’aglio il mercoledì e venerdì
  • l’olfattivo creativo: un mix nasale di traspirazione cutanea, colonia agrumata, sentore di crema solare e accenno di alitosi al tabacco
  • l’aromatica perfettina: tono odoroso senza una sbavatura, dalla mattina alla sera. Fragranze fresche al mattino, fiorite nel pomeriggio e speziate la sera. Dalla testa ai piedi. E mai una molecole olfattiva che facesse pensare a odori di cucina.

Quell’idea che all’inizio gli era parsa anche un po’ balzana, ora iniziava a divertirlo. Nel giro di poco tempo compilo’ una vera e propria lista di “ persone a naso” e quando ebbe finito, piuttosto soddisfatto del risultato, penso’ che di questo poteva farne una vera professione. Macche’ profumiere, macché creatore di aromi! Lui avrebbe fatto l’annusatore di persone e si sarebbe proposto come selezionatore di candidati per le aziende: insomma, quasi un'alternativa allo psicologo.

Non piu’ valutazioni sulla base di test psicoattitudinali, ma reclutamento in base alla percezione odorosa.

Le prime aziende alle quali propose questa inusuale metodica di selezione,

reagirono con un misto di stupore, sgomento e incredulità, se non di vero dileggio.

Ma fra queste, una decise di metterlo alla prova.

E nel giro di breve, fu un successo. Roba da non crederci.

Ognuno veniva collocato nella mansione alla quale pareva piu’ adeguato ed il personale diveniva in men che non si dica piu’ produttivo e piu’ collaborativo.

Miglioravano i rapporti interpersonali e pareva che

i dipendenti fossero assai compiaciuti di quelle collocazioni gestite ad olfatto, nelle quali si ritrovavano pienamente.

Ora lui troneggiava in uno studio tutto suo, ove ampie finestre permettevano frequenti arieggiamenti, e garantivano un continuo ricambio di odori, mantenendo una corretta “ pulizia” dei suoi condotti nasali.

Gongolo’: ora mancava solo il tocco finale.

Prese una targhetta e la affisse sulla porta.

Vi stava scritto:

Abbiate ogni speranza, o voi che entrate: le vostre qualità, a naso qui verran riconosciute!




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