scrivi

Una storia di IBonamiciFredducci

L'Ultima Parola Del Comandante

49 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 12 giugno 2020 in Giornalismo

Tags: #ustica #stragi #misteri #riflessioni #diario

0

Giovedì 11 Giugno. Guardando un video su YouTube dove parlavano delle ultime parole più agghiaccianti pronunciate dai piloti poco prima di un incidente aereo e rimaste impresse nelle registrazioni della scatola nera ho subito pensato ad Ustica, ed oltretutto nemmeno se ne parlava in quel video.

Non se ne parlava perché tutto l’ultimo discorso pronunciato dal Comandante non è inquietante di per sé e l’ultima parola non è apparentemente agghiacciante ma a me ha sempre messo i brividi.

Ho avuto i brividi quando l’ho letta per la prima volta, che avrò avuto 10-12 anni, in un reportage su una rivista che stavo sfogliando mentre aspettavo in uno studio medico... La strage di Ustica è accaduta prima che nascessi ma fin dall'infanzia mi ha colpito profondamente per il suo apparentemente inscalfibile mistero, che in pratica mi ha accompagnato per gran parte della vita prima di essere svelato ufficialmente: a 10-12 anni conoscevo benissimo il fatto, ma non avevo ancora letto l'ultima frase registrata nella cabina del DC9 e provai dei brividi. Ancora oggi percepisco una gran brutta sensazione se ci penso.


Il DC9 dell’Itavia, volo IH-870 Bologna – Palermo, decollò dall’aeroporto Marconi alle 20:08 del 27 Giugno 1980, con 2 ore di ritardo. A bordo c’erano 81 persone (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio). Sarebbe dovuto arrivare all’aeroporto di Punta Raisi alle 21:13, ma non atterrò mai. All'alba del giorno seguente, a Nord di Ustica, sul mare si videro una grossa chiazza di carburante e dei detriti, e tornarono a galla i primi corpi: se ne recuperarono solo 38.

Non voglio ricostruire l’incidente né parlare dei soccorsi che arrivarono solo 7 ore dopo, delle vergognose campagne di depistaggio, inquinamento e sparizione di prove importanti e degli insabbiamenti (che manco nei film si son mai visti così) che si sono susseguiti negli anni o delle morti sospette di 12 militari italiani che sapevano qualcosa: se non ne siete al corrente vi basterà leggere sul web.

Voglio solo soffermarmi sull’ultima parola del comandante Domenico Gatti che fu, rivolgendosi al primo ufficiale Enzo Fontana, -GUA...-.

Volavano a circa 800 km orari, ad un altitudine di più o meno 7.500 metri (ma qualcuno sostiene 9.000 o addirittura 12.000). Nelle comunicazioni radio con le torri di controllo non si erano segnalati problemi e l’ultima era stata alle 20:59. In cabina l’atmosfera era serena e rilassata, anche molto divertita ed “italiana”: Gatti e Fontana scherzavano e si raccontavano barzellette…

“Sporca, eh???” osservò Gatti, probabilmente riferendosi ad una barzelletta appena raccontata; poi disse “Allora sentite questa…” ma il tono si fece serio e sorpreso e ci fu quel “GUA…” che venne troncato perché la registrazione si interruppe bruscamente.

Quel “GUA” era un “GUARDA”: il comandante Domenico Gatti vide il missile lanciato contro il DC9 dal Mirage francese, per abbattere il Mig Libico che si nascondeva sotto la sua pancia (e che precipitò sulla Sila e venne “nascosto” per un mesetto)????

Quel “Gua…” mi è rimasto impresso in modo indelebile perché ho immaginato la scena domandandomi cosa avesse provato il comandante in quell’attimo...perché di attimo si è trattato: Gatti non riuscì neppure a terminare la parola che il missile colpì il suo aereo, squarciandone la fusoliera, provocando una decompressione improvvisa ed interrompendo l’alimentazione elettrica dei suoi sistemi e il controllo del velivolo, che subito dopo si destrutturò e precipitò nel Tirreno (pare che ci mise oltre 4 minuti a schiantarsi in mare).

Probabilmente il primo ufficiale Fontana non fece nemmeno in tempo a vedere il missile, ma cosa può aver pensato e provato il Comandante???

Si rese conto che un caccia aveva sparato un missile aria-aria contro di loro, che sarebbero tutti morti, che non avrebbe più rivisto la moglie ed i due figli? Raramente provo empatia per gli esseri umani, ma quando mi capita (come in questo fatto) è una cosa devastante...


Oh, cazzo...Oddio...mentre sto scrivendo Adnkronos pubblica questo articolo:

“La Procura di Roma ha disposto l’acquisizione dell’audio trasmesso ieri su Rainews24 di una registrazione contenuta nella scatola nera del Dc9 Itavia che il 27 giugno del 1980 precipitò al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. La Digos di Roma ha acquisito l’audio, nella sede romana della società Emery Video, su disposizione dei pm Erminio Amelio e Maria Monteleone, titolari dell’inchiesta ancora aperta a piazzale Clodio sul disastro aereo.

Nella registrazione, in particolare, poco prima di una brusca interruzione, si sente uno dei piloti dire la frase "guarda, cos’è?". L’audio è stato ripulito dai tecnici: finora infatti era possibile sentire solo la parola ‘gua…’. La registrazione è stata trasmessa da Rainews24 in un’anticipazione del reportage sulla strage, firmato Pino Finocchiaro, che andrà in onda in concomitanza del prossimo anniversario.” [ne parlano un po' tutti ed io ne ero all'oscuro https://bologna.repubblica.it/cronaca/2020/06/11/news/audio_ustica-258943747/ ]

Quindi quel “Gua…” che è rimasto fisso nel mio cervello per tutto questo tempo era in realtà “Guarda: cos’è?”. Che coincidenza assurda: oggi scrivo sto breve post e tra ieri ed oggi viene fuori sta notizia...

Spero che Gatti non si sia reso conto davvero di cosa fosse quel bolide che gli arrivava contro, che Fontana non abbia fatto in tempo a guardare oltre il finestrino accanto al suo collega e che davvero tutti gli occupanti del DC9 abbiano perso conoscenza istantaneamente per la depressurizzazione istantanea dell’abitacolo, anche se sappiamo bene che probabilmente non è stato così o almeno non per tutti: il cadavere di uno dei due carabinieri a bordo fu trovato con un piede mozzato e la manica della camicia legata ben stretta sotto il ginocchio per fermare l’emorragia...e oltretutto il fatto che Gatti abbia potuto pronunciare “Guarda: cos’è?” invece che solo “Gua” prima della brusca interruzione elettrica significa che ha osservato fuori dal finestrino per un tempo ancor più lungo di quanto si pensasse.

Senza dubbio quel “Gua…”, che proprio oggi è diventato “Guarda: cos’è?”, per me resterà sempre l’ultima parola più agghiacciante che sia mai stata catturata da un registratore di cabina di un aereo.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×