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Una storia di IBonamiciFredducci

L'Incidente

Una splendida coupè degli anni '70, una meravigliosa strada a strapiombo sul mare...

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6 minuti

Pubblicato il 27 novembre 2019 in Avventura

Tags: #guida #turismo #trip #videogiochi #coupe

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Tardo pomeriggio estivo, la splendida Fiat 130 Azzurra del 1973 sfrecciava sui tornanti a picco sul mare, sulla meravigliosa strada Amalfitana. Manx si godeva l’atmosfera del legno e del velluto dell’abitacolo, spingendo al limite quella grossa coupè lungo curve e controcurve a picco sul mare. Adorava quella macchina: se n’era innamorata fin dalla prima volta che l’aveva vista a Sergio, e la considerava come la Fiat più bella di sempre, nonché una delle coupè più affascinanti.
Il suo 6 cilindri a V di 3.2 litri gridava, girando ad alto regime a causa del cambio automatico con sole 3 marce.
Manx lavorava un sacco di braccia su quel grande volante, per tenere nelle giuste traiettorie quei quasi 5 metri di acciaio firmato Pininfarina...le curve si susseguivano senza soluzione di continuità e il nastro di asfalto scorreva rapidissimo nello specchietto retrovisore.
Il panorama era meraviglioso, il suono del motore una sinfonia per le orecchie della ragazza…
Gasatissima, affondò il piede sull’acceleratore e il cambio effettuò automaticamente il kick-down, scendendo in prima e portando la 130 ad accellerare di botto. Tutta quella coppia, all’ingresso di una curva, portarono ad un deciso sovrasterzo di potenza: la grossa e spigolosa auto strinse decisamente la traiettoria della curva e l’asse posteriore perse aderenza. Manx adorava le auto a trazione posteriore, ed il controsterzo ce lo aveva nel sangue; ma la manovra istintiva che generalmente rimette in traiettoria un’auto in fase di sovrasterzo, in quell’occasione, servì a poco: il posteriore scivolò su qualcosa che lei manco comprese di cosa si trattasse (una macchia di olio? Un po’ di ghiaia in strada? Un atomo incazzoso????) e partì istantaneamente in testacoda nella direzione opposta a quella in cui stava per fare prima del controsterzo, ovvero verso l’interno della strada. La redhead continuò a lavorare di sterzo e freni per cercare di riprendere il controllo del mezzo ma, inaspettatamente, dopo due velocissimi giri su se stessa, quella maestosa 130 coupè di colore azzurro metallizzato si raddrizzò e puntò decisa verso il precipizio.
Manx si rese conto subito che non sarebbe riuscita ad evitare di precipitare e, in quel punto, la strada si trovava a circa 60 metri di altezza sul mare.
Si disse che sarebbe stato proprio un bel volo. Pensò che avrebbe potuto slacciarsi la cintura e lanciarsi dalla vettura in movimento, evitando di volare giù dalla scogliera; ma non lo fece. Il fragile e ridicolo guard rail era sempre più vicino, e così il precipizio da cui avrebbe dovuto proteggere lei e la 130.
Si chiese quanto sarebbe durato il volo, e se avrebbe sentito molto dolore quando l’auto avrebbe toccato la superficie dell’acqua. Si domandò se sarebbe svenuta o se, magari, miracolosamente avrebbe potuto uscire illesa dal volo e sarebbe potuta uscire dalla macchina prima che affondasse. Con la coda dell’occhio guardò il finestrino del lato guida per assicurarsi che fosse un po’ aperto: quando la vettura avrebbe iniziato ad affondare, col vetro un po’ aperto, non ci sarebbe stata una grande diffrerenza di pressione e aprire lo sportello sarebbe stato molto facile…
Il grosso muso della 130 colpì a tutta velocità il guard rail, che oppose meno resistenza di quanto avrebbe fatto un panetto di burro colpito da un proiettile.
Il contraccolpo fu minimo e l’auto volò letteralmente per alcuni metri, prima di precipitare verso il mare…
Si dice che, quando stai per morire, ti passa davanti un montaggio veloce di tutta la tua vita ma a lei non accadde; però iniziò ad avere dei rimpianti.
Si maledisse per non aver mai detto al Coyote quanto gli volesse bene e quanto apprezzasse quello che aveva fatto con lei in tutto quel tempo, prendendola sotto la sua ala quando aveva solo 15 anni e, in pratica, crescendola e facendole allo stesso tempo da padre, da fratello maggiore, da migliore amico e da mentore. Era ovvio che lui tutto questo lo sapesse; ma lei non glielo aveva mai detto chiaramente…
Rimpianse di non aver mai messo in chiaro con Volpe quello che provava per lei. -Siamo entrambe molto giovani: c’è tutto il tempo per farlo! Se affretto le cose rischio di mandare tutto a puttane!- aveva risposto l’ultima volta che il Coyote l’aveva incitata a fare la sua mossa: naturalmente non pensava che sarebbe volata in mare di lì a poco, a circa 100 km orari e da un’altezza di 60 metri!!!
Non avrebbe mai visto il prossimo concerto degli I.L.E.D.T., la band dove Volpe cantava ed ammaliava, con quella voce seducente, a volte dolce ed angelica ed a volte graffiante e demoniaca. [La sigla stava per "Il Lato Esterno Della Tetta", un omaggio ai "Sideboob", la band dei Joe Caputo in "Orange Is The New Black"].
Manx usciva letteralmente di testa quando sentiva cantare Volpe: aveva i brividi, si eccitava...si sentiva sciogliere e aveva la sensazione che le molecole che componevano il suo corpo sarebbero esplose, disperdendosi in un infinito viaggio attraverso l’Universo...
Volpe si era raccomandata: -Ti voglio davanti al palco, perché ti dedicherò “shrinking universe”- aveva detto e, in quel momento, la rossa riflettè amaramente: -Cazzo...sarebbe venuta a cantarmi vicina vicina, quasi sfiorandomi le labbra sul “because you’re the god of a shrinking universe”… E invece niente “shrinking universe” per te, Manx: al limite dedicata alla tua memoria...-
Pensò a tutte le volte che aveva detto “Quando sarà il momento vorrei rendermi pienamente conto del fatto che starò per morire, e vorrei avere il tempo e la possibilità di fumarmi l’ultimo pino”: il momento era arrivato, si rendeva pienamente conto che stava per morire ma non aveva il tempo per rollare e appizzare un pino e, anche se il tempo ci fosse stato, non aveva comunque la materia prima per farlo.
Con l’auto in picchiata riuscì a prendere il pacchetto di Belomorkanal, ne tirò fuori una, se la mise in bocca e tirò fuori anche l’accendino. Lasciò che il pacchetto volasse chissà dove per l’effetto di microgravità causato da quel volo ed accese il più rapidamente possibile quella strana e fortissima sigaretta. Aspirò, trattenne il fiato ed espirò: dal parabrezza si vedeva solo il mare, nello specchio retrovisore interno solo il cielo...e i suoi boccoli rossi svolazzanti.
SORRISE…

Il Coyote entrò dalla porta: -Lentiggini, guarda che Volpe ed io ti stiamo chiamando da 5 minuti!!! Sono arrivate le cibarie!!!!!!!!!!!!!!-.
Manx si tolse il visore VR con uno scatto quasi innaturale, spettinandosi la crinierona rossa, e lo appoggiò accanto a sé. Lasciò anche il joypad e si alzò dal letto, fissando il suo mentore con uno strano sorriso dipinto sul volto.
Lui guardò il monitor del pc e la prese in giro: -Sei morta di nuovo, vero? Devi smetterla di provare a battere il mio record sull’Amalfitana: non ce la farai mai!!! Non con una 130 coupè, senza elettronica e dispositivi di sicurezza! Datti pace...-.
Manx si lanciò contro il Coyote e gli si strinse addosso più che poteva, dicendogli: -Lo sai che ti voglio bene, vero?- -Beh...- rispose lui colto di sorpresa, iniziando ad accarezzarle la testa: -...ma certo...-
-Ma io te ne voglio una infinità!!! GIURO!!! Sei la mia famiglia, sei tutto per me!!!-
-Oh...ok; ma ti senti bene? Motion sickness????-.
Alzò il viso e lo guardò negli occhi, rispondendo che si sentiva magnificamente e domandandogli se il cibo si sarebbe mantenuto caldo per un’altra decina di minuti
-Certamente; ma che devi fare?-
Manx non rispose ma, dopo essersi messa in punta di piedi per dar lui un bacio sulla guancia, saltellò fuori dalla stanza…
-Volpe!!! Volpe!! Hai qualche minuto? Devo assolutamente parlarti...-


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